I CINQUE SENSI ~ Capitolo 20

Il mistero dell’esisstenza umana
non consiste nel rimanere vivi,
ma nel trovare una ragione per vivere”
(Fyodor Dostoyevsky)
Deve riuscire a trovare una soluzione.
La prima cosa che le viene in mente è segnare i giorni: quanto tempo ha prima che si presentino i primi sintomi? Cinque? Dieci? Sa per certo che la malattia si presenta con febbre, cefalea, dolori, nausea e vomito e, per finire, compaiono i tristemente famosi bubboni. Nei casi più gravi, possono insorgere anche complicazioni renali, emorragie interne o insufficienza cardiocircolatoria, che possono portare rapidamente alla morte. Nei casi meno gravi, invece, la febbre scende dopo circa due settimane, e i bubboni espellono pus cicatrizzandosi.
Lei e Ron sono maghi purosangue: durante l’intervista con la Skeeter ha fatto la spaccona, ma sa che il sangue magico è comunque diverso da quello dei Babbani. Come reagirà la malattia una volta entrata in contatto con esso? Si evolverà rapidamente, e nella sua forma peggiore, oppure il loro sangue combatterà il batterio?
Se solo sapesse da quanto tempo Ron è prigioniero, perché quasi sicuramente l’hanno fatto mordere da quel ratto appena rapito, proprio come hanno fatto con lei.
Il ratto… Come mai non ha morso Lestrange? Che abbia messo sotto Imperio anche quell’animale?
“Ron… Ron, mi senti?” Prova a sussurrargli, ma riceve in risposta solo un fievole lamento.
Deve cercare qualcosa di appuntito per poter graffiare le pareti, ma non se la sente di lasciare Ron da solo.
Se solo avesse ancora con sé la Giratempo, potrebbe tornare indietro nel tempo e cercare di avvisare suo fratello… Sì, se solo non l’avesse restituita e se solo sapesse dove si trova ora.
§ § § § § § § § § §
“Padre, Madre”. Draco ha avuto il permesso di tornare al Manor per stare accanto ai suoi genitori finché la sorella non verrà ritrovata, viva o… morta.
“Draco…”
Lucius e Narcissa sono appena tornati dal Ministero con un nulla di fatto.
“Allora, cosa dicono al Ministero?” Li incalza.
“Nulla. Assolutamente nulla. Stanno ancora interrogando Adrian Pucey, ma pare che il ragazzo non voglia affatto collaborare. E il Ministro mi ha categoricamente proibito di prendere parte alle ricerche. Sono troppo coinvolto, dice. E vorrei ben dire: è mia figlia quella che è stata rapita”.
“Perché non usano la Legilimanzia o il Veritaserum?” Chiede ancora Draco “E comunque, l’hanno impedito a voi, non a me”, afferma alla fine.
“Cosa stai dicendo, Draco?” No, sicuramente Narcissa ha sentito male.
“A mio padre è stato vietato di partecipare alla ricerca di Hermione, ma io sono libero di muovermi”, conferma lui.
“Scordatelo, ragazzino. Il tuo posto è qui, accanto a tua madre, o tutt’al più a Hogwarts”, interviene, duro, suo padre.
“Bene, allora tornerò a scuola”, si intestardisce Draco.
“Per poterti muovere più liberamente e aggirare il mio divieto? O no, Draco, non è così che funziona. Anzi, ti dirò: ho cambiato idea. Tu resti qui al Manor finché Hermione non tornerà da noi”. Lucius ha capito al volo il piano di suo figlio.
Lo guarda in volto: stenta a riconoscere in quel giovane uomo, il ragazzino viziato e petulante che ogni volta che qualcosa non andava come voleva lui ripeteva allo sfinimento “Mio padre lo verrà a sapere”. La guerra ha decisamente cambiato tutti. Chi in meglio e chi in peggio. Per fortuna, pare che suo figlio sia cambiato in meglio.
“Padre…” comincia Draco.
“Draco, per favore, voglio che tu rimani qui al Manor. Ho bisogno di sentirti al sicuro, almeno tu”. Dell’algida Narcissa Black in Malfoy, solo l’ombra.
“Madre…”, le si rivolge il figlio.
“No, Draco, tua madre ha ragione. Per il momento, per Hermione non possiamo fare nulla, vorremmo almeno essere sicuri che tu sia al sicuro”.
A questo punto, a Draco non resta altro che chinare il capo.
§ § § § § § § § § §
“Potter, ti rendi conto di quello che hai combinato?”
Anche Harry, come Draco ha avuto il permesso di lasciare momentaneamente Hogwarts. Adesso si trova nell’ufficio del Capo Auror a subirsi una sonora lavata di capo.
“Signore, io…”, prova a difendersi il ragazzo.
“Forse non mi sono spiegato bene: non voglio sentire un fiato! Ti rendi conto di quello che hai combinato? Immagino di no. Tu avresti dovuto essere l’ombra di quella ragazza, e invece, mentre lei veniva rapita, tu ballavi!” Gli urla contro Harvey.
“Veramente, non sono mai arrivato in Sala Grande, perché ho incontrato Draco Malfoy, poco lontano dai dormitori di Grifondoro, e poi, mentre lui e la sua fidanzata sono andati a cercarla in Sala Grande, io sono andato a cercarla alla Torre di Astronomia”, spiega lui.
“E di grazia, perché proprio alla Torre di Astronomia? Quando ero studente io, il suo accesso era proibito agli studenti fuori dall’orario di lezione”. Harvey non si lascia abbindolare da quella spiegazione.
“Hermione è Caposcuola, lei ha libero accesso alla Torre e ogni volta che vuole restare sola, è lì che si rifugia”, chiarisce il giovane.
“Mi stai dicendo che non è la prima volta che la perdi di vista?” Harvey assottiglia pericolosamente i suoi occhi marroni.
Harry si accorge troppo tardi di aver commesso una gaffe: e adesso come se la cava?
§ § § § § § § § § §
“Ve l’ho già detto: io non so dove si nasconde la signorina Malfoy. Avete provato a guradare sotto il tavolo?” Adrian Pucey continua a prendersi gioco degli Auror che lo stanno interrogando.
“Davvero mlto spiritoso, il ragazzo, vediamo se con questa ha ancora il coraggio di divertirsi alle nostre spalle” e Johnson tira fuori dal mantello un’ampollina: “Sai cos’ è questa, vero?”
“Un’ampolla?” Continua a fare lo sbruffone il ragazzo.
“Precisamente. E sai anche cosa contiene?”
Adrian deglutisce a vuoto: è ovvio che stanno per fargli bere il Veritaserum.
“Sì. Vedo che lo sai. Da bravo, adesso apri la bocca e ingoia il liquido”.
Appena il liquido viene versato nella sua bocca, Adrian lo sputa in faccia all’Auror.
“Maledetto figlio di…”, gli sibila contro Johnson, sollevando il pugno pronto a colpirlo.
L’altro Auror gli blocca il braccio a mezz’aria: “Fermo. Sai che se lo colpisci, poi non potremo usare la sua confessione in nessun modo”.
Adrian ghigna: ce li ha in pugno.
“Va bene ragazzino, fino adesso abbiamo giocato. Ma non ti preoccupare: ne abbiamo da vendere di scorte di Veritaserum. Anche a costo di dover usare mille ampolle, alla fine riusciremo a farti bere il contenuto necessario.
“Intanto è troppo tardi”, ghigna il Serpeverde, ma Johnson, approfittando di quell’attimo di distrazione, gli punta contro la bacchetta: “Legilimens!” Esclama.
Adrian è del tutto impreparato a quell’attacco e nulla può contro la potenza dell’incantesimo scagliatogli contro.
Davanti all’Auror Johnson si formano le immagini di quella sera: Adrian che segue Blaise fino al secondo piano e gli lancia l’Imperius, poi lo fa entrare in un’aula dove lo spoglia e ne prende le sembianze. Sotto le false sembianze di Blaise Zabini, lo vede arrivare davanti ai dormitori di Grifondoro ad aspettare Hermione Malfoy, poi lo vede condurla attraverso uno stretto passaggio fino ad un negozio di dolci, da dove si smaterializza in una villa. Qui, ancora, assiste a un diverbio tra i due ragazzi, poi vede comparire Alfred Pucey che prende in consegna la ragazza, mentre il ragazzo ritorna da dove è venuto. Solo.
Il resto della storia lo conoscono già.
“Il padre del ragazzo, Alfred Pucey, è coinvolto nel rapimento”, afferma alla fine.
§ § § § § § § § § §
“Blaise, ti sei mangiato il cervello?” Theo cerca di far ragionare l’amico.
“È della mia fidanzata che stiamo parlando!” Sputa invece ui.
“No che non è la tua fidanzata che è sparita. E poi ci sono già gli Auror che la stanno cercando”, cerca di farlo rinsavire.
“È solo che…”, il ragazzo si lascia cadere sul letto, privo di forze, le mani a coprirsi il volto. “Theo, tu sai da quanto tempo le sbavo praticamente dietro, anche se lei non se ne è mai accorta, e adesso che finalmente ho una possibilità, una, di dimostrarle quello che provo, puff… lei a un tratto non c’è più”, la voce rotta.
Daphne si siede accanto a lui, carezzandogli la schiena: “Non dire così, sono sicura che sta bene e gli Auror la riporteranno dalla sua famiglia, da te… Adrian le aveva messo gli occhi addosso, non credo che sia così stupido da farle del male”, gli occhi a cercare quelli del fidanzato, come a chiedere una muta conferma.
“Daphne ha ragione, Blaise, sono sicuro che Adrian non le torcerà un capello”, conferma, infatti, Theodore.
“Ragazzi, lasciatevelo dire: i vostri tentativi di consolarmi sono patetici. Non ci credete nemmeno voi in quello che state dicendo, e comunque, io non riesco a stare qui, con le mani in mano”. Blaise è più che convinto a partecipare alle ricerche di quella che lui considera già a tutti gli effetti la propria fidanzata.
“Che cazzo stai dicendo, eh, Blaise? Vuoi forse farti espellere dalla scuola? Perché se è così, non contare su di me per proteggerti da quella furia che è la tua futura fidanzata, perché ti assicuro che quando lo verrà a sapere, e lo scoprirà puoi starne certo, ti farà rimpiangere amaramente di aver preso questa decisione”, cerca di usare un tono duro, in modo da risultare più convincente.
“Ragazzi, sinceramente, io vi ringrazio per i vostri tentativi, ma oramai ho deciso: vado dalla McGranitt e mi faccio avere un permesso. Così, faccio le cose per bene, va bene?”
“No, non va bene un cazzo! Ma finora io ho parlato all’aria?!” Sbotta Theo.
“Come reagiresti se a essere rapita sarebbe stata Daphne?” Blaise cerca di portare l’amico dalla sua parte.
“Ma non è di me e Daphne che stiamo parlando”, conviene Theo.
“Non tergiversare, Theo”, lo richiama il moro.
“Ha ragione lui, Theo, perché non rispondi?” Interviene Daphne. Lei è innamorata di quel ragazzo e quando suo padre l’aveva informata del contratto prematrimoniale, aveva fatto i salti di gioia, ma ora, quel suo non risposndere a quella domanda…
“Daphne, non rispondo perché altrimenti lui si sentirebbe giustificato ad andarsene”.
“Quindi, anche tu faresti di tutto per andarla a cercare, giusto?” Blaise è quasi riuscito ad aggirare l’ostacolo Nott.
“È quello che vorrei fare, te ne dò atto, ma tra il volere e il potere ce n’è di strada…”, afferma alla fine, sconfitto dall’evidenza.
“No, Theo, volere è potere”. Ciò detto, si alza dal letto e cerca di uscire dalla stanza, ma l’amico è più veloce: “Impedimenta!”
“Che cazzo stai facendo, Theo?!” Sibila Zabini.
“Ti sto impedendo di fare una cazzata”, spiega con noncuranza l’altro.
“Liberami subito”.
“Scordatelo”.
“Theo…”, gli occhi pericolosamente assottigliati.
“Blaise…”, il tono di chi sta conversando del tempo.
A scongelare la situazione, un bussare alla porta.
È Gazza, venuto a informare Blaise Zabini che sua madre lo sta attendendo nell’uffico della preside.
§ § § § § § § § § §
Pensa Hermione, pensa.
Qual è la prima regola per vincere una guerra?
Ma certo! Destabilizzare l’avversario.
Già, ma come lo destabilizzo a quello?
Pensa, pensa…
Le prime vittime erano ragazze di diciotto anni a cui ha cucito le palpebre col fil di ferro, poi ha ucciso i miei genitori adottivi, un uomo e una donna più anziani.
Questo significa che prima di uccidere me e Ron deve uccidere un altro bambino? Ma perché bambini di dieci anni? E cosa c’entra la peste bubbonica?
Pensa, pensa… Se il Cappello Parlante era indeciso se mandarmi a Corvonero, un motivo doveva averlo, no?
Dunque, dunque, dunque…
All’inizio pensavo che gli occhi fossero legati all’invidia, anche a causa degli incubi che mi tormentavano. E sempre a causa degli incubi, avevo pensato che semmai ci sarebbero state delle altre vittime, queste avrebbero avuto le mani amputate… E invece si tratta di bambini con la peste bubbonica!
La peste bubbonica si chiama così perché sulla pelle compa…
Pelle! Ecco il collegamento con gli occhi!
Ma la peste non è una malattia della pelle.
Bingo!
Ecco come destabilizzare il caro zietto: il rituale è stato interrotto, sempre che le mie ipotesi siano giuste.
Già, ma a cosa servirebbe?
Oramai, il batterio sta scorrendo nelle mie vene assieme al sangue…
Non uscirò mai viva di qua, e nemmeno Ron… No, un momento. Al Manor, quando chiamavo Petra, lei compariva subito, e anche quando eravamo prigionieri in quella casa, Harry ha parlato con Aberforth credendo fosse il preside Silente e gli ha detto dove ci trovavamo, e lui ha mandato Dobby a salvarci, quindi posso provare a chiamare Petra. Tentare non costa nulla…
§ § § § § § § § § §
“Signora Preside, ho trovato il signor Zabini impastoiato nella sua camera, assieme al signor Nott e alla signorina Greengrass”.
Gaza entra nell’ufficio della preside sospingendo i tre ragazzi.
“Come, impastoiato?” Avalon Zabini è rimasta interdetta: e quelli sarebbero amici di suo figlio?
“Ci stavamo esercitando con degli incantesimi”, si difende Daphne, “non potevamo esercitarci nella Sala Comune: avremmo rischiato di coinvolgere dei ragazzini”.
“Per questo genere di esercitazioni, esiste il Club dei Duellanti. Una ragazza così per bene come lei, signorina Greengrass… nel dormitorio maschile… mi ha molto deluso. Cinquanta punti in meno a ciascuno di voi tre”.
“Ma…”, prova a dire qualcosa Theo.
“Sì, signor Nott? Forse Cinquanta punti non sono sufficienti?” Taglia corto l’anziana.
“Ci scusi, signora preside, non accadrà più”, si affretta a scusarsi per tutti e tre Daphne.
“In quanto a lei, signor Zabini, sua madre è venuta a chiedermi un permesso per lei. Ho cercato di rassicurarla sulla sicurezza della scuola, ma ho ragione di credere che la sua testa in questo momento sia altrove, quindi, per non intaccare il suo rendimento scolastico, ho accettato di darle una settimana di permesso. Mi aspetto, però, che al suo rientro, si rimetta in pari col programma. Signora Zabini”, si rivolge poi alla donna, “per tornare a Villa Zabini potete usare il mio camino”.
“La ringrazio, signora Preside, e le assicuro che al suo rientro a scuola mio figlio si rimetterà subito in pari. Buonasera. Anche a voi ragazzi”, e scompare tra le fiamme verdi del camino, assieme a suo figlio, il quale non si trattiene nel fare un ‘ciao ciao’ ironico con la mano a Theo: è andato tutto secondo i suoi piani. Il gufo che aveva preventivamente mandato a sua madre ha sortito il suo effetto. Ah, essere previdenti!
“Si sa qualcosa, madre?” Chiede alla donna, una volta arrivati a casa.
“Tuo zio mi ha detto che stanno torchiando Adrian Pucey, ma pare che il ragazzo non collabori… Senti, adesso è tardi, ma domattina vorrei andare a Malfoy Manor per salutare Narcissa e dirle che le sono vicina in questo momento. Gradirei che tu, in quanto promesso a Hermione, mi accompagnassi”, lo informa, sia delle novità al Ministero che delle sue intenzioni.
“Certo, madre, non avete neanche da chiederlo”, risponde lui, prima di inforcare le scale che portano al piano superiore, dove ci sono le camere da letto.
§ § § § § § § § § §
“Allora, medimago, cosa ne dite?” Chiede Lestrange al suo ospite.
“La cena era veramente superba”, conviene l’ometto, poggiando il tovagliolo di candido lino sul tavolo, alla fine del pasto luculliano.
“Non mi riferivo alla cena”, col tono duro.
“Oh”, è la parola più intelligente che riesce a dire il grasso medimago.
L’altro resta in attesa e vedendo che l’uomo non spiccica più una sola lettera dell’alfabeto, gli fa segno di parlare.
“Oh, certo. Avete giocato d’azzardo a rapire ora la ragazza, senza dimenticare che il ragazzo sta già molto male. Temo che non riusciremo ad arrivare a gennaio, con quei due, ma neanche il bambino resisterà fino a dicembre…” Afferma infine.
“Medimago, vi avverto: avete già sbagliato una volta, non tollero altri errori, ne va della vostra vita. E ora andiamo a controllare la situazione…”
Lestrange si alza dal tavolo, ma il guaritore tentenna: “Ma è troppo presto! Il topo l’ha morsa solo poche ore fa. Ci vogliono dai due ai dodici giorni perché compaiano i primi sintomi”, ma al gesto del Mangiamorte di puntargli contro la bacchetta, si affretta ad aggiungere: “Ma certamente una volta che le malattie babbane entrano in contatto col sangue magico non si sa mai come si evolvano”, e si accinge a seguire per le scale verso le segrete il padrone di casa.
Intanto, in una di queste segrete, una ragazza chiama la propria elfa: “Petra!”
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