I cinque sensi ~ Capitolo 34

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«E così avete deciso di trascorrere una settimana nel Nord?» A porre la domanda, a Blaise, è stato Theodore.

È il giorno successivo al fidanzamento di Draco e Astoria e i ragazzi si sono dati appuntamento alla Gelateria di Florian Fortebraccio. L’unica nota stonata, per Hermione, è che lei è l’unica Grifondoro presente. Si rende conto, però, che Ron è stato dimesso solo il giorno prima dall’ospedale, e giustamente Ginny desidera passare del tempo col fratello, dopo aver rischiato di perderlo. Idem per Harry. Avrebbe preferito andare a La Tana a fargli visita, ma Blaise le aveva fatto notare che probabilmente ci sarebbe stata anche Lavanda e dato i rapporti tra loro, sarebbe stato meglio evitare… D’altro canto, capisce anche che non può sempre imporsi sul marito: già non le nega mai nulla, a cominciare da questo piccolo viaggio di nozze in Lapponia usando esclusivamente mezzi babbani. Che cosa le costa, in fondo, trascorrere una giornata con gli amici di suo marito? Tanto più che tra loro ci sono anche suo fratello e la sua futura cognata.

E così, eccola lì, nel bel mezzo di una rimpatriata tra Serpi…

«Sì. Hermione mi ha raccontato di quanto da piccola la affascinasse la storia di Babbo Natale e di quanto abbia sempre desiderato andare a visitare il villaggio dove si trovano la sua casa e la sua officina. E visto che si tratta di un’usanza babbana chiamata Luna di Miele, useremo solo mezzi babbani». Racconta il moro, senza spiegare il vero motivo per cui ha acconsentito a quella pazzia.

«Luna di Miele?» Chiede Daphne, non capendo di che cosa si tratta.

«Sì, tra i Babbani è prassi fare una breve vacanza nei giorni successivi al matrimonio, lontano da tutti e da tutto. Non è chiaro da dove derivi il nome. Forse dal fatto che un tempo il miele era considerato segno di ricchezza e, quando una famiglia cedeva in matrimonio una donna all’uomo, essa portava con sé del miele; il termine “luna”, prbabilmente fa riferimento al fatto che la donna era considerata creatura lunare, al contrario dell’uomo, creatura solare. Un’altra credenza, invece, afferma che dipende dal fatto che nell’antica Babilonia si era soliti regalare agli sposi una dose di idromele – che all’epoca si credeva garantisse la fetrilità – sufficiente per un mese», spiega Hermione.

«Questo significa che non potrai aiutarci col compito di Babbanologia?» Si dispera Theodore, suscitando l’ilarità della fidanzata.

«Sì, sì, ridi, ridi, che quando sarai tu a dover usare quel coso infernale, sarò io a ridere», si impermalisce il ragazzo.

«Non ti preoccupare, Theo, partiremo il ventisei, quindi abbiamo ancora qualche giorno a disposizione», lo rassicura Hermione. «Anzi, cosa ne dite, di cominciare subito?» Propone, sorridente.

Cinque paia d’occhi la scrutano come se avesse detto che i Babbani volano sulle scope.

«Perché mi guardate così?»

«Ehm… sorellina, forse non te ne sei accorta: ma le vacanze di Natale sono appena cominciate. Vuoi già metterti a fare i compiti? Ah, già, perfino ieri, mentre l’elfa ti aiutava a prepararti, stavi studiando…»

«Che c’è di male a portarsi avanti coi compiti? Tanto più che per una settimana intera non avrò tempo di aprire un solo libro…», si stizzisce leggermente Hermione.

«Una settimana intera senza libri?! Oh, Merlino, aiutami tu, come farò?» Draco le fa il verso, ricevendo come risposta, un tavagliolo in piena faccia.

«Ma la smetti di prendermi in giro? E questo vale anche per te!» Si rivolge sia al fratello che al marito, il quale quasi si strozza nel tentativo di reprimere una risata alla battuta di Draco.

«Dai, Hermione, non ti offendere. Siamo Serpi: questo è il nostro modo di divertirci, ma sempre senza cattiveria», cerca di imbonirla Blaise.

«Mh», Hermione abbassa la testa.

«Sì, non c’è alcun dubbio: Hermione è davvero una Malfoy», scherza ancora Theodore.

«Come?» La ragazza in questione rialza di colpo la testa.

«I Malfoy non chiedono mai scusa, neanche quando sono in torto», Astoria fa il verso a Draco.

«Sbagliato, amore: i Malfoy non chiedono mai scusa perché non hanno mai torto», la corregge lui.

«Ma davvero?» Lo punge la fidanzata.

«D’accordo: stop!» Interviene Daphne. «Davvero saresti disposta ad aiutarci con questa diavoleria?» Le chiede, tirando fuori dalla borsa il Nokia 8810 datole dall’insegnante.

«Sì, avanti, chi ce l’ha con sé, lo tiri fuori. Oh, ragazzi, non fate quelle facce: vedrete, sarà divertente». Hermione entra in modalità insegnante.

Pur con delle smorfie eloquenti sul viso, i ragazzi le ubbidiscono. L’unica eccezione è Astoria: non frequentando il loro anno, il suo compito è ovviamente diverso.

«Bene, adesso prendete anche quella piccola carta che Smithson ci ha darto assieme al cellulare», continua la ragazza, mentre Astoria osserva curiosa: per quanto Purosangue al midollo, non sia mai che alla fin fine la tecnologia babbana non le possa tornare utile, un giorno.

«Ora, con uno zellino grattate questa piccola striscia argento. Fatto? Bene. Adesso-».

«Scusa, perché i numeri che ci sono sulla mia carta sono diversi da quelli di Daphne?» Si spaventa Theodore, ma, allungando il collo dall’altra parte, nota che anche quelli di Blaise differiscono dai suoi.

«Perché ogni tessera è esclusiva e può essere utilizzata una sola volta. Se avete fatto, accendete i vostri telefonini».

Con terrore vede i quattro ragazzi sfoderare le proprie bacchette.

«Fermi! Non azzardatevi a usare la magia, o salteremo tutti in aria, come minimo. Vedete questo tasto in alto? Basta premerlo. Così», e mostra loro l’oscura procedura.

«Ci siete riusciti tutti? Perfetto. Ora sullo schermo dovrebbe apparire il nome della compagnia telefonica alla quale dobbiamo telefonare per ottenere il credito indicato sulla scheda in nostro possesso. In questo caso, la Virgin». Spiega ancora Hermione. «Bene, fate scorrere in basso il flip. Bene. Digitate il numero, usando le belle manine che abbiamo, e non le bacchette, per favore», non si trattiene dal fare la battuta. «A questo punto, non vi resta che seguire le istruzioni che vi dà la voce».

«Hermione, amore, quale dei due numeri che ci ha fornito Smithson dobbiamo comporre?» Le chiede perplesso Blaise.

«Quello più corto, mentre quello più lungo è il vostro numero personale, che darete solo e soltanto a chi vorrete voi. Chiaro?» Illustra lei.

«Non sarebbe più semplice se lo facessi tu?» Chiede speranzoso Draco.

«E tu quando impareresti?» Lo provoca la sorella.

«Sono un Purosangue. Questa cosa non mi sarà mai utile nella vita», le risponde piccato lui. Odia Babbanologia. E odia Voldemort per essere stato la cuasa di questa follia di rendere obbligatoria una materia inutile come quella.

«Nella vita, mai dire mai, fratellino», lo sfida.

«Uff, e va bene. Tanto, che sarà mai?»

Finalmente, dopo circa un quarto d’ora, l’operazione può dirsi conclusa e i ragazzi tirano tutti un sospiro di sollievo.

«Bene. Adesso il prossimo passo è scambiarvi i numeri di telefono così potrete chiamarvi durante le vacanze».

«Eh? Se io voglio comunicare con qualcuno durante questi quindici giorni userò il mio gufo. Molto più affidabile».

«Certo, e quando Smithson controllerà quante telefonate hai fatto, cosa gli dirai?»

«Che era difettoso e non ha funzionato», è la pragmatica risposta del biondo.

«L’importante è crederci, Draco», gli soffia contro la sorella.

«D’accordo. Come facciamo a scambiarci il numero di telefono? Ci scambiamo le pergamene?» A fare da paciere è, come al solito, Daphne.

«Avete portato anche quei piccoli libricini che il professore ci ha dato assieme ai cellulari?»

Sul tavolo compaiono quattro libretti di istruzione.

«Perfetto: apriteli e seguite le istruzioni riportate lì sopra», spiega con fare ovvio.

«Ma questo è ostrogoto!» Si inalbera Draco, dopo aver aperto una pagina a caso del libretto e non aver capito una sola parola di quanto scritto.

«Fammi vedere», sospira la sorella, orma rassegnata  a dover spiegare anche come si utilizza un banalissimo libretto delle istruzioni! «Credevo che ai Purosangue insegnassero anche le lingue straniere. Ad ogni modo, non capisci nulla perché hai aperto alla pagina olandese. Dovete cercare le pagine contrassegnate da un rettangolino che riporta la sigla GB», illustra, alzando gli occhi al cielo.

«Fatto! E adesso?» Theo si mostra esultante per essere stato il primo a localizzare le pagine in questione.

«E adesso seguite il procedimento riportato lì sopra», sbuffa.

Dopo una buona mezz’ora, finalmente l’operazione può dirsi conclusa, se non fosse che Blaise solleva un’altra questione: «Solo una cosa: come faccio a ricordarmi il mio numero di telefono?»

«Il tuo numero non lo riporti in rubrica perché non ti chiamerai mai tu stesso. Tuttavia, alle volte è utile averlo sottomano, per questo motivo, una volta che avete terminato di inserire tutti i numeri, tornate alla schermata principale, così come spiegato nel libretto. Fatto? Bene, per inserire il vostro numero, anche questa volta basta seguire le istruzioni relative», illustra Hermione.

«E se invece ce lo spiegassi tu, facendoci vedere come si fa?» Ancora una volta, è Draco a parlare.

 

  • § § § § § § § § § §

 

«Complimenti tesoro. Davvero una bella festa. E anche l’idea di questo paesaggio incantato è stata indovinata». Narcissa è rimasta piacevolmente stupita dall’organizzazione della festa da parte di sua figlia: a essere sinceri, vistal’educazione ricevuta fino a pochi mesi prima, dubitava fortemente che la figlia riuscisse a organizzare perfettamente il ricevimento della Vigilia.

È il loro primo Natale da sposati, ed Hermione e Blaise hanno pensato di festeggiarlo nella loro nuova dimora – dono di Lord Annwyn – con le rispettive famiglie, a cui si sono aggiunti i Greengrass e i Nott. Gli addobbi scelti per abbellire l’ampio, ma freddo, salone in pietra, ricordano il paesaggio lappone, con l’aurora boreale e, al di sopra di essa, le Costellazioni del Cancro e dei Pesci. Anche gli elfi domestici sono stati praticamente costretti a indossare le divise che indossano quelli di Babbo Natale, secondo la fantasia dei Babbani. Vista l’impossibilità a farli vestire di loro iniziativa in quel modo, Hermione si era vista costretta, ormai sull’orlo di una tremenda emicrania, a trasfigurare i vecchi panni.

«Vedo che ti sei convertito al CREPA», Draco storce la bocca, indicando a Blaise gli elfi.

«Ti sbagli amico. Non nego che tua sorella ci abbia provato, ma alla fine è stata costretta a trasfigurare le vecchie tovaglie in quegli abiti. Dice che secondo i Babbani, gli elfi di Babbo Natale vestono in quel modo», gli spiega il neo padrone di casa.

«Ti prego, Blaise, almeno stasera evita di parlarmi di Babbani e Babbanologia», lo scongiura.

«A proposito, non ho ancora ricevuto una tua tlecosa», lo prende in giro, storpiando il termine.

«Perché avrei dovuto usare quell’affare per comunicare con te, quando non è passato un singolo giorno senza che mia madre vi inviasse un gufo?» Sbuffa Draco.

«Semplicemente per il motivo che i gufi che Narcissa ci inviava ogni singolo giorno erano destinati unicamente a Hermione, mentre io avrei gradito sentire te», gli risponde con fare ovvio l’amico.

«Se ci tieni tanto, ti chiamerò domani», gli propone il biondo.

«Ma se domani io e Hermione siamo ospiti dai vostri genitori a pranzo, mentre a cena lo saremo da mia madre e il suo nuovo marito. Ecco, puoi chiamarmi a quell’ora. Sinceramente, non ho mai conosciuto uomo più noioso di Robert Hinchinghooke: mi domando come riesca Hermione a non addormentarsi», constata, osservando la moglie discutere col suo nuovo patrigno.

«Cosa vuoi che ti dica: le donne hanno gusti strani», conviene il biondo.

«Forse Astoria, ma Hermione ha sicuramente buon gusto», ammicca il moro, prendendo in giro l’amico.

«Stavate parlando di me?» Astoria sopraggiunge, impedendo a Draco di rispondergli per le rime.

«Stavamo parlando dei gusti delle donne», la mette al corrente il fidanzato, deciso a mettere in imbarazzo l’amico.

«Oh, è il mio com’è?» Chiede civettuale a Blaise. Indossa un lungo abito celeste dallo scollo a barca, con grandi calle nere ricamate. Come gioielli ha scelto una parure in acquamarina che riprende le fattezze delle margherite.

«In fatto di abiti, tu e tua sorella potreste aprire una scuola di moda», le consiglia, sincero. Dapne, infatti, ha scelto un abito marrone per contrastare i suoi capelli biondi, con uno scollo molto profondo, a cui ha abbinato degli accessori in bronzo, tra cui una collana a sciarpa, che le mette in risalto il decolleté.

«Però», continua il moro, alzando l’indice a mo’ di ammonimento, «in fatto di uomini, Hermione ha dimostrato un gusto davvero sopraffino».

«Solo perché ha sposato te?» Lo prende in giro Astoria. «Guarda che non veniva fuori la storia che era una Malfoy, ti avrebbe preferito quel Weasley».

«Ma chérie, tu dimentichi chi è Blaise Zabini».

«Perché allora hai aspettato tutto questo tempo, quando avresti potuto farla innamorare di te già molto tempo fa?» Gli chiede, con fare ovvio, mentre Draco sorride sornione.

«Chiamasi tecnica di seduzione», spiega.

«L’importante è crederci, Blaise», lo irride l’amico.

Il ragazzo, per tutta risposta, fa finta di non aver sentito la battuta. «Scusate, ragazzi, ma vado a recuperare mia moglie, prima che il mio caro patrigno me la intontisca del tutto. Ah, Draco», si volta verso il compagno, «domani sera verso le otto aspetto una tua come si chiama», e si dirige verso Hermione, deciso a reclamare tutte quelle attenzioni che una moglie dovrebbe riservare al proprio marito.

«Bene. E anche questa è andata», Draco sospira di sollievo.

«Cosa vorresti dire?» Chiede sospettosa Astoria.

«Ha appena detto che aspetta una mia come si chiama. E io, non sapendo a che cosa si riferisca, non posso certo farlo, di qualunque cosa si tratti. Non credi, amore?» Le ghigna, vittorioso.

«Fossi in te, amore, non canterei vittoria tanto presto. Sono sicura che si farà dire da Hermione qual è il termine esatto, e poi, per essere sicuro che neanche tu te lo possa scordare, te lo scriverà su una pergamena, opportunamente incantata perché tu non possa né smarrirla, né distruggerla», lo redarguisce la ragazza.

«Non avrai mica intenzione di suggerirglielo, vero?» gli chiede, improvvisamente timoroso.

«A chi, a Blaise? No, naturalmente, però, ecco… forse mi è scappato qualcosa con Hermione…» Arriccia il naso in un modo che Draco trova seducente. E da quando trova Astoria seducente? L’ha sempre considerata carina, no, non carina: proprio bella, a essere sincero con se stesso, ma seducente mai, impegnato com’era stato fino a pochi mesi fa ad attirare l’attenzione di una certa persona su di sé. E adesso, tutto a un tratto trova Astoria addirittura seducente? Di siucuro è l’astinenza, non c’è alcun dubbio.

«Sei una Serpe, lo sai?» Le si rivolge con un tono tenero che non sapeva gli appartenesse.

«Oh, sì, tanto», conferma lei, alzandosi sulle punte e strappandogli un bacio. Bacio a cui il ragazzo non si sottrae, ma, anzi, ricambia con sentimento, cingendole la vita con una mano, mentre posizione l’altra sotto la sua nuca, per avvicinarla ancora di più.

 

  • § § § § § § § § §

 

«I nostri figli non si chiameranno mai né Alnitak, né Saiph, e nemmeno Tempestris». Vedendo il marito letteralmente aggrappato al sedile dell’aereo, Hermione decide di distrarlo col primo argomento che le viene in mente: il nome dei figli. Peccato che il ragazzo continui a non dare segni di vita.

«Tutto bene?» Una hostess si avvicina affabile ai due ragazzi, notando come il moro sia letteralmente terrorizzato.

«Sì, grazie. Non è che potrebbe portare un bicchiere d’acqua? Sa mio marito ha una paura tremenda di volare», chiede Hermone.

«Io… non ho… paura… di volare», balbetta, invece, Blaise.

«Certo, certo», assente Hermione, battendogli leggermente sulla mano, «tieni», gli porge il bicchiere d’acqua.

«Comunque, Tempest e Saiph non sono nomi brutti, considerando la tradizione dei Black, anche se quella degli Annwyn preferisce i nomi arturiani», concorda Blaise, visivamente più calmo.

«Allora, cosa ne dici di Nimue se è femmina e Phoenix se è maschio?» Si informa Hermione, non amando particolarmente i nomi maschili del ciclo bretone, a differenza di quelli femminili; inoltre, le piacerebbe dare un nome a suo figlio in onore di Silente e dell’Ordine della Fenice.

«Mmh, Nimue Hermione Zabini e Phoenix Blaise Zabini: non suonano male», conviene il ragazzo.

«Ci sono anche le tradizioni dei Malfoy e degli Zabini di cui tenere conto, e mi piacerebbe anche mantenere viva la tradizione dei Granger…» Prova a suggerire ancora, tanto il volo durerà quasi sei ore.

«La tradizione degli Zabini è quella di tramandare il nome dei nonni: mio padre si chiamava Biagio, che tradotto in francese suona Blaise, quindi direi di evitarlo. Certo, potresti chiamarlo Lucius… Invece, non conosco l’usanza dei Malfoy e dei Granger», le risponde il marito.

«Sai che neanch’io conosco in che modo i Malfoy scelgono i nomi? Invece i Granger hanno anche loro l’abitudine di tramandare i nomi dei nonni. Nel mio caso, però, mia madre ha scelto il nome di un personaggio letterario, nonché una figura mitologica, per il mio primo nome, mentre il mio secondo nome è il suo», riconosce la ragazza, pensierosa. «A me personalmente, però, sono sempre piaciuti i nomi delle pietre, come Rubina o Esmeralda. Anche Opal e Almaz non sono male. Oppure Gete, per un maschietto: in lingua amarica vuol dire il mio gioiello. Tra l’altro, Esmeralda è un personaggio letterario, mentre Rubina appare in una storia per bambini che amavo guardare alla televisione da piccola, quando ancora non sapevo leggere».

«Chi avrebbe mai sospettato di questo tuo lato veniale?» La prende in giro Blaise, per chiederle numi riguardo un dettaglio: «Mi spieghi come è possibile “vedere” delle storie”?»

«Attraverso quella scatola, che si chiama televisione», gli indica l’apparecchio appeso sopra la porta che conduce allo stanzino delle hostess e degli stewart, e che in quel momento sta trasmettendo “Padrona del suo destino”.

«Oh! Che cos’è quell’affare?» Chiede vedendo che da quella misteriosa scatola escono suoni e immagini. «Da dove saltano fuori quei Babbani e perché sono vestiti così strani? Neanche noi Maghi ci vestiamo più così».

«È un po’ difficile da spiegare come funziona la televisione, che è quella scatoa. Quello che vedi, comunque, non è reale, ma è un film, un’opera di fantasia. Invece di essere scritta, è raccontata per immagini. Sono vestiti in modo così strano, perché la storia è ambientata nel Rinascimento veneziano. E no, non sono nascosti da nessuna parte, tranquillo. Semplicemente, è tecnologia babbana. Come vedi, anche i Babbani sanno fare delle ‘magie’, anche se non hanno sangue magico», gli spiega, mimando delle virgolette, quando pronuncia il termina ‘magie’.

«Sì, ma… com’è possibile?» Chiede ancora lui.

«È difficile da spiegare: dovresti sapere cosa sono le onde elettromagnetiche, ma neanch’io so esattamente cosa siano, quindi,mi sa che dovremo aspettare le spiegazioni di Smithson: probabilmente sarà uno dei prossimi argomenti che tratteremo nella sua materia, visto che per i Babbani la televisione e il cinema sono divertimenti importanti, nonché mezzi di informazione», gli enuncia ancora.

«Aspetta, aspetta: mi stai dicendo che c’è qualcosa che il tuo bel cervellino non conosce? Questa sì che è una notizia da prima pagina del Profeta», scherza Blaise.

«Ah ah, davvero molto spiritoso. A volte mi sembri mio fratello», Hermione si imbroncia.

«Devi ammetere che è strano sentirti confessare che c’è qualcosa che ignori», cerca di ammansirla.

«Io non ci vedo niente di strano: mica posso sapere il perché e il per come di tutto l’universo», riconosce.

«Ti ho mai detto perché ti amo?» Le sorride.

«Umh, no, non mi pare», Hermione finge di pensarci un po’ su, appoggiando una mano sotto il mento e arricciando le labbra, in un modo che Blaise trova irresistibile.

«Perché sei perfetta così come sei: a volte davvero insoportabile con quell’aria da So tutto io, e altre davvero adorabile, come in questo momento», le soffia vicino al volto, riducendo sempre di più la distanza che li separa.

«Quindi, quando io spiego qualcosa, sarei insopportabile? Buono a sapersi», si offende.

«Eddai, non offenderti, era per scherzare», Blaise cerca di rabbonirla.

«Scusami, ma ora vorrei guardare il film: la storia pare molto interessante. E giusto per sapere: anche quando dici che mi ami, lo dici così, tanto per scherzare?» Gli si rivolge con voce dura.

La guarda con gli occhi sgranati: davvero le ha dato quell’impressione? «NO, te lo giuro! Ti amo più della mia stessa vita: chiedimi qualunque cosa e l’otterrai».

L’espressione di Blaise è così contrita che Hermione è quasi sulpunto di cedere e scoppiare a ridere, rassicurandolo. Una volta tanto, però, decide di comportarsi da Serpe, e contiuare nel suo scherzo: «Quindi, se io ti chiedessi di buttarti giù, lo faresti senza nessun indugio?»

«Certamente», le risponde senza pensarci un secondo e per dimostrare la sua buona fede si alza.

Spaventata, Hermione lo trattiene: Blaise che diavolo vuoi fare?»

«Dimostrarti quanto ti amo», è la secca risposta che riceve dal marito.

«Blaise, a parte il fatto che il portellone durante il volo è bloccato, siamo a undicimila piedi d’altezza», cerca di portarlo a più miti consigli.

«Nessuna altezza è mai troppa»: in fondo è un mago, no?

«Blaise, anche se tu riuscissi ad aprire quel dannato portellone, se lo fai, l’aereo precipiterà», gli spiega.

«E quindi?» Le chiede, sbattendo le palpebre: se riesce a volare con la porta chiusa, perché non dovrebbe riuscirci con la porta aperta? Che differenza c’è?

«L’aereo è pressurizzato. Se tu apri lo sportello, lo destabilizzi a tal punto da fargli perdere quota così velocemente, che si schianterà al suolo, uccidendoci tutti», gli illustra.

Non ha capito cosa c’entri quella cosa che ha detto la moglie con il volo, ma alle parole ”schiantare” e “uccidere” il moro si è immobilizzato all’istante.

«Tutto bene?» Un’altra hostess si avvicina solerte ai due ragazzi.

«Sì, è che mio marito ha avuto un altro attacco di panico», chiarisce Hermione, mentre fa accomodare nuovamente Blaise.

«Vuole un tranquillante?» Chiede gentile la donna.

«Non saprei. Mio marito non è abituato a quel tipo di farmaci. Sa dove siamo adesso?» Chiede, dubbiosa. Lei ha sempre fatto uso di medicinali babbani, ma era abituata, Blaise, invece, no.

«Siamo su Brema. Mancano ancora cinque ore. Posso portarle della valeriana, se preferisce. Non lo farà dormire, ma almeno, lo tranquillizzerà un po’», le suggerisce.

In fondo, che male può fargli la vlerina? È anche un ingrediente di numerose pozioni: «Sì, va benissimo, la ringrazio».

«Blaise, scusami, io non volevo provocarti. È solo che a volte il DNA dei Malfoy prende il sopravvento sulla mia natura grifona e mi capita di comportarmi da Serpe: ma io stavo scherzando, sul serio. So che mi ami, e me lo stai dimostrando ogni giorno che passa», lo rassicura, porgendogli il bicchiere d’acqua in cui l’hostess ha diluito alcune gocce di valeriana.

«Significa che non ci schiantiamo più?» Chiede con un filo di voce il moro, sorseggiando la bevanda.

«No, stai tranquillo», cerca di rincuorarlo.

 

  • § § § § § § § § §

 

«Non capisco perché Hermione non si è fatta viva in questi giorni», brontola Ron, incurante del malumore della fidanzata.

«Ron, ha telefonato tutti i giorni a me e Harry e tu hai sempre rifiutato di parlarle», gli fa notare la sorella, riferendosi al compito di Babbanologia.

«Non vedo perché avrei dovuto usare quel coso», continua imperterrito lui.

«Il mio Ron-Ron ha ragione», Lavanda rimarca sul “mio”, «se veramente le importava qualcosa, sarebbe venuta di persona. Ma no, lei è una Malfoy, e si sa che i Malfoy non si mischiano coi Weasley».

I ragazzi si trovano a La Tana.

«Adesso stai passando il limite, Lavanda», l’avverte Ginny, «Hermione in questi giorni è stata impegnata, un po’ perché ha dovuto ambientarsi nella sua nuova casa, dove tra l’altro ha festeggiato il suo primo Natale da sposata, un po’ per il fidanzamento di suo fratello, e un po’ per questa piccola vacanza che si è concessa con Blaise, ma non ha mai mancato di chiedere notizie di Ron, ogni volta che ha tle, tel… vabbé ha fatto quella cosa lì, con me e Harry».

«Visto, amore, lei pensa alle feste, invece che a te, mentre io mi preoccupo sempre di te», gli si stringe addosso.

«Perché, tu non hai festeggiato?» Le chiede ironica Ginny. Avrebbe preferito un milione di volte avere Hermione come cognata, anziché quell’oca, ma di quello l’unica colpa è di Ron. Anzi, spera per l’amica che Blaise si comporti infinitamente meglio di quell’idiota che si ritrova per fratello.

«Non è la stessa cosa: io l’ho festeggiato con la mia famiglia e con quella del mio fidanzato», ribatte piccata la Brown.

«È esattamente quello che ha fatto Hermione. Oh, ma cosa parlo con te, che sei identica a mio fratello: sentite solo quello che volete sentire. È proprio vero che Morgana prima li fa e poi li accoppia. Vieni, Harry, voglio mostrarti una cosa».

«Ehi, dove andate voi due?» Si ingelosisce Ron.

«Non credo siano affari tuoi fratellino. Faresti meglio a preoccuparti di Lavanda», gli dice, dandogli le spalle e conducendo Harry di sopra.

«Ron, ascolta, anch’io avrei una cosa da mostrarti: andiamo di sopra anche noi?», gli ammicca, ma il ragazzo non coglie: «Non puoi mostrarmela qui?» Le chiede, con voce atona.

«Nh, nh», la ragazza scuota la testa in quella che secondo lei vorrebbe essere una mossa seducente, prendendolo per mano e facendolo alzare dal divano sul quale si era spaparanzato.

Chiusa la porta della camera, la ragazza lo fa accomodare sul letto: «Facciamo un gioco?» Gli chiede, con un tono più sensuale possibile.

«Se volevi giocare a scacchi, dovevamo rimanere di sotto. Non ho la scacchiera qui in camera», controbatte lui.

«Ma no, sciocchino, non voglio giocare a scacchi», si mantiene misteriosa.

«E allora a quale gioco vuoi giocare?» Le chiede di rimando, non capendo cosa voglia Lavanda da lui, in camera sua.

«A questo», pronuncia, mentre, dondolandosi leggermente, porta le mani a sbottonarsi la camicia, lentamente, molto lentamente…

«Oh!» Ron deglutisce a vuoto, mentre bottone dopo bottone, Lavanda scopre pochi centimetri di sé alla volta.

Ron sente il cavallo dei pantaloni stringere sempre di più: ora ha capito quale gioco Lavanda vuole fare con lui e non crede di poter resistere oltre. Si alza di botto, deciso a prendere lui l’iniziativa, ma Lavanda è veloce a rimetterlo seduto, riprendendo il suo gioco di seduzione.

Salendo anche lei sul letto, con una mano lo spinge a coricarsi, mettendosi a calcioni sopra di lui.

«Ti piace questo nuovo gioco?» Gli chiede.

«S… sì», balbetta il ragazzo, deglutendo a vuoto un’altra volta.

«Non vuoi che mi fermi?» Gli domanda.

«No, continua», le risponde con voce roca, l’erezione che, sebbene costretta nei pantaloni, preme contro le gambe della ragazza.

Lei sorride, conscia di averlo oramai in suo potere.

«Cosa vuoi che ti faccia?» Gli chiede ancora, con la voce bassa.

«Tutto quello che vuoi», le sussurra, stringendo con le mani la coperta, certo di stare per esplodere se Lavanda non gli permette di accarezzarla, almeno.

Si china su di lui, per rubargli un bacio, mentre le sue mani fameliche si spostano a sbottonargli la camicia.

A questo punto, Ron decide di prendere l’iniziativa: mentre le loro lingue sono unite in un’antica danza, le sue mani si spostano a slacciarle il reggiseno, ma anziché accarezzarle i seni, le sposta lungo la schiena, scendendo fino a lambirle le natiche, coperte dalla gonna di flanella, stringendole e strappando un gemito di piacere alla fidanzata.

Per farsi togliere la camicia, però, è costretto a lasciare la presa, ma, una volta libero di quell’indumento, capovolge le posizioni, tornando a baciarla, famelico, mentre le sue mani ora le stringono i seni, vezzeggiando i capezzoli, fino a farli diventare turgidi.

Le mani di Lavanda, intanto, si sono spostate sulla sua patta, stringendo l’erezione.

«Sei troppo vestito», geme.

«Anche tu», le risponde, ormai al limite.

«Spogliami», gli suggerisce, mentre gli slaccia il primo bottone dei pantaloni.

«E dopo, cosa vuoi che ti faccia?» Le chiede, rivoltandole contro la domanda che poco prima lei aveva fatto a lui.

«Tutto quello che vuoi», gli risponde, facendogli il verso.

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