I CINQUE SENSI ~ Capitolo 19





Sì, vendetta, tremenda vendetta,
di quest’anima è solo desio…
Di punirti già l’ora s’affretta,
che fatale per te tuonerà.
Come fulmin scagliato da Dio,
il buffone colpirti saprà.
(“Rigoletto”)
“RON!”
Quella cella è stranamente illuminata, e la prima cosa che Hermione vede, appena Pucey l’ha materializzata lì, è il corpo dell’amico, sdraiato malamente sul lercio pavimento, scosso dai tremori della febbre e ricoperto da strane piaghe. Nere.
“Cosa gli hai fatto?!” Gli urla contro, scagliandosi contro quell’uomo, anche se sa che senza bacchetta non può fare nulla.
“Oh, io niente”.
“È stato lui”. Un altro uomo si mostra alla ragazza: Rodolphus Lestrange. In mano, un topo.
A quella vista, la ragazza indietreggia spaventata. Non ha paura dei topi. Per anni, Ron è stato in compagnia di Codaliscia, quello che la spaventa è ciò che quel topo rappresenta.
Per la sua mente non è difficile fare 2+2: gli Auror hanno dato false informazioni ai Magigiornalisti per non creare il panico. La malattia che ha ucciso quei due bambini non è per niente simile al Vaiolo di Drago, ma è… peste bubbonica!
“Dove credi di andare, eh, piccola?” Veloce, Alfred Pucey si è portato alle sue spalle, bloccandola.
“Lasciami! Mi fai male!” Gli urla contro lei, cercando di divincolarsi, mentre lentamente, molto lentamente, pregustandosi l’attimo, Lestrange le si avvicina col topo in mano.
“Se mi accade qualcosa, avrete gli Auror alle calcagna, e a scuola certamente si saranno accorti della mia assenza, e di quella di Adrian”, prova a minacciarli, disperata. Gli occhi, sempre incollati al piccolo roditore. Come mai non ha ancora morso quell’essere abominevole di suo zio?
Zio! In genere è un epiteto affettuoso, adesso le fa schifo anche solo pensarlo.
“Oh, ma vedi mia piccola saccente, Adrian è già ritornato a Hogwarts, per il Ballo di Halloween e dubito che qualcuno, presi come sono tutti dalla festa, si sia accorto della vostra assenza. Inoltre, tu non ti trovi più a casa mia”, le confida Alfred, con un ghigno di derisione stampato sul volto.
“Mio fratello… Mio padre… Harry…”, moromora, sempre più in preda alla disperazione Hermione, facendo ridere Lestrange.
“NOOOOOO!” Urla, quando il topo le morde il braccio.
§ § § § § § § § § §
“Blaise! Oh Merlino, Blaise! Ragazzi, venite, l’ho trovato!” Li chiama Ginny.
“Blaise! Ma che diavolo…”
Lo spettacolo che si trovano davanti i ragazzi, una volta entrati in quella stanza, è a dir poco assurdo: il moro ha indosso solo i boxer e il suo sguardo è annacquato, come se fosse…
“Non toccarlo, Ginny. È sotto Imperio”, la allontana Harry.
“Ma… che significa?” Chiede Astoria.
“Significa che qualcuno si è finto Blaise per avvicinare mia sorella e portarla chissà dove”, soffia Draco, cupo. “Theo, hai detto che tu e Daphne l’avete visto entrare qui dentro con Pucey?”
“Sì”, esala l’altro.
Draco si fionda fuori dall’aula, ma viene placcato da Harry: “Cosa credi di fare?”
“Andare a cercare quel figlio di puttana e farmi dire dove ha portato mia sorella, e magari chiedere alla McGranitt di liberare il mio amico da quella porcheria”, gli soffia contro il biondo.
“Non abbiamo prove che le cose siano andate come dici tu, magari è solo una coincidenza. Si potrebbe cercare di leggergli la mente”, prova a suggerire Harry.
“Sei un Legilimens, per caso? Perché è vero che io ho preso delle lezioni da Bellatrix, ma non ho mai avuto occasione di provarlo e temo di non essere in grado di fare quell’incantesimo senza friggere il cervello”, sputa con rabbia Draco.
Possibile che Potter non si renda conto che ogni secondo che perdono a discutere, le speranze di ritrovare Hermione diminuiscono?
“D’accordo, ma io vengo con te”. Sarà anche fratello di Hermione, e in quei mesi ha dimostrato di tenere a lei come lui non avrebbe mai detto, però rimane sempre lo spocchioso Malferret, Serpeverde. E dei Serpeverde non ci si può fidare.
“No, tu rimani qui con Blaise e le ragazze. Con me viene Theo. Theo!” Lo chiama, “Muoviti! Proviamo in Sala Grande!”
E i due ragazzi corrono verso il luogo dove si sta svolgendo la festa di Halloween.
§ § § § § § § § § §
“Adrian!”
Il ragazzo è appena giunto in Sala Grande, mascherato da Jay Gatsby. Ha sorpreso Pansy di spalle e le ha coperto gli occhi con le sue mani.
Nonostante il costume insolito, che Pansy ovviamente non conosce, la ragazza non ha alcuna difficoltà a riconoscere il suo scopamico.
“Da cosa diavolo ti sei mascherato?!” Gli chiede, perplessa.
“Oh, ecco…”, balbetta. Dannazione! Nella fretta si è dimenticato di cambiarsi e nascondere quel costume a dir poco ridicolo. Si ricorda, però, che Hermione l’ha chiamato Jay: che sia il nome del costume?
Purtroppo, non fa in tempo ad articolare una risposta di senso compiuto che due mani lo afferranno alle spalle: “Dove diavolo hai portato mia sorella?” Gli ruggesce contro Draco.
“Non so di cosa diavolo stai parlando”, si difende Adrian. Un pugno lo colpisce in pieno viso. Pansy strilla, portando su loro tre l’attenzione della preside.
“Malfoy! Pucey! Cosa diavolo vi prende? Cinquanta punti in meno e fuori di qui, subito!”
“Professoressa, abbiamo ragione di credere che Adrian abbia rapito Hermione”, interviene Theo.
“Cosa?!” Che diavolo sta succedendo nella sua scuola?
“Professoressa, glielo giuro. Non so cosa stiano farneticando Malfoy e Nott”, continua a difendersi Adrian.
“Preside, possiamo dimostrare quello che stiamo dicendo”, interviene ancora Theo, per impedire che Draco si scagli un’altra volta contro il compagno di Casa. “Ma deve venire con noi”, la prega.
L’anziana tira un sospiro: riuscirà mai a trascorrere un anno a Hogwarts in santa pace?
“E va bene. Ma sia chiaro: non mi piace essere presa in giro. Nott, mi faccia strada. Malfoy, Pucey, precedemi anche voi”.
Mentre Adrian, strattonato malamente da Draco, si gira per incamminarsi, un’asta di legno, gli cade dalla giacca.
“E questa… Ma questa è la bacchetta di Hermione. Brutto figlio di putt…”
“Signor Malfoy! Moderi il linguaggio nella mia scuola! E lei, signor Pucey, che spiegazione ha da darmi al riguardo?” si indigna Minerva.
“Io… non so…”. Negare. Negare sempre. Anche l’evidenza.
“Te lo dico io! Tu hai messo sotto Imperio Blaise, hai indossato il suo costume, e poi hai rapito mia sorella!” Gli urla contro Draco, alzando il braccio, pronto a colpirlo alla babbana.
“Signor Malfoy!” Urla esasperata la preside. “Adesso l’importante è ritrovare i due ragazzi. Al signor Pucey ci penseranno eventualmente gli Auror più tardi. Adesso andiamo!” E si presta a seguire i tre, mentre l’intera Sala Grande ha assistito attonita all’inconsueto spettacolo: perfino i fantasmi si sono ammutoliti.
L’indomani un nuovo pettegolezzo circolerà tra quelle mura.
“Ma che cosa…” Anche lei, che di cose in tutta la sua vita ne ha viste, resta interdetta nel vedersi Zabini praticamente nudo con lo sguardo perso nel nulla.
“Signor Pucey, mi dica che lei non c’entra nulla con tutto questo!”
“Io non c’entro nulla con tutto questo”, la sfida lui.
Dopo aver liberato il ragazzo dalla Maledizione e aver appellato alcuni abiti, la preside gli si rivolge benevola: “Ricorda qualcosa, signor Zabini del perché si trova in quest’aula, nudo?”
“No, ricordo solo che stavo andando alla Torre di Grifondoro dove mi stava aspettando Hermione, poi ho avuto come la sensazione di essere strattonato da dei fili e mi sono ritrovato qui, con lei e con lo… Tu! Che cosa ci fai col mio costume!” Poi, un’illuminazione: “Hermione! Cosa le hai fatto!” E anche lui cerca di assestargli un pugno, visto che è ancora privo della bacchetta.
“Zab, calmati, così non otterremo nulla”, cerca di farlo ragionare Theo.
“Tanto, oramai è tardi per qualsiasi cosa”, li beffeggia Adrian.
Questa volta nulla può impedire a tre ragazzi di fiondarsi contro di lui e riempirlo di botte.
“Adesso basta!” Urla un’esasperatissima Minerva McGranitt. “Petrificus totalis”, scaglia l’incantesimo contro i quattro ragazzi. “Adesso va meglio”.
“Se promettette di darvi una calmata, vi libero”, sogghigna, consapevole di non poter ricevere risposta. “Oh, che sbadata. Non potete rispondermi, ma fa lo stesso: chi tace, acconsente. Finite Incantatem”.
“Signor Potter, signor Malfoy, signor Zabini”, si rivolge ai tre ragazzi, prima che possano approfittarsi della ritrovata libertà, “Purtroppo non sono autorizzata a entrare nella mente dei miei studenti, né a far bere loro il Veritaserum, ma posso fare questo: Levicorpus!” E il corpo momentaneamente pietrificato di Adrian Pucey comincia a lievitare a mezz’aria.
§ § § § § § § § § §
Tecnicamente, avrebbe solo tra i due e i dodici giorni di tempo per pensare a una soluzione (anche se non lo sa), prima che subentrino i primi sintomi della malattia, ma anche se la trovasse, come potrebbe uscire di lì? È senza bacchetta, non può neanche mandare un patronus a Harry o a Draco; non sa nemmeno dove si trova, l’unica cosa che sa è che non è più a Pucey Manor…
No, non deve assolutamente arrendersi: lei è la strega più intelligente della sua generazione, lei è Hermione Granger, quella che ha affrontato anche Bellatrix Lestrange.
Granger. Lei non è una Granger. Lei è una Malfoy.
Prima, senza rendersene conto, ha chiamato Lucius ‘padre’, ora perché le riesce così difficile ad accettare il suo cognome?
E come potrebbe essere diversamente? Per diciannove anni si è sentita chiamare Granger, non è che ora, se la chiamano Malfoy possono aspettarsi che lei si giri tranquillamente!
Un lamento la riporta tristemente alla realtà: per un battito di ciglia si era scordata dove si trovava.
“Ron. Cosa ti hanno fatto?” Gli sussurra, accarezzando la sua zazzera rossa, madida di sudore. I vestiti le impediscono di vedere se ha dei bubboni in altre parti del corpo. Ma anche se li vedesse, non è un medico e non sarebbe minimamente in grado di stabilire da quanto tempo il ragazzo è lì. Certo, sono settimane che Lavanda non riceve sue notizie, e nemmeno la sua famiglia, e lei l’ha visto a Hogsmead tre settimane fa, ma era davvero lui o era qualcun altro sotto l’effetto della Polisucco?
Inoltre, non sa se per maghi e Babbani l’incubazione della malattia è la stessa. L’ultimo ragazzino morto è stato ritrovato a poca distanza dall’altro, ma, anche qui, chissà da quanto tempo erano prigionieri?
Pensa Hermione, pensa…
§ § § § § § § § § §
“Cosa significa che mia figlia è stata rapita?”
“Calmati, Lucius”.
“Calmarmi?! Calmarmi?! E certo, è mica di tua figlia che stiamo parlando!”
Lucius e Narcissa Malfoy sono stati convocati d’urgenza al Ministero da Shaklebolt in persona, dopo la denuncia fatta da Minerva McGranitt, preside della scuola di Hogwarts.
Adrian Pucey è già stato preso in consegna dagli Auror con l’accusa di aver utilizzato una Maledizione Senza Perdono e rapimento. È maggiorenne, difficilmente il Wizengamot gli risparmierà Azkaban, soprattutto se si ostinerà a non collaborare.
“Riportamela a casa, Lucius… riportamela a casa…” La voce di Narcissa è solo un soffio, mentre, sprofondata nella poltroncina nell’ufficio del Ministro, fissa il vuoto.
“Cissy…” In un impeto di tenerezza che mai si riconoscerebbe, Lucius si inginocchia davanti alla moglie, prendendole le mani.
“Perché?” Continua a chiedere al vuoto Narcissa. “Perché lei? Perché proprio adesso che finalmente potevo abbracciarla?”
“Cissy”. Questa volta il tono è più duro.
“Voglio sapere perché i tuoi uomini hanno rapito mio figlio!” Un indignato Alfred Pucey entra come una furia nell’ufficio.
È un attimo.
Lucius si gira di scatto, con la bacchetta sguainata, pronto a lanciargli una Cruciatus.
“Expelliarmus!” I riflessi di Auror del Ministro gli impediscono di commettere un’azione che avrebbe pagato cara, facendo volare nelle proprie mani la bacchetta di Malfoy.
“Kingsley…” Ringhia pericolosamente Lucius.
“Non potevo permetterti di commettere un reato. Non ora e non qui”, si difende il nero. “E adesso vediamo di ragionare come persone adulte, quali siamo”.
“Persone adulte?!” Si indigna Lucius. “Il figlio di quel Mangiamorte ha rapito mia figlia e tu mi chiedi di ragionare con lui?!”
“Ti ricordo, caro amico, che anche tu sei un Mangiamorte”, lo beffeggia Pucey.
“Ho spiegato al Wizengamot il perché e il percome delle mie azioni”, ringhia il biondo.
“Raccontala al tuo amico Lord Annwyn questa favoletta”, continua a irriderlo.
“Basta!” Tuona Shaklebolt. “Signor Pucey, le ricordo che questo è l’ufficio del Ministro della Magia, non lo sgabuzzino dei suoi elfi. Quindi, ora, esca di qui e se sente l’impellenza di avere un colloquio con me, Ministro eletto, prenda un appuntamento con la mia segretaria. E adesso: fuori!”
“Non ti permetto…” Ha ancora il coraggio di minacciare l’altro.
“Cosa?” Chiede, curioso, Kingsley.
Rosso di rabbia, Pucey sr si rende conto che di quel passo non otterrà nulla: decide, quindi, di cambiare tattica. “Mio figlio… è innocente”, esala, sperando di essere creduto. In fondo, con Caramel funzionava sempre.
“Immagino che tu hai le prove per dire ciò, perché vedi, lui continua a dire che oramai è troppo tardi per ritrovare la signorina Hermione Narcissa Malfoy”, lo informa il Ministro, “Comunque, per adesso non lo puoi vedere: è sotto interrogatorio”.
“Non puoi permettere che un ragazzino venga torturato”.
“Cosa sta insinuando, signor Pucey? Le ricordo che il mio Ministero non utilizza i metodi tanto cari al vostro… com’è lo chiamavate? Ah, sì, Signore Oscuro, meglio noto come Tom Riddle jr. Gli Auror non torturano nessuno. Al massimo, possono usare la Legilimanzia e il Veritaserum”, lo mette al corrente il Ministro.
“Legilimanzia e Veritaserum! Tanto vale torturarli”, sbotta Alfred. Suo figlio è una schiappa in Occlumanzia e, comunque sia, col Veritaserum scoprirebbero lo stesso la verità: deve fare in modo di tirare fuori quell’idiota di Adrian da quella situazione prima che le cose sfuggano loro di mano. “I Babbani non estorcono la verità con questi metodi inumani”.
“Com’è che tutto a un tratto i Babbani non vi schifano più?” Chiede, incuriosito, Kingsley Shaklebolt.
“Per favore!” Urla Narcissa, come risvegliatasi da una trance.
I tre uomini si girano a guardarla.
“Per favore”, ripete, questa volta con la voce strozzata, “Rivoglio la mia bambina”.
“Mi dispiace, Narcissa”. Alfred Pucey le si afficina, affettuoso: se riesce a convincere lei, è fatta, pensa.
“Alfred, ti prego, in nome dell’amicizia che regna tra le nostre famiglie: se tu sai dove Adrian ha portato la mia bambina, ti prego, diccelo”, soffia lei.
“Narcissa, credimi, mi dispiace deluderti”, si finge dispiaciuto, “Ma sono più che convinto che mio figlio non c’entri nulla e che sia solo un’idea di quel Potter per nascondere la sua più totale incompetenza. Adrian, infatti, più volte mi ha detto che vostra figlia spariva dalla circolazione saltando le lezioni, mentre Potter faceva di tutto, tranne quello per cui era stato fatto rientrare al Castello”. Dopotutto è una quasi verità.
“Kingsley. Dimmi che Alfred sta mentendo”, ringhia Lucius. Non ha mai potuto sopportare quel ragazzino occhialuto e pieno di sé e, soprattutto, è sempre stato contrario che fosse lui la guardia personale di Hermione.
Il Ministro emette un profondo sospiro, coprendosi il volto con le mani e lasciandosi cadere sulla sua poltrona. Solo poche settimane prima sia lui che il Capo Auror Harvey avevano ricevuto un paio di lamentele riguardo il comportamento del ragazzo. Lamentele che si erano ben guardati da girare a Malfoy sr. E ora che gli dice?
“Kingsley… sto aspettando”. Il tono freddo di Lucius sarebbe in grado di gelare l’intero inferno.
“In effetti, qualche settimana fa, sia io che il Capo Harvey abbiamo ricevuto alcune lamentele al riguardo”, confessa Shaklebolt. In quel momento mentire potrebbe essere pericoloso, non per la sua carriera, ma per la vita della ragazza, sempre che sia ancora viva.
“E perché io non ne sono stato informato? Avrei preteso dei provvedimenti… Oh, ma certo! Potter è il tuo pupillo e guai a mettere in dubbio il suo operato, e infatti adesso si vedono i risultati!” Sbotta Lucius. La sua maschera ormai in frantumi.
“Non ti permetto!” Lo minaccia il Ministro.
“Cosa non mi permetti? Io voglio, anzi, pretendo la testa di quel ragazzino!”
“Lucius, per favore”, lo richiama la moglie, “Adesso l’importanteè ritrovare Hermione. Il resto lo discuteremo quando lei sarà finalmente tornata a casa”.
La voce, fievole, di Narcissa, sembra avere il potere di calmalrlo.
Lucius si lascia, infatti, cadere, sulla poltrona accanto a quella della moglie: “E sia. Ma voglio partecipare personalmente alle ricerche”.
“Non credo sia opportuno”, lo contraddice Shaklebolt, entrato in modalità Auror.
“È di mia figlia che stiamo parlando”, gli fa notare il biondo.
“Appunto per questo”. Il discorso per Shaklebolt è chiuso.
Ma non per Malfoy: “Voglio esserci. Quando la trovate. Voglio essere io a riportarla a casa”.
Di fronte a Kingsley Shaklebolt non c’è più l’algido Lucius Abraxas Malfoy, ma un padre distrutto dal dolore. Chissà quanto sinceramente? Non fa a meno di pensare, visto la velocità con cui sono stati annunciati il fidanzamento e il matrimonio della ragazza col rampollo degli Zabini.
“Sei troppo coinvolto, Lucius, mi dispiace. Questa è la mia ultima parola. E poi mi sei più utile al Manor”, cerca di farlo ragionare il nero.
“Non vedo come”, borbotta il biondo.
Questa discussione sta cominciando a farsi interessante per Pucey, ma per quanto sia sempre stato un ottimo Legilimens, non è bravo quanto Malfoy a mascherare le proprie emozioni, e infatti il suo improvviso interessamento non passa inosservato al Ministro.
“Fidati”, dice solo.
“Fidarmi… È quello che ho fatto finora, e guarda come sono stato ripagato”.
“Lucius, non costringermi a farti arrestare. Perché è esattamente quello che farò se insisti nel tuo insano progetto. Adesso andate tutti a casa vostra. Se ci saranno novità vi informerò”, tenta di convicerlo ancora una volta Kingsley.
“Lucius, ti prego”.
Basta uno sguardo che l’uomo, alla fine, capitola.

Pucey tira un impercettibile sospiro di sollievo: se il Ministro avesse accettato la sua collaborazione diretta, sarebbe stato difficile portare avanti quel progetto, ma adesso ha una possibilità in più.

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