I CINQUE SENSI ~ Capitolo 14



IL SENSO MORALE
DI UNA SOCIETÀ
SI MISURA SU Ciò CHE FA
PER I SUOI BAMBINI”
(Dietrich Bonhoeffer)
TROVATO UN ALTRO CADAVERE SULLA SPIAGGIA DI BLYTH
Ieri mattima è stato trovato un altro cadavere sulla spiaggia della cittadina babbana di Blyth. Questa volta si tratta di un bambino il cui corpo era completamente ricoperto da orrende piaghe simili al Vaiolo di Drago. A differenza delle prime vittime trovate su quella spiaggia, le autorità magiche intervenute dopo aver obliviato i loro colleghi babbani conoscono l’identità della vittima: si tratta del piccolo Jorsal Lenders, primogenito di un Consigliere del Wizengamot. Jorsal Lenders, di appena dieci anni, il prossimo anno avrebbe cominciato a frequentare la Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts e, oltre ai genitori affranti e inconsolabili, lascia anche una sorellina di appena tre anni, Blejan. Se i coniugi Lenders non avranno almeno un altro figlio maschio, la loro famiglia, una delle più antiche del Mondo Purosangue, si estinguerà alla morte di Haynes Lenders, a meno che, visto che quest’ultimo appartiene al Wizengamot, non provi a far approvare dal Ministero una legge che preveda anche alle donne di tramandare il proprio cognome alla prole. Alcune nazioni babbane già lo fanno. La domanda, però, è: accetteranno i mariti un affronto del genere? Ma soprattutto, il Ministro Shaklebolt che  sta varando una serie di provvedimenti atti ad unire Mondo magico e Mondo babbano, è disposto a spingersi fino a questo punto?
“È assurdo. È morto un bambino e loro si preoccupano di tramandare un cognome!” Hermione si indigna.
“Mia cara, tu sei Purosangue da poco tempo, ma devi sapere che per noi è di vitale importanza la discendenza”, la imbecca un’arrogante Lavanda, imitando il peggior tono saccente della sua compagna di Casata.
Hermione chiude gli occhi e trae un profondo respiro, contando mentalmente fino a dieci, nella vana speranza di riuscire a a calmarsi ed evitare di schiantare quell’oca insopportabile davanti a tutti gli studenti e i professori presenti in Sala Grande per la colazione, e rischiare così di venire espulsa dalla scuola.
Anche al tavolo di Serpeverde l’articolo della Skeeter tiene banco.
“Spero che questa sia un’altra delle buffonate che scrive quella giornalista da strapazzo. In ogni caso, io non permetterei mai a mia moglie di tramandare il suo cognome. No, dico, ma stiamo scherzando? E poi cosa vuol dire che i Babbani già lo fanno? Se è davvero così, allora questo è senz’altro un ottimo motivo per opporsi a questa follia!” Sbotta Adrian, certo di ottenere larghi consensi tra i suoi compagni, in special modo da Draco, ma il biondo è perso in tutti altri ragionamenti. L’idea del cognome non lo sfiora nemmeno. Lui è un Malfoy, e tali saranno anche i suoi figli. Punto.
Ciò che lo preoccupa maggiormente è la prima parte dell’articolo.
Un bambino.
Piaghe simili al Vaiolo di Drago.
Spiaggia di Blyth.
Insomma, nulla che c’entri con l’incubo di qualche settimana prima di sua sorella. Perfetto, se non fosse per un piccolo particolare. Non vorrebbe che questo la spingesse a voler indagare.
Sposta lo sguardo dal giornale al tavolo dei Grifoni.
Vede Hermione con gli occhi chiusi.
Pessimo segno: vuol dire che è incazzata nera. Quand’è in quello stato, meglio girarle alla larga. L’ha imparato a proprie spese.
Dalla sera di quello che nei pettegolezzi di Hogwarts è diventato il Gran Litigio, i due fratelli si sono rivolti la parola solo a monosillabi, e solo se strettamente costretti dalle circostanze.
Ancora Draco non riesce a capire come  mai se la sia presa tanto per quel controllo. È risultata in perfetta salute. Quindi perché continuare a tenere il broncio?
Perfino Astoria, dopo quella sera, gli si è quasi rivoltata contro.                                        
Mah, le donne.
Al tavolo dei Rosso-Oro, intanto, Hermione ha riaperto gli occhi e calmissima risponde a Lavanda: “È stato ucciso un bambino, in modo orribile, e tu pensi alla discendenza?”
“Guarda che è una cosa tremendamente importante la discendenza. Oramai quel bambino è morto. Almeno lui non soffre più. Ma rifletti su una cosa: cosa succederebbe se ci estinguessimo tutti? Vuoi davvero che la magia sparisca?” Chiosa Lavanda, pratica e maligna al tempo stesso.
“Sparirà senz’altro se si continuano a fare matrimoni fra consaguinei. I Babbani l’hanno capito prima di noi che è terribilmente pericoloso sposarsi tra parenti, comunque, sì, hai ragione, oramai il piccolo Jorsal è morto e almeno lui ha finito di soffrire, ma la cosa più importante adesso è fermare quest’assassino, altrimenti questo folle riuscirà più in fretta dove la genetica avanza lentamente”, accusa Hermione, ma Lavanda non è dell’umore giusto per farsi sottomettere dalla sua ex-rivale: “Sai una cosa, Hermione? Dovresti smetterla con questi tuoi deliri di onnipotenza e preoccuparti di comportarti come una Purosangue”, e senza darle il tempo di risponderle, si alza e se ne va, impettita.
La riccia la guarda uscire dalla Sala Grande scioccata. È quello il mondo Purosangue? Il tramandare un cognome è più importante della vita stessa?
No, è una realtà che non può accettare.
Si alza ed esce anche lei, intenzionata a raggiungere la Guferia: vuole scrivere a Shaklebolt che è disposta a rinunciare alla magia, una volta presi i MAGO,  non può sopportare di vivere in quel mondo ipocrita.
Non si accorge che Adrian l’ha seguita.
§ § § § § § § § § §
Sono giorni che la osservo. In silenzio. Nell’ombra. Nessuno se ne è accorto. Non solo è ormai ai ferri corti con quel bamboccio di suo fratello, ma non permette neanche a Zabini di avvicinarla più di tanto. Perfetto. Nulla di più semplice per me.
I miei genitori sono rimasti letteralmente scioccati dal racconto che Albert Nott ha fatto loro riguardo alla famosa cena dai Malfoy, la sera del funerale di quei Babbani. A me la cosa, invece, ha lasciato del tutto indifferente: quando sarà mia moglie, ci penserò io a tenerla al suo posto. Vuole continuare a studiare dopo i MAGO? Povera illusa, farò in modo che si vergognerà così tanto che non vorrà più incontrare nessuno, figuriamoci frequentare la Magiaccademia. Ora, però, devo concentrarmi su come conquistarla. Con Zabini e Draco fuori gioco, non dovrebbe essere difficile.
“Ciao”, la blocco che è quasi sulla porta della guferia. A chi ha intenzione di scrivere? Al suo amante segreto?
Lei non si aspettava di incontrarmi perché sobbalza, spaventata. “Scusa non volevo spaventarti. A chi devi scrivere con tanta urgenza? Stanno per cominciare le lezioni e sarebbe la prima volta che tu perdessi una lezione solo per un capriccio”, cerco di rompere il ghiaccio, ma lei rimane sulla difensiva: “Grazie Adrian per avermi ricordato l’orario, ma non ti preoccupare, farò in tempo, e quanto al destinatario non credo siano fatti tuoi”, mi risponde, con tono pungente.
Ma chi si crede di essere questa insulsa ragazzina solo perché è una Malfoy? Cerco lo stesso di mantenermi calmo, mentre mi avvicino un po’ di più a lei: “Scusami, non era mia intenzione farmi gli affari tuoi, volevo solo fare un po’ di conversazione”, le dico, poi, abbassando gli occhi mi volto e mi allontano, sperando che lei mi richiami.
Non accade, ma sento la porta del locale chiudersi alle mie spalle.
Dannazione! Ma le farò vedere io chi comanda tra un uomo e una donna!
§ § § § § § § § § §
Non è più sicura di voler scrivere quella lettera al Ministero. Forse se resta in quel mondo, ha qualche speranza di migliorarlo e rendere più vivibile la vita alle altre donne.
Sì, ha deciso, studierà Legismagia e abbraccerà la carriera politica, checchè ne dicano suo padre e il suo futuro marito. Certo, se accettasse di diventare Lady Zabini forse non troverebbe ostacoli, anche se la madre di Blaise le ha fatto capire che se decidesse di intraprendere quegli studi la aspetterebbe un posto di dirigente nelle aziende della famiglia, ma come Lady Pucey dubita che avrebbe anche solo l’occasione di mettere il naso fuori dalla porta di casa se non debitamente accompagnata, o almeno questa è l’impressione che ha avuto quando Adrian le ha chiesto a chi avesse intenzione di scriverle. Ma come ha solo pensato di poterle chiedere una cosa del genere!? E poi, la stava forse seguendo? Se è così, da quanto tempo va avanti la cosa? Ne deve parlare con Harry. Ma è mai possibile che oltre a guardarsi da quel folle omicida, si debba guardare anche da possibili spasimanti delusi o vogliosi?
E c’è anche la questione di Ron. Non sa perché, ma da quando ha litigato furiosamente col fratello, Harry ha cominciato a parlarle di Ron in ogni momento. E Ron qua, e Ron là. E basta, per Morgana! Ron l’ha mollata con la scusa che fosse la figlia di un Mangiamorte, che cosa vuole ancora da lei?
Si lascia cadere seduta per terra, appoggiata alla porta. L’odore pungente degli escrementi di tutti quei volatili le ferisce l’olfatto, ma lei non se ne cura: per il momento vuole solo sparire da tutto e da tutti.
§ § § § § § § § § §
“Dimmi che questa è un’invenzione bella e buona di quell’ oca della Skeeter!”
Come suo solito, Lucius Malfoy entra con la sua consueta grazia nell’ufficio del Ministro Shaklebolt.
“Le ricordo, signor Malfoy”, esordisce il Ministro, calcando sul lei, “che io non sono il ministro Caramel. Quindi ora esca di qui e se ha proprio urgenza di parlarmi è pregato di prendere un appuntamento con la mia segretaria. Come tutti i Maghi e Streghe”.
“Io non sono tutti i Maghi e Streghe”, sbotta il biondo.
“No, vero, lei è un ex-Mangiamorte scampato da Azkaban grazie agli altrui meriti”, conviene il moro.
“Non ti permetto…”, comincia Lucius, ma viene subito interrotto dal Ministro. “Fuori!” Sbraita quest’ultimo.
A Lucius non resta altro che uscire dall’ufficio e parlare con la segretaria, un’insulsa Maganò: “Per favore”, ingoia il rospo, “può annunciarmi al Ministro Shaklebolt? Sono Lucius Abraxas Malfoy e ho delle importanti rivelazioni da riferire al Ministro in persona”, mente spudoratamente.
“A me è sembrato di capire che fosse qui per tutt’altro motivo, e che doveva prendere un appuntamento, non farsi semplicemente annunciare”, chiosa la donna, sulla quarantina, in sovrappeso e con capelli color topo. Indossa un improbabile tailleur blu elettrico con camicia e scarpe verde acido.
“Chissà che direbbe il Ministro se venisse a sapere che la sua fidata segretaria origlia le sue conversazioni? Potrà ancora fidarsi di lei, o forse preferirebbe denunciarla al Wizengamot per tradimento, così per dare un esempio alle future leve?” La minaccia.
La donna lascia immediatamente cadere sul tavolo l’agenda che stava fingendo di sfogliare e balbetta: “Io… veramente… io… ecco… non… L’annuncio subito, signor?”
“Malfoy, Lord Lucius Abraxas Malfoy”, scandisce bene il proprio nome, prima che la donna sparisca dietro la porta dell’uffico.
Passano pochi secondi che esce, facendolo passare.
“Allora, queste rivelazioni?” Esordisce Kingsley.
“Non puoi”, poi, a allo sguardo interrogativo dell’altro, continua: “Non puoi permettere questo scempio di permettere alle donne di tramandare il proprio cognome”.
“Se ti riferisci a quanto riportato dalla Gazzetta del Profeta, mi dispiace, ma non posso intervenire su quanto scrivono i giornalisti. Se invece ti riferisci a una possibile legge del Wizengamot al riguardo, anche qui ti avverto che quell’organo è indipendente da me e che comunque molte importanti famiglie come i Greengrass sarebbero pronte a perorarla”.
“I Greengrass!” Si stupisce il biondo. “La più piccola è fidanzata con mio figlio e no, non succederà mai che un Malfoy accetti un simile affronto”.
“Come ti ho già detto, Lucius, questo è un argomento che esula dalle mie competenze. Ora, se le tue preziosissime informazioni sono tutte qua, avrei del lavoro da terminare, io. Prego” e gli fa gesto con la mano di accomiatarsi. Gesto che Lucius non coglie.
“Sono preoccupato. È mai possibile che i tuoi tanto decantati Auror ancora non siano riusciti a mettere le mani su quel folle? Per Salazar, questa volta si tratta di un bambino!”
“Mi spiace, ma purtroppo stiamo brancolando nel buio. Quest’ultimo omicidio ci ha spiazzati totalmente. A parte il periodo e il luogo del ritrovamento, nulla combacia con le prime vittime. Comunque, se sei preoccupato per la tua famiglia, stai tranquillo. Narcissa vive con te al Manor ed è sotto stretta sorveglianza, così come i tuoi figli a Hogwarts che già di per sé è quasi inespugnabile”.
“Hai appena detto una cosa giusta, Ministro: quasi”, e stancamente si alza ed esce dall’uffico.
Giunto sulla porta, la mano sulla maniglia, ha come un’illuminazione. Si volta verso il Ministro e apre la bocca per parlare, ma ci ripensa e la richiude.
Kingsley si è accorto che Lucius non è uscito e alza gli occhi dalla pergamena che stava leggendo: “Sì, Lucius? Volevi dirmi qualcosa?”
“Sì… No…” Trae un profondo respiro, “È solo un sospetto, prima preferisco sincerarmene, ma forse, e dico forse so chi è l’assassino e cosa ha in mente”, confessa.
“Lucius, ti proibisco di uscire da questa stanza senza avermi messo al corrente di questi tuoi ‘sospetti’, o ti farò arrestare per intralcio alla giustizia”, gli comanda.
§ § § § § § § § § §
“Draco… Draco… sono preoccupano per tua sorella. Non è venuta a lezione, eppure stamattina mi è sembrato stesse bene”, bisbiglia Blaise al suo vicino di banco.
“Blaise, non sono la sua balia”, sbotta il biondo.
“Io credo che…”, ma non riesce a finire la frase perché la professoressa McGranitt, che ha mantenuto la cattedra di Trasfigurazione anche dopo la nomina a Preside, si è frmata davanti al loro banco: “Signor Zabini, signor Malfoy, visto che siete così preparati sull’argomento da non ritenermi degna della vostra attenzione, volete per caso illustrare ai vostri compagni di corso i vostri progressi in merito? Sempre che la qual cosa non vi abbia interrotto”, intima ai due ragazzi, i quali, bacchette alla mano – e deglutendo a vuoto – trasfigurano i loro calamai in calici colmi d’acqua.
“Davvero molto interessante, se non fosse che l’argomento di oggi riguardava la parte teorica della trasfigurazione umana in animali. Mi avete molto deluso, soprattutto lei, Signor Zabini. Venti punti in meno a ciascuno di voi due. E cinque punti in meno a Grifondoro per la confusione”, conclude, rivolgendosi agli studenti che erano scoppiati a ridere per la performance dei due Serpeverde.
“Vecchia megera”, sbotta Draco, alla fine di quelle due ore da incubo. “E accidenti a te, Blaise: proprio durante le ore di quella dovevi distrarmi? Quaranta punti ci ha tolto, te ne rendi conto? Agli allenamenti ti voglio veder sputare fango”, gli sibila contro.
“Beh, quarda il bicchiere mezzo pieno: ha tolto punti anche a Grifondoro… Comunque ti stavo dicendo che sono sinceramente preoccupato per Hermione. È sparita dopo aver letto quel cazzo di articolo della Skeeter…”, si confida il moro.
“Io non vedo nessun bicchiere, eccetto i due calici che ci sono valsi i quaranta punti in meno, oltre che una bella figura di merda davanti alla nostra Casa e a quegli sfigati. Comunque: io che c’entro con la sparizione di Hermione? Se sei tanto preoccupato per lei, valla a cercare, no?” Sbotta.
“Da quando ha litigato con te, evita anche me. Non vorrei che Pucey, o peggio Potter, si approfittasse della situazione”.
“Non credo che Potter sia un pericolo, visto che è stracotto della Piattola, e in quanto a Pucey, lui è troppo retrogrado per i gusti di mia sorella”.
Vedendo passare Hary, lo apostrofa senza dare tempo a Blaise di controbattere: “Potter, cosa ci fai qui?”
“Secondo te?” Gli risponde di rimando.
“Intendevo dire”, il biondo scandisce bene le parole, come se si rivolgesse a un bambino duro di comprendonio, “Perché tu sei a lezione e mia sorella no”.
“Forse dovrei essere io a chiederlo a te, Malferret, visto che da sette anni a questa parte, ogni volta che Hermione sta male c’è il tuo zampino”, gli soffia sarcastico Harry.
Draco sta per scattare, ma Blaise lo placca, mentre Adrian cerca di stemperare i toni: “Avanti, ragazzi, non vi sembra di esagerare? Non è certo la fine del mondo se Hermione salta una lezione; per lo meno i Grifoni non hanno ottenuto punti e poi Hogwarts è diventata praticamente inespugnabile dopo la Guerra”.
“Hai ragione, Adrian, non è una tragedia: è un’ecatombe!” Interviene in modo teatrale Blaise, riferendosi alla fissa della riccia di non perdere neanche un solo minuto delle lezioni. Quindi, rivolto al biondo che ancora sta cruciando Harry con lo sguardo: “Andiamo, dai, non vorrai mica tardare al consueto appuntamento con la morte”, riferendosi al corso di Divinazione, e tirando l’amico per il bracio.
Girato l’angolo e sinceratosi che né Adrian né Harry li stiano tallonando, conduce Draco verso la scorciatoia per la Guferia.
“Blaise, dove cazzo stiamo andando?”
“Alla Guferia”, gli risponde l’amico, “Ho intenzione di scrivere un reclamo al Dipartimento Auror contro Potter. Lui è qui per fare la guardia del corpo a Hermione, non i cazzi propri. Ah, Draco: un’ultima cosa. Quando trovi tua sorella, per favore, cerca di riappacificarti con lei”.
“Non sono io quello che l’ha aggredita come una furia davanti a tutta la scuola, giorni fa”, sbotta.
“Vero, ma sei tu quello che l’ha pesantemente insultata, esattamente come facevi un tempo, quando credevi fosse solo un’insulsa Sanguesporco”, lo richiama all’ordine il moro.
“È lei che tira sempre fuori la storia che i Granger con lei si sono comportati come dei veri genitori, a differenza di noi Malfoy. Quindi, non mi pare che il mio comportamento sia tanto contradditorio”, ragiona invece il biondo.
“Merlino, Draco, ma allora quando io ti parlo, parlo all’aria? Hermione si è vista catapultata in un universo a lei ostile da un momento all’altro e scusami tanto, ma fino a pochi istanti prima della rivelazione di tuo padre, non mi sembra che la tua famiglia l’abbia mai trattata bene, in primis proprio Lucius. Sbaglio, o è stato lui a insegnarti a odiarla e a disprezzarla?” Blaise si sta irritando.
“Beh, immagino l’abbia fatto per tema che mi innamorassi della mia stessa sorella, credendola una semplice estranea”, riflette Draco, conscio dei propri sentimenti verso quella piccola saccente dai denti di castoro e dagli improponibili capelli.
“Certo, come no”, riflette, invece, Blaise.
§ § § § § § § § § §
“Che gli Inferi se lo prendano, quel dannato Furetto!” Sbotta un irato Harry Potter.
“Però, un po’ ha ragione… In fondo, la scusa dei MAGO sai bene anche tu che è solo un pretesto per non destare sospetti mentre controlli Hermione”, gli fa notare Ginny.
“Ti sbagli, ti dico. King è stato chiaro: durante il suo mandato, nessun favoritismo, per cui è la protezione a Hermione che è scusa bella e buona per farmi tornare a scuola e farmi prendere i MAGO. E io che credevo di aver aggirato l’ostacolo”.
“Condivido il primo pensiero del Cappello: tu saresti stato un’ottima Serpe, ma, poi, scusa, se davvero sei qui perché il Ministro non vuole favorire nessuno, perché ti avrebbe raccontato questa favoletta?” Continua imperterrita Ginny.
Il suo fidanzato a volte è più cocciuto di un mulo, ma lei è come mamma Weasley, come quel coso babbano che fa un rumore tremendo, ma che rompe anche la strada, com’è già che si chiama? Hermione glielo aveva detto una volta, ma lei proprio quei nomi non riesce a memorizzarli, troppo difficili…
“Fidati, Ginny: è come ti dico io. Ora scusami, ma devo andare a farmi predire la morte dalla Cooman: chissà cosa si inventa questa volta. Ciao!” E le schiocca un bacio a stampo in fronte, per poi sparire nei meandri della scuola, senza dare tempo alla rossa di obiettare ancora una volta. Certo che quando ci si mette, Ginny è peggio di un martello pneumatco!
“Ma che diamine…” Mentre Harry cerca di sfuggire a Ginny, Draco e Blaise cercano di entrare nella Guferia, ma qualcosa al di là della porta oppone resistenza.
“E che modi! Un momento… Ecco, l’ingress… Malferret? Blaise? CHE DIAVOLO CI FATE VOI DUE QUA? È MAI POSSIBILE CHE NON RIESCA A STARE UN MINUTO UNO IN SANTA PACE SENZA RITROVARMI VOI DUE TRA I PIEDI?”
“Ti ringrazio, sorellina, per avere appena informato i nostri genitori che non ti perdo un attimo di vista”, la deride Draco.
“Ah, adesso non sono più un pesce, ma tua sorella? Sai che ti dico Malferret? Ma vattene a…”
“Dopo di te, cara sorellina, dopotutto pare che conosci così bene quel posto che da buona Grifondoro puoi andare avanti e poi farmi strada. In fin dei conti, tra fratelli, è giusto aiutarsi, o sbaglio? Tu che dici, Blaise?” Si rivolge infine all’amico, ma, voltando in questo modo la testa, non vede Hermione sfoderare la bacchetta; sente però il legno premergli contro la carotide.
Cazzo! Forse questa volta ha esagerato. Forse.
Si volta lentamente, il fuoco negli occhi grigi.
“Abbassa immediatamente la bacchetta”, le intima con voce calmissima.
“Non fai più lo sbruffone adesso, fratellino?” Lo sbeffeggia lei, di rimando.
“Ragazzi, avanti… Non vi sembra di esagerare?” Blaise cerca di riportare un clima civile. Fosse facile: quei due sono peggio di dieci draghi mestruati che cavano le uova messi tutti insieme!
“Non ti immischiare, Blaise. Questa è una cosa tra me e lei. Tu fai quello che siamo venuti a fare”, gli ingiunge l’amico.
“Non… non siete venuti a cercarmi?” Balbetta con un filo di voce Hermione. Adesso sì, che sono cavoli amari! Ha aggredito suo fratello senza motivo. Ma lei è Hermione Granger…
A quel pensiero, è come se ci fosse stato un risucchio al di fuori della Guferia che la priva completamente dell’aria.
Draco, ancora troppo pieno di rabbia nei suoi confronti, equivoca il cambiamento d’umore. Con un moto di stizza, allontana dal proprio collo la bacchetta di vite e afferra la sorella per i polsi.
“Allora? Sto aspettando”, la strattona un po’ troppo rudemente.
“Draco… vacci piano”, cerca di calmarlo Blaise, una volta che ha inviato la missiva.
“Fatti i cazzi i tuoi, Blaise”, ringhia, “Come ti ho già detto, questa è una questione privata tra me e la mia cara sorellina”.
“Draco! Smettila!” Cerca di imporsi il moro. “Non vedi che sta avendo un attacco di panico?”
Gli occhi a palla, il petto che si alza e si abbassa affannosamente, sente solo lontanamente le voci dei due ragazzi.
“Sai che ti dico, caro Blaise?” Draco continua a usare un tono mellifluo. “Che non me ne frega un cazzo. È ora che la principessina la smetta una volta per tutte di fare la vittima. Non è lei che è stata uccisa: lei è viva, sana e salva. È ora che si comporti da persona adulta e faccia tesoro di questo dato di fatto!” Soffia vicino al volto di Hermione.
Non gliene importa nulla se gli altri lo credono senza cuore o, peggio, pensano che la Serpe andata in letargo ora si sia svegliata più letale di prima.
Non ne può più di vedere Hermione così remissiva. Non è da lei. Lei è combattiva. Lei è una Grifondoro, Coraggiosa e Pura di cuore. Lei è Hermione.
Appena il contenuto implicito di quest’ultimo pensiero fa breccia nel suo cervello, le lascia andare i polsi come se si fosse ustionato e fugge dalla Guferia come se fosse inseguito da sciami di Doxy.
“Io… io…”, farfuglia la ragazza.

“Shhh… Non ti preoccupare, è tutto a posto. Gli passerà, vedrai”, cerca di tranquillizzarla Blaise, che la sta abbracciando e accarezzando sulla schiena.

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