I CINQUE SENSI: Capitolo 28

«Cazzo!» Blaise Zabini. La finezza fatta persona.

«Draco!» Si fionda nella camera del Caposcuola. «Guarda cos’ho trovato nel libro di Pozioni di tua sorella», gli sventola sotto il naso la lettera di Adrian che Hermione quella mattina aveva nascosto nel libro di Pozioni.

«E com’è che tu avevi quel libro?» Si incuriosisce il biondo.

«Mi servivano alcuni appunti che io non sono riuscito a prendere e che lei, invece, non ha mancato di segnare, proprio sul libro», spiega, senza smettere di sbandierare quella lettera.

«Blaise, la vuoi smettere di agitare quella dannata pergamena, e magari dirmi cos’hai trovato di tanto interessante da rischiare la pelle e condividerlo con me?»

«In effetti, se Hermione scopre che te l’ho detto, mi scotenna vivo… Comunque, dai un’occhiata a questa dannata pergamena, come l’hai definita tu, che altro non è che una lettera fresca fresca di Azkaban», gli sbatte tra le mani quel foglio.

«Azkaban?» Si incuriosisce oltremodo Draco. Chi è che sua sorella conosce ad Azkaban?

«Già. Leggi tu stesso chi ha avuto il coraggio di scriverle».

A leggere la firma, il biondo sbianca, senza parlare dei sentimenti che l’hanno investito non appena ha letto quello che il suo ex-compagno ha avuto il coraggio di chiedere a sua sorella.

«Allora è per questo che prima voleva andare in Guferia. Voleva rispondergli. Non avrei mai creduto di dover dire grazie a Potter», esala Blaise.

«Che cosa c’entra Potter, adesso?» Draco è ormai sul piede di guerra.

«Pare che abbia avuto il fegato di chiedere ad Hermione di fargli la ricerca per Lumacorno e anche di correggere quella di Pansy, visto che lui aveva un doppio allenamento di Quidditch, ma Hermione si è rifiutata categoricamente, e lui, per vendicarsi, ha rifiutato di accompagnarla in Guferia. Immagino che volesse rispondere a Adrian», spiega tutto d’un fiato il moro.

  • § § § § § § § § §

«Oh, Merlino, sono una strega morta», piagnucola Hermione, mentre tira fuori i libri dalla sua tascapane: ha lasciato la lettera di Adrian nel libro di Pozioni che ha prestato a Blaise. Ora non le resta che sperare che il fidanzato non la trovi…

«Qualche problema, Hermione?» Cinguetta una Lavanda insolitamente allegra.

«No, è che ho dimenticato il libro di Antiche Rune in camera, faccio una corsa e vado a prenderlo», ribatte prontamente la riccia, ma i suoi propositi si scontrano contro un ragazzo più alto di lei: «Ti ringrazio. I tuoi appunti mi sono stati veramente d’aiuto», le sorride Blaise.

«Ciao, Blaise. Sì, sono contenta che ti siano stati utili. Ora, però, scusami, ma devo andare a recuperare un libro… Ciao!» Lo liquida sbrigativamente, nella speranza di evitare l’argomento lettera-che-scotta.

Ancora una volta, però, i suoi piani vengono delusi: «Spiegami questa cosa significa», tuona, infatti, suo fratello, impedendole la fuga e sbattendo sul tavolo la lettera incriminata.

Senza farsi prendere dal panico, Hermione decide, per una volta di comportarsi da Serpe: «Come faccio a saperlo? Mica sono una veggente; però, a occhio e croce, sembrerebbe una pergamena di pessima qualità».

«È una lettera», la informa Draco, acido, per andare quindi subito al punto, «e comincia con: Cara Hermione, per terminare con la firma di Adrian Pucey. Allora, non hai niente da dire?»

«Io dovrei avere qualcosa da dire? Sei tu quello che ha in mano una lettera indirizzata a un’altra persona, nella fattispecie, me!» Lo attacca.

«Io non devo giustificarmi». Draco si trincera dietro la sua solita aria da strafottente che tanto negli anni passati lei ha odiato… e che continua a odiare.

«Neanch’io», risponde prontamente lei, sfidandolo con lo sguardo, in una posa che ricorda tanto Molly Weasley.

«Hermione, cerca di capire», interviene, a sproposito, Blaise, «siamo preoccupati per te».

La ragazza si volta bruscamente verso di lui: se lei fosse una strega tanto potente da poter uccidere solo con lo sguardo, ora del ragazzo moro non resterebbe che un misero mucchietto di cenere: «TU! Brutta razza di verme traditore! Sei stato tu a dare quella dannata lettera a mio fratello, vero? Oh, ma certo, che stupida», battendosi la mano sulla fronte, «dimenticavo, voi Tarzan e noi Jane!» Sbotta, infine, alludendo a un detto babbano con chiaro riferimento alla ormai famosa teoria sulla cornificazione.

«Io…», prova a difendersi il moro, ma viene interrotto dall’arrivo della posta.

  • § § § § § § § § §

TROVATO NUOVO CADAVERE DI UN BAMBINO

Nella ormai tristemente nota spiaggia di Blyth è stato trovato il corpo di un altro bambino di dieci anni, Blez Silyen. Pur essendo la famiglia Silyen di antica tradizione purosangue, già il nonno del bambino, Bran, aveva abbracciato le usanze babbanofile.

Si tratta, dunque, del terzo bambino appartenente a famiglie purosangue filobabbane. È pertanto lecito chiedersi se dietro questi omicidi ci sia un piano volto a indebolire la politica di distensione con i Babbani intrapresa dal nuovo Ministro Shaklebolt. Ricordiamo, infatti, che le prime tre vittime erano Mezzosangue, a cui sono seguiti i genitori adottivi dell’eroina di guerra Hermione Narcissa Malfoy.

Quest’ultima, poi, è stata rapita il mese scorso e ricoverata d’urgenza al San Mungo, reparto Malattie non-magiche, dopo la sua fortunata fuga, assieme all’altro eroe di guerra, Ronald Bilius Weasley, anche lui di famiglia purosangue babbanofila.

A questo punto, sorge un ovvio interrogativo: come mai l’intrepida figlia di Lucius Malfoy, noto Mangiamorte scampato da Azkaban, è riuscita a fuggire dalla sua prigionia, insieme al suo ex-fidanzato, ma lasciandosi alle spalle questo bambino? Se non avesse pensato solo a se stessa, forse ora, il Mondo Magico non piangerebbe questa ennesima piccola vittima…

«Che modi!» La voce stridula di Rita Skeeter si leva scandalizzata dal giornale buttato in malo modo sul tavolo.

«Bonki!» Richiama secco il padrone di casa.

La piccola creatura si materializza davanti il suo algido padrone, profondendosi in un inchino, fino a toccare il pavimento col suo lungo naso: «Padrone ha chiamato?»

«Vai a dire alla padrona di prepararsi: andiamo a Hogwarts, a parlare con i nostri figli».

Senza neanche sollevare lo sguardo, l’elfo sparisce in un plop.

«Si può sapere cosa ti prende, Lucius? Avevamo deciso di non dire nulla, né a Hermione, che è già fin troppo turbata, né a Draco. Ma immagino che a te dei sentimenti altrui continui a non importare nulla», esordisce, astiosa, Narcissa.

«Punto primo: sei stata tu a decidere di vivere separati in casa e di fingere di fronte ai figli e agli estranei. Punto secondo: ecco cosa succede», e le molla in mano il giornale di quella mattina.

«Merlino», ha solo la forza di esalare la donna, accasciandosi sulla sedia.

  • § § § § § § § § §

 

Draco ha avuto  la pessima idea di leggere a voce alta l’articolo: dentro di lui, diversi sentimenti fanno a pugni tra di loro, dalla rabbia verso quella giornalista da strapazzo che ha osato addossare la colpa di quell’omicidio su sua sorella (viva per miracolo), alla… paura? di quello che può leggere nello sguardo di Hermione. È forse proprio per questo che, mentre continua a stringere convulsamente quei fogli, non ha il coraggio di alzare lo sguardo su di lei.

Anche Blaise è rimasto ammutolito dalle parole usate dalla Skeeter, intanto che continua a tenere abbracciata la fidanzata per la vita, appoggiando il capo sulla sua spalla.

Perfino Harry e Ginny sono rimasti allibiti.

L’unica che ha il coraggio di parlare è, come al solito, Lavanda: «Visto, cosa vi dicevo io, ieri? È chiaro come il sole che la colpa è di Hermione!».

«Ha ragione Lavanda: mi fai schifo, Hermione, spero che ti levino quella spilla. Non sei degna di indossarla», sputa velenoso Seamus.

Parole dure, quelle di quest’ultimo, le quali, tuttavia, non riescono a raggiungere il cervello della ragazza. Nella sua testa, infatti, rimbomba un unico pensiero: se dopo le prime tre vittime, sono stati uccisi i Granger, e lei e Ron erano la coppia designata questa volta, al loro posto, chi sceglierà l’assassino? Soprattutto, considerato il falso allarme al Manor sabato scorso…

«Draco…», esala, alzando gli occhi lucidi.

Senza dire una parola, e stupendosi lui stesso prima di tutti gli altri, abbaraccia la sorella, sciolta dalla stretta di Blaise.

«Tranquilla, nessuno ti accusa di niente», la rassicura, lanciando occhiate eloquenti a Potter e Ginny, che annuiscono, in silenzio, anche se Hermione non li può vedere.

«I nostri genitori…», mormora lei, cercando di dare voce ai suoi dubbi.

«Hey», la allontana, obbligandola a guardarlo negli occhi, «non starai mica pensando che…»

«No, certo che no!» Si affretta a specificare. «È solo che… ho paura, Draco! L’hai appena letto: prima sono stati uccisi i Granger, e sabato c’è stato quel falso allarme durante la festa… Io…»

Quella consapevolezza lo attraversa come una scossa elettrica, facendogli sgranare gli occhi. Fa per replicare, ma Blaise, questa volta, è più veloce. Tornando a stringerla fra le sue braccia, le sussurra: «Non devi temere per loro. Ricordi? Vostro padre è un sorvegliato speciale. E gli Auror non possono certo permettersi di perderlo di vista, vero Draco?» Prova a rasserenarla, cercando conferme con lo sguardo nel suo amico.

«Ma certo», la rassicura quest’ultimo, «non è vero, Potter?» Passa la patata al rivale, il quale, sentendosi chiamato in causa, per poco non si strozza con la sua stessa saliva.

«Non agitarti, Potter», lo prende volutamente in giro, «Nonostante tu non sia certo il mio tipo, ti preferisco vivo, almeno finché sarai tu a doverti occupare della sicurezza di mia sorella».

«Signorina Malfoy», Gazza è sopraggiunto silenzioso alle spalle del biondo, «la Preside desidera parlarle nel suo ufficio».

Di malavoglia, Blaise libera dall’abbraccio la fidanzata, mentre il Ragazzo sopravvissuto si accinge a seguirla, imitato sia da Draco che da Blaise.

«Potter, non mi sembra che lei sia stato invitato», lo redarguisce il bidello.

«Essendo stato designato come guardia personale della signorina Malfoy, è mio preciso dovere seguirla, ovunque lei vada», gli spiega.

«Non credo che qui al Castello corra alcun pericolo, e poi lei ha lezione, no?» A Gazza quei ragazzini viziati non sono mai piaciuti e il fatto che Potter sia il Salvatore del Mondo Magico non cambia di una virgola il suo pensiero.

«Talmente sicura che è proprio in questa scuola che è stata rapita, lo scorso Halloween. E ora, se mi vuole scusare», lo soprassa, senza dargli tempo di rispondere.

  • § § § § § § § § §

«Kingsley, spero tu sappia quello che stai facendo».

La professoressa McGranitt non ha certo gradito la visita a sorpresa del Ministro e del Capo Auror.

«Minerva, cerca di capire: è appena stato ritrovato il corpo di un alto bambino di dieci anni. Se tu fossi sua madre, non vorresti sapere cos’è successo?» Il Ministro cerca di placare la donna, con scarsi risultati.

«È della signorina Malfoy che stiamo parlando. Un membro dell’Ordine della Fenice, nonché la mente del Trio. Ti sei forse dimenticato che se Potter è riuscito a uccidere Lord Voldemort e noi siamo vivi lo dobbiamo unicamente al suo intelletto e al suo coraggio?» La preside non si lascia convincere, anche se è stata obbligata a mandare a chiamare la sua migliore studentessa, ma se c’è una cosa che non permetterà mai è che la conducano via: per quello, dovranno passare sul suo cadavere.

«Come ha detto lei, è della signorina Malfoy che si sta parlando, nipote di Rodolphus Lestrange, principale indagato per questi omicidi. Oltre a ciò, le parole scritte dalla signora Skeeter sollevano un importante quesito», interviene, del tutto a sproposito, Harvey.

«Mi state dicendo che volete interrogare una persona, una mia studentessa, solo basandovi sulle sue parentele e sulle illazioni di quella pseudo-giornalista?» L’anziana preside , infatti, si altera ancora di più.

«Non si tratta di semplici illazioni», le spiega il Capo Auror, «ma di dubbi legittimi: come mai è riuscita a fuggire quella notte? E come mai ha fatto scappare solo il suo ex-fidanzato, e non ha cercato di liberare anche quel bambino?»

«Forse perché in quella cella c’era solo Weasley? E, comunque, non aveva già denunciato il tutto?» S’incaponisce la donna.

«Non siamo tenuti a darle ulteriori spiegazioni. Ora, se non le spiace…» Harvey le indica la porta.

«Mi state forse cacciando dal mio ufficio?» È interdetta: come si permettono di trattarla in quel modo?

«Minerva, cerca di capire: stiamo per interrogare un indagato», le spiega Shaklebolt.

«Una mia studentessa», specifica lei.

«Una strega maggiorenne», la contraddice Harvey.

«Maggiorenne o no, essendo una studentessa di Hogwarts è posta sotto la mia tutela, di conseguenza io sarò presente per tutta la durata dell’interrogatorio», s’incaponisce.

Kingsley sbuffa, passandosi una mano sulla sua testa pelata, conscio di non poterla spuntare sulla testardaggine di quella donna, e, in fondo, anche comprendendo appieno le sue motivazioni. Ma lui è il Ministro della Magia e ha fatto dell’imparzialità la regola del suo mandato.

In quel mentre, tra le fiamme del camino appare il volto di Lucius, e la sua voce riempie quell’uffico: «Preside McGranitt, io e mia moglie chiediamo l’accesso a Hogwarts e il permesso di poter avere un colloquio con nostra figlia».

«Non credo sia il caso», si permette di dire Harvey, prontamente contraddetto dalla preside: «Permesso accordato», mentre si accinge a modificare le barriere, per poi rivolgersi all’uomo che ha parlato a sproposito: «Forse si è scordato dove si trova, Capo Harvey: qui non siamo al Quartier Generale Auror, ma a Hogwarts, scuola di cui IO sono la preside, e questo è il MIO ufficio, di conseguenza spetta a me, e soltante a me, permettere o meno l’ingresso di visitatori estranei».

  • § § § § § § § § §

«Mamma, papà». Hermione è stupita di trovare nell’uffico della preside sia i suoi genitori che il Ministro accompagnato dal Capo Auror: che diavolo sta succedendo?

«Hermione, tesoro, come stai?» Narcissa è la prima a mostrarsi preoccupata per la figlia.

«Bene, ma… cosa sta succedendo?» Chiede, mentre sia Draco che Blaise di fatto le impediscono di avvicinarsi troppo: già una volta è stata rapita grazie all’uso della Polisucco, chi garantisce loro che questa non sia un’ulteriore trappola?

«Signori, siete pregati di uscire tutti, anche lei, signor Potter: la signorina Malfoy è qui per essere interrogata circa l’ultimo omicidio». La voce, professionale, fredda di Harvey impedisce ai Malfoy di rispondere alla domanda di Hermione.

«Che… che cosa…» Hermione fa scorrere veloce il suo sguardo su ognuna delle persone presenti: perché vogliono interrogare lei per quell’omicidio?

«Se lo scordi, Harvey, io non lascio mia figlia da sola con lei», si oppone Lucius.

«Un po’ tardi per fare il padre amorevole, non trava, Lord Malfoy? In ogni caso, sua figlia è maggiorenne, quindi la presenza dei genitori non è assolutamente ammessa, come non è tollerata quella di terze persone», conviene Harvey fissando prima Lucius e Narcissa e poi i tre ragazzi.

«La strega maggiorenne è una mia studentessa, quindi sotto la mia responsabilità, di conseguenza, l’interrogatorio non avverrà senza la mia supervisione», si intromette la Mc Granitt.

«Dal momento che sono presenti anche i genitori della ragazza, si può benissimo obiettare lei è stata sollevata da questa responsabilità. Quindi, adesso, uscite tutti», s’impone il Capo Auror.

«Mamma, papà, preside: non dovete preoccuparvi. Io non ho nulla da nascondere. Può procedere all’interrogatorio, Sir Harvey», interviene Hermione, lo sguardo fiero.

«No», questa volta è il turno di Blaise replicare, «ti sei dimenticata come ha fatto Adrian a rapirti? Chi ti assicura che siano proprio loro?»

«Zabini, stai scherzando, spero»: Harry si sente in diritto di dire la sua.

«Potter, Zabini: se non sbaglio voi avete lezione. Anche lei Malfoy», li riprende la preside: quell’ufficio sta cominciando a essere un po’ troppo affollato.

«Io sono stato assegnato alla sicurezza di Hermione», si difende il ragazzo che è sopravvissuto.

«Io sono il suo fidanzato», si giustifica Blaise.

«E io il fratello», asserisce per ultimo Draco.

«Questo non cambia il fatto che abbiate lezione, o preferite dieci punti in meno a testa?»

A sorpresa, i tre ragazzi rispondono in coro: «Dieci punti in meno a testa».

«Harry!» Hermione si scandalizza per la scelta dell’amico.

«Non preoccuparti: er Grifondoro sono solo dieci punti, mentre per Serpeverde il doppio», si giustifica lui.

«Bene, se avete finito, quella è la porta», Harvey non si scompone più di tanto.

«Forse non ha capito, signor Capo degli Auror», Lucius usa un tono sarcastico, «nessuno di noi è disposto a lasciare sola Hermione in questa stanza, visto cos’è successo il mese scorso».

«Vabene, adesso basta: non abbiamo tutta la giornata a disposizione. Capo Harvey, proceda con l’interrogatorio dell’indagata», s’impone finalmente il Ministro. «Garantisco io che nessuno di loro interverrà».

«Signorina Hermione Narcissa Malfoy, è disposta a rispondere a tutte le domande che le verranno rivolte con la massima sincerità?»

«Sì».

«È disposta a bere il Veritaserum qualora io, Capo degli auror Sigmund Harvey, inquisitore nominato dal Wizengamot per condurre il presente interrogatorio, lo riterrò opportuno?»

«Sì».

«È altresì disposta a essere sottoposta a Legilimanzia, qualora io, Capo degli auror Sigmund Harvey, inquisitore nominato dal Wizengamot per condurre il presente interrogatorio, dovessi ritenere inutile l’utilizzo del Veritaserum?»

Questa volta, la ragazza non risponde subito, conscia del fatto che quel tipo di incantesimo, se eseguito male può condurre alla pazzia, ma l’uomo di fronte a lei è il Capo Auror: se è arrivato a ricoprire una simile carica sotto il mandato di Shaklebolt ci sarà un motivo, no? E poi lei si fida di Kingsley e della preside: mai permetterebbero che qualcuno le farebbe del male, per non parlare dei suoi genitori. Suo padre, soprattutto, sembra sul piede di guerra. Non avrebbe mai detto di poterlo vedere così protettivo nei suoi confronti; o forse si tratta di un altro dei suoi trucchetti? No, Hermione, ti sei ripromessa di dargli una seconda opportunità, non lasciarti vincere dai pregiudizi, in fondo hai combattuto una guerra per cancellarli, riflette fra sé e sé. «Sì», risponde alla fine, rialzando gli occhi.

«Bene. Signorina Hermione Narcissa Malfoy, può per favore, raccontare nei minimi dettagli cos’è successo la notte di Halloween del corrente anno?»

«Sì, allora: appena sono uscita dalla mia camera da Caposcuola, ho discusso con una mia compagna, l’attuale fidanzata di Ronald Weasley, perché erano settimane che lei non riceveva sue notizie e credeva che io sapessi qualcosa…», comincia a raccontare.

«Aveva ragione? Lei era in contatto col signor Weasley?»

«No, cioè, l’avevo incontrato qualche settimana prima a Hogsmeade, ma non gli ho dato retta più di tanto. Il mio fidanzato era presente a quell’incontro e può testimoniare».

«Intende dire, il signor Zabini?»

«Esattamente».

«Bene. Più tardi, se lo riterrò opportuno per le indagini, sentirò anche lui. Intando, proseguiamo con quanto accaduto quella notte».

«Sulle scale, fuori dal dormitorio, abbiamo incontrato Adrian Pucey, sotto le sembianze di Blaise».

«Abbiamo?»

«Ero in compagnia di Harry Potter e Ginevra Weasley».

«E come fa a essere sicura che fosse il signor Pucey sotto le sembianze del qui presente signor Zabini?»

«A un certo punto, ha deviato il percorso: anziché acompagnarmi in Sala Grande, mi ha condotto al terzo piano, dove c’è la statua di Gunhilda Di Gorsemoor, dietro la quale c’è un passaggio che conduce alla cantina di Mielandia. Una volta arrivati là, ci siamo smaterializzati a Villa Pucey. Intanto la Pozione Polisucco stava finendo il proprio effetto e lui riprendeva le proprie sembianze: quelle di Adrian Pucey, appunto».

«Per quale motivo il signor Pucey l’avrebbe rapita per condurla a casa sua?»

«Stando a quello che mi ha scritto l’altro giorno in una lettera, l’ha fatto perché si è sentito rifiutato da me e voleva mostrarmi il suo mondo, quello che avrebbe potuto essere anche mio, se solo avessi scelto lui come mio fidanzato, anziché Blaise…»

«Sta dicendo che si tiene in contatto col suo rapitore?»

«No. Sto dicendo che l’altro giorno ho ricevuto una lettera da Azkaban nella quale quale adrian si scusava per avermi rapito e mi chiedeva una seconda possibilità».

«Capisco. Ritornando aquella notte…», ma l’argomento lettera è solo rimandato a un interrogatorio più mirato, senza terze persone, questa volta.

«All’improvviso è comparso il padre di Adrian, mi ha afferrato per un braccio e mi ha smaterializzato in una segreta. Non so dove, ma ero più che sicura che non fosse Pucey Manor».

«Come fa a esserne sicura?»

«Perché ci saremmo smaterializzati altrimenti? E poi sono sicura che non voleva suo figlio tra i piedi. Probabilmente credeva che mi avrebbe liberato, se non altro per apparire ai miei occhi come il mio salvatore».

«Continui».

«La cella era illuminata e ho visto Ron accasciato a terra, in preda a tremori. Intanto, alle mie spalle era sopraggiunto Lestrange. Dopo aver attirato la mia attenzione, mi ha fatto mordere da un topo, infetto dalla peste bubbonica».

«Come è riuscita a fuggire?»

«Ho fatto un tentativo: so che la magia degli elfi è sconosciuta dai maghi, così ho provato a chiamare la mia elfa: ha funzionato».

«Perché non ha fatto fuggire anche quel bambino?»

«Non c’era nessun bambino nella cella. E quando mio padre mi ha condotto al San Mungo, è stata la mia prima preoccupazione denunciarlo agli Auror sopraggiunti».

«Mh…Legilimens!»

Le risposte date dalla ragazza coincidono perfettamente con la sua prima versione, troppo, per l’opinione dell’Auror, che non esita a scagliarle contro quell’incantesimo.

Le immagini di quell’orribile notte la investono con una forza maggiore rispetto ai ricordi suscitati dalle parole, lasciandola sfinita, mentre si rannicchia in posizione fetale, sul pavimento, prontamente soccorsa da Narcissa.

«Hermione, tesoro. È tutto finito. Tranquilla. Sei al sicuro, qui, non temere».

«Mamma…», geme Hermione.

«Lucius…», Narcissa quasi prega l’intervento del marito.

«Adesso basta. State esagerando. Mia figlia è una vittima, esattamente come quel bambino!» Sbotta il mago.

«Per me può bastare, ma può darsi che il Wizengamot voglia sottoporre la signorina Malfoy a un’udienza», Harvey non si lascia intimidire dal tono usato da Malfoy senior.

«Ha usato la Legilimanzia. Può benissimo farsi estrapolare i ricordi», neanche Lucius è disposto a farsi mettere i piedi in testa.

«Sarà il Wizengamot a decidere».

«Può starne certo».

La loro sembra una guerra più di sguardi che di minacce.

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