I CINQUE SENSI ~ Capitolo 22





Dopo due settimane, è chiaro che né i Malfoy né Zabini hanno contratto la malattia, mentre pare che Hermione stia rispondendo bene alla cura a base di antibiotici; tuttavia, i Medimaghi sono restii a dimetterla.
Chi desta preoccupazione è Ron: quando è arrivato in reparto era già in condizioni critiche e ora, ai sintomi della peste bubbonica si sono aggiunti quelli del Vaiolo di Drago. Ai Medimaghi del reparto, non resta altra strada che provare la dialisi, per pulirgli il sangue dall’infezione. Purtroppo, alcuni organi risultano essere già compromessi e questo può pregiudicare la riuscita della cura. In più, non ha ancora ripreso conoscenza: questo significa che non è ancora possibile valutare se il suo cervello ha riportato dei danni e in quale misura.
Nemmeno Harry è ancora rientrato a scuola, assegnato a fare il piantone alla camera della ragazza.
“Che cazzo ci fai qui, Potter?” Salta subito su Draco, non appena viene dimesso  e vede il ragazzo di fronte alla camera di sua sorella.
“Il mio lavoro”, è la serafica risposta del moro.
“Il tuo… cosa?” Al Dipartimento Auror sono ammattiti tutti, per caso?
“Il mio lavoro. Sono un cadetto auror e sono stato assegnato alla sorveglianza della stanza della signorina Malfoy”, spiega con aria professionale.
“Tu cosa?” Gli salta al collo, prendendolo per il bavero. “Tu non dovresti nemmeno entrarci più all’Accademia, visto che mia sorella è stata rapita sotto i tuoi occhi, e solo perché tu guardavi nella scollatura della Piatt…”. Non finisce la frase perché un pugno ben assestato di Harry lo colpisce allo zigomo.
È un attimo.
In men che non si dica, dove prima c’erano due ragazzi che stavano litigando, ora c’è solo più un groviglio di gambe e braccia. È l’Auror di sorveglianza a Weasley che interviene a separarli.
“È questa la professionalità tanto decantata da voi Auror?” Una voce fredda sopraggiunge alle spalle dei tre. Lucius e Narcissa hanno firmato le carte di dimissione e sono passati a salutare Hermione.
“Signore, è stato vostro figlio ad attaccare un cadetto auror. Deve ritenersi fortunato se non parte una denuncia per aggressione”, cerca di difendere il collega, anche se ha visto perfettamente che il primo a colpire è stato Potter. Ma se quel moccioso non l’avesse provocato…
“Io mi sono solo difeso. È stato Potter quello che ha cominciato”, si difende Draco.
“Tu mi hai provocato”, lo redarguisce l’altro.
“È tutta colpa tua se mia sorella è stata rapita e io non ho il diritto di farti notare le tue – numerose – mancanze?” Draco è deciso a non mollare l’osso: non lo vuole a quello vicino a sua sorella.
“Potter, mi sembra più che evidente che mio figlio ha tutte le ragioni di questo mondo. Ora torna a fare il cagnolino da guardia al tuo amico”, lo riprende Lucius.
“Mi dispiace deluderla, signore, ma io sono stato posto a sorvegliare vostra figlia”, con un sorriso sarcastico, che sa tanto di vittoria.
“No”, è l’unica parola che riesce a pronunciare Malfoy senior.
“Mi spiace, ma sono ordini del Dipartimento Auror”, interviene il collega anziano.
“Bene, vorrà dire che andrò a lamentarmi direttamente dal Ministro e dal vostro Capo. Potter, preparati a fare le valigie”, lo minaccia, per poi rivolgersi al figlio: “Draco, non ti dispiace rimanere qui, finché non manderanno qualcuno di più ‘professionale’ ed esperto? Tu conosci tutti i medimaghi del reparto”.
“Certo, padre”, conviene Draco. Questa volta è lui a ghignare.
“Non sono d’accordo”, brontola, invece, Harry.
“E quando mai tu sei d’accordo con qualcuno?” Draco lo irride.
“Nemmeno io sono d’accordo: non è… professionale”, interviene l’altro Auror.
“Lei non è forse il cane da guardia di Weasley? E allora vada a fare il suo lavoro”, lo riprende Lucius.
“In quanto a te, Potter, è di mia figlia che stiamo parlando, e su cosa tu sia o non sia d’accordo non mi può interessare di meno. Quindi, ora te ne stai bravo a cuccia. Draco, conto su di te per la sicurezza di tua sorella”.
“Certo padre, state tranquillo”.
“Narcissa, vieni, andiamo al Ministero”.
Prima di essere smaterializzata col marito, però, Narcissa fa in tempo a redarguire il figlio: “E tu saresti un mago? Fare a botte alla maniera babbana”, senza nascondere una punta di disprezzo.
“Credetemi madre, con certa gente la magia è solo energia sprecata”.
Lucius si concede un ghigno.
§ § § § § § § § § §
“Ehi, principessa…” Mentre Harry e Draco se le stanno dando di santa ragione, Blasie si è avvicinato al vetro della camera di Hermione.
Nessuno che non sia personale autorizzato può entrare in quella stanza. È possibile, però, una comunicazione tra paziente e visitatori tramite degli aggeggi babbani: i microfoni.
“Che cosa sta sucedendo in corridoio, Blaise?” La ragazza si è avvicinata al vetro e nota immediatamente Draco spalmato su Harry.
“Anch’io ti voglio bene…”, la redarguisce.
“Smettila di fare il cretino, Blaise”, si impunta lei.
“Donna crudele, mi hai appena pugnalato il cuore…”, scherza lui.
“Blaise… non c’è bisogno che io ti dica che ti sono infinitamente grata per avermi portato subito qui, e che mi sento anche tremendamente in colpa, ma si può sapere che diavolo stanno combinando quei due?”
“Hermione, non vedo perché tu ti debba sentire in colpa. Non ho fatto nulla che non volessi fare, tranquilla. E poi mi sono guadagnato due settimane di vacanze extra, anche se quando rientreremo a scuola sarà dura guadagnare i centocinquanta punti che la preside ha tolto a Serpeverde la sera del tuo rapimento, benché credo che la parte più difficile sarà dirlo a tuo fratello…”, chiacchera tranquillamente Blaise, consapevole del fatto che Draco è troppo occupato a menare Potter per sentire quello che lui ha appena detto.
“Cosa avete combinato per farvi togliere tutti quei punti? Non che la cosa mi dispiaccia, ovvio”.
“Sempre gentile, ma chérie. Io non c’entro niente, mi sono solo trovato in mezzo. La colpa è di Daphne e Theo”, scarica subito la responsabilità sui due compagni.
“E cosa avrebbero combinato per far perdere a Serpeverde centocinquanta punti in due?”, gli chiede, curiosa.
Blaise getta un’occhiata preoccupata ai due ragazzi, ma vedendoli ancora occupati, torna a chiacchierare con quella che avrebbe dovuto essere la sua fidanzata a tutti gli effetti già da una settimana: “Ecco, vedi… io ero preoccupato per te e volevo venire a cercarti..”
“Blaise! Come puoi anche solo aver pensato di abbandonare Hogwarts! Io… io… non me lo sarei mai perdonato se ti fosse successo qualcosa a causa mia…”. Il tono di voce, inizialmente tanto stridulo da aver quasi assordato il ragazzo, si è affievlito, diventando quasi dolce, materno.
Sfortunatamente, l’urlo della ragazza è stato sentito anche dall’altro Auror, il quale, vedendo i due ragazzi fare a botte alla babbana, decide di intervenire e dividerli…
“È quello che hanno cercato di dirmi anche Theo e Daphne. Theo, addirittura, mi ha impastoiato per impedirmi di andare a chiedere il permesso di lasciare la scuola alla McGranitt perché, vedi, io volevo fare le cose per bene”, ma vedendo il cipiglio assunto dalla ragazza, continua in fretta: “Purtroppo, Gaza è entrato nella nostra camerata proprio in quel momento e siccome c’era anche Daphne, ci ha condotto tutti e tre dalla preside, dove c’era mia madre, venuta a prendermi perché secondo lei la scuola non era più un luogo tanto sicuro, visto che a lanciarmi l’Imperio è stato un mio compagno di Casa. Comunque”, si affretta a terminare, visto che sono sopraggiunti anche Lucius e Narcissa, e Draco può captare ogni sua singola parola, “dal momento che nel dormitorio maschile, e nella camera che io divido con Theo, si trovava una ragazza, beh, è presto detto: cinquanta punti in meno a tutti e tre. E ora chi glielo dice a tuo fratello?” Esala, disperato.
“Hai diviso la quarantena con lui per due settimane, vuoi farmi credere che non hai avuto tempo?” Lo prende in giro Hermione. Serpeverde sotto di centocinquanta punti: fantastico! Soprattutto visto che Harry è tornato nella loro squadra di quidditch.
“Oh, di tempo ne ho avuto anche troppo. È l’occasione che è mancata. Avresti dovuto vederlo in quei giorni, Hermione: se io gli avessi detto questa cosa dei punti, mi avrebbe mangiato vivo!” Le confessa.
Hermione, per tutta risposta, scoppia a ridere.
“Oh, grazie, fa sempre tanto piacere notare quanto la propria futura moglie condivida la tragedia che ha colpito l’uomo”, ironizza; felice, in realtà, di averle strappato una risata di quelle vere, sincere.
“Beh, sai come si dice, no? Mors tua, vita me…” Si zittisce prima di finire la parola.
Se tu muori, io vivo.
È quello che sta succedendo a Ronald?
“Ehi, principessa”. Blaise si è accorto dell’improvviso cambio d’umore della ragazza e non è certo necessario essere geni per capirne il motivo.
“Scusami, Blaise. Tu sei sempre gentile con me, hai perfino rischiato di ammalarti gravemente pur di portarmi il prima possibile qui al San Mungo e io, invece, ti ripago in questo modo”, col sorriso mesto.
“Sei preoccupata per Weasley, vero? Tranquilla, è normale, non mi sono offeso. Se vuoi posso informarmi”. Blaise cerca di tranquillizzare Hermione. Non sa molto di come il rosso se la stia passando, ma sicuramente non bene, a giudicare dagli occhi rossi che aveva poco prima la signora Weasley.
“Io, lui e Harry siamo praticamente cresciuti insieme, per me loro due sono come i fratelli che non ho mai avuto, se escludi Draco, ma a quell’epoca io credevo di essere l’unica figlia dei Granger, e quando quella sera l’ho visto in quelle condizioni, io…”, si sente in dovere di rassicurare il ragazzo.
“Principessa, guardami e ascoltami bene: io non sono affatto geloso. So che per te Weasley piccolo ha significato molto in passato, come so che ora lo consideri solo un amico, nonostante il modo in cui ti ha trattata, ma è anche per questo che mi piaci: non porti mai rancore e sei sempre pronta a dare una seconda opportunità…”, ma la ragazza lo blocca: “Se stai cercando di placarmi per una tua eventuale futura cornificazione, sappi che non intendo dare una seconda opportunità ai tuoi gioielli di famiglia”, lo minaccia, con una luce birichina negli occhi.
“Ehi, guarda che io non sono Draco!” Finge di essersi offeso.
“Cosa c’entrerei io?” Il ragazzo in questione si avvicina al vetro della camera della sorella.
I due, per tutta risposta, scoppiano a ridere.
“Sono così divertente?” Bercia Draco.
“Dovresti vedere la tua faccia e poi tu c’entri sempre”, lo sfottono i due.
“Ah ah, davvero divertenti. E comunque la colpa è di Potter: è lui che ha cominciato”, si difende Draco.
Sentendosi chiamato in causa, Harry si avvicina anche lui al vetro.
Vedendolo col viso pieno di lividi, Hermione si preoccupa: “Harry, cosa… stai bene?”
“Com’è che quando hai visto me sei scoppiata a ridere e quando hai visto lui ti sei preoccupata?” Draco si impermalosisce del comportamento della sorella, la quale, come risposta, gli riserva uno sbuffo, per poi spostare la sua attenzione nuovamente su Harry, in attesa di una sua risposta.
“Certo, tranquilla, non sono mai stato meglio”, vedendo il viso del suo antagonista pieno di lividi e graffi.
“Smettila, Sfregiato, di guardarmi come se fossi un osso: non sono il tuo tipo”.
“Rassicurati, Furetto, il mio tipo ha i capelli rossi e due…”
“Harry! Stai parlando della mia migliore amica!” Lo riprende, urlando, Hermione.
“Sbagliato, sorellina: sta parlando della sua ragazza”. Adora vedere sua sorella imbarazzata quando si parla di certi argomenti e marciarci su.
“Draco Lucius Malfoy, da quando difendi Harry Potter?” Gli occhi di Hermione pericolosamente assottigliati.
Non le hanno ridato la bacchetta, vero? E in ogni caso, quel vetro è a prova di magia?
“Siamo tutti uomini”, si difende il biondo, per correggersi quando vede la sorella alzare un sopracciglio, “qui nel corridoio”.
“E con questo cosa vorresti dire? Che tra di voi parlate solo di quello?”
“Perché, voi ragazze quando siete da sole non parlate di quanto ce l’abbiamo lungo?”
“Io… io… insomma, si può sapere perché avete smesso di picchiarvi?” Lei ha sempre odiato quel tipo di discorsi. Non che con le amiche non facesse certe confidenze, ma ora si trova davanti a tre ragazzi: uno è suo fratello di sangue, scoperto tale dopo anni di dispetti, un altro è il suo fratello virtuale, mentre il terzo è il suo futuro marito!
“Se vuoi che continui a picchiare tuo fratello, ti accontento subito”, si offre Harry.
“A me sembrava che fossi io a picchiare te”, lo corregge, invece, Draco.
“Eccoli che ricominciano: Hermione comanda e noi maschietti ubbidiamo”, scherza Blaise.
“Blaise, tu non… vero?” Gli chiede, sottintendendo una minaccia.
“Io cosa, amore?” Troppo tardi si accorge di come l’ha chiamata.
“Io… tu… cosa…” Hermione è rimasta spiazzata.
§ § § § § § § § § §
“Voglio sapere perché a proteggere mia figlia non c’è un Auror professionista, ma quel… quel Potter!”
Se con Caramel Lucius era tutto salamelecchi, con Kingsley gli riesce difficile non prenderlo di petto. Sa perfettamente che la sua posizione è alquanto delicata, ma è quell’uomo che gli tira fuori il peggio di sé.
“Buongiorno anche a te Lucius. Lady Malfoy”. Si rivolge a Narcissa con un elegante baciamano.
“Buongiorno Ministro”, lo saluta lei, educatamente, “Io e mio marito siamo preoccupati per Hermione. Cerchi di capirci: a scuola è stata rapita proprio sotto gli occhi di Potter”. Come al solito, tocca a lei mettere le pezze al comportamento del marito.
“Vi capisco perfettamente, ma, vedete, di Lestrange non c’è l’ombra in tutto il Regno Unito e il Capo Auror ha pensato che, semmai avesse intenzione di fare ancora una visitina a vostra figlia, se davanti alla porta della sua stanza ci fosse un Auror con decenni di addestramento alle spalle, potrebbe desistere, invece, vedendo solo un cadetto, potrebbe cadere nella trappola. Non dimenticate che è affiancato da Simpson, un veterano. Inoltre, abbiamo infiltrato altri Auror tra il personale di servizio. Come vedete, Hermione è ben protetta”.
“Cosa significa che non trovate Rodolphus? Vi vantate a destra e a manca di avere sconfitto il Signore Oscuro, e poi non sapete superare le barriere dei castelli?” Si inalbera Lucius.
“Le barriere di tutte le proprietà di Lestrange e Black – non solo dei castelli di Rodolphus – sono state abbattute senza difficoltà e le residenze perquisite e rivoltate come calzini. Tuttavia, di lui e del fantomatico quadro non sono state trovate le più piccole impronte. Abbiamo ragione di credere che oltre a Pucey avesse un altro complice. Purtroppo, non abbiamo ancora scoperto di chi si tratta. E se te lo stessi chiedendo, sì, anche le proprietà di Pucey e di sua moglie sono state perquisite da cima a fondo, ma nulla”.
“E cosa state aspettando a scoprire l’identità del terzo mago? Che vi mandi l’invito per un the?”, ironizza Malfoy senior.
“Trovo la tua ironia del tutto fuori luogo, Lucius, oltre che offensiva della professionalità dei miei Auror”, sbotta Shaklebolt.
“Il Mondo magico ha notato la professionalità dei tuoi Auror. Mia figlia ha rischiato di morire e ancora non è fuori pericolo, grazie alla professionalità dei tuoi Auror”, si indigna Lucius.

Come dargli torto? È da giugno che quel pazzo uccide inisturbato e loro sono solo riusciti a mettere le mani su un suo complice, che non sa molto, tra l’altro. Durante l’interrogatorio, Pucey padre ha detto loro ciò che già sapevano e neanche col veritaserum e la Legilimanzia sono riusciti a carpire informazioni importanti. Solo un nome, evidentemente fittizio.
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