I Cinque Sensi ~ Epilogo

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«Ciao, Draco. Posso?» La voce dolce di Luna risuona come una frustata alle orecchie di Draco.

«Ci sono altri tavoli vuoti», le risponde, senza distogliere lo sguardo dal bicchiere di Firewhiskey.

«Grazie! Sai, io e Neville ci siamo lasciati», cinguetta la ragazza, mentre si accomoda di fronte al biondo, il quale si lascia sfuggire una smorfia. Nondimeno, le controbatte: «Sempre detto che è un idiota», senza, tuttavia, mai alzare il volto verso di lei.

«Neville non è un idiota», lo contraddice, la voce improvvisamente più dura.

«Se ti ha lasciato…»

«Non ho detto che mi ha lasciato, ho detto che ci siamo lasciati. Eravamo troppo amici perché tra noi potesse funzionare e saremmo potuti diventare facili prede dei Gorgosprizzi-».

«Senza offesa, Lovegood, che cosa vuoi da me?» La interrompe, brusco. Tutto quello di cui lui ha bisogno ora è silenzio e Firewhiskey, non una pazza visionaria che non fa altro che ciarlare di cose insulse.

«Stai sbagliando metodo», gli notare, indicando il bicchiere che il ragazzo sta rigirando nelle sue mani, mentre una mezza dozzina di suoi simili fa bella mostra di sé sul tavolo.

«Prego?» Finalmente, Draco si è deciso ad alzare gli occhi sulla ragazza, rivolgendole uno sguardo interrogativo.

«Quello», gli spiega. «Il Firewhiskey non elimina i Gorgosprizzi».

«Non sono io quello che si è lasciato con Paciok».

«Lo so perfettamente che non sei stato tu la causa della rottura tra noi: Neville non mi avrebbe mai tradito con te. Sai, nonostante tu sia il fratello di Hermione, e loro due siano grandi amici, temo non ti abbia ancora perdonato tutti gli scherzi che gli hai fatto negli anni passati».

«La cosa non mi tocca assolutamente», Draco alza le spalle, mostrando totale disinteresse per la rivelazione.

«E allora perché cerchi di uccidere i Gorgosprizzi con quello?» Gli chiede candidamente.

«Senti, Lovegood, non so cosa siano i Gorgo-cosa e sinceramente non mi interessa saperlo, ma, come vedi, sono molto occupato. Quindi, se non ti dispiace…», la congeda.

«Ecco qua la tua Burrobirra, cara». Madama Rosmerta appoggia il bicchiere con la bevanda sul tavolo e si appresta a liberarlo di quelli vuoti lasciati dal ragazzo, riservandogli un’occhiata di rimprovero.

«Si può sapere, Lovegood, che cosa vuoi da me?» Draco sbuffa sonoramente, rendendosi conto che la ragazza non ha la minima intenzione di lasciarlo in pace. «Come vedi, sono molto occupato».

«Sì, ma stai sbagliando metodo. Il Firewiskey non ti aiuterà a liberarti dei Gorgosprizzi che si sono annidati nel tuo cervello», gli notare, imperterrita.

«e sentiamo: quale metedo gli ucciderebbe? Sempre che esistano, cosa di cui dubito fortemente».

«Parlare con gli amici delle allucinazioni che ti provocano».

«Primo: non ho alcun tipo di allucinazione. Secondo: da quando tu saresti mia amica?»

«Vuoi dire che non è per colpa di Astoria che ti stai ubriacando? E per rispondere alla tua seconda domanda, c’è sempre un inizio», risponde, calma.

«Sei strana, sai?» Ghigna il biondo.

«Me lo dicono in tanti…»

«Comunque, non è per colpa di Astoria che sto bevendo. Lei è morta, ricordi? Semmai la colpa è mia», confessa, alla fine.

«Quindi è colpa di Astoria», conviene lei.

«Ci senti quando la gente ti parla, Lovegood?» La aggredisce. «Astoria è morta. Morta! Capisci? E io… io…», non riesce a continuare la frase, scosso dai singhiozzi. Suo padre gli hainsegnato a non mostrarsi mai debole, ma Lucius adesso non c’è. È rinchiuso in una cella di Azkaban in attesa del processo. Processo che si celebrerà di lì a poche ore, ma al quale lui non ha alcuna intenzione di assistere. Il perché, non lo sa neanche lui. Inoltre, lui è un Malfoy. Ai Malfoy non interessa assolutamente nulla di quello che possono pensare gli altri: quindi, perché preoccuparsi di mostrarsi debole?

«Tu non le hai mai detto che l’ami perché il tuo cuore apparteneva già a un’altra persona. È per questo che ti senti in colpa?» Domanda.

«Cosa? Chi?» Farfuglia lui, confuso che la ragazza abbia fatto centro. Possibile che si sia accorta dei suoi sentimenti? Va bene che è una Corvonero, ma è più giovane di loro e poi ha sempre avuto l’aria svagata di chi vive in un mondo tutto suo, senza preoccuparsi di quello che gli capita intorno.

«Hermione. È lei la persona che hai sempre amato. Solo che, a causa degli insegnamenti di tuo padre, l’hai sempre trattata con disprezzo. E ora lei è sposata col tuo migliore amico e tra poco saranno genitori. A proposito, hanno già decisoi nomi?»

Quest’ultima domanda fa scoppiare Draco in una risata: è passata da un’intuizione che molti l’avrebbero caricata di disapprovazione, ma non lei, a una domanda come se stesse chiedendo del tempo.

«È una cosa buffa dare dei nomi a dei bambini?» Chiede, ingenuamente.

«Sei incredibile, sai? Prima te ne esci con la storia che sto così perché invece di disperarmi per la morte di Astoria mi rattristo perché non mi sono mai fatto avanti con mia sorella e, di conseguenza, sono pieno di sensi di colpa nei confronti della mia fidanzata morta e poi te ne esci con la storia dei nomi dei baby Zabini», le spiega.

«E questo ti fa ridere?» Si informa la ragazza, sorseggiando la bibita.

«Beh, sì», ammette.

«Allora quello che hai tra le mani non ti serve più».

«Temo di non capire», le riserva un’occhiata interrogativa. In realtà, ha capito benissimo dove la bionda vuole andare a parare, solo che non ha alcuna intenzione di smettere. Anche se con riluttanza, deve ammettere che parlare con quella svampita gli sta facendo bene, ma una volta che lei si sarà alzata dal tavolo e uscirà dal locale, tornerà a essere solo. Solo il Firewhiskey gli farà compagnia.

«Il bicchiere. Non ti serve più. I Gorgosprizzi se ne sono andati e tu non mi hai ancora detto come si chiameranno i tuoi nipoti».

«Non te l’ha detto Hermione? Credevo foste amiche».

«Non ho avuto modo di vedere Hermione, ultimamente. Sai, i MAGO, il processo e la gravidanza, la impegnano molto».

«Non capisco perché Lord Annwyn non abbia impedito ai suoi pari di chiamare mia sorella a testimoniare a tutti e tre i processi: la gravidanza le sta dando non pochi problemi e quello non capisce che porta in grembo anche gli eredi della casata Annwyn?» Sbotta Draco. «Se dovesse sucederle qualcosa a cuasa dello stress…»

«Se sei così preoccupato per lei, perché non la raggiungi al Ministero? Sono sicura che la tua presenza la tranquillizzerebbe. Vi ho osservato in questi mesi e ho notato che traete energia l’uno dall’altra», gli suggerisce Luna.

«Non so di cosa tu stia parlando». Energia? Che diavolo sta blaterando? Non bastavano i Gorgo-cosa?

«Su, dai. Alzati. Andiamo», lo incita.

«Lovegood, io non prendo ordini da una come te. E poi, andare dove?»

«Ma che domande: al Ministero. Dove, se no? E ti accompagno io perché, ubriaco come sei, rischieresti di spezzarti. Dai, su forza», lo aiuta ad alzarsi dalla sedia e lo accompagna al camino del locale, da dove, dopo aver chiesto il permesso di utilizzarlo a Madama Rosmerta, si materializzano via Metropolvere nell’atrio del Ministero.

 

  • § § § § § § § § §

 

«Draco! Finalmente sei arrivato». Narcissa gli va incontro,non appena lo vede arrivare davanti all’Aula dove si terranno i processi contro Lucius, Harvey e Lestrange. A quello contro il Medimago loro non assisteranno.

«Madre…», la saluta il ragazzo, che rivolge uno sguardo di fuoco alla sorella: «Hermione, non c’era alcun bisogno che mandavi i tuoi galoppini. Se avessi voluto assistere a questa farsa, sarei venuto da solo».

«Draco…», lo richiama Blaise, ponendosi a fianco della moglie, più pallida del solito.

«Scusatelo», interviene Luna, «abbiamo parlato un po’, ma i Gorgosprizzi che gli hanno invaso il cervello sono molti e non sono stati eliminati tutti. Temo che ci vorrà ancora un po’ di tempo».

«Non ti preoccupare, Luna, conosco mio fratello e so che i suoi, ehm… gorgosprizzi non lo lasceranno tanto presto: credo che siano diventati amici intimi», cerca di scherzare Hermione, nonostante sia da parecchie ore che i gemelli le stiano dando più fastidio del solito, mentre Narcissa e Blaise guardano interrogativi la ragazza: Gorgosprizzi? E che cosa sono? Non si tratterà mica di una malattia grave, per caso? Quella Lovegood ha parlato del cervello…

«Oh, guarda che c’è qui. L’allegra famiglia dei Traditori del proprio sangue. E tu», Dorion Greengrass sopraggiunge all’improvviso, interrompendo le elucubrazioni di Narcissa e rivolgendosi con astio verso Draco, «tu, sei doppiamente Traditore. Non solo ti sei rifiutato di uccidere Silente, tradendo così la nostra causa, ma addirittura osi tradire la memoria di mia figlia con quell’insulsa», indica Luna.

«Signor Greengrass, adesso sta esagerando. Mio figlio non è un assassino e lei dovrebbe moderare i termini qui dentro, visto che anche lei ha tradito la causa di quell’essere, quando ha giurato in quell’Aula che si è aggregato ai Mangiamorte perché minacciato. Inoltre, i miei figli sono compagni di scuola con la signorina Lovegood, e noon vedo per quale motivo la ragazza non dovrebbe trovarsi qui», ribatte piccata Narcissa. «Forza, ragazzi, entriamo. Tra poco comincerà l’udienza contro Lucius», termina il discorso, sospingendo i quattro ragazzi nell’Aula.

 

  • § § § § § § § § §

 

«Processo numero 368: Ministero della Magia contro Lucius Abraxas Malfoy, accusato di aver tenuto nascosto alle Autorità un manufatto intriso di Magia Oscura», esordisce il Cancelliere del Tribunale.

«Come si dichiara l’imputato?»

«Innocente, signori Membri del Wizengamot», risponde l’avvocato difensore.

«L’accusa è d’accordo?»

«Signor Ministro, signori Membri, questo è il pugnale trafugato la notte del 28 novembre 1998 da Malfoy Manor». L’avvocato dell’Accusa porge al Cancelliere l’oggetto in questione.

«Se è nelle mani dell’avvocato accusatore, com’è possibile che sia stato trafugato da una residenza privata?» Lo schernisce l’avvocato di Lucius.

«È stato ritrovato accanto al corpo della giovane Astoria Greengrass,  anche lei, come le due precedenti vittime, priva di lingua. Inoltre, come si può notare, sull’impugnatura è stato cesellato lo stemma dei Malfoy. Come se non bastasse, l’imputato Lucius Abraxas Malfoy l’ha riconosciuto come proprio. In più, a un ulteriore esame dei Spezzatori d’Incantesimi del Ministero, è risultato ancora intriso di Magia Oscura. Ora, io mi chiedo, come mai, all’epoca dell’ultimo processo che ha visto il qui presente imputato Lucius Abraxas Malfoy, incriminato come Mangiamorte, non ha consegnato di sua spontanea volontà questo manufatto, dimostrando così di essersi lasciato definitivamente alle spalle il suo passato da Mangiamorte?»

«Lord Malfoy, è pregato di rispondere alla domanda».

«Oh, il collega avvocato ha fatto una domanda? A me è sembrata piuttosto una riflessione a voce alta», interviene, sarcastico, il difensore di Lucius, suscitando una leggera ilarità sia tra alcuni membri del Wizengamot che tra la folla di curiosi e giornalisti.

«Magiavvocato Wellington, non faccia lo spiritoso», lo richiama il Ministro della Magia, nelle vesti di Presidente del Wizengamot.

«Chiedo perdono se ho offeso il Wizengamot, ma chiedo al mio collega di riformulare correttamente la domanda, se ne ha posta una», controbatte questi.

«Bene. Sarò più chiaro, allora: Lord Malfoy, perché l’anno scorso, quando ne ha avuta la possibilità, non ha consegnato questo manufatto agli Auror? Aveva qualcosa da nascondere? O forse immaginava che le sarebbe potuto servire ancora? Magari prestarlo a suo cognato nel momento del bisogno?»

«Obiezione: queste sono quattro domande non una», confuta Wellington.

«Obiezione respinta. Lord Malfoy, è pregato di rispondere a tutte e quattro le domande», replica Kingsley.

«Non l’ho consegnato personalmente perché credevo fosse stato confiscato dagli Auror preposti alla perquisizione del Manor. Inoltre-», comincia a parlare Lucius, i capelli unti, lasciati sciolti sulla schiena, la barba incolta.

«Un momento, Lord Malfoy: quando questo pugnale è stato ritrovato accanto al cadavere della signorina Greengrass e lei, quando l’ha riconosciuto, ha anche ammesso che si trovava in una cassaforte. Sia messo a verbale che Lord Malfoy, imputato nel processo 368, ha mentito deliberatamente al Wizengamot», lo interrompe prontamente il suo accusatore. «A questo punto, credo sia inutile sentire le risposte alle altre domande: che sicurezza avremo che lei non menta un’altra volta?» Lo sfida.

«Potete farmi bere del Veritaserum, o usare la Legilimanzia, come ha fatto quell’inviato del Ministero con mia figlia lo scorso dicembre», ribatte seccato Lucius, sollevando il caso di Harvey.

«Vorrebbe forse far credere al Wizengamot che lei, abile pozionista, non ha sviluppato un antidoto alla pozione? O che non sia un ottimo occlumante?» Lo provoca ancora Wellington.

«Sono un Malfoy, e i Malfoy sono Legilimens naturali, non Occlumanti», si difende Lucius.

«Oh, certo, e in quanto Legilimens naturale non ha mai affinato l’Occlumanzia? Ma per favore: pensa che siamo degli idioti?» Lo accusa.

«Io non ho mai pensato nulla del genere», mente.

«Signor Ministro, signori membri del Wizengamot, l’Accusa non ha più domande per l’imputato, ma chiede di poter ascoltare la figlia, la signora Hermione Narcissa Malfoy in Zabini», lancia il suo asso nella manica.

«Obiezione: la signora è un testimone della difesa», interviene il Magiavvocato di Lucius.

Dopo aver dato un’occhiata ai documenti in suo possesso, Kingsley prende la parola: «Magiprocuratore Wellington, il suo collega ha ragione, pertanto se non ha più domande per l’imputato o testimoni da presentare alla Corte, direi che la Difesa può esporre le sue teorie».

«Nessuna domanda e nessun testimone, per il momento. Mi riservo il diritto, però, di controinterrogare i testimoni presentati dalla Difesa e magari richiamare Lord Malfoy», torna a sedersi.

«Bene, Magiavvocato Gregory, vuole presentare i suoi testimoni o vuole procedere con il controinterrogatorio del suo imputato?»

«Non ho domande per il mio assistito, signor Ministro, ma vorrei chiamare Narcissa Black in Malfoy a testimoniare», esordisce l’avvocato difensore.

Narcissa si alza senza mostrare alcuna emozione, e si dirige al banco dei testimoni.

 

  • § § § § § § § § §

 

«Hermione, tesoro, tutto bene?» Appena sua madre si è alzata per rendere la sua testimonianza, Hermione si lascia sfuggire l’ennesima smorfia, che non passa inosservatava Blaise.

«Si, sto bene. È solo chemi sembra un’eternità che non dormo una notte intera. Inoltre, oggi sembra che i bambini si stiano divertendo a spese della mia schiena», prova a raddrizzarsi per dare un po’ di sollievo alla schiena, ma un’altra improvvisa fitta la lascia senza fiato.

«No, non stai affatto bene. Ti porto al San Mungo. Draco-», Blaise si sporge per parlare col cognato, ma la moglie lo anticipa: «No,non ce n’è bisogno, sto bene, sul serio. E poi, tra poco, toccherà a me testimoniare».

«Che cosa sta sucedendo?» Interviene Draco.

Blaise è lesto a rispondere: «Tua sorella non sta bene: vorrei portarla al San Mungo per dei controlli, ma è stata indicata come testimone. Ci pensi tu a informare il magidifensore?»

Draco aggrotta l fronte, preoccupato: «Naturalmente, ma voglio essere tenuto al corrente».

Appena fuori dall’Aula, Hermioe viene colta da un’altra stilettata, mentre qualcosa bagna il pavimento.

L’Auror di guardia interviene subito: «C’è qualche problema?»

«Mia moglie è incinta e non sta molto bene», spiega Blaise.

«Più che non stare bne, a me sembra che abbia già cominciato il travaglio, tanto più che le si sono rotte anche le acque. Quando è successo a mia moglie, il parto è stato solo questione di tempo».

«NO. Blaise, è troppo presto. Sono troppo piccoli», pigola Hermione.

«Sono? Oh, auguri, allora», continua come se nulla fosse l’Auror.

«Senta, la ringraziamo per gli auguri, ma come ha capito, avremmo una certa fretta di smaterializzarci», taglia corto Blaise, col tono di chi non ha la benché minima intenzione di fare conversazione.

«Certo, mi scusi. Purtroppo, dovete raggiungere i Camini nell’atrio».

«Coraggio, Hermione: sono sicuro che si tratta di un falso allarme», cerca di tranquillizzarla Blaise.

«Non mi sono mai vergognata tanto. È come se fossi diventata un rubinetto rotto. Per fortuna, quell’Auror credeva che mi si fossero rotte le acque. Ma è impossibile, vero Blaise? In fondo sono appena entrata nel settimo m… Ah!» L’ennesima contrazione le strappa un lamento.

«Resisti, Hermione, tra poco saremo nell’atrio e da lì ci smaterializzeremo al San Mungo», tenta di infonderle un po’ di serenità, ma lui stesso è preoccupato: sette mesi di gestazione sono effettivamente troppo pochi per tre gemelli.

Intanto, nell’Aula, Luna cerca di tranquillizzare Draco: «Sono sicura che non è niente di grave. Magari solo un po’ di stanchezza…»

«Come?» Perso nel suo mondo, Draco si è accorto solo vagamente che la ragazza accanto a lui ha parlato.

«Hermione. Sono sicura che non è nulla di grave, magari solo un po’ di stanchezza», ripete.

«Sono usciti senza scorta», si preoccupa Draco.

«Non ne hanno bisogno. Lestrange e i suoi complici sono ad Azkaban», lo rassicura.

«E se ci fossero altri complici?»

«Li avrebbero arrestati, come hanno fatto con Harvey e quel Guaritore radiato. E poi c’è Blaise, con lei. Non le accadrà nulla, tranquillo».

«Se lo dici tu», afferma poco convinto Draco.

«Signori Zabini: da questa parte, per favore».

«Signori Zabini, i processi sono già terminati?»

«Signori Zabini…»

Assiepati nell’atrio del Ministero, come avvoltoi in attesa della sventurata vittima, i Magigiornalisti circondano i coniugi Zabini, decisi a strappare ai due ragazzi qualche succulenta anticipazione dei processi che si stanno svolgendo qualche piano più sotto.

«Signori, scusate, ma non abbiamo nulla da dire: i processi sono ancora in corso. Adesso, se volete scusarci…» Blaise fatica uhn poco a farsi largo in quella calca, mentre Hermione si regge con le mani il ventre dolorante.

«Signori Zabini, potete almeno dirci il sesso del bambino? Non crede che sia un diritto dei nostri lettori conoscerlo?» Chiede una reporter del settimanale di gossip “Strega oggi”, ignorando il fatto che si tratta di una gravidanza plurigemellare.

Anche altri reporter seguono il suo esempio, lasciando cadere l’argomento “processi” e addentrandosi nel territorio “strega incinta-prossima al parto”: «Signora Zabini, a aundo il lieto evento?» Chiede uno, mentre un altro: «Signor Zabini, è emozionato all’idea di diventare padre alla sua età? E se sua moglie dovesse partorire una femmina, come reagirà?»

«Adesso basta. Le vostre domande non meritano alcuna risposta!» Si scoccia Blaise.

Prima di riuscire a raggiungere il Camino più vicino, però, un’altra contrazione scuote Hermione.

Rita Skeeter se ne accorge: «Signora Zabini, ha già cominciato il travaglio? Eppure sono passati solo sette mesi dal vostro matrimonio: vi siete sposati così in fretta perché lei all’epoca era già incinta di due mesi? E come avrebbe fatto il bambino a sopravvivere alla malattia provocatale dal complice di Lestrange?»

«Se riflette, si risponderà da sola», si inalbera Blaise.

E senza aggiungere altro, i due ragazzi spariscono tra le fiamme verdi.

 

  • § § § § § § § § §

 

«Signor Ministro, signori Membri del Wizengamot, dl momento che manca un testimone della Difesa, chiedo che il processo a Lord Malfoy venga aggiornato a data da destinarsi»: così l’avvocato di Lucius.

«Mi oppongo: se si dovesse accogliere la richiesta del Magidifensore, la stessa legge dovrà essere applicata anche per Harvey, Lestrange e Guadalupe, dal momento che non credo il malore della signora Zabini sia risolvibile in poche ore. Per questo motivo, cyhiedo a voi, signor Ministro e signori Membri del Wizengamot, di considerare valide anche in queste sedi le testimonianze rese a suo tempo dalla signora Zabini», interviene Wellington.

Dopo pochi minuti di consuoltazione con i vari membri del Wizengamot, Kingsley prende la parola: «La richiesta della Difesa è respinta, ritenendo noi valida l’obiezione sollevata dall’Accusa. Pertanto, alla luce delle testimonianze e dei fatti rilevati in questo processo e durante le indagini, Lord Malfoy è condannato ad anni cinque al carcere di Azkaban, commutati in anni tre per la collaborazione resa al Ministero per la cattura di Lestrange e dei suoi complici. Tuttavia, per quanto riguarda gli altri processi, la richiesta del Magiprocuratore Wellington verrà valutata caso per caso. La corte si aggiorna».

Mentre Lucius viene condotto via dagli Auror, Narcissa si rivolge a Draco: «Che cosa significa che Hermione si è sentita male?»

E ora che cosa le risponde per non farla preoccupare, vista già l’afflizione per il destino di Lucius? Conoscendola, è capace di smaterializzarsi seduta stante al San Mungo, mentre la loro testimonianza è richiesta anche per i processi di Lestrange e Harvey: Hermione è un’assente giustificata, ma loro?

A toglierlo d’impiccio è Luna: «Oh, nulla di grave, solo che Blaise si è accorto che c’erano troppi Gorgosprizzi qui dentro e aveva paura che potessero danneggiare Hermione, così ha ritenuto opp-».

Immaginando come la ragazza potrebbe finire la frase, Draco la interrompe subito: «Luna, non credo che a mia madre interessino i cosi come li hai chiamati tu».

«Draco, ti ho insegnato a essere più educato. Mi scu so per lui, signorina…», Narcissa guarda interrogativa la ragazza che si è presentata lì con Draco: è certa di averla già vista, ma non si ricorda dove né quando.

«Luna Lovegood e sono un’amica di Hermione e Draco», si presenta.

«Mi perdoni, signorina Lovegood, ma non mi sembra di averla mai vista prima d’ora», esordisce Narcissa.

«Sono stata ospite delle segrete del Manor durante la guerra. Inoltre ero un’invitata alla festa di compleanno di Hermione, così come anche al suo fidanzamento e al suo matrimonio».

«Naturalmente», conviene compita Narcissa.

«Processo numero 369: Ministero della Magia contro Sigmund Harvey»: la voce del cancelliere interrompe il dialogo tra Narcissa e Luna, con grande sollievo di Draco.

 

  • § § § § § § § § §

 

«Signori Zabini, capisco la vostra giovane età e quindi la vostra inesperienza, ma cercate di comprendere: non si è mai visto un uomo assistere a un parto».

«Non mi sembra che lei appartenga al genere femminile», Blaise risponde piccato al Medimago che sta tentando di farlo rimanere fuori dalla Sala parto.

«È il mio lavoro aiutare le donne a partorire, mentre lei sarebbe soltanto d’intralcio», obietta il Medimago.

«Blaise, ti prego, non voglio entrare lì dentro da sola», implora Hermione. Non capisce perché facciano tante storie: tra i Babbani è prassi comune che i mariti assistano alla nascita dei loro  figli. E le doglie non l’aiutano certo a essere ragionevole.

«Sentito? Io non lascio mia moglie da sola», s’impunta il moro. «E adesso si sbrighi a far nascere i miei figli, se non vuole una denuncia per negligenza».

«Solo perché siete ricchi pensate di poter ottenere tutto quello che volete? A ogni modo, ogni parto ha i suoi tempi: alcuni durano anche più di dieci ore», lo riprende il Guaritore, spaventando Hermione: «Blaise…»

«Tranquilla, amore, non ti lascio», la rincuora, mentre si rivolge quasi ringhiando al Maginecologo: «Primo: non si azzardi più a spaventare in questo modo mia moglie. Secondo: non si tratta di fare i capricci, ma la mia consorte è cresciuta tra i Babbani e tra loro è normale che un marito assista al parta».

«Qui, però, siamo nel Mondo magico, non in quello babbano», lo contraddice il Medimago.

«Ah!» Una contrazione di Hermione interrompe il litigio tra i due uomini.

«Adesso basta. Lei faccia quello che vuole, ma io entro con mia moglie»

Sbuffando, il Maginecologo lo fa entrare, convinto che, al primo urlo disumano della moglie, scapperà a gambe levate.

«Coraggio, Hermione: respira come abbiamo provato tante volte». Appena Hermione viene adagiata sul lettino, Blaise tenta di fare la sua parte.

«Non dirmi cosa devo fare», gli risponde in malo modo Hermione, «o preferisci partorirli tu, i pupi?»

«Ma Hermione! Sei stata tu a chiedermi di restare ad aiutarti. Desideri che esca?» Chiede un po’ deluso Blaise. Quando Hermione si era procurata un video che mostrava le varie fasi del parte – essendo per lei impossibile frequentare un corso di preparazione al parto – per poco non era svenuto e quando, dopo averlo visto, gli aveva fatto quella proposta, gli era sembrata una bizzarria, ma, contemporaneamente, si era sentito felice del fatto di non essere stato estromesso da quel momento tanto speciale, ma se lei adesso ha cambiato idea, lui si accontenterebbe di vederli già nelle rispettive Magibolle.

Il ghigno del Medimago sembra voler dire: “come volevasi dimostrare”.

«No, resta, ti prego», mormora Hwermione, trattenendo il marito, sul cui volto si allarga il sorriso. «È che fa male. Merlino, non credevo facesse così male».

«Perdonami, Hermione. Giuro che la prossima volta starò più attento e non mi dimenticherò l’Incantesimo contraccettivo», si dispiace Blaise: vedere la propria compagna stare male e non poter fare nulla se non incitarla, non è facile, soprattutto per lui che si era ripromesso di non farla mai soffrire. Sa che questo è un dolore  necessario, ma si chiede se per caso non sia possibile alleggerirlo almeno di un poco.

Si accorge di aver espresso questo pensiero a voce alta quando il Medimago lo redarguisce: «Se le somministrassimo una pozione contro il dolore, sua moglie non sarebbe più incentivata a spingere e i bambini morirebbero. È questo che volete?»

«È troppo presto. Sono troppo piccoli», si lamenta Hermione.

«Mi sa che nessuno l’ha detto a loro», scherza il Maginecologo. All’inizio gli erano sembrati dei ricchi capricciosi, ma si è dovuto ricredere, vedendo come la paziente sta affrontando il suo primo parto, plurigemellare per giunta, senza urlare come fanno di solito le donne in quel frangente, ma traendo semplicemente la propria forza dalla presenza del marito. Forse quell’eccezione alla regola non è stata una brutta idea e, anzi, si potrebbe replicare.

«Già, dei perfetti Serpeverde», gongola Blaise.

«Scordatelo. Intendo crescerli come dei Grif- Ah!» La contrazione, questa volta è talmente forte che non riesce a trattenere un urlo.

«Hem… non credo che loro siano d’accordo con te», cerca di distrarla Blaise.

«Coraggio, bella signora. Direi che ci siamo. Alla prossima contrazione spinga, mentre tra l’una e l’altra respiri con l’aiuto di suo marito», le ordina il Medimago.

Dopo parecchie ore, Phoenix Blaise, Nimue Hermione e Mimosa Ipazia Zabini salutano il mondo e i genitori, proprio mentre il Wizengamot condanna all’ergastolo Rodolphus Lestrange e Guadalupe e a trent’anni Harvey, per complicità e occultamento di prove e depistaggio delle indagini.

Alla fine delle udienze, grazie all’intervento di Harry che li fa scortare fino ai Camini nell’atrio, Narcissa raggiunge il San Mungo, accompagnata da Draco e Luna.

Mentre osservano rapiti quel miracolo della natura – così piccoli e già così tenacemente attaccati alla vita – le mani di Draco e Luna si cercano.

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