I CINQUE SENSI ~ Capitolo 30

«Draco, mi è venuta un’idea, ma ho paura che se la esterno a tua sorella, lei mi schianti prima ancora che finisca di parlare». Finalmente anche quel giorno le lezioni sono finite, e Blaise e Draco stanno andando in Infermeria.

«Semplice: evita di parlargliene», Draco fa spallucce.

«Scherzi, vero? Si tratta di una cosa che si deve fare per forza in due…». Blaise è incerto se proseguire la frase o lasciare perdere. Conosce i sentimenti dell’amico verso la sorella – anche se Draco non ne ha mai parlato –  e sa che per il biondo quello è un argomento piuttosto spinoso, ma dopotutto mica è colpa sua se sono fratello e sorella, e anche se non lo fossero, beh, lui è stato sincero con l’amico quando lo asfissiava con le sue malinconie, quando Hermione non lo considerava neanche di striscio perché troppo presa dai suoi sentimenti verso Weasley piccolo, mentre Draco, invece, si trincerava ostinatamente dietro i suoi silenzi e quel suo finto disprezzo.

«Blaise, che cos’hai in mente di fare?» Gli occhi di Draco pericolosamente ridotti a due fessure, mentre il tono di voce è minaccioso.

Blaise deglutisce a vuoto: lo conosce troppo bene per ignorare quei segnali di pericolo; tuttavia, decide di sganciare lo stesso la bomba: se non con lui che a breve sarà suo cognato, con chi potrebbe confidarsi?

«Beh… ecco… avrei pensato di anticipare il matrimonio a sabato…», esala, infatti.

«COOOSA? Ti ha dato di volta il cervello, per caso? Mia sorella è quasi svenuta dopo essere stata sottoposta a Legilimanzia e tu pensi di portartela a letto il prima possibile?» Per un attimo Draco si è sentito perso: per sette anni non ha fatto altro che mascherare la sua attrazione per la Granger dietro un falso disprezzo e, a guerra finita, quando finalmente le cose potevano andare nel verso giusto, scopre che quella ragazza altri non è che sua sorella. Come se non bastasse, suo padre si era messo in testa di farla sposare entro l’estate dell’anno successivo e lui si era adagiato in quella falsa speranza di poterle stare accanto come fratello (visto che non poteva in nessun altro modo) e farle capire che dopotutto non era male come persona. Poi la situazione era precipitata fino a spingere il genitore ad anticipare il matrimonio con Zabini prima di Natale e ora quest’ultimo voleva anticiparlo ulteriormente? No, lui ha ancora bisogno di tempo per stare accanto a sua sorella.

«Ragiona, Draco: tua sorella è fin troppo delibitata per sopportare una festa di matrimonio con tutti i crismi, come avverrebbe se fosse celebrato alla data stabilita, ma se venisse officiato sabato, solo alla presenza degli sposi e dei loro famigliari, per tua sorella lo stress sarebbe ridotto al minimo, senza contare che mio zio a suo tempo fu smistato a Serpeverde», enuncia Blaise.

«Cosa c’entra tuo zio adesso?» Sa che le sue paure sono infantili e del tutto infondate, almeno finché resteranno a Hogwarts, però, cavolo!, è di sua sorella che si sta parlando.

«Il fatto che sia un ex-Serpeverde dimostra che il vecchio Aonas Annwyn sia un freddo calcolatore. In altre parole, temo che, visto il putiferio suscitato dall’articolo della Skeeter, voglia rescindere il contratto che mi lega a Hermione.

Cerca di capirmi, Draco, io non posso permettermi di perderla, non ora che sta cominciando a provare un certo affetto verso di me. Devo giocare d’anticipo, comprendi?» Blaise sta quasi supplicando l’amico di dargli la propria benedizione.

«Cosa ti fa pensare che il contratto non sia già stato annullato?» Sa di essere duro, ma anche questa è un’opzione da tenere in conto.

Blaise sospira: «Nulla, ma in questo caso, se gioco d’anticipo, in questi pochi giorni mio zio non avrebbe il tempo materiale per metterne a punto un altro».

«Blaise, amico mio, spero tu sappia che non esistono Protego a fare da scudo agli Avada Kedavra, e mia sorella è una strega molto, ma molto potente». Draco gli batte una mano sulla spalla con fare fraterno, forse in modo un po’ sarcastico.

«È proprio per questo che ho bisogno del tuo aiuto», soffia il moro.

«Blaise, il fatto che tu smani per renderti vedevo prima del tempo, non significa che anch’io aneli a liberare prematuramente il mondo della mia preziosissima presenza», scherza Draco.

  • § § § § § § § § §

«Maledizione! È mai possibile che io sia circondato da idioti? Spero almeno che tu sia riuscito a impiantarle dei falsi ricordi».

«Mi spiace, mio signore, ma non ne ho avuto il tempo: è stramazzata al suolo all’improvviso, e io sono stato costretto a interrompere il contatto».

«E da quando ti fai questi scrupoli?» L’uomo, accomodato sulla poltrona di fronte all’enorme camino, comincia a mostrare i segni di un’ira per troppo tempo repressa.

«L’intervento di sua madre mi ha distratto», si giustifica l’altro, ancora profuso in un inchino.

«Distratto?! Distratto?!» Urla Lestrange, in modo quasi isterico. «Io ho rischiato l’altra sera entrando al Manor per prendere quel pugnale e tu, tu ti sei fatto distrarre da una donnetta? Crucio!»

Sigmund Harvey si contorce sotto la potenza della Maledizione, urlando tutto il suo dolore.

Ricomponendosi, gelido Rodolphus gli ordina: «Trovami una coppia di Maghinò», ed esce dalla stanza, lasciando l’Auror ancora dolorante steso sul pavimento.

  • § § § § § § § § §

«Va bene».

Per poco la mascella di Draco non tocca il pavimento, mentre Blaise crede di trovarsi in uno dei suoi sogni.

«Ginny, amore, dammi un pizzicotto», mormora sottovoce Harry, metre la fidanzata non se lo fa ripetere e per poco non gli stacca un pezzo di braccio.

«Tesoro, hai capito cosa ti ha chiesto Zabini?» Anche Narcissa è rimasta allibita di fronte alla risposta di Hermione.

«Sì, mamma, anche se tra Corvonero e Grifondoro, alla fine il Cappello Parlante ha preferito quest’ultima Casa, non significa che io sia idiota», si impermalosisce la ragazza.

«Forse, però, l’incantesimo di Harvey ha fatto più danni del previsto», si permette di suggerire Harry, guadagnandosi una gomitata nelle costole.

«Ahi, Ginny, stai diventando un po’ troppo manesca», si lamenta il ragazzo.

«Hermione! Ti sembra questo il modo di rivolgerti a me?» La riprende sua madre.

«Hai ragione, scusami, ma sono stanca di essere trattata come un’incapace», si scusa la riccia.

«Nessuno ti sta trattando come un’incapace. Solo che visto il comportamento che hai tenuto finora, ci sembra strano che tu acconsenta a sposarti così presto. Sai, vero, cosa comporta un Matrimonio Magico di Casata? Non importa se  officiato alla data prevista dal contratto o in anticipo: per essere valido, deve essere comunque consumato la prima notte di nozze», le fa presente Narcissa.

Blaise è sulle spine: Hermione ha acconsentito, perché non se ne stanno tutti quanti zitti, invece di provare a farle cambiare idea?

«Sono perfettamente consapevole di quali siano i miei doveri di sposa, tuttavia…», vorrebbe dire “via il dente, via il dolore”, ma sa che una simile frase ferirebbe a morte il suo fidanzato, non che non se lo meriti, visto che ha avuto il coraggio non solo di leggere una lettera indirizzata a lei, ma anche di farla leggere a quella puzzola albina di suo fratello!

Doveri di sposa?! Se fino a cinque secondi prima, Blaise toccava il cielo con dito, quelle tre semplici parole hanno avuto il potere di scavare un baratro dove prima c’era il cuore. Lui era pronto a donarle il suo cuore a farle provare qualsiasi tipo di piacere, mentre lei vedeva il tutto come mero dovere? «Tuttavia?» Le chiede con la voce roca.

«Che senso ha aspettare? Che cosa cambia se succede il 20 dicembre o il 5? Inoltre, se il matrimonio viene celebrato qui a Hogwarts, Lestrange non avrebbe modo di avvicinare i miei genitori», gli confessa, cercando di scegliere con cura le parole. «Ora, però, se non vi dispiace, vorrei vestirmi, dato che Madama Chips mi ha dato il permesso di lasciare l’Infermeria», taglia corto, cambiando bruscamente argomento.

Fuori da locale, Blaise piange sulla spalla di Draco: «Doveri di sposa! Te ne rendi conto, Draco? Io mi danno l’anima per farle capire quanto in realtà l’ami, e lei, invece, considera il tutto come un dovere!»

A rispondergli è, però, Harry: «Che cosa ti aspettavi, Zabini, che lei ti aprisse il suo cuore dopo quattro moine? In tutti questi anni non l’hai mai considerata e ora pretendi che lei ti si butti a braccia aperte?»

«Potter, so che per te è dura, ma vedi di farti i fatti tuoi, una buona volta», sibila Draco.

«Hermione per me è più di una semplice amica: è la sorella che non ho mai avuto; di conseguenza, ciò che riguarda lei, riguarda anche me».

«Dunque è perché la consideri alla stregua di una sorella che le hai fatto mancare il tuo appoggio proprio quando lei ne aveva più bisogno?» Lo punge Draco.

«Draco…», lo richiama l’amico.

«Draco un cazzo. È ora che Potterino si renda conto che non è al centro dell’universo», sibila il Caposcuola di Serpeverde.

«Ciò non toglie che non abbia tutti i torti», conviene, mesto, Zabini.

«Cosa? Ti sei bevuto il cervello, per caso, durante Storia della Magia?» Da quando i suoi compagni di Casa difendono Potter dai suoi insulti?

«No, sono perfettamente presente a me stesso. Sto solo dicendo che non posso pretendere che Hermione faccia i salti di gioia per sposarmi, quando per anni ho preferito ignorarla anziché esternarle i miei sentimenti».

«Se lo pensi veramente, perché le hai fatto quella proposta?»

«Lo sai perché».

«Zabini, ascolta», Harry si intromette nuovamente nel discorso, «Non sei tu il ragazzo che avrei voluto vedere al suo fianco, questo lo sanno anche le pietre del Castello, ma se Hermione ha deciso di assecondarti, forse tutto sommato non lo considera un mero dovere. Sta a te dimostrarle che non si è sbagliata a fidarsi, ma se dovesse versare anche una sola lacrima a causa tua, ti assicuro che la renderò vedova».

«Wow, Potter, non credevo che saresti stato in grado di fare un discorso di senso compiuto senza il suggerimento di mia sorella», non si trattiene di prenderlo in giro Draco.

«Malfoy: fottiti».

«Sicuramente non con te, Potterino piccolino: ti ho già spiegato qual è il mio tipo».

«Draco…», lo riprende l’amico.

  • § § § § § § § § §

«Blaise, scusami, avresti cinque minuti per me?»

«Tutta la vita per te, mia cara», le risponde il ragazzo, non appena Hermione esce dall’Infermeria, scortata da Ginny.

Narcissa è tornata al Manor.

«Andiamo alla Torre di Astronomia, ti va? Lassù nessuno ci disturberà», gli suggerisce.

«Credevo che fosse vietato l’ingresso agli studenti fuori dalle ore di lezione», le fa notare, preferendo ignorare tutte le volte che la ragazza vi si è rifugiata quando voleva stare da sola.

«Essere me ha i suoi privilegi», sorride sorniona Hermione.

«Questa l’ho già sentita», sbuffa Harry, senza che nessuno lo senta, accingendosi, però, a seguire la coppia.

«Potty, dove stai andando?» Blaise lo nota e non gli fa mistero di non desiderlo tra i piedi.

«Non ti preoccupare, Zabini, controllerò che la Torre sia effettivamente vuota, dopodiché vi aspetterò fuori dalla porta».

«Perché più che una rassicurazione, mi suona tanto come una minaccia?» Soffia il moro, mentre la ragazza alza gli occhi al cielo.

  • § § § § § § § § §

Le fiamme smeraldine dell’enorme camino in pietra del Manor annunciano a Lucius che Narcissa sta per tornare.

«Lucius», lo saluta, infatti, la donna appena messo piede nel salone.

«Narcissa. Come sta Hermione?» Si informa lui, il tono sempre gelido.

«Si è ripresa, ma Madama Chips ha dovuto sedarla perché rimanesse qualche ora sotto osservazione», gli racconta.

«Non avrei mai immaginato che la strega più intelligente della sua generazione fosse tanto capricciosa. Evidentemente, frequentare Potter e quegli straccioni dei Weasley l’ha portata su una cattiva strada», brontola il padrone di casa.

«Per non parlare di chi è suo padre», gli fa il verso Narcissa.

«Cosa vorresti insinuare?»

«Che anche Draco è cresciuto capriccioso, e tu, ti sei sempre vantato che ha i tuoi geni…», Narcissa lascia volutamente la frase in sospeso, affinché il marito tragga le dovute conclusioni. Una volta arrivata alla porta, però, si volta e lo mette al corrente dell’ultima novità: «Hermione avrebbe piacere di parlarti, per darti modo di spiegarle il tuo punto di vista. Sarebbe meglio che tu la incontrassi prima di sabato, visto che Blaise Zabini ha deciso di anticipare al 5 il matrimonio, e nostra figlia si è detta d’accordo».

Adesso è il turno della mascella di Lucius cadere a terra: sono mesi che sua figlia fa i capricci per non sposarsi, e adesso accetta la proposta del fidanzato di convolare a nozze quindici giorni prima della data prevista? Suo padre aveva ragione: le donne esistono unicamente per mandare al Magicomio gli uomini.

  • § § § § § § § § §

«Blaise. Tu lo sai che io sono cresciuta tra i Babbani, e loro hanno un detto: “Patti chiari, amicizia lunga”». Rimasti soli nella Torre, Hermione si avvicina alla balaustra, e, senza guardare il fidanzato, trae un profondo sospiro, cominciando a parlare.

Chissà perché, quella premessa non gli piace per niente.

Incurante del vento gelido che le sferza il viso e del turbamento del ragazzo alle sue spalle, Hermione continua: «Dimmi una cosa: ti ricordi cos’è successo domenica sera nella Sala comune di Grifondoro?»

Blaise deglutisce a vuoto: non starà mica pensando di ridargli indietro l’anello, per caso? E per quale motivo, poi? Senza dimenticare il fatto che lei ha accettato di celebrare il matrimonio in anticipo davanti a Narcissa, la quale ora lo starà senz’altro raccontando a Lucius e a informare sua madre e suo zio… Decide, però, di lasciar parlare la ragazza, rispondendo con un’altra domanda: «Che cosa?»

Fino a quel momento, Hermione aveva stretto la ringhiera con tanta forza che le nocche le erano sbiancate, ma a quella domanda da parte del suo fidanzato, molla la presa, lasciando cadere le braccia lungo i fianchi, sconfitta. E lei che si era illusa che Blaise non fosse il solito Purosangue ottuso. Cretina, come al solito.

«Niente, lascia stare», esala, girandosi, finalmente, ma senza incrociare i propri occhi con quelli del moro, con l’intenzione di andarsene.

Oramai non può più tirarsi indietro: ha accettato la proposta del ragazzo di convolare a nozze quel sabato davanti a sua madre e suo fratello e un altro gesto plateale come quello di domenica ora come ora risulterebbe totalmente incompreso, ma non commetterà due volte lo stesso errore: il suo cuore ora è chiuso, ermeticamente.

Non ha fatto i conti, però, con la testardaggine di Blaise: come gli passa accanto, lo sguardo a terra, il ragazzo ne approfitta per trattenerla per un braccio: «Credevo fosse prerogativa delle Serpi e dei Tassi scappare, non certo dei Grifoni», la provoca.

«Cosa centrano i Tassi, adesso?» Si inalbera lei, finalmente alzando gli occhi. «Hai dimenticato Cedric? Era un Tassorosso, eppure aveva più coraggio lui di tutti voi».

«Non cambiare argomento. Hai capito benissimo cosa volevo dire», la riprende, con voce dura.

«No, Blaise, se non parli chiaro, non posso sapere cosa vuoi dire», gli sputa contro, il fuoco nello sguardo.

«Bene, sei stata tu a dire: “Patti chiari, amicizia lunga”, eppure sei la prima a non parlare chiaramente», l’ammonisce.

«È qui che ti sbagli: la mia domanda era molto chiara. Dal momento, però, che non ti ricordi cos’è successo solo due sere fa, credo sia inutile continuare il discorso. Stammi bene, Blaise», cerca di liquidarlo, ma il ragazzo è più che deciso a non lasciarla andare.

«D’accordo, ho sbagliato a risponderti in quel modo, ma volevo vedere dove avevi intenzione di andare a parare: sono pur sempre una Serpe», cerca di alleggerire l’atmosfera.

Peccato che questa volta Hermione non abbia lacuna intenzione di sotterrare l’ascia di guerra: «Sabato ci sposeremo, ti sembra che la nostra vita coniugale poggi su solide fondamenta?»

«Ascoltami, Hermione: so che fino a pochi mesi fa ti vedevi come la futura signora Weasley, ma purtroppo la vita, il destino – chiamala come vuoi – ha deciso per te e ora sarai la futura Lady Zabini. So anche che per questo tu non mi ami ancora, ma ti ho già chiesto di darmi fiducia: io ti amo, Hermione. Tu mi piaci, sinceramente. Non mi sono mai fatto avanti perché sono un ragazzo estremamente orgoglioso e vedendo come morivi dietro a Weasley piccolo, temevo un tuo netto rifiuto e, beh, lo sai perfettamente che un rifiuto dalla persona che ami fa male, tanto. Per questo te lo ripeto: dammi l’opportunità di dimostrarti tutto il mio amore, non te ne pentirai».

«Blaise, è proprio a questo tuo tanto decantato amore nei miei confronti che mi riferisco», sbuffa Hermione. A questo punto, le opzioni sono due: il suo ragazzo o c’è o ci fa.

«Perdonami, ma non capisco».

«Tu dici di amarmi e che mi devo fidare sulla parola, ma sono i fatti a tradirti, Blaise». Possibile che quel ragazza sia tanto duro di comprendonio da non arrivarci da solo?.

«Hermione, ti ricordo il modo in cui hai incominciato il discorso», l’esorta a parlare più chiaro, «invece sembra quasi che lo spirito di Silente si sia impossessato del tuo corpo».

«Lascia stare il professor Silente, per favore. D’accordo», sospira, «vediamo di parlare il più chiaramente possibile: domenica sera, io ti ho restituito l’anello perché tu hai dimostrato poca fiducia in me, e il mattino seguente, quando me l’hai infilato nuovamente al dito, io ti ho avvertito  che non avrei tolleragto un’altra situazione simile. Tu hai giurato allo sfinimento che non sarebbe più accaduto, peccato che ieri sera non sei stato di parola», lo attacca, riferendosi, pur senza nominarla, alla lettera che Adrian le ha scritto da Azkaban.

«Perdonami, ma continuo a non capirti: ieri sera non ci siamo incontrati», le fa presente.

«Certo che no, perché tu dovevi studiare con gli appunti che io ho trascritto nel MIO libro di Pozioni. E guarda caso, in quel libro avevo riposto una certa lettera. Lettera che stamattina si trovava nelle mani di mio fratello. Ora ti chiedo, Blaise, cosa ci faceva una missiva indirizzata a me, ame e nessun altro, nelle mani di un estraneo?»

«Draco non è un estraneo, è tuo fratello», la prende in giro.

«Questo non cambia lo stato delle cose: sulla lettera c’era scritto Cara Hermione, non Caro Blaise o Caro Draco. Ora dimmi, come faccio a fidarmi di te? Comunque non devi preoccuparti: sabato ci sposeremo e conosco perfettamente i miei doveri», strattona il braccio, per liberarsi, ma Blaise è deciso a non lasciarla ancora libera.

«È proprio questo il punto, Hermione. Tu parli di dovere, mentre io di amore», la implora.

«Che cosa pretendi, si può sapere?» Gli urla contro. «In tutti questi anni, è vero, devo darti atto che non mi hai mai insultato, ma mi hai sempre trattato con indifferenza. Ora, all’improvviso, appena scopri che sono una Malfoy ti spertichi nel dichiararmi amore, però, a conti fatti, appena giro le spalle, mi pugnali».

«Io non ti ho mai pugnalato alle spalle», le dice, con tono offeso.

«Il fatto che mi hai dato della spia e della bugiarda non è forse pugnalarmi alle spalle? Far leggere a mio fratello una lettera indirizzata a me, non è forse pugnalarmi alle spalle? No, perché io non saprei proprio come chiamarli altrimenti questi tuoi gesti. Sicuramente non sono azioni degne di un uomo che si definisce innamorato».

«Riguardo alla spia e alla bugiarda, mi sono già scusato, mentre per quanto riguarda la lettera, l’ho fatto unicamente perché sono geloso», ammette alla fine.

«Geloso? Geloso di Adrian? Quel tipo mi ha rapito! Come diavolo fai a essere geloso di lui?» Gli chiede, incredula.

«L’avevi nascosta in un libro. Ho pensato che… che volevi rispondergli e che fossi disponibile a perdonarlo e a dargli una chance e… ho avuto paura che lui riuscisse a plagiarti e… Non lo so nemmeno io cosa mi è passato nella testa in quel momento», le confida.

«Non hai pensato che magari l’avevo messa in quel libro perché quando l’ho ricevuta era già tardi e se la leggevo rischiavo di fare tardi a lezione e in quel momento il libro di Pozioni era il libro che avevo sottomano, vero? Ma no, certo che no. Hermione è debole, è fragile come un vaso di cristallo. Deve essere protetta da tutti, ma soprattutto da se stessa, perché altrimenti chissà che combina. Beh, ti do una notizia, caro Blaise: sono grande abbastanza per saper scindere il bene dal male», lo fulmina con lo sguardo.

«Hai ragione. Sono un emerito cretino, ma cerca di capirmi: finalmente ho la possibilità di dichiararmi, credo sia normale temere di perderti da un momento all’altro», le svela.

«No, non è normale: è sintomo di profonda insicurezza», gli dice, col suo tono saccente.

«Forse è proprio così che io sono: orgoglioso e insicuro. Hermione, per favore, vuoi fare di me un uomo forte?» Le chiede, la voce rotta e un velo di speranza nello sguardo.

La ragazza sospira rumorosamente: com’è che quel ragazzo riesce sempre a fregarla?

«Com’è che ogni volta che sto per schiantarti, riesci sempre a fregarmi?» Gli chiede, infatti.

«Sono una Serpe, chérie, e noi Serpi abbiamo uno sviluppatissimo senso di sopravvivenza», torna a scherzare.

«Ti avverto, però, mi hai già deluso due volte, fa che non ci sia una terza», lo minaccia.

«Non te ne pentirai», mentre si inchina in un baciamano.

«Me lo dici ogni volta».

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