I CINQUE SENSI ~ Capitolo 29

«Tesoro, tranquilla, è tutto finito», Narcissa cerca di consolare la figlia, ancora scossa dai postumi dell’incantesimo.

«Kingsley, pretendo che vengano presi dei provvedimenti per quanto appena avvenuto».

«L’interrogatorio era un atto dovuto e la ragazza aveva dato il suo consenso alla Legilimanzia», si difende il Capo Auror.

«Non mi sembra di essermi rivolto a lei», gli bercia contro Lucius, «e in ogni caso, l’interrogatorio era del tutto fuori luogo, visto che mia figlia è una vittima esattamente come Weasley e come quel bambino. E si dà il caso, che mia figlia non era completamente consenziente alla Legilimanzia, come possono testimoniare tutte le persone qui presenti: semplicemente, sapeva di non aver scelta».

Quell’uomo ha osato toccare un membro della sua famiglia e, per lui, la famiglia viene prima di tutto.

«Sono solo ragazzini», si difende  Harvey, contraddicendosi.

«Se si riferisce ai miei studenti, signor Capo degli Auror», interviene, infatti, la McGranitt, «le faccio presente che si tratta di maghi tutti maggiorenni».

«Harvey, mi dispiace, ma credo proprio che il signor Malfoy abbia ragione: il comportamento che hai tenuto durante questo interrogatorio è stato alquanto discutibile. Non sono intervenuto, è vero, ma credo che sia nei diritti dei Malfoy presentare formale richiamo, qualora lo ritenessero opportuno», dire la propria il Ministro.

«Se è per questo, neanche loro sono intervenuti. Quindi, perché adesso si lamentano?» Continua a giustificarsi Harvey.

«E darle l’occasione di trascinare nostra figlia davanti al Wizengamot come se fosse lei la colpevole di tutti questi omicidi? Kingsley, esigo che vengano presi seri provvedimenti in merito», continua Lucius.

«Se vuoi porgere formale reclamo contro il metodo del Capo Harvey, devi venire al Ministero», gli fa notare il Ministro.

«Perfetto», ghigna Lucius: non solo ha da ridire sul metodo Harvey, ma intende anche chiedere al suo amico Annwyn di sollevare quell’uomo dall’incarico: dopotutto, Hermione sta per sposare suo nipote… «Narcissa», si rivolge dunque alla moglie, «occupati tu di Hermione, mentre io sono al Ministero».

  • § § § § § § § § §

Dopo che Lucius, al seguito del Ministro e del Capo Auror, è scomparso tra le fiamme del camino, Narcissa ha il suo bel daffare a convincere Hermione a farsi controllare da Madama Chips.

«Mamma, sto meglio, davvero. È stato solo un momento, ma adesso è passato», Hermione prova a convincere sua madre di non aver alcun bisogno di andare in Infermeria. In realtà, prova ancora un vago senso di vertigine e una forte nausea, ma ha già perso troppe lezioni e presto ci saranno le verifiche di fine trimestre, senza parlare dei MAGO alla fine dell’anno scolastico.

«Tua madre ha ragione», cerca di farla ragionare Blaise, «la malattia, anche se perfettamente curata, ha comunque delbilitato il tuo corpo, ed essere sottoposti a Legilimanzia non è uno scherzo».

«Ma io sto bene, sul serio», tenta di tranquillizzarli la ragazza.

«Adesso basta con i capricci, Hermione. Negli anni passati hai sempre definito me un ragazzino capriccioso: ora tu ti stai comportando allo stesso modo. Cerdevo che odiassi l’ipocrisia: evidentemente, con te mi sono sbagliato della grossa». Draco, duro come al solito, prova a far leva sull’orgoglio della ragazza.

«Non sono né capricciosa, né ipocrita: semplicemente sto be-», ma non fa in tempo a finire la frase, che un potente conato di vomita le squassa le viscere.

«Proprio bene, vedo», la punzecchia Blaise. «Narcissa, l’aiuto io a portarla in Infermeria. Draco, mi dai una mano?», mentre la Preside, con un Gratta e Netta, pulisce il pavimento.

«Non ho bisogno dei cavalieri serventi, so benissimo camminare da sola», ha ancora il coraggio di dire la ragazza.

«Ora basta, signorina Malfoy, o mi vedrò costretta a toglierle dei punti. Vada in Infermeria e non osi più fiatare: è chiaro come il sole che lei non sta per niente bene. Per oggi è dispensata da tutte le lezioni, e non si preoccupi per la verifica di fine trimestre. Sono sicura che riuscirà a superarla col massimo dei voti senza la minima difficoltà!» La McGranitt finalmente fa valere la sua autorità.

A testa china, aiutata dal fratello e dal fidanzato, a Hermione non rimane altro che andare da Madama Chips, accompagnata anche da Narcissa.

  • § § § § § § § § §

«Avresti dovuto esserci, Ginny. Io…»

È l’ora del pranzo e Harry Potter è in Sala Grande, con la sua fidanzata.

«Harry, tu non hai colpa», lo consola lei.

«Non si tratta di questo. È solo che… Sì, insomma, io ho sempre desiderato diventare un Auror per combattere i Maghi Oscuri, non per perseguitare innocenti sulla base di illazioni che non stanno né in terra né in cielo», si confida il ragazzo, alludendo all’interrogatorio a cui ha assistito, impotente.

«Harry, amore, se parlassi come mangi, magari ti capirei, comunque: è stato così terribile?» Nonostante suo padre sia un appassionato Babbanofilo, certi modi di dire ancora le risultano incomprensibili.

«Quell’uomo, il mio superiore, nonostante Hermione abbia risposto a tutte le sue domande con la massima sincerità, le ha fatto subire la Legilimanzia. Alla fine, lei è stremata al suolo e Blaise e Draco hanno dovuto portarla di peso in Infermeria… Mi chiedo perché non le ha fatto bere subito il Veritaserum. Con Pucey, che era chiaramente colpevole, l’hanno fatto, mentre con lei… È come se avesse voluto punirla per essere viva e per essere una Malfoy… No, Ginny, ho deciso, io mollo. Ha sempre avuto ragione Hermione: meglio prendere il diploma e poi decidere con calma cosa fare della propria vita», esala alla fine del suo sproloquio.

«Harry James Potter: ti ho mai detto quanto ti amo?» E senza lasciargli il tempo di risponderle, lo bacia appassionatamente lì, davanti a tutti gli studenti e i professori. Si staccano solo quando gli applausi e i fischi giungono alle loro orecchie, riportandoli, imbarazzatissimi, alla realtà.

«E comunque», continua la ragazza, «tu diventerai un Auror. E sai perché? Per evitare che situazioni del genere possano ripetersi. Sono stata abbastanza chiara, Harry James Potter?»

«Come una giornata di sole, Ginevra Molly Weasley», la prende bonariamente in giro lui.

«Ma la smetti di prendermi in giro?» Sbotta la ragazza, che detesta essere chiamata col suo nome di battesimo.

«Hai cominciato tu», le fa presente Harry.

«Dai, andiamo a vedere come sta Hermione. In fondo tu sei la sua personale guardia del corpo, no?» Ginny decide di ignorare il commento malizioso di Harry, trascinandolo fuori dalla Sala Grande.

«Non credo che Malfoy e Zabini saranno contenti di vedermi», conviene mesto lui: del resto, durante l’interrogatorio, lui non ha mosso un dito a favore dell’amica.

«Da quando sei così vigliacco?» Lo provoca la ragazza.

«Ehi!», sbotta lui, «Ti ricordo che io ho affrontato l’Oscuro!»

«Quindi rispondere a Malfoy e a Zabini – sempre che abbiano qualcosa da ridire se tu vai a trovare la tua migliore amica ricoverata in infermeria – dovrebbe essere una passeggiata per te», conviene lei alla fine.

  • § § § § § § § § §

«Forse non mi sono spiegato bene, Kingsley. Io pretendo che quell’uomo venga sollevato dal suo incarico!»

Appena arrivati al Ministero, Lucius non aspetta neanche di essere introdotto nell’ufficio del Ministro per esternare il suo pensiero.

«Gradirei parlare di questo caso nel mio ufficio, se non ti dispiace, Lucius», lo riprende, gelido, il Ministro.

«Di cosa hai paura, Ministro?» Lucius calca volutamente sulla pausa tra queste due ultime parole. «Che qualcuno possa sentire quanto poco è stato professionale il tuo Auror?»

«Attento a come parla, Lord Malfoy. L’interrogatorio si è svolto nei limiti consentiti dalla legge. E sua figlia era perfettamente consenziente, tanto all’uso del Veritaserum che alla Legilimanzia», si difende Harvey.

«Consenziente un corno!» Esclama al massimo dell’ira il biondo. «Sapeva perfettamente di non avere scelta: se non avesse acconsentito, l’avreste tradotta seduta stante ad Azkaban, senza il beneficio di un processo».

«È la legge, Lucius: la conosci anche tu», interviene ancora una volta Shacklebolt.

«Una legge per punire i colpevoli, non per perseguitare gli innocenti, perché sia chiaro una cosa: so perfettamente che a Pucey gli avete offerto il beneficio del dubbio, facendogli prima bere il Veritaaserum e solo successivamente, visto il suo comportamento, avete fatto ricorso alla Legilimanzia», si sfoga ancora Lucius, tutt’altro che disposto ad arrendersi.

«È stato proprio per evitare il ripetersi di quella situazione incresciosa che ho subito usato la Legilimanzia sulla signorina Malfoy», Harvey continua a giustificare il suo comportamento.

«Non ce n’era alcun bisogno, dal momento che Pucey era chiaramente colpevole, mentre mia figlia palesemente innocente», continua Lucius.

« In ogni modo, sarà il Wizengamot a decidere sull’innocenza della signorina Malfoy», taglia corto Harvey.

«Questo è tutto da vedere. Signori, mi piacerebbe molto continuare con voi questa spiacevole concersazione, ma importanti affari di famiglia esigono il mio intervento». Lucius si conceda dai due per dirigersi verso l’uffico di Lord Annwyn.

  • § § § § § § § § §

«Sia ben chiaro una cosa, Capo Harvey». Rimasti soli, e chiusi nell’ufficio del Ministro, quest’ultimo non risparmia il suo subalterno di una sana lavata di capo: «Ti ho difeso davanti a Lucius Malfoy, come ti avrei difeso davanti a un qualsiasi estraneo, ma il tuo comportamento con Hermione Malfoy non mi è piaciuto per niente».

«Però non mi hai fermato», puntualizza l’Auror.

«In quanto Ministro, ho dovuto mantenere una certa imparzialità, soprattutto di fronte a estranei; ciò non toglie che Lucius Malfoy abbia perfettamente ragione: hai esagerato».

«Finora non ti sei mai lamentato del mio operato», sbuffa l’uomo.

«Forse perché fino adesso non me ne hai dato motivo, ma quello che è successo poco fa a Hogwarts non può costituire un precedente. Mi dispiace, ma sei sospeso fino a che non si pronuncerà il Wizengamot», Kingsley chiude il discorso aprendo uno dei tanti fascicoli presenti sulla sua scrivania.

«Spero tu sappia quello che stai facendo: sono il tuo uomo migliore, e tu lo sai», esala l’Auror.

«Chiudi la porta quando esci, e ricordati di passare all’Uffico Personale», lo saluta il moro, senza alzare lo sguardo dal fascicolo.

  • § § § § § § § § §

«Voglio che siano presi provvedimenti,sia verso quell’Auror da strapazzo che verso quella pseudo-giornalista!» Lucius entra senza problemi nell’ampio ufficio del Consigliere Anziano.

«Buona giornata anche a te, Lucius, qual buon vento ti porta da queste parti?» Lo irride questi.

«Hai letto il Profeta, oggi?» Nonostante l’ira lo stia divorando, e in completa antitesi al suo ingresso, Lucius si siede sulla poltrona di velluto nero con una grazia invidiabile.

«Davvero una situazione a dir poco imbarazzante. Stavo giusto per mandarti un gufo al riguardo», gli risponde l’amico.

«Spero per te che non sia quello che temo, perché, vedi: il contratto che tu e tua sorella avete firmato a nome di Blaise è vincolante in tutto e per tutto. In altre parole: non si può rescindere in alcun modo», lo blocca subito il biondo. Ha già perso la possibilità di imparentarsi con Nott e Pucey, non permetterà che anche questo contratto gli sfumi dalle mani, non ora che mancano pochi giorni al matrimonio.

«Suvvia, Lucius, siamo uomini di mondo: sappiamo entrambi come funziano queste cose. Nulla è impossibile, neanche nel nostro Mondo».

Quando quella mattina aveva letto l’articolo della Skeeter, gli era letteralmente caduta la terra sotto i piedi: aveva sempre visto il matrimonio del nipote con l’eroina di guerra come un viatico per un’ascesa più veloce al Ministero, ma ora quelle illazioni non solo gettavano fango sulla ragazza, ma anche sugli Zabini e sugli Annwyn. L’unica via d’uscita era quella di rescindere il contratto: sua sorella non era un problema, perché avrebbe fatto quello che lui voleva; l’unico problema era Lucius Malfoy, che, infatti, pareva non digerire affatto la cosa.

«Dimentichi un particolare, Aonas: sei stato tu a volere quel contratto, come pegno della mia gratitudine». Lucius è più che mai deciso a dare battaglia anche all’antico amico.

«E dal momento che sono stato io a volerlo, così sono io che invoco la rescissione». Anche Aonas Annwyn è deciso a non cedere di un millimetro la propria posizione.

«Peccato, però, che la stesura e la firma siano avvenuti a Malfoy Manor: mi spiace contraddirti amico mio, ma appena le nostre firme sono state apposte su quella pergamena, ho invocato su di essa l’Antica Magia di Casata dei Malfoy. Ergo: quel contratto non si può rescindere, pena la morte di chi invoca il suo annullamento».

«Questa è Magia Oscura. È illegale», esala lord Annwyn, sbiancando.

«Niente Magia Oscura: solo pura e semplice Antica Magia di Casata dei Malfoy: perfettamente legale, così come lo è quella degli Annwyn», precisa l’ex-Mangiamorte.

Il suo interlocutore deglutisce a vuoto, messo definitivamente all’angolo: sa perfettamente che Lucius ha ragione e non può neanche sperare di far approvare una legge al Wizengamot che renda illegale le Magie di Casata. Nessun Consigliere si sognerebbe di prenderla in esame, lui per primo.

«Bene, vede che sei tornato disposto a ragionare. Dunque, come dicevo quando sono entrato qui», Lucius riprende la sua consueta freddezza, «pretendo che il Wizengamot apra un’inchiesta sia sull’operato di Harvey Sigmund, attuale Capo Auror, che su Rita Skeeter, attualmente impiegata come giornalista presso la Gazzetta del Profeta».

«Per quanto riguarda il Capo Auror, non penso ci siano problemi, anche se gradirei sapere esattamente cos’è successo, prima di perorare la tua causa davanti al tribunale. Per ciò che concerne la Skeeter, invece, mi dispiace, ma dopo il Terrore instaurato da Tu-Sai-Chi, il Ministro Shacklebolt ha avviato una politica di libertà di informazione, per cui né il Ministero, né il Wizengamot hanno voce in capitolo su ciò che i giornali pubblicano. Mi dispiace. Puoi, però, denunciarla per diffamazione presso gli uffici degli Auror». Aonas Annwyn è tornato a usare un tono professionale: meglio non inimicarsi Lucius Malfoy, anche se ora è caduto in disgrazia. Del resto, anche se  lui invalidasse il contratto prematrimoniale, non  è del tutto convinto che Blaise non decida di sposare ugualmente quella ragazza: da quanto gli ha raccontato sua sorella,  sono anni che praticamente non fa che aspettare il momento giusto, e comunque il ragazzo è maggiorenne.

  • § § § § § § § § §

«Mamma…» Hermione si è appena svegliata in Infermeria. Accanto a lei, Narcissa. Draco e Blaise, invece, sono stati rimandati a lezione.

Madama Chips ha dovuto sedarla per farla stare tranquilla: in tanti anni ha sempre avuto a che fare con studenti pronti a inventarsi qualsiasi scusa pur di saltare le lezioni; invece, con lei, deve faticare per tenerla tranquilla sotto osservazione.

«Tesoro, come ti senti?» Narcissa si sporge dalla sedia – opportunatamente trasfigurata in comoda poltrona – sulla quale è seduta da ore.

«Un po’ intontita… Dove sono Draco e Blaise?» Chiede, stupendosi di non vedere  il fidanzato. Sembra strano, ma un po’ si stava abituando alle maniere del moro e di averlo sempre in mezzo, e non vedendolo lì con sua madre, è rimasta un po’ delusa.

«Sono dovuti tornare a lezione, ma presto saranno qui, tranquilla», la rassicura la madre.

«E… papà?» A Narcissa non sfugge lo sforzo con cui la ragazza ha pronunciato l’ultima parola: ecco cosa succede quando al posto del cuore si ragiona con le camere blindate della Gringott. Si perde l’unica cosa importante, l’affetto dei propri cari. Il suo, Lucius l’ha ormai perso, ma si era illusa che almeno avesse ancora qualche speranza di fare breccia nel cuore della Grifona. Evidentemente, sua figlia è troppo intelligente per perdere tempo dietro una persona che pensa solo al denaro e al prestigio.

Quando ha letto la lettera di Adrian, per un attimo aveva pensato di rispondergli e dargli una seconda possibilità: quest’idea l’aveva fatta riflettere sul suo comportamento verso Draco e verso Lucius. Perché era disposta a dare a tutti una seconda opportunità e a loro no? A essere sinceri, non è che a Draco abbia chiuso ermeticamente tutte le porte, anzi: è solo che è così che sono loro due. E forse è così che si comportano tutti i fratelli del mondo tra di loro: litigano, fanno la pace, litigano di nuovo e di nuovo fanno la pace, in un ciclo pressoché infinito. Con Lucius, però, le cose sono diverse. Lui non ha mai fatto mistero di disprezzarla, pur sapendo chi era in realtà e anche se in quei mesi ha giocato a fare il padre amorevole con lei, proprio non ce la fa a instaurare con lui un rapporto di fiducia come è riuscita invece a fare con Narcissa.

I suoi pensieri vengono interrotti proprio dalla risposta di quest’ultima: «È al Ministero a denunciare il comportamento del Capo Auror».

«No…», mormora Hermione, «non voglio che qualcuno venga punito a causa mia».

«Tesoro, durante l’interrogatorio nessuno di noi è potuto intervenire, ma il suo comportamento è stato inqualificabile. Non aveva alcun diritto di usare la Legilimanzia su di te», le spiega la madre.

«Io gli ho dato il permesso: ero perfettamente cosciente di tutto ciò che un interrogatorio può comportare», Hermione cerca di difendere la posizione dell’Auror.

«Ciò non toglie che invece di usare la Legilimanzia avrebbe potuto farti bere il Veritaserum e poi procedere a interrogarti».

Le due donne vengono interrotte dall’arrivo di Madama Chips: «Oh, si è svegliata signorina Malfoy. Devo ammettere che in tanti anni che esercito in questa scuola, è la prima volta che devo sedare un alunno per farlo stare tranquillo in Infermeria. Devo ammettere che è stato veramente un comportamento da irresponsabili accettare di essere sottoposti a Legilimanzia quando il proprio corpo non si è ancora rimesso del tutto da una malattia potenzialmente mortale».

«Ma io mi sentivo bene. E poi, se non avessi accettato, mi avrebbe condotto ad Azkaban senza neanche un processo», confida la riccia.

«Questo dimostra il comportamento inqualificabile di quell’uomo», afferma, dura, Narcissa.

«Sono pienamente d’accordo e ancora non capisco come mai la Preside non abbia deciso di interpellarmi», commenta, un po’ amaramente l’anziana Guaritrice.

«Forse perché anche lei temeva lo scenario paventato da Hermione», conviene, con lo stesso tono, Narcissa.

La Guaritrice annuisce in silenzio, porgendo un’ampolla a Hermione, che la beve tutta d’un fiato.

«Sì, ma…», prova a controbattere la ragazza, prontamente interrotta da sua madre: «Basta, Hermione: tuo padre sa perfettamente come comportarsi».

«Volevo dire che è pericoloso», cerca di spiegarsi lei.

«Pericoloso?» Narcissa alza un sopracciglio, interdetto.

«Ogni tre vittime, l’assassino uccide una coppia. L’altra volta è toccato ai Granger, che mi hanno cresciuta come figlia loro, e sabato c’è stato quel falso allarme alla festa…». Narcissa la guarda un attimo spaesata, prima che la consapevolezza di quella frase la colpisca come una pluffa in pieno petto.

«Amore, tuo padre è un sorvegliato speciale. Non può accadergli niente, men che meno al Ministero», tenta di rassicurarla.

«Se dovesse succedergli qualcosa, io… abbiamo ancora tante cose da dirci. Lui mi deve ancora tante spiegazioni e io… io… forse gli devo delle scuse…», confessa, mentre gli occhi le si fanno lucidi.

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