L’annusalibri ~ LO ZOO (Marilù Oliva)

In questa rubrica, sono solita abbinare la lettura a una ricetta. Questo libro, però, mi ha mandato in crisi: che cosa abbinare? Un dolce salentino? Oppure qualcosa di internazionale? Perché ricette internazionali? Perché nello zoo vivono personaggi provenienti da tutto ilo mondo: c’è l’Uomo Scimmia, proveniente dalla Cina, la Donna Anfora, italiana, l’Angelo, un ermafrodiata proveniente dai Paesi dell’Est, El Pequeño, sudamericano, il Ciclope, romeno e la Strega, un’altra italiana. Queste persone vivono in gabbie allestite solo per loro, in uno zoo voluto da una vanitosa contessa per accontentare il suo amante, un chirurgo estetico senza successo. La realtà, però, è molto diversa da come appare. 
Per molti, il personaggio più dolce è la Sirena, una ragaza appena sedicenne che ha le gambe unite all’altezza del ginochio. Affinché possa avere una vita normale, basterebbe un semplice intervento chirurgico, invece, un bel giorno si sveglia in una gabbia, con le gambe cucite fino alle caviglie e un tatuaggio verde, che ricorda la coda di una sirena, appunto.
Io, invece, preferisco il personaggio di Matina, una ragazza nata disabile, con dei moncherini al posto delle braccia. Si era sempre sentita inadeguata alla vita, così aveva deciso di rintanarsi in camera e approfittarsi di un computer regalatole dalla nonna per creare un suo blog. Nel tempo, era diventata un’affermata blogger di moda, ma il web a volte è una trappola micidiale e anche lei, come la Sirena, si ritrova un bel giorno nella tenuta salentina Le Pescoluse, con una quarta di seno, delle labbra gonfiate all’inverosimile e al posto dei suoi bellissimi capelli, un mazzo di fiori finti. Una donna Anfora. Tra tutti, dicevo, questo personaggio mi ha colpito per la sua determinazione, nonostante la rassegnazione di fronte alla vita. È grazie a lei che scopriamo in anteprima un lato del carattere di Rafael, che verrà poi svelato tutto alla fine, assieme al segreto della contessa. Quel segreto su cui lo zoo basa la sua esistenza. Lei non è come l’Angelo, il preferito del guardiano, un buzzurro di nome Quinn Palmer con la faccia di Micky Rourke stampata sulla maglietta e una passione per le belle donne, o come El Pequeño, il preferito della Contessa: lei sa di non poter contare su nessuno, nonostante Rafael dimostri una certa umanità nei suoi confronti, ma per lei «Essere complici ma non artefici non salva dall’assoluzione. […] La complicità rende chi la pratica ancora più spregevole dell’ideatore del misfatto». (pagg. 58-59).
I personaggi rinchiusi nelle gabbie sono dunque sette persone, ognuna con una disabilità, una diversità che nel mondo normale li ha resi quasi degli isolati. Isolamento, poi, reso effettivo da questa carcerazione.
Ed ecco allora che lo zoo non è più una segregazioone nata dalla fantasia di una fantastica scrittrice – Marilù Oliva, bolognese, già autrice della trilogia della Guerrera e de “Le Sultane” – ma è anche una costrizioone mentale propria di ognuno di noi, perché, se è vero che ogni personaggio può rappresentare una nostra caratteristica, allora, la gabbia in cui la contessa l’ha rinchiuso è la gabbia in cui noi abbiamo rinchiuso una parte di noi stessi.
Quante gabbie esistono nella nostra testa? Forse tante quante sono i pifferai magici che abbiamo incontrato nella nostra vita. Ecco, questo personaggio manca, ma io, non so perché, mi sento di accostarlo a quest’ultimo lavoro di Marilù. O forse, solo tante quanti sono i nostri pregiudizi.
E no, nessuna ricetta questa volta, ma solo in questa giornata di autunno, il rifcordo dell’afa di luglio, proprio come quella che ha gravato sulla Pescoluse nei giorni in cui è ambientata la storia. 
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