I CINQUE SENSI ~ Capitolo 31

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7 dicembre 1998, ore 9.00
«Un… bambino…» Hermione, con lo sguardo perso nel vuoto come se fosse in trance, non si accorge di aver espresso a voce alta un pensiero, proprio mentre la McGranitt le aveva fatto una domanda e ora spettava la risposta, come le due classi – Grifondoro e Serpeverde.
«Come ha detto, signora Zabini?»
Alla domanda esterrefatta della professoressa, Draco gongola: finalmente nessun Fondatore potrà evitare qualche punto in meno ai Grifoni, visto che sua sorella si è distratta, anziché rispondere a una domanda fattale dalla professoressa riguardante la trasfigurazione umana.
«Ehm… volevo dire che è pericoloso trasfigurarsi in un Animagus davanti ai bambini: questi, infatti, tendono a emulare i propri genitori, e considerando che in loro la magia non è ancora completamente sviluppata e controllata, vi può essere il rischio che il bambino, tentando appunto di imitare l’adulto, non riesca poi a tornare in forma umana», la ragazza prova a darsi un contegno, riemergendo dal suo stato confusionale.
«Perfetto, signora Zabini. Cinque punti a Grifondoro. Qualcun altro è in grado di elencarmi altri pericoli dovuti a un uso improprio della trasfigurazione umana? Magari qualcuno di Serpeverde?»
In quanto Direttrice di Grifondoro, ovviamente ha sempre cercato di parteggiare per la sua Casa, pur tentando di mantenersi il più possibile equa, ma, adesso, essendo Preside, ha dovuto rinunciare alla direzione della Casa di Godric e non può più avvantaggiare una sola Casa a spese delle altre. Peccato che alla sua domanda scende il silenzio più assoluto, mentre Draco, fa cadere la propria fronte sul banco: era sicuro che la notizia di Blaise avrebbe scioccato fortemente la sorella, ma a quanto pare l’ha sottovalutata. Accidenti a lui e alle sue idee…
§ § § § § § § § § §
5 dicembre 1998
        «Sei bellissima…»
Lucius entra con non poche smorfie di disgusto nel dormintorio di Grifondoro, ma, appena entrato nella camera da Caposcuola di sua figlia, resta a bocca aperta: davanti a lui non c’è quel piccolo fagotto vagamente assomigliabilea un gamberetto che sua cognata ha allontanato in fretta e furia quel giorno da Malfoy Manor e neanche la ragazza vestita alla Babbana trascinata come prigioniera nella sua stessa casa solo pochi mesi prima. No, davanti a lui, ora, c’è una giovane donna con indosso un abito da sposa bianco e di foggia medievale. Sulla fronte, la tiara delle donne Zabini, con un piccolo zaffiro.
«Papà…»
È questo il momento delle spiegazioni. Lo sa Lucius, e lo Hermione. Non si può più rimandare il momento.
«Io… non so da dove cominciare…»
Chissà cosa darebbero i suoi amici per vedere suo padre, l’algido Lucius Abraxas Malfoy, senza parole.
Sollevando un poco l’abito, Hermione si siede sul suo letto, invitando suo padre a fare lo stesso, ma l’uomo preferisce accomodarsi sulla poltroncina lì accanto, e peccato che il velluto sia a righe rosso-oro.
«Prova a iniziare dal prinicipio», gli suggerisce la ragazza.
«L’inizio…», Lucius sospira. «Sai, quando io e tua madre abbiamo scoperto che il bambino che portava in grembo era in realtà una bambina, siamo rimasti stupiti. Intendi, sono secoli che i Malfoy non generano femmine e quella notizia in un primo momento ci aveva spiazzato, ma mai, mai, ho dubito della fedeltà di tua madre, questo deve essere chiaro», si scalda l’uomo.
«Papà, il test di paternità eseguito dal Wizengamot l’ha stabilito chiaramente», gli fa notare la ragazza, leggermente offesa da quella che le è sembrata un’accusa velata.
«Certo, io… non volevo dire… Torniamo a noi. Meriti delle spiegazioni e le avrai.
Dunque, stavo dicendo…», riprende a parlare, con fatica. Non è facile dirle quello che è successo diciannove anni prima, ma lui è una Serpe: non gli costa nulla edulcorare un po’la realtà. «Quando abbiamo scoperto che eri una femmina, dopo l’iniziale smarrimento, l’ho preso come un segno del destino: se la maledizione dei miei, dei nostri», si corregge, «Antenati, era stata rotta, e proprio quando sembrava che il Signore Oscuro fosse all’apice del suo potere, forse era la prova che ero ancora in tempo a cambiare stile di vita. Peccato che pochi giorni dopo la magiecografia venni chiamato a Riddle Manor, dove il Signore Oscuro mi “onorò” della sua proposta matrimoniale nei tuoi confronti, non appena saresti diventata maggiorenne. Devi sapere che lui aveva intenzione di abbassare la maggiore età a quindici anni. Io… non potevo permettere un simile abominio… Tu… tu eri il mio… gioiello». Dire quelle parole gli costa molta fatica. Lui è un Malfoy. I Malfoy non esternano mai i loro sentimenti. Spera solo che la figlia apprezzi il gesto. «Rifiutare, però, non era un’opzione quando sei schierato fra i Mangiamorte, e nemmeno chidere protezione all’Ordine della Fenice: mi avrebbe ucciso, dopo avermi fatto assistere alla violenza su Narcissa, capisci?» Solleva i suoi occhi di ghiaccio sul volto della figlia, a capo chino. Il racconto, però, non è ancora finito: «Inspiegabilmente, ci venne in qiuto Bellatrix. A quel tempo era ancora una donna piacente e tutto sommato normale, e mi suggerì di fargli credere che eri nata morta. Perché il piano riuscisse e lui non ti trovasse, era neccessario, però, che anche Narcissa credesse a questa bugia. Un’odiosa bugia, certo, ma a fin di bene. In questo modo tu sei viva e hai contribuito a liberare il nostro Mondo da quell’essere». Termina la sua versione dei fatti. Non c’è alcun bisogno di raccontarle anche del travaglio e dell’adozione: sono cose che sono già state dette al processo.
«Ma quando Voldemort è stato annientato da Harry, avresti potuto venire a cercarmi. In fondo, tu stesso al processo hai detto che avevi sempre saputo chi fossi e che ti sei sempre comportato in quel modo solo per proteggermi», gli rinfaccia.
Draco. Non l’ha fatto perché nel frattempo Narcissa gli aveva partorito il tanto atteso figlio maschio, ma come può dirle una cosa del genere? Vero che adesso sta per sposarsi, ma suo marito è nipote, e unico erede, di un pezzo grosso del Wizengamot e lui non può certo permettersi il disprezzo di una famiglia tanto importante, certamente non ora che i Malfoy, nonostante la loro primogenita sia un eroina di guerra, sono caduti in disgrazia.
Opta per una bugia. In fondo, sua figlia non è una Legilimens e non avrà mai occasione di scoprire come stanno realmente le cose: «Nessuno di noi ha mai saputo come avesse fatto un bambino di appena un anno a sconfiggere il più grande Mago Oscuro di tutti i tempi. A quell’epoca credevamo che fosse lui il nuovo Signore Oscuro, ancora più potente e io… io avevo paura per te. Così, ho deciso di lasciarti vivere tranquilla la tua vita con quei Babbani». Riesce a pronunciare quella parola senza tradire le sue reali emozioni. «Lontano da questo Mondo e chiedendo a Draco di diventare amico di Potter, nella speranza di proteggere anche lui», le confida.
«Hai insegnato a mio fratello a disprezzarmi», gli biasima ancora una volta.
«Quando la sera dello Smistamento lui ci scrisse orgoglioso di essere finito nella Casa di Salazar, accennò anche a te, e il tono con cui scrisse quella lettera mi mise in allarme: non potevo permettere un avvicinamento tra voi due, per ciò gli dissi che i Natibabbani erano persone indegne di vivere tra di noi, degne solo del nostro disprezzo», si costringe ad assumere un’espressione contrita, nella speranza di dare maggior peso a quanto appena affermato. «Credimi, bambina mia», continua.
A sentire Lucius rivolgersi a lei con quel vezzeggiativo, la ragazza sussulta: «Non sono più una bambina», lo interrompe, «ma questo tu già lo sai», non può fare a meno di rinfacciargli quel matrimonio.
«Hai ragione, scusami, ma quando anche tu avrai dei figli, scoprirari che loro per i genitori rimarranno sempre dei bambini, anche mentre li scortano all’altare. Quello che volevo dirti», riprende il filo del discorso, cercando di non mostrarsi contrariato nell’essere stato interrotto, «è che, quel giorno, a Malfoy Manor, quando i Ghermidori vi hanno condotto come prigionieri, mi sono sentito morire».
«Non hai fatto nulla, però, per impedire che Bellatrix mi torturasse. Anzi, se non ricordo male, hai fatto molte pressioni su Draco affinchè ci riconoscesse. Come se non bastasse, hai anche chiamato Lord Voldemort per cederci a lui e salire così nella sua scala gerarchica», gli soffia contro la figlia.
«Io…io l’ho fatto solo perché credevo, speravo, che voi tre sareste riusciti a sconfiggerlo. Del resto, non c’era nessun altro al Manor, quel giorno», le mente, ma l’importante è essere il più possibile credibile. In realtà, il fatto di essere oramai da mesi senza bacchetta l’aveva quasi portato alla pazzia, tanto da essere disposto a vendere la propria figlia, pur di rientrare nelle grazie del suo Signore Oscuro. Ma questo, nessuno oltre a lui doveva saperlo. Si sarebbe portato quel segreto nella tomba – il più tardi possibile, sperava.
Credergli o no? Forse all’inizio del racconto suo padre era stato anche sincero, ma quando le aveva ricordato le torture subite al Manor, lei aveva anche ricordato lo sguardo nei suoi occhi: lo sguardo di un folle che spera, spera cose sbagliate.
Oggi, però, è la sua festa. Forse non quella che fino a pochi mesi prima aveva immaginato, ma comunque la SUA festa, e non vuole rovinarla con un litigio che sa avrebbe portato conseguenze imprevedibili. No, meglio comportarsi come una qualunque Malfoy.
Avrei solo una domanda: «Perché proprio oggi?»
Il padre la guarda stupido: sa perfettamente a cosa si riferisce Hermione, tuttavia, decide di non cogliere: «Tesoro, questo non lo posso sapere io. In verità, nessuno di noi può saperlo, eccetto tu e Blaise: devo ammettere che avete stupito tutti con questa vostra decisione», cerca di sorriderle, ma quello che gli esce è una smorfia tirata.
Esasperata, Hermione chiarisce: «Intendevo, perché hai aspettato proprio oggi a raccontarmi la tua versione dei fatti».
Come volevasi dimostrare: sua figlia è tutto tranne che stupida. Opta ancora una volta per un’altra bugia: «Oggi comincia la tua nuova vita. Non volevo che iniziasse in un’atmosfera di sospetti e recriminazioni. Vita nuova anche per noi?» Le chiede, allungandole una mano.
Hermione si prende un attimo prima di stringerla: suo padre è davvero una Serpe. Ha approfittato di quel giorno sapendo che lei non avrebbe mai avuto il coraggio di negargli la possibilità di spiegarsi, ignorando il fatto che se non fosse successo quello che poi è successo, lei stessa l’avrebbe cercato per dargli un’opportunità. Ma no, lui havoluto aspettare proprio quel giorno, per non rovinarle la vita futura, ha detto. Certo, come no. Dalla sua, ha la sicurezza che sposando Blaise, finalmente potrà recidere quasi tutti i rapporti con quella caricatura di famiglia. Chi è lei, dunque, per rovinare quella falsa speranza a quell’uomo?
Con un falso sorriso, allunga la sua mano e stringe quella dell’uomo, in una muta conferma di tregua.
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«È un piacere, e un onore, per me trovarmi qui oggi», esordisce il Ministro Shacklebolt, «per unire nel vincolo magico del matrimonio questi due giovani che hanno deciso di legare le loro vite non per contratto, ma per amore».
Le solite false frasi di circostanza.
Amore, certo come no, pensa Hermione, come se non fosse legata a Blaise da un contratto. Certo, la data prevista sarebbe stta tra quindici giorni, ma ciò non cambia la sostanza, per la ragazza, anche se, a essere sincera con se stessa, il ragazzo accanto a lei si sta facendo strada nel suo cuore ogni giorno di più.
Mentre i quattro testimoni degli sposi – Harry e Ginny per Hermione, Draco e Astoria per Blaise – tendono sopra di loro una coperta, simbolo dell’unione coniugale, i due ragazzi si scambiano le promesse di matrimonio: «Hermione Narcissa Malfoy», le si rivolge Blaise, prendendole la mano sinistra, «ti offro il mio cuore in amore, lealtà e amicizia, poiché io sono argilla e tu colei che mi plasma», mentre le infila all’anulare il Claddagh Ring con uno zaffiro incastonato nel cuore.
«Blaise Alessandro Zabini, ti offro il mio cuore in amore, lealtà e amicizia, poiché io sono argilla e tu colui che mi plasma», mentre infila all’anulare sinistro del ragazzo un anello decorato col Claddagh.
«Stringetevi il braccio destro, ora», impone loro il Ministro, impugnando la bacchetta, dalla quale fuoriescono nastri di tre colori – bianco (la morte), nero (la nascita), rosso (la vita) – che si annodano attorno alle braccia dei ragazzi.
«Non osi l’uomo separare ciò che la Magia ha unito», pronuncia con solennità.
A queste parole, i nastri si dissolvono in piccoli fuochi d’artificio, mentre la coperta viene ripiegata e donata alla sposa: questa dovrà stenderla sul letto matrimoniale prima di coricarvisi assieme al marito.
§ § § § § § § § § §
Blaise non riusce a staccare gli occhi di dosso da sua moglie, mentre questa chiacchiera tranquillamente con Neville e Luna, due dei pochissimi invitati al loro matrimonio.
L’abito che indossa è provvisto di un discreto scollo a V, dal quale scende un delicato ricamo color oro, mentre le lunghe maniche che si allargano ai polsi sono leggermente staccate dalle spalline. In vita è legata una cintura, bianca anch’essa.
I capelli sono acconciati in un elegante chignon, trattenuto da un filo di perle e due spille, una più grande a lato dell’acconciatura e una minuscola al centro dello crocchia.
«A quanto pare, ci sei riuscito, amico mio». Theodore Nott gli si è avvicinato senza che lui se ne accorgesse e gli sta indicando Hermione col calice colmo di vino elfico.
«Mi sembra un sogno», gli confida il moro.
La risposta che riceve è un doloroso pizzicotto al braccio: «Ahi, ma che ti prende?»
«Così ti rendi conto che non stai affatto sognando», è la serafica risposta dell’amico.
«Congratulazioni, cognato. Ancora non mi hai detto come intende risolvere la vostra situazione la McGranitt», gli si avvicina Draco.
«E non ho intenzione di dirtelo, Draco, e spero che neanche Hermione si sogni di rivelartelo», gli confida l’amico.
«Ehi, sei il mio migliore amico assieme a Theo, oltre che il mio cognatino nuovo di zecca. Mi aspettavo più collaborazione da te!» Draco si mostra offeso, mentre Theo e Daphne sorridono. In realtà, neanche loro sanno dove andranno a dormire i novelli sposi, ma sanno il motivo per cui il loro compagno di Casa fa tanto il misterioso al riguardo. Cosa che, invece, Draco preferisce ignorare.
«Mi spiace, Draco, ma non ho alcuna intenzione di affidarti un’arma che useresti contro me», gli rivela, infatti, Blaise.
Peccato che Draco sia un osso duro: «Non mi sembra che dirmi dove dormirete da adesso in poi tu e mia sorella sia un’arma».
«Quindi se io ti rivelassi l’ubicazione del nostro nido d’amore, tu non ti sogneresti mai e poi mai di venire a disturbarci?»
«Mai è un termine che indica l’eternità, e l’eternità è un tempo fuori da ogni comprensione umana», si esprime in maniera un po’ sibillina il biondo, lasciando, tuttavia, comprendere a tutti quali siano le sue reali intenzioni.
«Appunto, Draco, appunto», e si allontana per raggiungere la moglie.
Cingendole con fare protettivo la vita, si rivolge ai due ragazzi: «Paciock, Lovegood, vi ringrazio di essere venuti al nostro matrimonio».
«Oh, siamo noi a ringraziare voi due per averci invitato, giusto Neville?» Gli risponde Luna, per poi continuare: «Stavo dicendo a Hermione di fare attenzione, non appena entrerete nel nuovo appartamento che vi ha donato la Preside: può essere pieno di Gorgosprizzi…»
«Non devi preoccuparti, Lovegood: sono sicuro che la Preside abbia controllato l’appartament», la interrompe Blaise, per rivolgersi, quindi, alla moglie: «Andiamo a salutare gli altri?»
«Sì, va bene. A dopo, ragazzi», li saluta Hermione.
«Ascolta: hai già parlato con tuo fratello?» Le chiede, con un certo tono ansioso che la fa preoccupare.
«Parlato… di cosa, Blaise?» Gli chiede, infatti.
«Vuole scoprire dove andremo a vivere in questi mesi. Ti prego, Hermione, non dirglielo», la implora, accennando un che di melodrammatico.
«Perché non dovrei dirglielo?» Gli chiede, ancora.
«Semplicemente perché se lo venisse a sapere ce lo troveremo sempre tra i piedi. Ti prego, Hermione, non cedere alle sue lusinghe», continua a supplicare.
«Blaise, non credi che verrebbe comunque a scoprirlo?»
«Sì, ma…»
La risposta che riceve è un bacio, tenero, ma, soprattutto, possessivo: quella donna prima o poi lo manderà al San Mungo…
§ § § § § § § § § §
«Eccoci qua…».
«Già».
L’appartamento donato loro dalla Preside si trova sopra le Serre ed è composto da un salottino, in cui predominano l’oro e il verde, da cui si accede a un piccolo vano che introduce alla camera da letto, dove i colori che la fanno da padroni sono il rosso e l’argento, a un magnifico bagno, del tutto simile a quello dei prefetti, in cui i quattro colori delle due Case degli sposi si armonizzano tra loro.
Il salotto è circolare con un enorme camino sulla parete oposta all’ingresso e sulla cui cappa in pietra campeggia lo stemma di Hogwarts. Le poltrone e i divani sono rivestiti da velluto a righe verdi e oro, mentre le pareti sono ricoperte da pesanti librerie. Il tavolo, rettangolare, è in ebano.
La camera da letto è anch’essa a dir poco enorme. Innanzitutto, appena entrati, ci si trova in una specie di disimpegno, costituito da un piccolo salottino: un divano a due posti, un tavolino rotondo in ferro battuto e due sedie, il tutto posto davanti a un camino più piccolo rispetto a quello della sala principale.
La camera vera e propria è quadrata, con le carta da parati bordeaux, mentre il sontuoso letto a baldacchino, anch’esso in ebano, come il tavolo della sala, è arredato con un sontuoso piumino argento.
È sopra a quel piumino che Hermione deve stendere la coperta matrimoniale, in un tessuto impalpabile, intrecciato appositamente per quello scopo dalle Fate d’Irlanda. Solo che, davanti a quel letto, la ragazza non riesce a muovere un muscolo: doveri di sposa li ha chiamati lei, solo qualche giorno prima, e lei è sempre stata ligia al dovere, ma quello non è un dovere come un altro…
Accanto a lei, anche suo marito pare immobilizzato, quasi spaventato, e menomale che a Hogwarts era conosciuto come quello da una botta e via…
«Ehm… credo che adesso dovresti stendere la coperta lì sopra», le suggerisce, la bocca improvvisamente secca, più che altro per spezzare quel velo d’imbarazzo.
«S… sì, certo…», risponde, non meno imbarazzata, lei. «Forse dovremo farlo insieme…»
Per un momento, solo il tempo necessario ad adagiare la coperta sul letto, l’imbarazzo sembra dissolversi, ma si tratta solo di pochi attimi… Blaise trova improvvisamente interessante la punta delle proprie scarpe, mentre Hermione non sa da che parte volgere il suo sguardo, poi la consapevolezza che tocchi a lei fare la prima mossa la investe: e menomale che a Grifondoro le sue compagne descrivevano il ragazzo ora suo marito come uno sciupafemmine!
«Blaise, per favore, vorresti aiutarmi a togliere il vestito? Sinceramente non capisco perché la moda magica non adotti le tanto magnifiche cerniere, invece di incaponirsi con questi gancetti malefici!» Perché la sua voce è suonata così acuta?
Il moro alza di botto la testa: davvero sua moglie gli ha appena chiesto di…?
Senza perdere altro tempo, quasi temendo che Hermione possa cambiare idea da un momento all’altro, si precipita dall’altro lato del letto e senza chiederle conferma di aver compreso bene, la fa voltare, prendendosi, però, un po’ di tempo per accarezzarle la base della nuca, tra una spalla e l’altra, quasi a volerla rilassare, e ponendovi un bacio.
Con le mani scende a sganciare il primo gancio.
Un gancio… Un bacio…
Due ganci… Un altro bacio…
Tre ganci… Tre baci…
Un brivido scuote Hermione, quando Blaise la bacia poco sotto il centro della sua schiena.
È bravo Blaise. La sua fama di sciupafemmine non è millanteria. Sa che quel brivido è di piacere.
Quattro ganci… Un altro bacio…
Ormai Hermione è quasi creta nelle mani del moro, quando il vestito scivola lentamente a terra.
Rimanendo dietro di lei, l’abbraccia, costringendola ad appoggiare la schiena contro il suo torace.
Le accarezza dolcemente il ventre, senza fretta, risalendo, con ampi cerchi, gfino al bordo inferiore del reggiseno, mentre con le labbra stampa piccoli baci sul collo.
Di punto in bianco, smette di accarezzarla e baciarla: «Ti lascio finire di prepararti», le mormora all’orecchio.
Si scioglie dall’abbraccio ed esce dalla stanza con un ghigno serpeverdesco stampato in volto.
Sul letto, Hermione nota un completo intimo rosso composto da un piao di piccolissimi slip in seta con intarsi in pizzo sui lati e un babydoll a doppio strato, sempre in seta.
Sorridendo tra sé e sé, lo indossa, poi si dirige al tavolo da toilette, per struccarsi.
È lì che la trova Blaise, quando rientra nella stanza.
Con una mano la fa rialzare e la conduce al grande letto a baldacchino.
La fa distendere sotto di lui e poi è solo più una danza di corpi che si cercano,  come se uno fosse il completamento dell’altro.
Al culmine del piacere, la coperta svanisce, prendendo le sembianze di un aquila dorata.
È il patronus matrimoniale, che vola all’officante della Cerimonia. In quello stesso attimo, sul registro matrimoniale si appone magicamente il sigillo che conferma l’avvenuta consumazione.
Da questo momento in poi, finché non sopraggiungerà la morte, per l’intero mondo magico, Hermione è la giovane Ladyn Zabini.
§ § § § § § § § § §
6 dicembre 1998, Sala Grande, prima colazione
          «Buon appetito, amore». Il bacio che Blaise scambia con la moglie, sulla soglia della Sala Grande non è certo casto, ma il luogo gli impedisce di approfondirlo. Accidenti a lui quando ha acconsentito alla folle idea della moglie andare a fare colazione in Sala Grande! Lui avrebbe volentieri continuato il discorso della notte. E che discorso!
Le mani di lui che esplorano lentamente il corpo della moglie, accarezzando       i seni piccoli e sodi, mentre con le labbra le lambisce il collo per scendere sempre più giù, fino a sostituirsi alle mani, leccando e mordendo quelle piccole gemme già turgide…
Le mani di lei che, inesperte, tracciano ampi cerchi sulla sua schiena…
Le mani di lui che, con calma, scendono ad sfiorarle il ventre, seguite poco dopo dalle labbra, e mentre con la lingua gioca con l’ombelico, le mani scendono ancora, fino a raggiungere la sua intimità.
Hermione si irrigidisce a quel tocco.
«Tranquilla, amore mio. So che sarà doloroso, ma ti assicuro che durerà poco, e poi sarà solo piacere. Lasciati andare a me. Fidati», le mormora all’orecchio, stuzzicandole il lobo, finché non la sente nuovamednte rilassata.
Ricomincia avezzeggiarle l’intimità…
«Ti prego, non dirmi che stai pensando ancora a cos’è successo sotto le lenziola», lo prova scherzosamente Theo, riportandolo bruscamente alla realtà.
«Eh?» Domanda lui, con ancora stampato in faccia un sorriso da perfetto ebete.
«Oh, Salazar, potrei vomitare», geme, quasi schifato Draco.
«Draco, non ti riconosco più: dov’è andato quel ragazzo che godeva ai racconti erotici degli amici?» Lo sfida Theodore.
«Forse non lo hai ancora capito, testa di cazzo», gli sibila irritato il biondo, «ma è di mia sorella che si sta parlando. Quindi: cambiate argomento. Immediatamente. E vedete di non tornarci più. Nessuno», li fulmina tutti.
Rivolgendosi poi al moro: «Mi auguro che hai pronunciato l’incantesimo contraccettivo».
«Oh, sì, certo… ho pronunciato l’inc… Oh, cazzo!» Si lascia prendere dal panico, facendo voltare verso di loro tutti gli studenti presenti nella Sala, compresa Hermione, che lo guarda preoccupata.
Ma Blaise sta parlando con suo fratello, quindi non dovrebbe trattarsi di una cosa che la riguarda: di conseguenza decide di rimanere seduta al suo tavolo, cercando di ignorare i commenti di Lavanda e le domande maliziose di Ginny.
«Blaise, l’hai pronunciato, vero? Perché, conoscendo mia sorella, se l’hai ingravidata, ti conviene dettarci ora l’epitaffio che vuoi sulla tua lapide», continua a prenderlo in giro l’amico.
«Oh, merda! Sono un uomo morto», mormora, colpendo il tavolo con la fronte.
«Blaise, l’hai pronunciato, vero?» Adesso, nella voce di Draco non c’è più traccia di scherno, ma solo più preoccupazione.
«Non me lo ricordo, Draco. Giuro, non me lo ricordo».
«E tu saresti quello da una botta e via?» Lo deride Daphne, che ha assistito al dialogo dei tre amici.
«Non infierire, Daphne, non infierire, ti prego. Draco, ti prego, aiutami».
«Ah ah, mi spiace, mon ami, ma questa volta te la devi cavare da solo», lo scarica.
«Ti sei forse scordato tutte le volte che io ti ho aiutato, non ultima quella tua genialata sulla cornificazione?» Lo ricatta.
«Appunto, e mi ricordo anche che Hermione ti ha tirato dietro l’anello di fidanzamento. Ora, siccome non ha nessun anello da tirarmi contro, non ho alcuna intenzione di saggiare i suoi schiantesimi. Buona fortuna, amico mio. È stato bello conoscerti, però, se vuoi un suggerimento, aspetta domani a dirglielo, prima di Trasfigurazione», gli suggerisce, un’improvvisa idea in testa.
«Perché devo aspettare domani e proprio prima di Trasfigurazione?»
«Primo: così puoi ancora goderti un giorno di tranquillità. Secondo: se le fai fare ritardo, non tanto, solo un poco, sarà troppo presa dall’ansia di arrivare in orario e non farà troppo caso alle tue parole. Ora, però, è necessario che ti levi quell’espressione preoccupata dalla faccia», gli spiega Draco.
«Facile dirlo per te», mormora ancora sconsolato.
«Semplice: convinciti di averlo pronunciato quel benedetto incantesimo».
§ § § § § § § § § §
7 dicembre 1998, poco prima di Trasfigurazione
        «Ehm, Hermione, ascolta…».
Alla fine, Blaise ha deciso di seguire il consiglio di Draco, ma non per questo è meno agitato: sa perfettamente, per averlo provato sulla propria pelle, di cos’è capace sua moglie quand’è arrabbiata.
«Sì, Blaise? Cosa c’è?» Chiede, un po’ allarmata dal tono di voce usato dal marito.
Marito. Lei ora è la signora Zabini a tutti gli effetti. Eppure non si sente diversa da prima.
Quando aveva scoperto di essere una Malfoy era letteralmente rimasta sconvolta, tanto per usare un eufemismo, mentre adesso si rende conto che la sua vita,sesso a parte, sta scorrendo esattamente come prima.
Sesso. Lei ha sempre immaginato il sesso come il piacere più puro che una persona potesse provare, poi, con la storia del contratto matrimoniale, aveva cominciato a vederlo come un mero dovere coniugale.
Invece… Invece con Blaise è stato una meravigliosa scoperta.
«Ti assicuro, Hermione, non l’ho fatto apposta, ma, ecco… non so come sia potuto accadere… Di solito in passato sono sempre stato attento a queste cose…», balbetta intanto Blaise.
«Blaise, scusami, ma siamo in ritardo per la lezione: di cosa stai parlando? Che cosa hai combinato questa volta?» Assottiglia pericolosamente gli occhi.
«Ecco… io… nonricordosehopronunciatol’incantesimocontraccettivo», spara tutto d’un fiato.
«Eh?»
«Hermione, ascoltami attentamente: io non so come sia potuto accadere, ma non ricordo se ho pronunciato l’incantesimo contraccettivo», questa volta scandisce bene le parole, per dare tempo alla moglie di assimilare la notizia.
«Un… bambino… noi avremo… un bambino… presto… molto presto», mormora lei, quasi in stato di shock.
«Ma non è detto», si affretta ad aggiungere il moro, «ci sono tanti fattori che possono influenzare…».
Ma la ragazza non lo ascolta più.
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N.d.A.: L’Auila matrimoniale non è una mia invenzione, ma una gentile concessione di Malfoymyheart. Qui potete leggere le sue storie.
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