I CINQUE SENSI ~ Capitolo 21

Non fuggire
i malati di malattie ripugnatnti,
perché anche tu sei fatto di carne”.
(Isacco di Ninive)
“Draco”.
“Blaise?! Che diavolo ci fai tu qui?”
Una volta salutata la madre e ritiratosi nella propria camera, aveva preso della Polvere Volante e si era materializzato a Malfoy Manor, direttamente nella camera dell’amico.
“Anch’io ti voglio tanto bene. Notizie di Hermione?” Il moro non si lascia certo sconvolgere dal “benvenuto” ricevuto, anche se avrebbe qualcosina da rivelargli.
“Se non le sai tu che hai uno zio con le mani in pasta…”, borbotta Draco.
“Mia madre mi ha solo detto che gli Auror stanno torchiando per benino Adrian… Cavolo, ancora non so darmi pace per essermi fatto sorprendere in quella maniera”. Blaise si lascia cadere sul bordo del letto, prendendosi la testa fra le mani.
“Blaise… non mi hai ancora detto cosa diavolo ci fai qui…”, gli occhi di Draco ridotti a due fessure.
“Te l’ho detto, volevo avere notizie di Hermione, e accodarmi a un’eventuale squadra di ricerca”, esala.
“No. Intendevo fuori da Hogwarts”, specifica Draco.
“Oh, quello. Mia madre è venuta a prendermi poche ore fa. Dopo la maledizione che mi ha lanciato un nostro compagno di Casa, ritiene che la scuola non sia più un posto tanto tranquillo. Certo, perché quando c’erano i Carrows era un luogo sicuro, come no?!”
A quelle parole, Draco abbassa lo sguardo, colpevole. È questioni di secondi, però: un Malfoy non ha mai torto, dopotutto. E ha anche notato una lieve nota di incertezza nella voce dell’amico: “Blaise… c’è qualcos’altro che io dovrei sapere?”
“Beh, sai com’è, no?” Prova a tergiversare: confessare all’amico, suo Caposcuola, per giunta, che la preside ha appena tolto centocinquanta punti a Serpeverde gli azzera la saliva.
“No, Blaise, se non me lo dici non posso saperlo”; Draco sta perdendo la pazienza.
“LaMcGranittcihatoltocentocinquantapuntistasera”, spara tutto d’un fiato.
“Eh?” Decisamente, ha perso ogni briciola di pazienza.
“Uff, Draco, tua sorella è appena stata rapita, che cosa ti importa del resto? Andiamo in biblioteca, su”, prova a distrarlo.
“Che cosa c’entra la biblioteca col rapimento di mia sorella? Pensi forse che Adrian l’abbia portata qui?” Che l’Imperio scagliatogli da Adrian gli abbia fuso tutti i neuroni?
“Draco, a volte mi chiedo se ci sei o ci fai. È esattamente quello che avrebbe fatto tua sorella: cercare le risposte nei libri”, gli spiega.
“Certo, perché secondo te nei libri di Malfoy Manor c’è scritto dove Adrian tiene segregata Hermione”, con un tono di voce un po’ acido.
“Perché no? O forse credi che l’abbia portata a casa sua, dove sarebbe il primo posto dove gli Auror la cercherebbero?”
“E se così fosse? Non è che Adrian brilli per intelligenza”, espone Draco.
“A quest’ora, sarebbe già a casa, non credi? No, secondo me dietro c’è qualcun altro, forse addirittuara suo padre. Potrebbero averla portata da qualche altra parte, e siccome la tua biblioteca è molto più fornita della mia…”
“D’accordo, scendiamo… È proprio vero: Merlino prima li fa e poi li accoppia”, borbotta il biondo.
“Come, scusa?” Blaise lo guarda con un sopracciglio alzato.
“Niente, niente… andiamo. Tanto, più di così io non posso fare”.
§ § § § § § § § § §
“Padroni! Presto! Padroni! Padroncina è nel salone con amico di padroncina che sta male. Padroncina ha chiamato prima Petra e Petra è andata a prendere padroncina e amico di padroncina”.
Al richiamo di Hermione, Petra si è smaterializzata nelle segrete dove lei e Ron erano tenuti prigionieri da Lestrange e Pucey. Per fortuna, la piccola elfa è poi riuscita a smaterializzare entrambi i ragazzi al Manor. Ora è nella camera padronale, a svegliare i Malfoy.
“Si può sapere cosa stai blaterando, stupido elfo?” Lucius è seccato per essere stato svegliato nel cuore della notte da quello stupido elfo che ha anche le allucinazioni: sua figlia è stata rapita da chissà chi e portata chissà dove e quell’essere li ha svegliati dicendo che si trova nel salone con un amico?
“Lucius… Forse Hermione l’ha chiamata ed è riuscita a farsi portare qui. Forse faremmo meglio ad andare a controllare…”, Narcissa decide di aggrapparsi a quell’esile speranza.
“Narcissa, non crederai a quell’essere, vero?” Lucius è quanto mai diffidente.
“Scendere a controllare non ci costa nulla, tanto non stavamo dormendo…” Tenta di convincere il marito.
“Parla per te, donna”, borbotta, mentre si allaccia la giacca da camera.
“Come, scusa?” La loro bambina è stata rapita e lui stava dormendo?
“Niente, niente. E tu prega, stupida elfa, di non esserti inventata le cose, o quant’è vero Salazar appenderò la tua testa all’ingresso del Manor”, la minaccia.
Intanto, seguito dalla moglie, scende l’ampio scalone. Una volta arrivato nel salone di pietra rimane a bocca aperta: davanti a loro, rannicchiata sul pavimento, vestita di un’improbabile abito babbano e con in braccio il più giovane dei Weasley, c’è proprio la loro Hermione.
“Hermione!” Narcissa non riesce a contenere la sua gioia, ma viene bloccata dalla figlia stessa: “Non vi avvicinate!”, intima loro.
“Cosa? Tesoro, qui sei al Manor, sei al sicuro, non devi preoccuparti”, sua madre non si dà per vinta e cerca di avvicinarsi.
“No!” Urla ancora la ragazza, per poi proseguire: “Vi prego, non avvicinatevi. Già così, respirando la nostra stessa aria, rischiate di ammalarvi anche voi”, mentre le lacrime scendono dai suoi occhi.
Tutto quel trambisto ha fatto accorrere anche Draco e Blaise: “Madre, Padre, cosa…”, ma si blocca a metà frase vedendo la sorella rannicchiata assieme a un febbricitante Ron.
“Hermione! Tu… lui…”. Sua sorella è davvero la strega più intelligente dell’ultimo secolo se è riuscita a fuggire da chissà chi e a portarsi dietro anche la Donnola. Beh, forse a questo punto non è poi così intelligente…
“Hermione, si può sapere di cosa stai parlando?” Lucius prende finalmente la parola.
“Quando Adrian mi ha rapito, mi ha portato a casa sua”, comincia a raccontare, “ma lì è arrivato suo padre che mi ha praticamente smaterializzato in una prigione, come quelle dei castelli medievali. Lì, c’era Rodolphus Lestrange che mi ha fatto mordere da un topo, ma non so quanto tempo fa è successo a Ron, so solo che ha già la febbre… Per favore, non avvcinatevi. Si tratta di una malattia babbana, la peste, ma non so come si evolve quando entra in contatto col sangue magico”, singhiozza la ragazza, mentre a quel racconto, Narcissa si è portata una mano davanti alla bocca, come a impedirsi di urlare.
I sospetti di suo marito, dunque, erano più che fondati: quel pazzo di Rodolphus ha dato avvio al progetto di riportare in vita Bellatrix…
“Lucius…”, riesce solo a mormorare.
Draco, di tutto quel fiume di parole, non ha capito molto, se non che il rosso ha quasi un piede nella fossa e sua sorella rischia di seguirlo.
“D’accordo. Hermione, non serve a niente farsi prendere dal panico. Adesso vi portiamo al San Mungo, d’accordo? Lì, sapranno sicuramente come curarvi”, Lucius prende in mano le redini della situazioni.
“È una malattia babbana…”, singhiozza ancora Hermione.
“Non devi preoccuparti, in quell’ospedale c’è anche un reparto per ferite e malattie non magiche, quindi, stai tranquilla, va bene? Ora, io mi avvicino, e prendo il tuo amico, mentre Draco e Blaise accompagnano te, d’accordo?” Cerca di tranquillizzarla il padre, mentre il fratello, a quelle parole scatta per avvicinarsi a lei.
“Ma…”, tenta ancora lei.
“Nessun ma, Hermione. Hai sentito tuo padre? Adesso noi vi accompagnamo al San Mungo. Non devi più preoccuparti di nulla”, interviene Narcissa, intenzionata a non staccarsi più dalla figlia.
“Cissy, forse è meglio che tu avvisi gli Auror della fuga di Hermione e di Weasley”, Lucius cerca di convincere la moglie a restare a casa, per evitare il contagio.
“Li avviseremo dall’ospedale”, taglia corto lei, trasfigurando con un colpo di bacchetta il loro abbigliamento notturno in abiti più consoni.
§ § § § § § § § § §
“Maledizione! Non possono essere scappati! Sono senza bacchette! Homen Revelio!”
Appena entrato nella cella dove teneva prigionieri Hermione e Ron, Rodolphus Lestrange ha un’amara sorpresa: “Niente… Com’è possibile? A quanto pare quel deficiente di Pucey si è dimenticato di disarmare la mia cara nipotina, non c’è altra spiegazione. È mai possibile che io debba essere circondato da simili idioti? Crucio!” Urla contro il povero medimago, la cui unica colpa è quella di trovarsi al suo cospetto in quel momento.
“Mi… mio signore, io… ero con voi”, balbetta il medimago.
“Smaterializzami in un luogo sicuro”, gli intima, “In fretta, non ho tempo da perdere. Se la mia cara nipotina parla, presto qui ci sarà la festa degli Auror”.
“Che onore che mi fate signore, nella mia casa, ma… il bambino?” Chiede. Non sa fin dove la pazzia ha condotto quell’uomo.
“Ne troveremo un altro. Non voglio correre il rischio d’infettarmi con quello. Tanto, anche se lo troveranno gli Auror, dubito che parlerà”, si sbottona Rodolphus.
“Ma… e il rituale?” Azzarda ancora l’uomo.
“Sei forse esperto di Magia Oscura? Crucio! Ho detto che non tempo da perdere! Muoviti!” Continua a urlargli contro, ignorando le condizioni dell’uomo, appena cruciato.
§ § § § § § § § § §
“Nome e causa del ricovero, prego”. L’infermiera addetta alla reception del San Mungo non si scompone nel vedere Lucius Malfoy agitato: ne ha viste talmente tante!
“Hermione Narcissa Malfoy e Ronald Bilius Weasley, probabile contagio di una malattia babbana”, spiega Lucius.
“Quinto piano, padiglione A. Potete servirvi dell’ascensore numero 3”, e torna a compilare le cartelle.
“Siete sicuri che si tratti d una malattia babbana? Di quellamalattia?”
A riceverli è il dottor Richardson, il primo Magonò a essere assunto in quell’ospedale dopo l’elezione di Shacklebolt: fa parte della nuova politica di distensione dei rapporti tra Mondo Magico e Mondo Babbano, anche in funzione della scoperta che molti Purosangue contraevano malattie considerate fino ad allora esclusivo appannaggio dei Babbani. E quali guaritori migliori di coloro che operavano già tra i Babbani?
“Nostra figlia ha detto di essere stata morsa da un topo, e che probabilmente lo stesso roditore ha morso anche il ragazzo, ma non sa quanto tempo fa. L’unica cosa evidente è che ha la febbre e delle piaghe nere”, enuclea Lucius.
“Capisco. Dovremo fare delle analisi per vedere come si è evoluta la malattia una volta entrata a contatto col sangue magico, e se il batterio era già stato modificato magicamente prima. Inoltre, voi quattro siete stati a stretto contatto con i malati, quindi, la quarantena vale anche per voi”.
“Ma…”, prova a controbattere Lucius. Lui, in una stanza d’ospedale in un reparto quasi babbano? Mai.
“Non si preoccupi, signor Malfoy, penseremo noi ad avvertire il Ministero e i genitori del ragazzo”.
“Blaise…”, sussurra Hermione, “Tu… mi dispiace… io…”, tenta ancora di parlare, non sa nemmeno lei cosa dire, però.
“Shhht, tranquilla, va tutto bene. Adrian mi ha solo maledetto con l’Imperio, ma la McGranitt ha sciolto l’incantesimo. Ora sto bene”, La tranquillizza lui.
Hermione risponde solo con un cenno affermativo della testa.
Intanto vengono condotti in una sala illuminata da una strana luce viola.
“Per il momento, è meglio che la signorina Malfoy e il signor Wesley siano in isolamento, mentre voi quattro starete sotto osservazione in questa stanza”, enuncia il medimago.
“Hermione non può stare con noi?” Narcissa è interdetta: lei non ha alcuna intenzione di allontanarsi da sua figlia.
“No, mi spiace. Vostra figlia sta già veicolando nel suo sangue la malattia, perciò ha bisogno di cure più mirate rispetto a voi, i quali, tra l’altro, non sappiamo neanche se siete già stati contagiati. In caso affermativo, continuerete l’isolamento, altrimenti sarete dimessi. In ogni caso, la quarantena è d’obbligo, come è d’obbligo tenervi separati dai malati conclamati”.
Dopo aver fatto accomodare i tre Malfoy e Zabini in quella stanza e aver accompagnato Hermione e Ron in altre due stanze, si dirige verso il suo studio, mentre delle infermiere si accingono a prelevare il sangue dai nuovi pazienti.
§ § § § § § § § § §
“È un onore, per me, Lord Lestrange, avervi ospite nella mia umile dimora”. Il medimago si inchina in modo forse troppo ostentato davanti al Mangiamorte, una volta smaterializzati nel piccolo appartamento a Nocturn Alley.
“Sapevo già che eri un pezzente”. Lestrange si guarda attorno con aria schifata, poi, con un movimento di bacchetta e un incantesimo Estensivo Irriconoscibile, rende quel bilocale molto simile a Lestrange Castle. Successivamente, cerca un luogo dove appendere il ritratto della moglie.
La loro prima mossa, ora, è trovare un’altra vittima, un altro bambino di dieci anni proveniente da una famiglia di Purosangue babbanofili e un’altra coppia di diciottenni, il tutto senza dare nell’occhio.
Come se fosse facile, adesso che Pucey è scomparso dalla circolazione e che quella vipera di sua nipote avrà già spifferato chi c’era dietro il suo rapimento.
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