Di buoni propositi, controsensi e ipocrisie

La tradizione vuole che all’inizio del nuovo anno, ciascuno di noi si riprometta dei buoni propositi. Io, per adesso, ne ho uno solo:

Rivendico il diritto a essere me stessa, con i miei controsensi e le mie ipocrisie.

Anni fa, quando decisi di far restaurare un vecchio letto che era appartenuto alla mia nonna paterna e che stava prendendo polvere in cantina, decisi di acquistare anche una stampa per riempire la parete sopra la testiera. La scelta cadde su questo particolare della Cappella Sistina. Ammetto che per qualcuno sarà facile definirmi ipocrita per aver scelto un quadro che rappresenta una scena sacra, ma questo dimostrerebbe soltanto la loro incapacità di non saper vedere oltre la punta del proprio naso e peccare di superbia, dal momento che si limiterebbero a giudicare senza preoccuparsi delle ragioni che mi hanno spinto a prendere questa decisione: io ho scelto questa immagine perché Michelangelo Buonarroti non era un pittore, ma uno scultore e, sebbene fosse stato obbligato ad affrescare questa cappella papale, riuscì a portare a termine l’impegno, regalando al mondo uno dei suoi più grandi capolavori. Ok, essendo uno scultore sapeva disegnare bene (o almeno lo presumo), però se lui è riuscito ad eccellere in un campo non suo, significa che chiunque è in grado di spingersi oltre le proprie capacità con successo.

 

 

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