L’annusalibri ~ LE SULTANE (Marilù Oliva)

Quando ho acquistato il libro, ho subito pensato di abbinare la mia recensione ai Persi Pien, un dolce piemontese a base di pesche (i “persi”), amaretti e polvere di cacao amaro. In pratica, dopo aver diviso a metà il frutto, si scava la polpa e la si impasta assieme agli amaretti e al cacao e quindi, con questo composto si riempie la pesca, cuocendo il tutto in forno. Considerato che la pesca è un frutto estivo, non è che sia un dolce esattamente rinfrescante…
Questo dolce non mi è mai piaciuto per la presenza di tre ingredienti: le pesche, gli amaretti e il cacao amaro. Oddio, io sono golosissima di cioccolato, ma deve essere dolcissimo, altrimenti neanche lo prendo in considerazione.
Per contro, questo nuovo lavoro di Marilù Oliva mi ha preso sin dalla primissima pagina e quindi, finché non sono giunta all’omicidio ero sempre più convinta della mia scelta: voglio dire, se la legge del contrappasso andava bene per Dante, perché per me no? Poi, però, è successo qualcosa. Un qualcosa che mi ha fatto cambiare idea…
Questo non è un giallo classico. È un noir.
Qui si sa subito chi è l’assassino. Quello che non si sa e che tiene il lettore incollato al libro (o al lettore digitale, nel mio caso) è la curiosità di scoprire quando verranno scoperte. SE verranno scoperte. Sì, ho usato il femminile.
Protagoniste sono, infatti, tre anziane bolognesi che vivono in un condominio (un casermone, più che altro) popolare. Sono chiamate Sultane perché il palazzo – ormai fatiscente – si trova in via Damasco.
C’è Wilma, commerciante abusiva che è una vita che si spacca la schiena per poter coronare un sogno; c’è Nunzia, sovrappeso e malata di diabete – ma che non sa rinunciare ai piaceri della buona tavola – cattolica al midollo, anche se un po’ superstiziosa; c’è Mafalda, ex commessa di una macelleria assieme al marito, ormai paralizzato dall’Alzheimer e che lei accudisce personalmente, anche se in modo non proprio amorevole. Ci sono poi, i figli: Juri, presente sin dalla prima pagina, anche se in modo non fisico; Melania, ormai appartenente a una setta satanica, ma che ogni tanto torna da sua madre Wilma a reclamare il letto; Ugo, uno dei figli di Mafalda, che si ricorda di avere una madre solo quando ha bisogno di mollarle i propri figli e che le rinfaccia di non curarsi del marito; Betta, la figlia di Nunzia, attratta dal proprio capo ma che alla fine si innamora di un impresario di pompe funebri, assestando un colpo quasi fatale alla superstizione della madre.
E poi, ci sono ancora Carmela e il fidanzato Bubi. Carmela è siciliana e appartiene a una famiglia dalla fedina penale non proprio linda, ci dice Wilma. Bubi, invece, è senegalese e assieme a Carmela condivide un terribile segreto. E sarà proprio questo segreto che costerà caro all’uomo, dopo la morte di Carmela.
Che cosa mi aveva spinto a scegliere di abbinare i Persi Pien a questo romanzo solo basandomi sulla quarta di copertina? Le protagoniste. Non so perché, ma ho subito pensato alla mia nonna paterna. Quando è morta, io ero poco più di una bambina e, come ho detto prima, le pesche ripiene non mi sono mai piaciute, ma ha detta di chi l’ha conosciuta e avuto modo di assaggiarle, quelle che faceva lei erano squisite. Leggendo la caratterizzazione di Nunzia, poi, ho pensato che sì, mia nonna le assomigliava, anche se era magra e non soffriva di diabete. Ma era bigotta, anche se non si sarebbe mai spinta fin dove Nunzia si è spinta.
Questo non è l’unico particolare che mi ha fatto desistere dall’abbinare quella ricetta. In realtà, non ho trovato una ricetta adatta, così ho optato per un dolce siciliano, anche se un tempo era una preparazione salata, il Biancomangiare. Il nome era collegato alle preparazioni con ingredienti bianchi, colore che rappresentava la purezza e l’ascetismo. Il biancomangiare era servito nelle case delle classi superiori e veniva prevalentemente preparato con carni e pesci oppure con il lardo sciolti nel latte di capra, di pecore oppure di mandorle. Gli ingredienti variavano molto a seconda del periodo dell’anno, in particolare durante la Quaresima, momento in cui la carne veniva sostituita con le mandorle o dalla polpa bianca di alcuni pesci come il luccio o dei ranocchi.


Ecco, dunque, per la legge del contrappasso, la ricetta del Biancomangiare.
INGREDIENTI

(Per 6 persone) 

– 1 baccello Vaniglia
– 150 gr Amido
– 300 gr Zucchero
– 1 litro Latte di Mandorle


COME PREPARARE IL BIANCOMANGIARE

  1. Incidi la vaniglia nel senso della lunghezza.
  2. Setaccia l’amido con lo zucchero e la vaniglia e versali in un pentolino.
  3. Aggiungi il latte lentamente mescolando con una frusta in modo che non si formino grumi.
  4. Cuoci a fuoco basso.
  5. Appena bolle mescola velocemente con una frusta.
  6. Versa il composto in sei stampini bagnati con acqua fredda.
  7. Lascia riposare in frigorifero per almeno tre ore.
  8. Capovolgi gli stampini su un piatto e decora.
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