I CINQUE SENSI ~ Capitolo 26

“Cissy, non sai quanto io ti sia grato per avermi permesso di accompagnare alla festa nostra figlia”.
Hermione e Draco sono finalmente ritornati a Hogwarts e nonostante il piccolo incidente al fidanzamento della ragazza, gli Auror non hanno trovato nnessun colpevole.
Sono soli, adesso, Lucius e Narcissa.
“Non l’ho fatto per te, sia ben chiaro”, lo fredda quest’ultima, “Sono una Black, e per me le tradizioni sono molto importanti. È compito del padre consegnare la propria figlia al fidanzato, non di suo fratello”.
“Hai proprio deciso di non darmi nessuna chance, vedo”. Lucius è amareggiato dal comportamento della moglie, che trova assurdo.
“Sono stanca, Lucius, di ricevere pugnalate alle spalle. Buonanotte”. Non intende più ascoltare i discorsi di suo marito: li reputa parole vuote, così come non intende più condividere la camera padronale. La camera che si è scelta si trova nell’ala opposta a quella dove si trova il loro talamo.
Lontano dagli occhi, lontano dal cuore, dice un vecchio adagio, ma, allora, perché in quella camera, nel silenzio della notte, si sente dilaniata?
“Colloportus!” Lucius, però, non si dà per vinto.
“Come osi?” Narcissa si indigna per il trattamento che il marito le sta riservando.
“Perfino i criminali portati davanti al Wizengamot hanno il diritto alla difesa, e tu osi negarlo a me, tuo marito?” Anche Lucius èindignato.
“Mio marito non avrebbe mai permesso il rapimento della propria figlia”, gli sputa lei con rabbia.
“Non avevo scelta, se volevo proteggerla!” Le confessa.
“C’è sempre una scelta”, esala narcissa, gli occhi bassi di chi è stanco di lottare.
“Non quando hai il fiato del Signore oscuro sul collo”, le rivela.
“quando ti ho detto che ero incinta tu eri contento, hai detto che aavresti cambiato vita, e invece…” Narcissa non è più disposta ad ascoltare le bugie di suo marito.
“E invece i Malfoy non hanno mai figlie femmine”, finisce lui la frase.
“Cosa vorresti insinuare, eh? Ti sei forse dimenticato l’incantesimo di paternità? E quello, se non sbaglio non si può falsificare”. Narcissa scende improvvisamente sul sentiero di guerra.
“Non ti sto accusando di niente, solo sono secoli che noi Malfoy generiamo sempre un solo figlio maschio, ma la nascita di una femmina costituiva un boccone troppo ghiotto per Tom Riddle. Lui… non so come, ma era venuto a saperlo e… ecco, aveva deciso di pretenderla in sposa”. Narcissa si copre la bocca con una mano, nel tentativo di mascherare un conato di vomito, mentre Lucius continua: “Se io avessi rifiutato, ti avrebbe violentato davanti ai mei occhi, e poi ti avrebbe ucciso. Per questo motivo, ho chiesto aiuto a Bellatrix. A quell’epoca, non era ancora completamente succube di quell’essere. Questa è la verità”.
“Perché non l’hai detto al Wizengamot?” Gli chiede a bruciapelo Narcissa.
“Secondo te avrebbero creduto alla buona fede di tua sorella?” Lucius usa un tono sarcastico. “E comunque, al Wizengamot ho detto la verità: ho veramente creduto che lontano dal nostro mondo, lei fosse al sicuro. Solo che a Hogwarts ha conosciuto Potter e tutto il resto è storia… Se non mi credi, puoi usare la Legilimanzia e il Veritaserum”, conclude, amaro.
“Accio Veritaserum”. Narcissa non se lo fa ripetere due volte , dopo avergli somministrato la pozione, incomincia l’interrogatorio.
§ § § § § § § § § §
“Stammi lontano, Draco”.
Hermione si è appena rifugiata in camera sua, seguita da Ginny. Nella Sala comune di Grifondoro, sono rimaste solo le due Serpi.
Draco cerca di consolare l’amico appoggiandogli una mano sulla spalla, ma Blaise se lo scrolla malamente di dosso.
“Andiamo, Blaise, la conosci anche tu, Hermione. Sai che prima si infuria, e poi fa la pace”, cerca di calmarlo.
“Non osare emettere più un fiato in mia presenza: tu sai quanto era importante per me, ma no, tu devi sempre rovinare tutto. Mi ha buttato in faccia l’anello, Draco! Sai cosa significa?”
Draco trasecola nel constatare lo sforzo che sta facendo l’amico per non piangere. Cazzo! Ha combinato un casino, del resto, però, mica è stato lui a chiedere l’intervento di Blaise: è stato quest’ultimo che come al solito si è intromesso tra lui e sua sorella!
“Nessuno ti ha chiesto di intrometterti: era una questione tra me e lei”, sbotta, infatti, il biondo. Il pugno che gli arriva dritto in faccia non fa nemmeno in tempo a vederlo.
§ § § § § § § § § §
“Hermione, ti rendi conto che hai esagerato?” Ginny non si lascia impietosire dalle lacrime dell’amica e arriva subito al dunque.
“Io, io ho esagerato? Ginny, l’hai sentito anche tu!” Le urla contro Hermione, tra un singhiozzo e l’altro.
“Io ho solo sentito un ragazzo porti una domanda in modo civile”, controbatte la rossa, ignorando il nocciolo del problema.
“Oh, certo, l’ha domanda me l’ha posta in modo civile, come no. Il problema, cara Ginny, è il tipo di domanda, che mi ha posto. Mi ha chiesto prima di essere sincera, e poi se ero stata io a fare la spia ad Astoria. Questo tipo di domande me le sarei aspettato da mio fratello, non da Blaise”, chiarisce la riccia. “Se non te ne fossi accorta, mi ha dato della bugiarda e della spia”, singhiozza.
“D’accordo, forse ha sbagliato a usare certi termini, ma non ti viene da pensare che magari abbia solo preceduto Draco? Insomma, voglio dire, tutti noi conosciamo il tatto da drago obeso che ha tuo fratello, magari Blaise ha solo cercato di essere il più civile possibile”, prova a calmarla.
“Dandomi della bugiarda e della spia?” Hermione è determinata a mantenere il suo punto di vista.
“Ricordi le parole che ha detto Draco a Blaise quando tu hai ammesso di avermi confidato ciò che Harry aveva detto sul mio conto in ospedale?” Resta un attimo zitta, per dare tempo all’amica di richiamare alla mente quel ricordo.
“Ha detto che… gli ha chiesto se aveva ancora bisogno di prove sulla mia… oh Ginny! Ho fatto un casino! E adesso? Lui non vorrà più vedermi. Come faccio?”
Pigola, nascondendo la faccia nel cuscino.
“Beh, tanto tu non volevi fidanzarti…”, la prende in giro l’altra.
“Stupida, stupida, stupida che sono”, continua a lamentarsi Hermione, prendendo a pugni lo stesso cuscino nel quale è sprofondata.
“Beh, diciamo che sei stata piuttosto impulsiva”. Ginny continua a rigirare il coltello nella piaga.
“Così non mi sei affatto d’aiuto, Ginny”, alza il volto per dedicare uno sguardo truce all’amica. “Come faccio, adesso?”
“A fare cosa?” Le chiede questa.
“A riavere l’anello, cosa se no?” Le replica la Caposcuola.
”Ah, quello. Perché? Lo rivuoi?” Le domanda con noncuranza la piccola Weasley.
“Ginny! Ma che domanda è? Certo che lo rivoglio. È il mio anello di fidanzamento!” Sbotta, come se fosse una cosa ovvia.
“Quindi l’hai perdonato per i termini infelici che ha usato?” Si informa Ginny, speranzosa.
“Beh, no. Non del tutto, almeno”, le confessa, arricciando il naso.
“Mi sembra giusto. Uhm… vediamo un po’… Ah, ecco: domattina, appena entrata in Sala Grande, se Blaise è già a fare colazione, ti dirigi a passo di marcia verso il tavolo di Serpeverde e gli dici: tu hai qualcosa di mio! Cosa te ne pare?” Le illustra il suo piano.
“Così tutta Hogwarts scopre che abbiamo litigato. Grazie, no. Sono già stata fin troppo sulla bocca di tutti”, sbuffa l’altra.
“Ok. Adesso basta lamentarti, Hermione. Alzati di lì e andiamo alla Guferia: le parole che ti ho appena suggerito gliele mandi tramite gufo, così nessuno, oltre a Draco e me, saprà mai della litigata. Wow, io che suggerisco alla studentessa migliore di Hogwarts: questa sì che è da scrivere negli Annali”, si complimenta da sola Ginny.
“Aha, molto spiritosa. Però, sì. È un bel piano: così sarà lui quello che mi dovrà delle scuse”, conviene Hermione.
“A dire il vero, anche tu gliele devi”, la fa ragionare la rossa.
“Io sono una Malfoy. I Malfoy non chiedono mai scusa”, ironizza Hermione, citando una delle massime di suo fratello, scopiando a ridere.
“Parola mia, ma essere sorella del Furetto ti fa veramente male”, scherza Ginny, mentre si dirigono alla Guferia.
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“Resta il fatto che avevi la possibilità di denunciarlo e non l’hai fatto. Hai preferito sacrificare tua figlia all’altare del potere”. Narcissa non si lascia abbindolare dalla sincerità del marito.
“Sai quanti membri del Wizengamot erano corrotti?” Si difende Lucius.
“Non offendere oltre la mia intelligenza, Lucius. Come ti spieghi tutti i Mangiamorte finiti ad Azkaban dopo la morte dei Potter?” No, decisamente Narcissa è stanca di passare per la moglie sempre pronta a pendere dalle labbra del proprio marito.
“Se io l’avessi denunciato, ma Harry Potter non fosse sopravvissuto?” Si ostina Lucius.
“A volte mi chiedo quale caratteristica ha visto in te il Cappello Parlante quando ti ha smistato a Serpeverde: certo non l’intelligenza o la furbizia”, ironizza Narcissa. “Se tu avessi denunciato Tom Riddle a quell’epoca, lui non avrebbe mai ucciso i Potter perché sarebbe stato ad Azkaban! E mia sorella sarebbe ancora viva, e forse felice”, conviene amaramente la donna.
Lucius sa che sua moglie ha ragione, e che ribattere, a questo punto, sarebbe del tutto inutile.
“È finita, Lucius. Il nostro è un matrimonio di Casata, quindi non posso chiedere l’annullamento, ma d’ora in poi, non aspettarmi nella camera padronale, e nemmeno in sala da pranzo, a meno che non abbiamo ospiti, o i nostri figli non siano al Manor. E ora, se non ti dispiace…”, gli fa il gesto di aprire le porte del salotto.
Un rumore di vetri infranti è la risposta all’uscita di Narcissa.
Aveva ragione suo padre: le donne portano solo guai. Per colpa di quella strega, il matrimonio con sua moglie è completamente perduto. Maledizione!
§ § § § § § § § § §
“Alohomora”.
Quando aveva ricevuto il gufo, non gli era parso vero leggere quelle parole.
Tu hai qualcosa di mio. Nessuna firma.
Solo una persona, però, avrebbe potuto scrivere quella riga.
Un sorriso gli aveva increspato le labbra e ora, eccolo lì, sulla scopa, a sfidare la temperatura notturna del novembre scozzese, davanti alla Torre di Grifondoro. Anzi: davanti alla finestra della Caposcuola di Grifondoro. Nella tasca, un anello in opale rosa e diamanti.
Di nuovo, un sorriso si dipinge sul suo volto nel vedere la ragazza addormentata, vestita.
Le accarezza la guancia, stando attento a non svegliarla, ma la ragazza mugola e si gira dall’altro lato.
“Tu mi farai diventare matto”, sospira il moro, tra sé e sé.
Su una poltroncina nota un plaid: lo prende e lo appoggia sulla ragazza.
Poi, si siede su quella stessa poltroncina e si appresta a vegliare il sonno della fidanzata. Stare sveglio tutta la notte non gli pesa: i festini di Serpeverde sono famosi in tutta Hogwarts per durare fino all’alba, e tuttavia, la sua media non ne è mai stata intaccata.
A dire il vero, appena l’aveva vista addormentata, aveva pensato di lasciarle l’anello sul comodino, assieme a una piuma di pavone e un biglietto, solo che trova impossibile allontanarsi da lì. Inoltre, con Potter in infermeria, qualcuno dovrà pur proteggerla, no?
Per poco, non cade dalla sedia: che diamine è quel rumore assordante? Si guarda attorno, ma non nota nulla, se non una mano sbucare fuori da quella coperta rossa e toccare un aggeggio che la sera prima non aveva notato, riportando il silenzio nella camera.
“Mmh” è la prima parola che Hermione emette quel lunedì mattina.
“Bongiorno, amore”, la saluta un sorridente, ma ancora spaventato Blaise.
“AHH”. A differenza del moro, lei non fa mistero di essere davvero spaventata di trovarsi qualcuno, che non dovrebbe esserci, tra l’altro, nella sua camera, rischiando di cadere lei dal letto, questa volta.
“So di non essere un adone, ma almeno speravo di essere apprezzato dalla mia fidanzata”, ironizza.
“Blaise! Che diavolo ci fai qui? E a quest’ora, poi?”
“Secondo te?” Le ammicca, malizioso.
”Blaise!” Lo riprende, invece, lei.
“Ok, ok, va bene: ieri sera sono venuto a riportarti l’anello. A essere sinceri, volevo lasciartelo sul tavolino, ma per una strana ragione, non sono riuscito ad andarmene. E sì, Hermione Narcissa Malfoy, tu sei veramente una strega che ha rubato il mio cuore. Inoltre, con lo Sfregiato in infermeria, qualcuno doveva pur vegliare su di te”, le confida, avvicinandosi, nella speranza di ricevere un bacio.
“Sei impossibile, lo sai, vero?” Sbuffa lei, cercando di allontanarlo, senza troppa convinzione, però.
“Sì, bello e impossibile. Me lo merito un premio, no?” Scherza lui, ma non più di tanto.
“Uhm… vediamo un po’: ieri sera mi hai dato della bugiarda e della spia… No, direi proprio che non ti meriti nessun premio”, lo riprende lei.
“Ma ti ho già chiesto scusa”, borbotta lui.
“A me non sembra di aver sentito nulla del tipo: scusa, Hermione, ieri sera sono stato proprio un caz-”, lo redarguisce lei.
“Hermione, il linguaggio!” La rimbrotta, fintamente scandalizzato, il moro. “Allora, questo bacio?” Le strizza l’occhio.
“Mettiamola così, Blaise: finché non sentirò quella parolina magica, quell’anello puoi anche mettertelo dove non batte il sole!” sbotta alla fine Hermione. È rimasta piacevolmente sorpresa dal gesto del ragazzo, però, diamine, anche le parole hanno il loro peso e lei vuole subito mettere in chiaro che non saranno mai due moine a farla cedere.
Quella non è la dolce Hermione che ha conosciuto: quella è sua madre con qualche anno di meno. Per fortuna si sono incontrate solo una volta, altrimenti chissà come sarebbe diventata la sua Hermione. Ma in fondo lui non la vorrebbe diversa.
Anziché chiederle scusa, però, decide di divertirsi ancora un po’: “E chi ti dice che io abbia posti dove non batte il sole?”
“Tu… tu sei un porco!” Gli urla contro, rifugiandosi in bagno.
Fortunatamente, Blaise è più veloce di lei e riesce a trattenerla per un braccio: “Dai, Hermione, stavo scherzando, però, anche tu: non è che puoi scandalizzarti per ogni piccola cosa”.
“E chi ti dice che io mi sia scandalizzata?” Mette su il broncio.
“Sei arrossita e stavi scappando”, le fa notare.
“Non stavo scappando: è tardi e vorrei farmi la doccia prima di scendere in Sala Grande. In quanto all’essere arrossita, beh, mi capita sempre quando sono furiosa: anziché chiedermi scusa, non fai altro che prendermi in giro”, lo ammonisce.
“Se mi permetti di insaponarti la schiena, te le chiederò in tutte le lingue che vorrai, anche quelle morte, o quelle non umane”, le promette.
“Mi basta che me le chiedi in inglese, vestito e qui, lontano dal bagno”.
“Sicura sicura?” Ci prova ancora.
“Blaise…”, lo richiama.
Il ragazzo le si inginocchia davanti: “Hermione Narcissa Malfoy, mi dispiace se ieri sera sono stato inopportuno, ma ti giuro che mai e poi mai ho pensato di te come a una bugiarda e a una spia. Non posso prometterti che non succederà più perché tu sei impulsiva e orgogliosa come poche altre donne, ma posso prometterti che il mio rispetto per te non verrà mai meno”, allungandole l’anello.
“E queste sarebbero delle scuse? Hai detto che praticamente è colpa mia”, gli fa notare Hermione.
“Effettivamente, sei tu quella che ha equivocato”, osserva Blaise.
“Ok, stop, di questo passo non faremo mai pace e rischiamo pure di arrivare tardi a lezione”, conclude la riccia.
“Beh, a questo si può ovviare facendo la doccia insieme”, propone ancora una volta Blaise.
“Ma tu non ti dai mai per vinto?” Esala la Caposcuola.
“Mai”, le conferma.
“Solo che con me ti ha detto male, perché io non solo sono impulsiva e orgogliosa, come mi hai appena dipinto, ma anche testarda, quindi: sciò, devo farmi la doccia e sono capacissima di lavarmi da sola anche la schiena. Grazie, ciao, a dopo”, lo saluta.
“Questo non lo rivuoi?”, le mostra l’anello che prima lei non aveva degnato neppure di uno sguardo.
“Certo che lo rivoglio: è mio!” Esclama.
Di nuovo, Blaise le si inginocchia davanti: “Hermione Narcissa Malfoy, mi vuoi sposare?”
“Solo se mi prometti che non andrai oltre il semplice insaponarmi la schiena”, si morde il labbro inferiore.
Che diavolo le sta succedendo? Non fa altro che dire al ragazzo che non lo ama e che al momento non è ancora pronta ad andare oltre l’amicizia e poi lo provoca in quel modo? Evidentemente, quel topo le ha trasmesso una qualche strana malattia magicamente modificata che i Medimaghi non sono riusciti a diagnosticare. Sì, senz’altro è così. Più tardi deve ricordarsi di passare da Madama Chips a farsi controllare.
“Da-davvero hai appena detto che posso?” Anche Blaise è rimasto a dir poco sorpreso dall’uscita della fidanzata. Vero che fra tre settimane si sposeranno, ma addirittura invitarlo nella doccia quando solo poche ore prima le aveva tirato contro l’anello di fidanzamento… No, decisamente quella non è la sua Hermione.
“Ma no, stupido”, gli tira addosso un piccolo asciugamano che durante il battibecco aveva raccolto e si rifugia in bagno, ridendo.
Salvata dalla gaffe in extremis. Cosa sarebbe successo, però, se il ragazzo piuttosto di chiederle conferma, avesse accettato la sua proposta?
Ancora imbarazzata per il suo comportamento a dir poco strano, entra sotto la doccia.
Quella ragazza prima o poi lo farà impazzire… Per un attimo, un solo attimo ha veramente sperato che dicesse sul serio, ma è ovvio che lo vuole mandare al San Mungo, a far compagnia ad Allock…
Sente impellente il bisogno di una doccia fredda, no: gelata. Tuttavia, decide di aspettarla in camera, curiosando tra i suoi oggetti.
Sul tavolino da notte, fa la sua bella figura quello strano aggeggio che l’aveva svegliato togliendogli vent’anni di vita: decide di lasciarlo lì dov’è, per evitare altri infarti. Sposta, quindi, la sua attenzione sul baule in fondo al letto, ma teme che se la ragazza esce dal bagno sorprendole con le mani in pasta, teme che un bello schiantesimo fuori dalla finestra non glielo levi nessuno. E lui ora si trova in una torre! La libreria! Non c’è niente di meglio per conoscere una ragazza che scoprire i suoi gusti letterari. Sempre che la ragazza in questione si chiami Hermione.
La maggior parte dei libri sono testi scolastici, alcuni presi in prestito dalla biblioteca della scuola e – guarda guarda – addirittura due o tre provengono dal Reparto Proibito. E brava la nostra Caposcuola!
Blaise sorride mentre si immagina la fidanzata – Merlino!, che bel suono che ha quella parola – intrufolarsi di notte nella biblioteca e portare via di nascosto quei tomi. Chissà quante volte ha infranto le regole la prefetta perfetta!
Altri libri, però, sono romanzi babbani: Orgoglio e Pregiudizio, Il ritratto di Dorian Gray, Ulisse, La Divina Commedia, Odissea, e, ovviamnete Il grande Gatsby, che tanti guai ha procurato sia a lui che a Hermione… a quanto pare, alla sua fidanzata, piacciono i Classici, constata, tranne per un piccolo libretto che subito non aveva scorto: The Virgin Blue, di una certa Tracy Chevalier.
Comincia a leggere poche righe, così che quando la ragazza rientra nella stanza, lo trova immerso nella lettura: “Stai ripassando Pozioni con i miei appunti?”
“No, veramente, mi ha incuriosito questo romanzo: sembra stonare col resto”, ammette candidamente il ragazzo.
“Il fatto che io ami i classici, non significa che non legga opere contemporanee. Quel libro, poi, è molto importante per me: me l’hanno regalato i mei genit… i Granger”, si corregge subito, “poco prima che io li obliviassi”, gli racconta. “Sai, dopo la morte di Silente eravamo tutti molto spaventati e io temevo che, in quanto migliore amica di Harry, Voldemort avrebbe potuto rapirli – o addirittura ucciderli – pur di arrivare a me, e quindi a Harry. Così, prima di partire per la ricerca degli Horcrux, ho cancellato dalla loro memoria il mio ricordo. Quando è finita la guerra, li ho raggiunti in Australia, dove si erano trasferiti dopo l’Oblivion, e ho eseguito il Controincantesimo. Il resto della storia lo conosci”, conclude, spiccia.
“Mi dispiace, deve essere stata dura per te, effettuare quell’incantesimo proprio sulle persone che ti erano più care”. Blaise si alza dalla sedia e la stringe a sé, cercando di trasmetterle tutto l’affetto che prova per lei.
“Grazie, ma adesso si sta facendo veramente tardi. Devo ancora passare in infermeria…”, si districa dall’abbraccio del fidanzato.
“In infermeria? Non stai bene?” Si preoccupa Blaise.
“Certo che sto bene, non preoccuparti. Devo recuperare Harry. Hai presente quel ragazzo con gli occhiali, attuale Capitano della squadra di Quidditch di Grifondoro e Cercatore, grazie al quale Serpeverde non ha mia vinto una partita contro di noi?” Lo provoca.
“È quella che io chiamo la fortuna dei principianti. Comunque, dovrei sentirmi mortalmente offeso: eri abbracciata a me, e hai pensato a un altro ragazzo”, le fa notare.
“Blaise, ti ricordo che lui è il mio migliore amico, nonché guardia del corpo affibbiatami dal Ministero. Non vorrei mai che ricevesse un altro richiamo a cuasa mia, anche se non so chi possa aver presentato la prima lamentela”.
A quelle parole, Blaise abbassa il capo, trovando la punta delle proprie scarpe improvvisamente interessante.
“Blaise… Non dirmi che sei stato tu”, lo minaccia la Caposcuola.
“Ero arrabbiato con lui. Tu eri sparita non ricordo perché e lui si stava solo preoccupando di appiccicarsi a Ginevra”, le racconta. “Io volevo solo che non ti capitasse nulla di brutto. Ero preoccupato, ma ho capito di aver sbagliato. E ti giuro che non succederà più”, la tranquillizza.
“Di questo puoi starne certo, perché se dovesse ripresentarsi l’occasione, non sono sicura che mi riprenderò indietro l’anello”, lo avverte, assottigliando pericolosamente gli occhi e facendo deglutire a vuoto il fidanzato.
“Adesso scusa, ma si è fatto veramente tardi… Scusa ma come sei entrato ieri sera?” Si accorge solo ora di questo piccolo particolare.
“Che domande: dalla finestra”, indicandole la sua scopa.
“Dal… Blaise! Siamo alla fine di novembre: come puoi anche solo aver pensato di poter fare una cosa del genere! E farla, addirittura?” Si preoccupa la ragazza.
“Effettivamente, non mi sento molto bene… Forse è meglio che venga con te in infermeria”, propone, fingendo uno starnuto.
“Sarai anche una Serpe, ma sei un pessimo bugiardo”, scoppia a ridere Hermione.
“Hermione, amore, ricordami di tenerti lontana da mia madre, una volta che saremmo sposati”, le replica.
“E adesso che cosa c’entra tua madre?” Hermione non nasconde la sua perplessità al riguardo.
“Sei tale e quale lei”, la paragona.
“Seriamente, Blaise, non credi sia meglio che torni al tuo dormitorio con lo stesso mezzo con cui hai raggiunto la mia camera? Non vorrai mica renderti colpevole di ulteriori punti tolti alla tua Casa, vero? Senza dimenticare la questione molto più importante dei punti che verranno tolti a me, se Gazza o qualche professore ci sorprendono uscire assieme dal ritratto della Signora Grassa”, lo apostrofa lei.
“Siamo a dicembre. Tu non oserai mai renderti colplice della mia prematura dipartita per polmonite!” La implora.
“Blaise, siamo ancora a novembre”, gli fa notare, col suo solito tono saccente.
“Mera questione di ore”, conviene lui.
Hermione sbuffa, alzando gli occhi al cielo e pregando che il ragazzo ceda alle sue richieste, altrimenti sente che sarà lei a cedere.
“E intanto si è fatto veramente troppo tardi: non c’è più tempo perché io passi da Serpeverde”. Ecco. Appunto.
“E va bene”. Capitola alla fine.
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