#socialbookday (@liberiamo)

Per la giornata del 15 ottobre, il sito Libreriamo aveva promosso la terza edizione del social Book Day, un’iniziativa volta a promuovere l’amore per la lettura e la cultura attraverso i socialnetwork e i blog.

Il primo libro che ho letto da sola è stato il “Libro Cuore”. Era alto (in quello che oggi chiamiamo formato A4), e spesso più o meno cinque centimetri. La copertina era bianca, con un ragazzino in primo piano con una strana uniforme scolastica e sullo sfondo un tram e il mercato coperto di Porta Palazzo. Mia madre ricorda che è stato anche il primo libro che sua madre leggeva a lei e alle sorelle la sera, per farle addormentare.

Dopo di lui, ne sono seguiti a iosa: praticamente, leggevo qualsiasi cosa mi capitava tra le mani: forse il fascino che la parola scritta emanava su di me era un tentativo del mio subconscio di fermare i miei pensieri, di trovare una casa alla mia mente sempre pronta a nuovi, entusiasmanti viaggi.

Per carità, sin da piccolina ero teledipendente: i cartoni animati a quell’epoca (seconda metà anni Settanta, primi anni Ottanta) venivano trasmessi solo sulla Rai dal lunedì al venerdì verso le cinque del pomeriggio, ma io avevo scoperto che su una televisione locale trasmettevano Candy Candy anche il sabato. E chi andava più in bicicletta nel cortile?

Tornando ai libri, purtroppo sono pochi gli autori italiani che mi hanno entusiasmato, tanto che all’epoca della maturità ho fatto una fatica immensa a trovare un autore fuori programma che potesse avvicinarsi ai miei gusti. E Considerato che allora propendevo per il romanzo psicologico (tipo “Uno nessuno e centomila” di Pirandello), la ricerca era ancora più difficoltosa. Alla fine, dopo lungo cercare, mi sono affidata a “Umana avventura” di Alberto Bevilacqua. Oh! Vuoi che tutte le mattine dovevo svegliarmi alle cinque e mezzo per prendere il pullmann che mi avrebbe portato a Torino, vuoi che lo stile era un po’ piatto, ma tutte le volte che sul viaggio di ritorno cercavo di proseguire la lettura, dopo poche pagine crollavo addormentata. Comunque, alla fine riuscii a terminarlo e a consegnare una tesina a mio dire perfetta, con tanto di riferimenti perfino a Sartre. Peccato che l’esaminatrice non fosse d’accordo su questa mia scelta perché, a suo dire il genere si avvicinava di più al Simbolismo (che a scuola era stato solo accennato per introdurre il Decadentismo e autori del calibro di D’Annunzio). A proposito di D’Annunzio: poco tempo fa ho scaricato sul mio lettore sony “Il piacere”.

So che molti lettori storcono il naso di fronte agli ebook, sostenendo che un lettore può definirsi tale solo se nella sua biblioteca possiede unicamente libri cartacei. Io non condivido questo estremismo, anche se nel formato digitale mi manca annusare il libro, e ogni tanto leggere il finale e poi cercare di scoprire che cosa ha portato l’autore ad arrivare proprio lì. Dopotutto, non tutti hanno la possibilità di vivere nel castello della Bestia, contando su un patrimonio come quello dei Malfoy e un locale grande almeno quanto la biblioteca di Hogwarts. Ebbene sì: nonostante abbia passato la quarantina (sic!), sono una fan sfegatata del maghetto con gli occhiali, tanto che alcune volte mi viene pure la voglia di creare un incantesimo, magari uno per fermare il tempo. Avrei già la formula pronta: “Fermati, sei bello!”, con un movimento circolare della bacchetta in senso antiorario.

Due libri contro gli estremismi che ho molto amato sono “La cassa degli spiriti” di Isabel Allende, sulla dittatura cilena, e “Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi, su quella iraniana. Il primo, usa come scusa una saga familiare, attraverso il tempo e i luoghi cileni (Santiago, in primis), trasportandomi lì, nella stanza in cui Esteban fa l’amore con sua moglie, ignorando che la sorella lo spii. Il secondo, invece, usa l’espediente dei grandi classici occidentali, dedicando a ognuno di essi un capitolo e legandovi le avventure di alcune sue studentesse. E così, mentre mi trovo nel suo appartamento, anch’io mangio di nascosto un toast al prosciutto mentre discuto di Lolita, o di Gatsby.

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