I Cinque Sensi ~ Capitolo 13

Disclaimer: i personaggi principali della saga di Harry Potter appartengono a J. K. Rowling e alla casa editrice che ne detengono i diritti. Questa storia non è scritta a scopo di lucro, ma esclusivamente con intenti ludici, al fine di divertire chi l’ha scritta e che ha voglia di leggerla.
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Mario Puzo ha scritto:
La forza di una famiglia,
come la forza di un’armata,
si basa sulla lealtà reciproca”.
(Episodio 4*13 Ciminal Minds, “Di padre in figlio”)
“Dannata Weasley!” È entrato nella sua camera da caposcuola come una furia, senza accorgersi dell’amico che lo stava aspettando.
“Draco”, lo chiama Blaise, palesando così la sua presenza.
“E tu che ci fai qui? Come ci sei entrato?” Gli chiede con un tono decisamente troppo astioso.
“Beh, sai l’Alohomora è un incantesimo del primo anno e noi siamo già al settimo, tecnicamente sarebbe l’ottavo, ma…” tergiversa, cercando di calmare l’amico.
“BLAISE!” Come non detto.
“D’accordo, volevo sapere se avevi incontrato tua sorella. Alla Torre di Astronomia ha avuto uno scontro con McLaggen”, gli spiega.
“McLaggen?”
“Già. Le ha detto della trovata di mio zio”, gli riferisce.
“Cazzo. Ecco perché era così sconvolta quando l’ho vista nel bagno di Mirtilla”.
“Si era rifugiata lì?” Domanda ancora il moro.
“Sì, ma cosa è successo alla Torre?” Si informa Draco, che pare visibilmente più calmo, ma per chi lo conosce bene come Blaise, sa che sotto la cenere cova un fuoco a dir poco distruttivo.
“Quando sono arrivato lassù, l’ho visto che tratteneva tua sorella per un polso, il viso pericolosamente vicino al suo… Merlino, non oso immaginare cosa sarebbe successo se fossi arrivato un minuto più tardi. Comunque”, si affretta ad aggiungere, vedendo Draco pronto a scattare, “A tua sorella non è successo nulla di grave; solo, beh, l’ha usata come scudo umano per impedirmi di colpirlo e le ha anche rivelato che io ti ho parlato di ciò che ha fatto mio zio, come ti ho appena rivelato”.
“Mi stai dicendo che quel viscido le ha messo le mani addosso?” Dire che Draco è furente è un eufemismo.
“Calmati, amico, ci ha pensato lei a rimetterlo in riga. E già, mai provocare Hermione Malfoy”, cerca di stemperare l’atmosfera. “Ad ogni modo, non mi hai ancora detto perché ce l’hai con la Weasley”.
“Quando sono entrato nel bagno di Mirtilla c’era lei con mia sorella e non so cosa le abbia detto, fatto sta che lei si è rivolta come un Ungaro spinato nei miei confronti. Ha detto… ha detto… che noi non siamo la sua famiglia”, si lascia cadere sul letto.
“Non mi sorprende, dopo quello che le ha detto McLaggen. Probabilmente ora ci vede tutti come suoi nemici. Non ti dimenticare che lo ha appena scoperto nel peggiore dei modi e solo pochi giorni dopo aver seppellito quelli che per tanti anni le hanno fatto da genitori”, tenta di farlo ragionare l’amico.
“Ma non erano loro i suoi veri genitori. Noi, noi siamo la sua vera famiglia!” Urla.
“Ascolta, questa sera sei di ronda assieme a lei, vero?” E a un suo cenno d’assenso, continua: “Bene, sono sicuro che troverai il modo di spiegarti, anche se cancellare anni di disprezzo da parte tua la vedo dura, molto dura…”
“Grazie, Blaise, tu sì che sai come sollevare il morale agli amici”, e si dirige alla porta.
“Dove vai adesso? Non è ancora presto?” Gli domanda Blaise.
“Sì, ma voglio andare alla Torre dei Grifoni per fare quattro chiacchiere con Potter e magari anche con McLaggen, così, tanto per mettere il punto. Ah, se non ti dispiace…” E gli fa cenno di uscire per primo dalla sua camera.
§ § § § § § § § § §
“AAAAAEEEEEIIIIIOOOOOUUUUU”, la Donna Grassa è impegnata con i suoi soliti gorgheggi, quando Draco arriva alla Torre: “Oh, un volto nuovo finalmente. Vuoi ascoltare la mia nuova canzone?” Gli chiede.
“Cielo”, è la risposta e a sentire la parola d’ordine, il ritratto è costretto a farlo passare.
“Cosa ci fai qua, Serpe?” Urla Lavanda, non appena Draco mette piede nella Sala comune rosso-oro.
“Sto cercando Potter”, le risponde secco.
“E non puoi aspettarlo fuori?” Gli chiede ancora.
“No, non posso, quindi ora mi siedo su questa poltrona e lo aspetto. E già che ci sono aspetto anche quel verme di McLaggen”, la informa.
“Che ci fai qui, Malfoy?” Attirato dal trambusto, Harry scende dal suo dormitorio. “Tua sorella è letteralmente sconvolta, e noi sappiamo a chi dire grazie, vero?”
“Naturalmente, visto che non sei in grado di fare il tuo lavoro”, lo irride il biondo.
“Attento a quello che dici” e sguaina la sua bacchetta, pronto a colpirlo.
L’altro alza le mani, per dimostrargli la sua buona fede: “Io dico solo che McLaggen ha minacciato mia sorella, prima, e che se non fosse stato per l’intervento di Blaise…”
“La stavo cercando qui a Grifondoro. Ti sei forse scordato di chi è stata l’idea di spartirci i settori?” Insinua Harry con tono tagliente.
“Non l’ho affatto dimenticato, ma ti avverto: non devi proteggere Hermione solo da quel folle, ma anche da McLaggen, perché se quel verme le si avvicina ancora una volta io ti riterrò personalmente responsabile. E ora, se vuoi, scusarmi, aspetto mia sorella per la ronda”.
“E tu che ci fai qui?” Hermione è appena scesa in Sala comune ed è rimasta meravigliata di trovarci suo fratello.
“Ti stavo aspettando per la ronda di stasera”, le spiega lui.
“Non era necessario che salissi fin qui. Ti avrei raggiunto nella Sala dei Prefetti fra poco”, la voce fredda.
“Blaise mi ha raccontato del tuo piccolo incidente con McLaggen”, le enuncia lui. Non c’è bisogno di aggiungere altro. Il sottinteso è evidente.
“Uff… Ho già provveduto a punirlo, non ti preoccupare”, sbotta lei; non ne può più di avere la scorta a ogni singolo passo che compie. “Dai, andiamo, io sono pronta”.
Stanno controllando il corridoio del quinto piano, quando Draco la blocca: “Asccolta, per quanto riguarda quello che ci siamo detti prima…”.
“Non c’è nient’altro da aggiungere”, lo interrompe lei, liberandosi dalla sua stretta e proseguendo lungo il corridoio.
“Io invece credo proprio che ci sia molto da aggiungere”, la raggiunge. “Prima hai parlato solo tu, ora tocca a me sfogarmi”.
“Se te lo sei dimenticato, fratellino”, calca su quest’ultimo termine, “Siamo impegnati a fare la ronda, non possiamo permetterci distrazioni di sorta”, gli intima col suo solito tono saccente, aprendo un’aula.
Vuota.
Draco ne approfitta per spingerla dentro e, dopo aver sigillato la porta e insonorizzato l’ambiente, la obbliga a sedersi a un banco e ascoltarlo.
“Hai la mia attenzione, ma vedi di sbrigarti”, gli intima.
Se fosse ancora il vecchio Draco e lei la Sanguesporco, nulla gli imedirebbe di lanciarle qualche fattura, forse anche uno Schiantesimo bello forte, ma le cose sono cambiate. Nulla è più come prima. La ragazza che gli è di fronte è a tutti gli effetti sua sorella, e comunque, la guerra ha cambiato anche lui, checchè ne dicano gli altri. Ha dovuto fare i conti con cose che gli altri neanche immaginano: fallire con Voldemort, o anche solo permettersi di pensarla diversamente, significava non avere più un’altra possibilità, ma essere la cena del suo pitone, che si divertiva a divorare le sue vittime sul tavolo da pranzo dei Malfoy.
“Allora? Se hai cambiato idea, non hai che da dirlo” e fa la mossa di alzarsi.
“Non ho cambiato idea”, ringhia lui, “è solo che… lascia stare, non è di me che dobbiamo parlare, ma di te e delle tue assurde idee”
“Assurde idee? Assurde idee?” Adesso Hermione sta urlando.
“Tu dici che i figli sono di chi li cresce, ma ti sei chiesta quanto hanno penato i nostri genitori in tutti questi anni? Non eri tu quella che vedeva piangere nostra madre in silenzio, di nascosto, e non sapere se eri tu la causa di quelle lacrime”, gli confessa. Quante volte aveva visto gli occhi di Narcissa velarsai improvvisamente di lacrime e tute le volte si chiedeva se aveva detto o fatto qualcosa che non doveva. Puntualmente arrivavano le rassicurazioni da parte di sua madre, ma quella tristezza non lasciava mai il suo sguardo.
Hermione trova la punta delle sue scarpe improvvisamente interessante.
“Non sono stati loro ad abbondarti davanti a quell’istituto. Tu gli sei stata rapita. E ora che finalmente possono riabbracciarti, tu che fai? Li schifi!” Le inveisce contro. Questa volta non prova pietà per la sorte di sua sorella, ma solo rabbia per il suo comportamento.
“Scusami tanto se dopo anni che voi avete schifato me, io ve lo rinfaccio!” Lo accusa lei. “Hai idea di come mi sentivo io quando tu infierivi contro di me dicendo che una Sanguesporco come me non aveva neanche il diritto di respirare? E quando zia Bella – Merlino, lei sapeva che io ero sua nipote! – mi ha torurato e non uno di voi ha mosso un dito? E quel grandissimo uomo che è nostro padre, che adesso fa tanto il protettivo nei miei confronti, era pronto a cedermi a Voldemort? Io devo perdonare, io devo comportarmi bene, io devo rispettare voi, ma voi?”
“Hai finito con la tua requisitoria? Merlino, saresti davvero un’ottimo Legismago! Posso rispondere alle tue accuse, ora?” Le chiede.
“Voglio solo uscire di qui”, gli risponde.
“Non prima di avermi ascoltato”, replica lui.
“Va bene”, gli accorda, con un gesto della mano.
“Hai ragione, su tutto, ma di fatto, noi eravamo prigionieri di quell’essere. Bella non ci perdeva di vista un attimo e per quanto riguarda il tuo cederti a Voldemort, sono sicuro che nostro padre avesse in mente un piano”, comincia a spiegare, ma la sorella lo interrompe: “Certo, offrirmi come esca, ma per favore, sembra quasi che tu stia cercando di convincere te stesso”.
“Hai avuto la tua occasione per fare le tue accuse, ora è il mio turno raccontarti la mia versione dei fatti, quindi, se non ti dispiace…” Cerca di aggirare la piega che Hermione stava imprimendo nuovamente al discorso. “Per quanto riguarda, invece, il presunto disprezzo, non credi che fosse un modo di proteggerti da quei Mangiamorte ancora in libertà che avrebbero potuto farti del male se avessero saputo come stavano realmente le cose? E poi… poi…”, ma si ferma: questa è senz’altro la parte più difficile da confessare. Quella che sperava non avrebbe mai dovuto dirle. Neanche Blaise conosce questo suo segreto.
“E poi?” Lo imbecca lei.
“E poi, niente. Se vuoi, puoi uscire”. No, non può dirglielo.
“E no. Adesso tu mi dici come stanno veramente le cose. Hai lanciato il sasso? Bene, abbi il coraggio di non nascondere la mano”. Replica Hermione.
“Sono una Serpe. Di norma, i serpenti velenosi dopo aver inoculato il loro veleno alle vittime, si nascondono da qualche parte in attesa che faccia effetto”, le enuncia Draco.
“Tattica che non funziona col Diavolo della Tasmania, però.”
“Credevo fossi una Grifona non una diavola”, la canzona Draco.
“La smetti di tergiversare? Il mio è un discorso serio e tu non fai altro che cercare di buttarla sul ridere, non è così che funziona!” Lo rimprovera Hermione.
“Hai ragione, è solo che tutto questo ha dell’assurdo…”, prova a scusarsi.
“Tu non sei Draco Malfoy, mi dai ragione e ti scusi con me. O non sei tu o c’è una trappola. E conoscendoti…”
“Buona la seconda”, scherza ancora lui.
“E quale sarebbe la trappola?” Gli domanda, mordendosi il labbro inferiore.
“Se te lo dicessi non sarebbe più una trappola, non credi? Comunque, riguardo a McLaggen…”, riprende il discorso accennato in Sala comune.
“È tutto a posto, sul serio”, lo rassicura lei.
“Adesso, ma più tardi? Domani? O un altro giorno? Né io, né Blaise possiamo controllarlo quando è alla Torre, lo sai, vero?” È preoocupato.
“Se non sbaglio, il Ministro mi ha messo Harry alle calcagna, quindi quando non ci siete voi due… e poi cosa vi fa pensare che io sia indifesa? Blaise non ti ha raccontato come mi sono liberata dalla sua presa?” Gli domanda.
“Mi ha detto che è arrivato appena in tempo per impedire che ti facesse chissà che e che ti ha usato come scudo umano. Davvero molto coraggioso. Un comportamento degno di un figlio di Godric”.
“Non mi avrebbe fatto niente perché glielo avrei impedito, e ad ogni modo mi sono liberata mordendogli il braccio, dopodiché gli ho inflitto una bella punizione, quindi, come vedi, non devi preoccuparti”, lo rincuora lei.
“E se volesse vendicarsi?” Non demorde. Cormac McLaggen, dopotutto, non gli è mai piaciuto.
“So difendermi da sola, sul serio, e in ogni caso gli ho fatto capire che non gli conviene minacciare un Caposcuola”, lo conforta.
“Se lo dici tu”. Non è convinto.
“Possiamo continuare la ronda, adesso?” Gli chiede.
“Pace?” Risponde.
“Ma ai Purosangue non insegnano che non è educazione rispondere a una domanda con un’altra domanda? E va bene. Pace, ma solo fino al prossimo litigio”, conviene Hermione, poi, prima che il fratello sblocchi gli incantesimi, le sorge un dubbio: “Ho notato che quando sei con me menzioni sempre e unicamente Blaise. Adrian non ti piace?”
“È un mio compagno di Casa e anche un ottimo giocatore di Quidditch, ma no, non lo vorrei come tuo marito. Ho come il presentimento che lui miri solo alla tua dote, Blaise, invece…” e si morde la lingua.
“Blaise invece… oh, avanti Draco, è possibile che io debba sempre tirarti fuori le parole con le tenaglie?”
“Io non vedo nessuna tenaglia!”
A volte ha il dubbio se suo fratello è veramente ottuso sui detti babbani o la stia solo prendendo in giro: “È un detto babbano, vuol dire che ti obbligo a parlare, visto che sei piuttosto recalcitrante. Allora, cos’altro dovrei sapere su Blaise, oltre al sotterfugio di suo zio?”
Bingo! Senza accorgersene, sua sorella gli ha appena offerto una scappatoia: “Riguardo a suo zio, vedi, è vero che Blaise aveva dei sospetti da un po’ di tempo. Dopotutto, se il Cappello Parlante allo Smistamento era incerto se mandarlo a Corvonero o a Serpeverde un motivo ci doveva pur essere, no? Lui trovava strano che il Wizengamot ti avesse obbligato a venire a vivere con noi, malgrado la tua maggiore età, e sapendo che il fratello di sua madre è amico con nostro padre, ha fatto 2+2, ma i suoi erano solo sospetti. Poi, oggi ha ricevuto una lettera di sua madre in cui lei praticamente ti elogiava. Non so cosa tu abbia detto ad Avalon, ma se sei riuscita a portarla dalla tua parte con poche parole, cavolo, sorellina, sei davvero una persona speciale: non sono molte le persone che possono dire di aver suscitato simpatia ad Avalon Zabini. In ogni caso, dicevo, sua madre gli ha scritto oggi dicendogli anche di ringraziare suo zio perché era merito suo se tu ora vivevi con noi. Come sono arrivato, lui me ne ha messo al corrente e a cena stavamo discutendo quando dirtelo e in che modo. Poi ti abbiamo visto scappare in quel modo e siamo venuti a cercarti. Tutto qui”. La mette al corrente di quanto effettivamente successo nelle ultime ore.
“Oh”. Sa di avere torto marcio.
“Dai, vediamo di finire questa ronda”, e la fa uscire dall’aula.
§ § § § § § § § § §
“Spiegami cosa significa questa trovata di TUO padre!O forse è di tuo zio?”
È ora di cena a Hogwarts e la preside McGranitt ha appena terminato di spiegare che a partire dall’indomani, e per tutto il tempo necessario, un team di Medimaghi visiterà tutti gli studenti della scuola. Pare che con la fine della Guerra, siano state scoperte alcune malattie che prima erano considerate esclusivo appannaggio dei Babbani e che invece interessano anche Maghi e Streghe. Non conoscendo l’esatto evolversi di queste malattie una volta entrate in contatto con la Magia, il Ministero ha deciso di intraprendere la via della prevenzione, sottoponendo i giovani virgulti a visite conoscitive.
Hermione, però, non abbocca e si fionda come una furia al tavolo di Serpeverde.
“Scusa, cosa c’entra adesso NOSTRO padre?” È possibile che pochi giorni prima ha parlato al vento? Era sicuro di essere riuscito a convincere la sorella, ma a quanto pare ha la testa più dura di un bolide.
“Già, e cosa c’entra mio zio?” Gli fa eco Blaise.
Per poco, quando lei ha urlato loro contro, non è andato loro di traverso il porridge.
“Dite un po’, credete che io sia stupida?”
“No, solo prevenuta”, le risponde Draco.
“Come se non sapessi come si muovono le Serpi: quando sono stata male Lucius non ha digerito il mio rifiuto al ricovero. Non sia mai che una ragazzina, sua figlia per di più, lo contraddica. Così ha pensato bene di coinvolgere il Ministero in questa pagliacciata!” Sbotta. I suoi genitori adottivi erano dentisti; sa quanto sia importante la prevenzione, ma il tarlo del dubbio prevale sulla ragione.
“Non mi pare che la prevenzione sia una pagliacciata. Tu dovresti saperlo, e comunque, la nostra è una famiglia ormai decaduta. Cosa ti fa supporre che nostro padre abbia potuto coinvolgere il Ministro, tanto più che Shaklebolt non è Caramel?” Tenta di sviare l’attenzione della riccia dalla gaffe appena commessa.
“Hai detto bene: io so!” Ecco, appunto. “I miei genitori mi hanno insegnato il valore della prevenzione; ciò non toglie che Lucius abbia unto gli ingranaggi giusti”, e lancia un’occhiataccia a Blaise.
Quest’uscita è troppo per Draco, che batte violentemente i pugni sul tavolo. Se prima gli altri ragazzi avevano assistito a quello scambio di battute divertiti, ora sanno che la tempesta è scoppiata con tutta la sua furia.
“Adesso basta!” Le urla contro Draco. “I Granger non erano i tuoi genitori. I Malfoy sono i tuoi veri genitori. E non rifilarmi la solita solfa che i figli non sono di chi li fa, ma di chi li cresce perché te l’ho già detto una volta, ma a quanto pare sei dura di comprendonio. Tu sei stata rapita nella culla. I nostri genitori non hanno avuto scelta. Lucius e Narcissa sono i TUOI genitori, non gli altri. Vedi di comportarti di conseguenza, d’ora in poi!” Le sputa contro, velenoso.
“I miei genitori non mi avrebbero costretto a… a… questa cosa!” Gli urla lei di rimando.
“Ah no? E chi ti obbligava allora a portare quell’orribile coso sui denti?” La imbecca, riservandole il suo solito ghigno made in Malfoy, quello che le riservava ai tempi delle loro schermaglie, quando erano ancora un Purosangue arrogante e una sporca Mezzosangue.
Hermione apre la bocca per rispondergli a tono. Poi la richiude senza emettere fiato. La riapre nuovamente. Di nuovo, la richiude senza trovare le parole adatte.
“Sai, sorellina? Così, più che una Grifona assomigli a un pesce”, la schernise lui, facendole il verso e scoppiando poi a ridere in modo sguaiato.
Ancora una volta, Hermione rimane senza parole: possibile che finora si sia illusa sul cambiamento di Draco? Come è potuta essere così ingenua? Dopotutto lui è Draco Malfoy, glielo aveva anche detto al suo compleanno e lei, invece, aveva continuato a sperare che fosse diventato umano. A quanto pare, però, la Serpe era solo in letargo: ora si è risvegliata, più velenosa di prima.
Ferita e offesa, scappa dalla Sala Grande. Non può dargli la soddisfazione di vederla in lacrime.
Dal tavolo di Grifondoro, Harry vede l’amica letteralmente fuggire dalla Sala.
Forse l’idillo che legava i due fratelli si è rotto. Forse deve approfittare della situazione e perorare la causa dell’amico.
Forse.
Al tavolo di Serpeverde sono rimasti tutti basiti dal comportamento di Draco. Solo Adrian pare soddisfatto. Se l’idillo tra i due si è rotto, forse ha qualche possibilità di fare breccia nel cuore della Grifona.
Forse.
§ § § § § § § § § §
La trova nel bagno di Mirtilla. Ma non sta piangendo. No. Sta letteralmente distruggendo ogni cosa. Forse dovrebbe lasciarla sfogare. Forse. Ma lui è Harry Potter. Non sia mai che fugga davanti al pericolo, anche se la bacchetta di Hermione lo spaventa più di Voldemort.
“Hei”, la saluta, con quanta più dolcezza possibile. Fa appena in tempo ad abbassare la testa che un fascio di luce gli passa sopra andando a cozzare contro lo spigolo del muro.
La ragazza neanche dà segno di essersene accorta perchè continua a lanciare incantesimi a destra e a manca.
“Cavolo! Che avrà mai detto Malferret per farti infuriare così?”
Ennesima mossa sbagliata, perché lei, ancora più furiosa gli lancia contro uno Schiantesimo che questa volta lo prende in pieno.
“Innerva”. Una voce femminile gli lancia il Controincantesimo, facendolo riprendere.
“Grazie Hermione”.
La ragazza lo guarda come se fosse un po’ tocco: “Ehm… sicuro di stare bene?”
“Sì… sì, certo, non ti preoccupare”. Rialzandosi ha modo di vederla meglio, anche grazie agli occhiali che la mora gli ridà.
“Ma tu non sei Hermione, e neanche Ginny”, dice, con l’aria di chi ha appena scoperto l’acqua calda.
“Ehm… dal momento che i miei genitori mi hanno chiamato Astoria, credo proprio di no”, le risponde lei; quindi, guardandosi attorno: “Wow, hai di nuovo combattuto contro un Troll di montagna? Anche se io allora non frequentavo ancora, mia sorella Daphne mi ha raccontato della prima impresa del famoso Trio dei Miracoli”, gli chiede.
“Mi stai prendendo in giro, per caso? Comunque è stata una furia dai capelli crespi, dopo che una certa Serpe l’ha fatta infuriare per bene. Puoi dirmi cos’è successo esattamente al vostro tavolo poco prima?” Si informa Harry, perché è chiaro che Malferret ha detto o fatto qualcosa che ha destabilizzato parecchio Hermione. Beh, a guardare quel macello, dire destabilizzato è usare un leggero eufemismo…
“Spero tu stia scherzando: non ho nessuna intenzione di mettermi contro i due Caposcuola più pallosi di tutta Hogwarts. Hai presente la punizione che Hermione ha inflitto a Mc Laggen? Bene, sappi che suo fratello se ti pesca a commettere qualche infrazione non ci va più leggero”, gli confida.
“Mi stai dicendo che Malferret è diventato ligio alle regole e non abusa del proprio poptere?” Harry è letteralmente basito. Possibile che l’esperienza della guerra l’abbia cambiato così tanto? O forse è solo la vicinanza di una persona come Hermione ad averlo migliorato? Beh, sapendo che neanche un Sectumsempra era riuscito a farlo ragionare, probablmente è buona la terza opzione: non è lui.
“A quanto pare”… Astoria solleva le spalle, poi, sinceratasi che Hermione non è più in quel bagno, se ne va, lasciando un meravigliato Harry.
È sicura che a Serpeverde qualcuno si risolleverà di morale a sapere che il grande Potter è stato schiantato da niente popodimeno che quella che è sempre stata considerata la sua migliore amica. O almeno lo spera. Altrimenti toccherà a lei, come sempre del resto, cercare di far sbollire la rabbia al biondo fidanzato.
Accidenti a Hermione. Che accidenti le è preso di attaccare così Draco? Tanto lei se ne sta bella bella a Grifondoro…
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