Limbo ~ Shining

CA.1013.SHINING  Non ho visto il film, per cui io mi sono sempre immaginata John Travolta nei panni di Jack Torrance. Il perché non saprei dirlo, ma forse è vero quello che lessi tempo fa in un altro libro, di un altro autore: «Ogni lettore quando legge, si fa già un suo film in testa». Per me, è sicuramente vero. 

Shining è il potere che possiede il figlio di Jack, Danny, un bambino di cinque anni che ogni tanto cade in trance. Peccato che la traduzione italiana del termine (che splende) non rende bene l’idea della controparte utilizzata in inglese. In aiuto del lettore italiano viene però Halloran, anche se del tutto inconsapevole, e spiega che Danny altro non ha che l’aura, ovvero la capacità, preclusa agli altri, di vedere cose già successe o che succederanno. Il libro si incentra dunque su questa peculiarità, pur dedicando più della metà alla presentazione dei tre membri della famiglia Torrance: Jack, scrittore fallito che accetta un lavoro come guardiano invernale in un albergo del Colorado, sua moglie Wendy e il loro figlio Danny. Nonostante l’inizio lento – forse troppo per i miei gusti – questa lunga introduzione è necessaria affinché il lettore conosca la psiche dei tre che dovranno trascorrere un lungo inverno isolati sulle montagne, in un albergo solo apparentemente deserto. Solo in questo modo, infatti, riuscirà a comprendere perché, mentre Danny cercherà di combattere la presenza oscura che vive nell’Overlook Hotel, suo padre Jack finirà per soccomberle.

Quando ci si accinge a leggere un libro horror c’è sempre una componente di rischio perché il libro non è nient’altro che una lunga sequenza di parole messe in fila una dopo l’altra, a differenza dl film che può contare sulle immagini reali. Il libro, però, ha un’arma in più: là dove il film è il prodotto delle idee del regista (e in alcuni casi è pure soggetto a regole e censure), il libro non è solo il modo di vedere e di sentire dell’autore, ma è anche lo specchio del lettore, perché, come ebbe a dire Cesare Pavese: «Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi». Nel mio caso, King ha centrato il punto, peccato che alla parte più “vertiginosa” fosse dedicata poco meno della metà del romanzo: è solo per questo che, molto a malincuore, assegno “Shining” al Limbo.

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L’Overlook Hotel mi ricorda l’oscurità della nostra psiche e il viaggio che dobbiamo intraprendere per riuscire a controllare le nostre emozioni. Purtroppo, non sempre ci riusciamo e, come Jack Torrance, cediamo a esse; in altri casi, come Dante Alighieri nella sua “Divina Commedia”, ci riusciamo. E proprio in onore al Sommo Poeta, per la legge del contrappasso, ho deciso di abbinare a questo romanzo ambientato nel rigido inverno del Colorado, un dolce tipico di un altro Stato, che nell’immaginario popolare è sempre assolato, la Pavlova, un dessert australiano. La Pavlova non è una torta, bensì una meringa coperta di panna montata generalmente guarnita con frutta fresca. In questa versione, come rimando all’oscurità che regna sempre in noi, è al caffè.

Ingredienti
Uova 6 albumi di uova medie (180 gr)
Zucchero a velo 250 gr
Maizena 15 g
Aceto di mele o vino bianco 1 cucchiaio
Lievito chimico in polvere per dolci 4 gr
Caffè Lavazza Qualità Oro 10 ml
Sale 1 g
PER LA SALSA AL CIOCCOLATO
Cioccolato fondente 100 gr
Caffè Lavazza Qualità Oro 50 ml
Panna fresca liquida 50 ml
PER GUARNIRE
Panna fresca liquida 400 ml
Cioccolato fondente q.b.
Zucchero a velo 20 gr

Per preparare la pavlova al caffè dedicatevi alla preparazione del caffè con la moka: mettete l’acqua fredda, possibilmente povera di calcare, all’interno della caldaia fino alla valvola di sicurezza (altrimenti otterrete un caffè più lungo). Riempite il filtro con il caffè macinato e livellate ad ogni cucchiaino di caffè aggiunto battendo il filtro sul tavolo con movimenti decisi, fino a raggiungere il bordo del filtro. Non pressate con il cucchiaino, né operate fori e avvitate bene la caffettiera (per evitare che il caffè fuoriesca dai lati mentre sale), quindi ponetela su una fiamma bassa e costante, per ottenere un caffè corposo. Man mano che il caffè sale si formerà una schiumetta densa; consigliamo di non lasciar gorgogliare troppo a lungo il caffè, per mantenerne intatti aroma e dolcezza. Quindi spegnete il fuoco e il vostro caffè da usare nella preparazione è pronto: mescolatelo direttamente nella moka con un cucchiaino, per renderlo più omogeneo. Preriscaldate il forno (statico) a 250°, ora occupatevi della meringa: prendete le uova a temperatura ambiente e dividetene gli albumi dai tuorli. Con le fruste di uno sbattitore o con una planetaria montate a neve gli albumi aggiungendo il sale. Quando saranno diventati bianchi aggiungete anche il lievito; quindi, sempre sbattendo, unite 10 ml di caffè della moka precedentemente preparato. In una ciotola a parte unite lo zucchero alla maizena e aggiungete il composto alle uova un cucchiaio alla volta, mentre le fruste sono ancora in funzione e finché gli ingredienti non saranno tutti amalgamati. Infine aggiungete l’aceto in un paio di volte. Dovrete ottenere un composto cremoso e sodo che andrete a spalmare su di una leccarda foderata con un foglio di carta forno , formando un disco piuttosto spesso dai bordi leggermente rialzati. A questo punto portate il forno a 120°, infornate la meringa e lasciatela cuocere per circa 1 ora e mezza in forno statico. Trascorso il tempo necessario, spegnete il forno, aprite leggermente lo sportello e lasciate raffreddare completamente la base della pavlova, dovrete ottenere una meringa dorata. Ora occupatevi della salsa: ponete sul fuoco un pentolino con 50 ml di panna e riscaldatela a fuoco basso, versate i 50 ml di caffè preparato con la moka e il cioccolato fondente a pezzi. Mescolate fino a sciogliere tutto il cioccolato ottenendo una crema liscia e senza grumi e lasciate intiepidire. Versate la salsa ottenuta al centro della pavlova. Intanto montate 400 ml di panna liquida con 20 gr di zucchero a velo e farcite la superficie della torta con delle generose cucchiaiate di panna ricoprendo completamente il dolce. Per finire guarnite con i riccioli di cioccolato, mettete la salsa di cioccolato avanzata in una sac-à-poche per ultimare la decorazione della pavlova. La vostra pavlova è pronta per essere portata in tavola!

P.s.: Cliccando sulla foto, verrete indirizzati alla pagina di GialloZafferano per la fotoricetta).

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