I cinque sensi ~ Capitolo 36

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«Gran bell’occhio nero, Potter».

«Qualcuno non ha gradito che non avessi il dono dell’ubiquità».

Il Ministro scoppia a ridere, nonostante la situazione sia tragica: con la piccola Greengrass, le vittime di Lestrange sono salite a tredici e ne mancano ancora dodici perché il rito si completi. Devono fermare quel pazzo prima che riesca nell’impresa di resuscitare la moglie, perché ormai il quadro della situazione è chiaro a tutti: cinque vittime per ogni organo di senso, e il sangue delle prime vittime versato su un ritratto della donna, mentre viene recitato il Mors Vitae Incantium, e a quel punto, Bellatrix Black in Lestrange acquisterà una nuova vita, immortale.

«A ogni modo, Harry, ti ho fatto venire qui nel mio ufficio per conoscere le ultime novità sul caso», Kingsley si fa improvvisamente serio.

«Pale mi ha informato di aver sentito la destinazione pronunciata da Harvey quando ha preso la Metropolvere: un pub di Norfolk, nell’East Anglia… Potrebbe, però, trattarsi di un depistaggio», suggerisce.

«Lo pensi davvero?» Kingsley si gratta il mento dubbioso.

«Beh, le vittime sono sempre state ritrovate tutte sulla spiaggia di Blyth, a più di duecentocinquanta miglia di distanza, senza dimenticare che le residenze dei Lestrange si trovano in Cornovaglia, mentre quelle dei Black in Scozia», espone.

«Proprio per questo, non credo sia un depistaggio. Harvey non è uno stupido, ma neanche Pale: immagino che quando lo ha seguito si era trasfigurato in un’altra persona». All’improvviso viene colto dai dubbi: dopotutto, lui e Sigmund hanno frequentato assieme l’Accademia Auror e lui conosce bene il valore dell’amico, o forse dovrebbe definirlo ex-amico?

«Pale è un animagus. Una piccola, insignificante formica, ma dall’udito eccezionale», Harry si concede un sorriso.

«Perfetto. Quindi è probabile che sia andato veramente in quella città: ora resta solo da scoprire se Norfolk è la nuova residenza di Lestrange o è stata usata solo come base per un incontro. Notizie sull’altro complice?»

«Visto come sono morte le vittime legate all’organo del tatto, pensiamo si tratti di un Guaritore, molto probabilmente radiato. Stiamo controllando tutti i registri e finora abbiamo ricavato una rosa di trenta nomi: troppi. Inoltre, fra pochi giorni io dovrò rientrare a Hogwarts, per continuare a fare la scorta a Hermione».

«Mmh…», il Ministro sembra soppesare quest’ultima frase. «Forse sarebbe meglio che tu non rientrassi: in questo modo, forse, Lestrange potrebbe commettere un errore. D’altro canto, non posso permettere che quella ragazza corra il rischio di essere nuovamente rapita: è incinta e vista la sua precedente fuga, è molto probabile che quel pazzo provveda ad innalzare barriere di protezione anche contro gli elfi, sempre che esistano… Inoltre, un tuo ritiro da scuola proprio adesso, potrebbe destare sospetti a Harvey… No, hai ragione tu, meglio che rientri a scuola e continui il tuo lavoro, ma non dimenticarti di quest’indagine parallela: parlerò io con Minerva, per permetterti di seguire solo le lezioni delle materie necessarie per avere l’accesso all’Accademia e contemporaneamente seguire le due indagini», conviene alla fine.

«Ehm… signore, se dovrò continuare a fare da guardia del corpo alla signora Zabini» – che strano definire la sua migliore amica “signora” – «temo che dovrò seguire un’infinità di lezioni»: più che seguire due indagini contemporaneamente è proprio la questione della montagna di ore di lezioni a spaventarlo!

Quella battuta, però, ha il potere di suscitare l’ilarità di Shacklebolt: «Già, hai ragione. Per un attimo, mi sono scordato che stavamo parlando della nostra Hermione! Purtroppo, meno persone sono a conoscenza dei miei sospetti su Harvey, più possibilità abbiamo di venire a capo di questa faccenda prima dello scadere del tempo, quindi, preferirei non servirmi di nessun altro oltre a te, Johnson e Pale. Mi è venuta, però, un’idea: dimmi, come procede la gravidanza di Hermione?»

«Tutto sommato bene, anche se all’inizio ha avuto qualche problema, ma del resto si tratta di tre gemelli».

«Capisco. Dunque, non sarà verosimile che proprio adesso frequenti meno lezioni… Ne parlerò con Minerva», Kingsley si gratta il capo, meditabondo.

«Spero solo che lei non venga mai a sapere che è per me che verrà esentata dalla maggior parte delle lezioni, o sarò il Ragazzo-che-è-sopravvissuto- morto-prematuramente».

«Non ti preoccupare, il tuo nome non salterà mai fuori», lo rassicura il Ministro, prima di congedarlo.

 

  • § § § § § § § § §

 

«Che cosa significa che dovrò rinunciare a frequentare Aritmanzia, Antiche Rune e Astronomia? Mancano pochi mesi ai MAGO…».

«Cerchi di capire, signora Zabini: la sua salute e quella dei bambini vengono prima di tutto», cerca di convincerla la Preside.

Appena dopo la cena in Sala Grande, la sera del loro rientro a Hogwarts, Minerva McGranitt aveva chiesto un colloquio con la caposcuola di Grifondoro. Da una parte è dispiaciuta a farle rinunciare alle sue materie preferite a pochi mesi dagli esami finali, ma il Ministro si era raccomandato per quella soluzione e questo era stato possibile anche grazie a quella gravidanza insperata.

«Credevo che le materie pericolose fossero Difesa e Pozioni. Preside, non sono una bambina al suo primo anno e se lei rispetta la mia intelligenza, la prego: mi dica qual è il vero motivo per cui dovrei rinunciare a quelle materie».

Come volevasi dimostrare: non per niente, a suo tempo, il Cappello Parlante era stato indeciso se smistarla a Corvonero.

Sospirando, la Preside si toglie gli occhialini, per poi infilarseli nuovamente. «Questa è la mia decisione, signora Zabini, e le mie decisioni sono inappellabili. Ora, se non ha la ronda, può tornare nel suo appartamento, dove sono sicura suo marito la starà aspettando», la congeda l’anziana.

È una furia quella che entra nell’appartamento privato, seguita da un sollevato Harry Potter.

«Hermione, tesoro, cos’è successo?» Si informa ingenuamente il marito, spaparanzato su un divano, mentre su una poltrona c’è un meravigliato Draco.

«COS’È SUCCESSO? TU MI STAI CHIEDENDO CHE COSA È SUCCESSO? TE LO DICO IO CHE COS’È SUCCESSO: LA PRESIDE HA DECISO CHE NON POSSO Più SEGUIRE LE LEZIONI DI ARITMANZIA E RUNE ANTICHE, OLTRE AD ASTROLOGIA».

«Non credevo che Astrologia ti piacesse», ha ancora l’ardire di proferire Blaise.

«Infatti, però… Insomma, lei se ne è uscita dicendomi che devo pensare prima di tutto alla mia salute e a quella dei miei bambini», si placa un poco, lasciandosi cadere affianco del marito, il quale allunga un braccio e le accarezza la schiena.

«Nostri», sottolinea il moro. Vero che lui la gravidanza la sta vivendo di riflesso, ma in fin dei conti è anche suo il DNA che sta crescendo nel ventre della moglie. «A ogni modo ha ragione: devi riguardarti di più. In questi mesi non hai fatto altro che correre da una lezione all’altra. Un po’ di ore libere in più non ti faranno di certo male, anzi».

«E allora perché mi fa frequentare le lezioni di Trasfigurazione, Incantesimi, Difesa, Pozioni e Cura delle Creature Magiche: non sono forse queste le materie più pericolose per una donna in stato interessante?» Esala.

«Perché, avevi intenzione di rinunciare a queste materie?» Chiede ancora Blaise: dopotutto, Trasfigurazione è una delle sue materie preferite.

«NO, certo che no», il tono di Hermione supera di molto le ottave tollerate da un normale udito umano.

«Allora dovresti considerarlo un favore personale della preside… Potter, mi sa che ti è andata male: dovrai continuare a studiare Pozioni fino alla fine dell’anno», lo prende in giro Draco.

«Poco male: per essere ammesso all’Accademia Auror devo prendere un Eccellente ai MAGO di Pozioni», si lascia scappare il ragazzo in questione.

«E quali altri MAGO devi superare?» Si informa Hermione, mostrandosi fintamente disinteressata.

«Cura delle Creature Magiche, Difesa contro le Arti Oscure, Trasfigurazione e Incantesimi», le risponde ingenuamente, molto ingenuamente.

Assottigliando gli occhi, Hermione gli soffia contro: «HARRY JAMES POTTER, dimmi che tu non c’entri nulla con tutto questo!»

Col candore tipico di un bambino, lui ha il coraggio di dirle proprio così: «Io non c’entro nulla con tuttoquesto… Ma questo cosa?»

E a quell’uscita, Draco e Blaise scoppiano a ridere, mentre una furente Hermione si alza di scatto, per rifugiarsi in camera da letto. Quando si chiude la porta alle spalle, i tre ragazzi temono che l’intero castello stia per crollare su di loro.

«Bene, direi che sia l’ora della nanna… Draco, anche se non capisco perché la McGranitt ti abbia fatto trasferire qui, puoi dormire in quella camera», gli indica una porta a sinistra della stanza matrimoniale. «Credo che gli elfi abbiano già provveduto a portare la tua roba… Potter, buona notte», congeda l’aspirante Auror.

«Ehm… io dove devo dormire?» Chiede, invece, quest’ultimo.

«Che domande: nel tuo dormitorio. Dove, se no?» Blaise alza un sopracciglio, squdrandolo da capo a piedi.

«Ehm… veramente devo fare da guardia del corpo sia a Hermione che a Draco: dopo quello che è successo, il Ministero crede che siano tutti e due nel mirino di Lestrange», si spiega.

«Oh, puoi dormire con Draco», Blaise fa spallucce, anche se dentro di sé vorrebbe strozzare quella vecchia megera della Preside: cosa le è saltato in testa di affollare così il suo appartamento? Quello è unincubo, sicuramente.

«Blaise, scordatelo. A parte che non mi sogno assolutamente di dividere il mio letto con lo Sfregiato, non ho nemmeno l’intenzione di essere ucciso nel sonno – per sbaglio – da mia sorella incavolata nera con lui per lo scherzetto delle lezioni», si infuria il biondo. «È un cagnolino da guardia, no? E allora che dorma sul divano, qua».

«Attento a come parli, Malferret», lo minaccia Harry.

«Altrimenti cosa mi fai, Potterino?» Lo canzona l’altro.

Sbuffando, Blaise decide di darci un taglio: già gli toccheràsubirsi i piantidella moglie, che almeno quei due la finiscano di beccarsi come se avessero ancora undici anni. «Draco, Potter: adesso basta. Harry, forse ha ragione Draco: sarebbe più prudente se tu dormissi qua nel salotto, in modo da poter avere l’ingresso sottocontrollo… Non hai il sonno pesante, vero?» Gli chiede infine, colto da un dubbio.

«Tranquillo, posso sempre mettere un incantesimo alla porta», lo rassicura lui.

«E allora mettilo, cosa aspetti?» Gli bercia contro Draco.

 

  • § § § § § § § § §

 

«Draco ti avverto: o ci dai un taglio o prima ti lancio un Confundus e poi un Silencio», gli intima Blaise, stanco dei continui alterchi tra il cognato e Potter.

È passata una settimana dal loro rientro a scuola dopo le vacanze pasquali e già Blaise non ne può più di quella convivenza forzato col cognato e il migliore amico della moglie, soprattutto in considerazione delle incessanti dispute tra i due, considerando che stanno minando anche la serenità di Hermione e al suo ultimo controllo il Magiginecologo era stato chiaro: niente fonti di stress.

«Non capisco di cosa ti stia lamentando», controbatte Draco.

«Delle tue liti con Potter, mi pare ovvio», gli risponde Blaise, scuro in volto.

«Per te è facile parlare: Hermione è salva, al tuo fianco, e porta pure in grembo i tuoi eredi», gli sibila, quasi offeso.

Blaise non riesce a credere alle sue orecchie: «Stai forse incolpando Hermione di tutto quello che è successo? Draco, credevo che tu fossi diverso, che fossi cambiato in qualche modo alla fine della guerra e che tua sorella fosse importante per te. Evidentemente mi sono sbagliato», soffia, quasi senza forze.

«Processato e condannato senza appello dal proprio migliore amico: Blaise, mi hai deluso. Come puoi solo immaginare una cosa del genere? Tu non hai idea di come mi sono sentito quando ho saputo del suo rapimento! E se proprio ci tieni a saperlo, è Potter che incolpo di quanto successo ad Astoria!» Urla il biondo.

«Ma di cosa lo incolpi, si può sapere? Lui non era deputato a fare la guardia ad Astoria: il suo unico compito era proteggere Hermione: possibile che tu non capisca che attaccandolo da quel lato, davanti a tua sorella, è come se incolpassi lei? Senza dimenticare che, stando a quanto ha raccontato Daphne, Astoria è sparita dopo essere entrata nel camerino delle signore. Avresti davvero voluto che lo Sfregiato vi entrasse con la tua fidanzata?» Cerca di farlo ragionare l’amico.

«No… certo che no!»

«Allora smettila di incolparlo di colpe non sue. Anzi, pretendo che gli chieda scusa del tuo ridicolo comportamento, e che ti scusi anche con tua sorella».

«Adesso non esagerare: posso cercare, anche se non ti prometto di riuscirci, di ignorarlo, e tranquillizzare Hermione, ma non puoi pretendere che io, un Malfoy, chieda scusa. Allo Sfregiato, poi! I Malfoy non chiedono mai scusa», Draco continua a trincerarsi dietro la sua massima preferita.

«Anche Hermione è tua sorella, eppure lei non si fa problemi a scusarsi, quando riconosce di essere in torto», Blaise è deciso a non cedere di un millimetro.

«Solo che lei non è cresciuta come una Malfoy», ribatte con non curanza Draco.

«Non mi interessa. Ascoltami, Draco. So che stai soffrendo come un cane, nessuno lo mette in dubbio, ma io sono sinceramente preoccupato per Hermione: all’ultimo controllo, il Medimago si era raccomandato di non stressarla troppo. Invece, questi tuoi litigi con Harry, non fanno altro che provocarle stress su stress. Ti prego, Draco, mostrati pentito e chiedigli scusa, e fallo davanti a tua sorella», Blaise quasi lo implora.

Tirando un sospiro, Draco gli risponde: «D’accordo, parlerò con Hermione, ma non puoi pretendere che io e lo Sfregiato andiamo d’amore e d’accordo. Hermione capirà».

Niente da fare: quel ragazzo è un caso perso, ma Blaise sa che di più dall’amico non può pretendere.

L’occasione per le “scuse pubbliche” si presenta dopocena – Draco si era rifiutato categoricamente di umiliarsi in Sala Grande, anche se Blaise avrebbe preferito che lo facesse, più che altro per poter raccontare ai figli di quando l’altezzoso zio si era abbassato a tanto – quando Hermione obbliga i tre ragazzi a ripassare Trasfigurazione, in vista dell’ennesima verifica.

«Non capisco che bisogno abbiamo di ripassare: è tutta la settimana che ci fai studiare, neanche fossimo elfi da istruire», sbotta Draco.

«E poi tu ti devi riposare: tutto questo studio non fa bene ai bambini», gli dà man forte Harry.

«Harry James Potter e Draco Lucius Malfoy: da quando voi due non litigate più e addirittura siete d’accordo su qualcosa?» Si insospettisce la ragazza, appena entrata nel quinto mese di gravidanza.

«Perché: abbiamo mai litigato?» Chiede angelicamente Draco, volgendo lo sguardo verso Harry.

«A me non risulta», risponde l’altro, altrettanto angelicamente.

«Ecco, amore, hai visto? Non litigano più e, anzi, adesso vanno addirittura d’amore e d’accordo. Cosa ne dici di andare a letto?» Le ammicca il marito.

«Blaise Alessandro Zabini: ti ricordo che io non devo assolutamente stressarrmi». Se c’è qualcosa che gli amici di Hermione conoscono perfettamente del suo carattere è tremare quando lei li chiama per nome e cognome, assottigliando gli occhi, cosa che è accaduta  per ben tre volte quella sera, anche se rivota a tre persone differenti.

«Appunto: invece di stressarti studiando, cosa ne dici di divertirti un po’ assieme a me, facendo capire ai tre mini Zabini quanto li amiamo, e quanto ci amiamo?» Blaise cerca di convincerla.

«Potrei vomitare». Harry conosce perfettamente Hermione e anche se la ragazza non è ancora pronta ad ammettere la reale portata dei sentimenti che la legano al marito, lui si è accorto, da certi sguardi e tante piccole cose, che la sua migliore amica è innamorata di Blaise, il quale, da parte sua, è talmente preso dalla moglie che per lei sarebbe capace di andare all’inferno. Tuttavia, ha sempre considerato Hermione come una sorella e l’idea che possa fare sesso gli dà una leggera nausea.

Sentimento condiviso dal biondo, che della sorella è ferocemente geloso, anche se cerca in tutti i modi di non lasciare trasparire queste sue emozioni. Nondimeno, non riesce a non dare ragione al suo “rivale”: «Perfettamente d’accordo».

«Oh, Blaise, non possiamo lasciare che questi due bambini sporcino questi bellissimi tappeti», gli si rivolge la moglie, con un sorriso dolce quanto quello di un Avvincino. «Forza, ragazzi, aprite il libro a pagina 586», si rivolge dunque a tutti e tre, sedendosi anche lei.

«Ma… Hermione. Hai appena detto che non devi stancarti: forse sarebbe meglio che seguissi il consiglio di Blaise», prova a proporre Harry.

«Non devi preoccuparti, Harry: lo studio non è mai fonte di stanchezza. Avanti, su: l’argomento di studio sono i Metamorphomagus».

«Ehm… io credo che lo Sfregiato abbia ragione, sorellina: in questi giorni non hai fatto altro che girare come una trottola: un po’ di riposo può solo farti bene», prova a convincerla Draco, calcando bene sulla parola “riposo”, intanto che volge lo sguardo anche a Blaise.

Questi, da parte sua, decide di schierarsi dalla parte della moglie – ci penserà più tardi a chiederle di ricambiare il favore: «Di che cosa vi lamentate voi due? Avevate solo da non fare tante scene prima».

 

  • § § § § § § § § §

 

«Aonas, ti ringrazio per avermi ricevuto».

«È sempre un piacere ricevere la visita di una bella donna come te, Narcissa».

«Sei sempre il solito dongiovanni», scherza la donna, accomodatasi nella comoda poltrona dell’ufficio del Membro Anziano del Wizengamot, ora Vice-ministro della Magia.

«Non vedo perché avrei dovuto convivere per tutta la vita con un’estranea, quando potevo avere tutte le estranee che volevo», scherza di rimando lui. «A ogni, modo, mia cara, a cosa devo la tua visita?» Le chiede, tornando serio.

«Non lo immagini?»

L’uomo trae un respiro profondo, congiungendo le mani davanti al viso: «Preferirei sentirlo dalla tua bocca, Narcissa».

«Non puoi fare nulla per aiutare Lucius? Ha sbagliato, è vero, ma luinon ha mai usato quel pugnale, nemmeno quando… quando…», si blocca, scossa da un singhiozzo.

«Narcissa, ti prego di credermi, in onore della nostra amicizia e del legame parentale che adesso ci unisce, quando ti dico che purtroppo questa volta io non posso intervenire. Mi sono già scoperto troppo la scorsa estate, quando ho spinto il Wizengamot a pronunciarsi per l’assoluzione di Lucius e obbligare Hermione a trasferirsi al Manor, da voi, nonostante la maggiore età le consentisse di scegliere da sola cosa fare della propria vita», le rivela. «A ogni modo», continua, «è molto più al sicuro ad Azkaban che al Manor. Inoltre, se le cose stanno davvero come hai detto tu, sono sicuro che i giudici ne terranno conto, in sede di processo».

«In altre parole, ora che la vecchia scopa non vola più, meglio comprarne una nuova», constata amaramente la donna.

«Io non la vederei esattamente così», se la prende il vecchio amico. «Io non ho mai cercato di trarre vantaggio dalla mia amicizia con Lucius. Semmai è sempre stato il contrario. Ora, se vuoi scusarmi…», la congeda, duro.

«Spero che Blaise non abbia ereditato il tuo carattere, o quanto sono veri i Quattro Fondatori, se mia figlia dovesse soffrire a causa vostra, ti assicuro che farò di tutto per far annullare quel matrimonio!» Si indigna la donna.

«E adesso cosa c’entrano i ragazzi?» Aonas è perplesso: una simile bassezza se la sarebbe aspettata da Lucius, non dalla pacata Narcissa. A quanto pare è vero quell’adagio babbano secondo cui chi va con lo zoppo impara a zoppicare.

«Oh, avanti, Aonas: smettila di comportarti come un ingenuo con me. Ti conosco bene e so perfettamente che non lo sei. L’arresto di Lucius si è ripercosso anche su Hermione», cerca di convincerlo ancora.

«L’ultima volta che li ho visti, Hermione non mi è sembrata particolarmente sofferente della situazione, e Blaise ti posso assicurare che non farebbe mai nulla che le potrebbe arrecare dolore», la tranquillizza.

«Per quello basti già tu! E se l’hai trovata per così dire “serena” è perché ancora non era a conoscenza dell’arresto di suo padre. Merlino! I Medimaghi si sono raccomandati di non arrecarle alcun tipo di stress e invece tu che fai? Ti rifiuti di aiutare suo padre! Ti ricordo che i bambini che porta in grembo non sono solo eredi dei Malfoy e degli Zabini, ma anche degli Annwyn!», sbotta lei.

«Sono sicuro che Blaise ha fatto di tutto per farle digerire quella notizia. Inoltre, avendo avuto modo di conoscerla bene in questi mesi, so che apprezzerebbe di più la mia decisione di mantenermi neutrale, piuttosto della tua iniziativa volta a comprare un membro del Wizengamot». Lord Annwyn attacca duramente Narcissa, la quale, oltraggiata per il trattamento ricevuto da quello che credeva un amico, si alza impettita ed esce dalla stanza. Ha già la mano sulla maniglia, quando la voce dell’uomo la richiama: «Se fossi in te, andrei subito al Manor, senza alcuna deviazione, e alzerei tutte le barriere possibili e immaginabili: Lucius è sicuro ad Azkaban, così come lo sono i ragazzi a Hogwarts, mentre tu, fuori del Manor sei un boccone troppo ghiotto per Lestrange». Aons spera che quelle parole, dette in modo sibillino, facciano capire alla donna per qule reale motivo non può pilotare la sentenza del Wizengamot. Anzi, a dire il vero, con l’aiuto del Ministro Shaklebolt si sta adoperando per ritardare quanto più possibile l’udienza. Prima devono scoprire dove si nascondono Lestrange e i suoi complici, e arrestarlo. Come se non bastasse, cìè anche il nodo di Sigmund Harvey, Capo Auror.

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