I CINQUE SENSI ~ Capitolo 24

È
 davanti allo specchio: indossa un abito lungo di seta rossa, con una sola spallina, la quale scende a formare un drappeggio sul seno sinistro, con ricami floreali in filo dorato sul corpetto, che scende diagonalmente verso la gonna morbida e a pannelli, da cui, dietro, proprio sotto i gancetti, si allunga in un piccolo strascico.
I capelli, come già al suo compleanno, sono stati raccolti come quelli dei ritratti nei cammei, trattenuti da una miriade di forcine.
Ai piedi indossa dei sandali dorati, come la stola d’impalbabile organza e la pochette rigida.
“Sei stupenda. Quel vestito ti sta d’incanto, per quanto io continui a preferire il verde”, esordisce Draco, entrato nella sua stanza, con in mano un cofanetto di legno, del tutto simile a quello che stringeva tra le mani suo padre al suo debutto. Le paiono passati secoli da allora, non tre mesi.
“Grazie”, gli risponde con la voce tremante.
“Senti… sei sicura di quello che stai facendo? Nostro padre-”, ricomincia Draco. Non riesce a capire perché sua sorella si intestardisce a non voler essere accompagnata da Lucius, anzi, a essere sinceri non lo vuole proprio vedere a quella festa.
“Se anche tu ti vergogni di me, non ha che da dirlo. Sono grande abbastanza per arrivare da sola al Salone delle Feste, non ti preoccupare”, gli impedisce di finire la frase.
“Hermione, io non mi vergogno affatto di averti come sorella, all’opposto, dovresti essere tu a vergognarti di avermi come fratello, visto che io ho il Marchio Nero e tu sei un’eroina, ma nostro padre sta soffrendo per questa tua scelta. Hai dato a tutti una seconda possibilità. Perfino a me che ti ho sempre disprezzato fin da quando ti ho visto la prima volta sull’Hogwarts Express, perfino Weasley l’hai perdonato, nonostante ti abbia trattato peggio di una pantafola da buttare: perché non riesci a perdonare nostro padre?” Cerca ancora di farla tornare sui suoi passi.
Quando poco prima Lucius l’aveva fatto chiamare per porgergli quell’astuccio, l’aveva visto sofferente, come non gli era mai capitato di vederlo.
Sconfitto. Ecco cosa gli aveva letto nello sguardo. Nemmeno quando erano  tenuti prigionieri a casa loro dal Signore Oscuro l’aveva visto così abbattuto. E tutto per colpa di quella testona di sua sorella.
“Mi aiuti ad allacciare questa collana, per favore?” Hermione ignora volutamente il discorso di Draco.
Sbuffando, il ragazzo le si avvicina e le chiude la plendida catenina con un pendente in rubino e diamante, accompagnata da un paio di orecchini anch’essi in oro giallo con rubini e diamanti.
“Sei la sua unica figlia femmina, non credi sia suo diritto accomparti dal tuo fidanzato?” Continua imperterrito. Conosce bene Hermione: sa che, nonostante finga di non ascoltarlo, le sue parole penetrano nel bel cervellino della ragazza. Spera solo che quando lei rivedrà le proprie posizioni, non sia troppo tardi.
“Una figlia femmina che lui non desiderava. Merlino, Draco, lui era d’accordo con Bellatrix riguardo il mio rapimento!” Sbotta lei, infine.
Per Draco è già una piccola vittoria averle fatto scoprire il fianco.
“Te l’ha forse detto lui?”, tenta ancora una volta di farla riflettere.
“Oh, avanti Draco, a volte mi sembri veramente ingenuo: credi sul serio che nostro padre ammetterebbe la sua complicità nel rapimento della propria figlia? L’ho capito perché si è contraddetto troppe volte, e anche nostra madre lo crede”, si affretta ad aggiungere.
“A proposito di nostra madre… sai per caso chi è stato a spifferarle quella cosa sulla cornificazione?” Le soffia troppo vicino.
Ahia, guai in vista.
Hermione si morde il labbro inferiore.
“E smettila di morderti le labbra, o finirai per mangiarti il rossetto!” La  riprende.
“Stavamo parlando di rapporti tra marito e moglie e forse mi è sfuggito qualcosa al riguardo, ma non ho usato quella parola”, si preoccupa di specificare.
“E va bene. Dai, andiamo, gli ospiti sono già tutti arrivati. Manchiamo solo noi”, sospira. Deve ricordarsi, la prossima volta, di non confidarsi con lei. Per Salazar, più che una Grifona, le pare un pappagallo!
“Draco…?” Si ferma appena prima che suo fratello apra la porta della sua camera.
“Sì?” Terrore. È quello che le legge negli occhi. Terrore allo stato puro. “Andrà tutto bene, tranquilla. Hai già affrontato tutta quella gente una volta, e non è successo niente. Poi, questa volta, ci sarà Blaise al tuo fianco”, si sente in dovere di rassicurarla.
“E se… se ci fosse anche lui?” Chiede ancora, tremando.
Non è affatto necessario essere geni per capire a chi si sta riferendo. La prigionia è durata solo poche ore, ma la malattia, anche se esternamente pare debellata, le ha lasciato strascichi indelebili dentro.
“Ci sono gli Auror. E le protezioni del Manor. Non ti accadrà nulla”.
§ § § § § § § § § §
“Draco, cosa…?” In fondo al lungo corridoio, poco prima del grande scalone in pietra, Lucius sta attendo, perfetto nel suo smoking nero, con i lunghi capelli biondi legati dietro la nuca con un nastro di seta, nero anch’esso.
“È suo il diritto di condurti da Blaise, Hermione. Dagli questa possibilità: non devi rivolgergli la parola, se non te la senti, solo porgergli il braccio. Non devi farlo per nessuno, solo per te stessa”, le sussurra all’orecchio il fratello.
L’idea è stata di Narcissa. Non è convinta delle spiegazioni ricevute dal marito, ma non tollera che le tradizioni non vengano rispettate.
“Dovrò anche ballarci assieme, allora?” L’ha proferita come una domanda, ma non si attende una risposta: sa perfettamente cosa le impone il galateo.
“Solo un valzer”, la rassicura Draco.
“Di chi è stata l’idea?” Si informa ancora.
“È importante?”
“Non voglio entrare nella camera sbagliata e commettere un omicidio inutile”, minaccia lei.
“Ecco, allora preferirei non risponderti”, sogghigna lui.
Intanto, sono arrivati davanti all’uomo che porge silenzioso il braccio alla ragazza.
Questa, sospira chiudendo gli occhi e, silenziosa anch’essa (ma stringendo così forte i denti che quasi scricchiolano), vi appoggia la sua mano.
Insieme, scendono lo scalone, seguiti da Draco e Narcissa.
In fondo, ad attenderla con un piede sull’ultimo gradino c’è Blaise, fasciato in uno smoking bianco.
“È il mio giglio. Te l’affido affinché tu ne abbia cura come ne ho avuto fin’ora io”. Lucius porge il braccio di Hermione a Blaise.
Hermione deve fare appello a tutto il suo autocontrollo per non mostrare a tutte quelle Serpi una palese smorfia di disgusto alle parole pronunciate da suo padre.
Blaise si esibisce in un elegante baciamano prima di sfilare dalla tasca una scatolina in velluto azzurro con lo stemma degli Zabini.
Aprendola, recita alcuni versi di Pablo Neruda, un poeta babbano. Sa che Hermione apprezzerà questa sua scelta:
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.[1]
Hermione resta senza parole, più per la dichiarazione che per l’anello, una rosa in opale rosa sormontata da una rosa più piccola in diamanti e zaffiri rosa e blu.
Anche gli astanti sono rimasti muti a quelle parole, sicuramente una dichiarazione inusuale e una delle più lunghe che abbiano mai sentito, ma toccante.
Appena Blaise infila l’anello all’anulare destro di Hermione, com’è in uso nel Mondo Magico, l’orchestra attacca le prime note del Valzer. Tocca ai due fidanzati aprire le danze, cui seguono, dopo i primi tre giri di rappresentanza, Lucius e Narcissa, in qualità di padroni di casa, Avalon con suo fratello Aonas, in quanto parenti più stretti di Blaise, e Draco con Astoria.
Infine, è la volta di tutti gli altri.
§ § § § § § § § § §
“Adoro Pablo Neruda”, gli sussurra, mentre stanno ancora ballando.
“Ero sicuro che avresti apprezzato la mia scelta”, le confida Blaise, “Sai, la mia famiglia è sempre stata definita stravagante dall’élite dei Purosangue, per via delle affinità che abbiamo avuto in passato – e che continuiamo ad avere – con i Babbani. Neruda, Tagore, Gibran, ma anche Dickinson, Wilde, Shakespeare, sono tra i miei autori babbani preferiti”.
“Non lo sapevo”, gli confessa Hermione.
E come avrebbe potuto, dopotutto? Vero che la famiglia di suo padre sono secoli che intrattiene rapporti commerciali con i Babbani, ma quella sua passione per l’arte babbana gli è nata solo dopo aver conosciuto una certa Hermione Granger, che a quell’epoca tutti credevano una semplice Natababbana.
“La Distanza – non è il Reame della Volpe Né da Staffetta di Uccelli Annullata”, comincia a decantare in versi, fermato dalla fidanzata: “La Distanza è
Fino a te, Amore mio”.[2]
“Mi hai chiamato amore mio”, la prende in giro lui.
“Cretino…”
“Donna crudele”, con fare melodrammatico, “così tu m’uccidi: ma puoi sempre riportarmi in vita”, le suggerisce, pieno di speranza.
“Alzati e cammina, Lazzaro”, lo irride lei.
“Come, scusa?” Chi è Lazzaro? E lui è già in piedi, e poi stanno ballando… “Chi è questo Lazzaro? Devo essere geloso?” Le domanda, tra lo scherzso e l’offeso.
Hermione è tentata di ridergli in faccia, ma riesce a trattenersi: “E meno male che la tua famiglia dovrebbe essere Filobabbana: si tratta di una leggenda babbana, appunto”[3], gli spiega.
“Ehm… capisco, ma io mi riferivo a qualcosa di più romantico”, in tono un po’ risentito.
“Per esempio?” Decide di stare al suo gioco, dopotutto sapeva che sarebbe successo; d’altronde ha già baciato altri ragazzi, e allora perché si sente così in imbarazzo?
Blaise non riesce a credere alle proprie orecchie: gli ha appena dato il permesso di baciarla?
Le accarezza le labbra con le sue, mordicchiandole il labbro inferiore, per chiederle l’accesso.
Lentamente, Hermione socchiude le sue labbra, permettendo alla lingua del ragazzo di esplorare la sua boccca. Le accarezza il palato, le lambisce i denti, gioca con la sua lingua…
Esistono solo loro, mentre attorno a loro il tempo pare essersi fermato.
“Ehm, ehm…”, un tossicchiare forzato li riporta bruscamente alla realtà, “credo che adesso tocchi a me danzare con mia figlia”.
§ § § § § § § § § §
“Il rosso ti dona”, è la frase più intelligente che Lucius trova da dire a Hermione.
“Grazie”, è la risposta, glaciale, di Hermione.
“Non hai proprio intenzione di ascoltarmi, vero?”
“Ho ascoltato fin troppo. Non credo di avere la forza di sentire altre bugie”
“Hermione-”, ma la sua protesta viene interrotta da un tremore che sconvolge il Manor, mentre le luci delle candele e delle fiaccole si spengono improvvisamente, per accendersi subito dopo.
Qualcuno ha cercato di forzare le protezioni del Manor.


[1] “Il tuo sorriso” di Pablo Neruda.
[3]L’episodio della resurrezione di Lazzaro è narrato nei Vangeli; qui ho parlato di leggenda anziché di religione, perché, come ebbe a dire Joanne Harris in un’intervista, la religione di uno è la superstizione di un altro. Spero, comunque, di non aver urtato la sensibilità di alcuno.
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