I Cinque Sensi ~ Capitolo 12

È vero. A volte non serve
stare sotto un altro cielo.
Ciò che devi risolvere
è sempre dentro di te,
ovunque tu sia”
(Federico Moccia, “Ho voglia di te”)
“Sfregiato. Cosa ci fai qua?” Draco Malfoy, la gentilezza fatta persona.
“Quello che ci fate voi, mi pare. A proposito, il permesso che vi aveva dato la McGranitt non doveva valere ancora qualche giorno?” Chiede. Non gli sarebbe dispiaciuto rimandare il suo ritorno a scuola ancora di pochi giorni. Perché di una cosa è sicuro: quella del favoritismo è solo una scusa campata in aria. Il vero motivo è fare da bodyguard a Hermione. E chi, meglio di uno studente (che guarda caso è anche il suo migliore amico, nonché un giovanissimo cadetto privo di diploma) può svolgere inosservato quel ruolo?
“Draco, vuoi smettere per favore di insultare le persone?” Lo riprende la sorella. “Scusalo, Harry, ma a volte ci tiene così tanto a ricordarci che è Malferret”, gli rende la pariglia.
“Credo che la vecchia megeradovesse rifare lo smistamento ora, mia sorellaverrebbe mistata senza ombra di dubbio a Serpeverde. Pare che il suo comportamento prima col padre di Theo e poi con la madre di Blaise, abbia convinto nostro padre a farci tornare a scuola prima del previsto. E per fortuna, perché non oso immaginare in caso contrario a quale tour de force mi avrebbe costretto lei”, indicando la sorella.
“Cosa ne dite di salire sul treno?” Risponde lei.
§ § § § § § § § § §
Figlio adorato, come stai?
So che sono passati solo pochi giorni dall’inizio della scuola, ma sentivo il bisogno di scriverti.
Ieri pomeriggio sono venute a prendere il the in mia compagnia Narcissa e Hermione Malfoy. È davvero una cara ragazza. Ora capisco perché ne sei sempre stato attratto. È intelligente, gentile, ma anche ferma nei suoi propositi, proprio come deve essere la futura Lady Zabini, ed è una Malfoy.
Devi ricordarti di ringraziare adeguatamente tuo zio per aver fatto pressione a quei membri del Wizengamot che ancora non erano convinti di obbligare una strega maggiorenne di andare a vivere sotto lo stesso tetto dei suoi genitori biologici, soprattutto in considerazione di quanto aveva appena subito, anche a causa di quella famiglia.
Bene, ora ti lascio ai tuoi doveri di studente.
Quelli di padrona di casa richidono impellenti il mio intevento.
A presto,
Tua madre.
Il suo primo istinto è quello di nascondere la lettera in qualche libro, o in un cassetto; poi ci ripensa e la getta nel camino. Meglio non lasciare tracce. Non osa immaginare quale potrebbe essere la reazione di Hermione se la leggesse. Meglio prima parlarne con Draco, anzi, forse solo con lui e basta: perché far sapere questa cosa a Hermione? Quello che non si sa, non ci fa soffrire, giusto?
Sua madre si è dimenticata di scrivergli quando sarebbero ritornati. Poco male, cercherà di impiegare quei giorni un po’ nello studio delle materie d’esame e un po’ per sondare la Piattola. Vero che in tutti quegli anni lui ha sempre osservato Hermione, ma nessuno può dire di conoscere veramente una persona quanto il suo migliore amico. Forse nemmeno se stessa.
“Uff… accidenti a Merlino, alle sue mutande viola a pois gialli e a chi ha inventato i cervelli delle donne!” Draco Malfoy fa il suo regale ingresso nella Sala comune di Serpeverde.
“Certo che tua sorella ha ragione, Draco: sembri veramente la locomotiva dell’Hogwarts Express! Ma come mai sei già a scuola? Credevo il permesso valesse per una settimana”, Gli chiede bonariamente Blaise.
“E secondo te perché sto maledicendo chi ha dotato certe donne di un cervello?” Risponde il biondo, con un ‘altra domanda.
“Veramente stavi maledicendo chiunque avesse inventato il cervello femminile, e poi non ti hanno insegnato che non si risponde a una domanda con un’altra domanda?” Lo riprende l’amico.
“Ti credevo più intelligente, Blaise. Mia sorella ha avuto la bellissima idea di sembrare troppo intelligente con Albert Nott e brillantissima agli occhi di tua madre. Così, eccoci qui, prima del previsto”, sbotta Draco.
“Quindi è rientrata anche Hermione?” Si informa, speranzoso.
“Asciugati la bava, amico, è tornato a scuola anche lo Sfregiato col compito di essere la sua ombra e 10 a 1 che farà di tutto per farla rimettere assieme con la Donnola”.
“Ma ora la Donnola sta con Lavanda, giusto? E l’ultima parte delle vacanze, se ben ricordo, una volta che lei è stata dimessa dal San Mungo l’ha trascorsa assieme a quei due, quindi…”
“Tu ti fidi, Blaise? Sinceramente”
“Neanche un po’, quindi anche noi diventeremo l’ombra di Hermione”.
“Sperando di non venire schiantati”.
“Temi il Sectumsempra di Potter?” Lo schernisce l’amico, rinvangando il passato.
“Anche”, conviene lui, “Ma non è ora di cena? Sistemo il baule e saliamo in Sala Grande”.
“Va bene, ti aspetto qui”.
“Draco, ti ricordi, il mese scorso, quando tua sorella si è sentita male la prima volta?” Tasta il terreno la Serpe mora.
“Un po’ difficile da dimenticare, non trovi?” Lo irride l’altro.
Sono nei corridoi della scuola, diretti alla Sala Grande. Nessun altro è presente. Sono in ritardo. Anzi, no. Sono gli alri a essere in anticipo. Loro due sono in perfetto orario per la loro solita entrata trionfale.
“Ricordi anche che ti dissi che avevo un sospetto, ma che aspettavo di avere prove certe prima di parlartene?”
“Sì, quindi? Immagino quindi che ora le hai e che stai aspettando un invito scritto per mettermene al corrente”, sbotta il biondo.
“Oggi pomeriggio ho ricevuto una missiva da parte di mia madre in cui mi informa che Hermione l’altro giorno si è recata a casa nostra in compagnia di vostra madre. Naturalmente ha tessuto tutte le lodi possibili e immaginabili di lei, quindi posso sperare nel suo aiuto, ma, come ti ho accennato prima”, vedendo l’amico sbuffare e pronto a interromperlo, “mi ha anche scritto – confermando i miei sospetti, tra l’altro – che è grazie a suo fratello, elemento di spicco del Wizengamot, a spingere affinché Hermione venisse obbligata a trasferirsi al Manor”, confessa, aspettando la reazione dell’amico.
Reazione che non tarda ad arrivare: “Quindi è tuo zio che dobbiamo ringraziare”.
“Precisamente, anche se sospetto che dovrai escludere Hermione dal plurale che hai appena usato”, dice, col tono leggermente sconfitto. “Ad ogni modo”, continua, “forse è meglio che lo sappia subito, da noi, piuttosto che scoprirlo da un altro il giorno del nostro matrimonio”, gli riconosce Blaise.
“Sei proprio sicuro che lei alla fine sceglierà te?” Lo canzona l’amico.
“Quale ragazza preferirebbe un altro a me?” Esordisce, ironico, Blaise.
Sogna pure bel moretto, mi hai appena consegnato la vittoria in tasca, pensa tra sé e sé un ragazzo che si trova a passare di lì proprio in quel momento e che i due non notano.
Come da copione, appena i due ragazzi entrano in Sala Grande, cala il silenzio, pari a quello che prima aveva accolto Hermione e Harry.
“Non capisco come qualcuno possa essere attratto da due persone così vanesie”, è l’acido commento del Ragazzo sopravissuto, rivolgendo lo sguardo all’amica di fronte.
“Se hai qualcosa da dirmi Harry, ti prego, parla chiaro, non ho mai sopportato il dico ma non dico”, sbotta Hermione, indignata. Che cosa si è messo in testa l’amico?
Intanto, al tavolo delle Serpi, le due new entry notano l’assenza di qualcuno: “E Adrian non è salito a cena?” Chiede Draco. È vero che la scelta ultima spetta alla sorella, ma non gli piace il modo in cui lui la guarda e le ronza intorno, per questo preferisce averlo sempre a portata di sguardo, anzi, di bacchetta.
“Noi credevamo che salisse con voi, comunque, io e Daphne abbiamo una bella notizia da darvi. Stamattina abbiamo entrambi ricevuto una missiva in cui i nostri padri ci comunicavano di aver siglato il nostro contratto prematrimoniale. Non sei contento, Blaise? Un concorrente in meno” Li informa un raggiante Theodore Nott.
“Ecco perché oggi camminavate tutti e due almeno due metri sopra il pavimento”, si congratula Blaise. Poi, per non smentirsi: “Mi dispiace, Daphne, ti è andata male, ora non dovrai più sopportarlo solo a scuola, ma anche per il resto della vita”, scherza.
“Ridi, Blaise, ridi, ma mi arrogo il diritto di rubarti la battuta e usarla contro di te il giorno in cui ti sposerai con Hermione. Povera ragazza, ancora non sa cosa  le aspetta”.
“Ahahah, molto spiritosa, Daphne”, ironizza l’altro.
Nello stesso istante, un gufo sta planando sulla tavolata dei Grifondoro.
“Non è un po’ tardi per la posta?” Si stupisce Seamus, quando vede il pennuto atterrare davanti a Hermione e porgerle la zampina.
Quando questa prende la peramena, il volatile se ne va: il mittente non si aspetta nessuna risposta.
La lettera, anonima, riporta un’unica frase:
Se sei costretta a vivere a Malfoy Manor,
ringrazia Blaise Zabini.
§ § § § § § § § § §
“Che cazzo sta succendendo, là?” Si infuria Draco, quindi si fionda fuori dalla Sala all’inseguimento di sua sorella, tallonato da Blaise, Harry e Ginny.
Dopo il primo angolo, però l’ha persa di vista. Si ferma di botto, rischiando di venire travolto dagli altri tre ragazzi.
Furioso, si rivolge al ragazzo con gli occhiali: “Si può sapere cosa diavolo è successo questa volta?”
“Non lo so, ha ricevuto una missiva tramite gufo ed è scappata”, si divende questi.
“E tu saresti quello scelto per non perderla mi di vista? Ti avverto, Potter, se dovesse succederle qualcosa, ti scuoio vivo con le mie mani, senza bisogno di nessun incantesimo”, sbraita Draco.
“Smettetela di perdere tempo. Piuttosto, dividiamoci: tu, Draco cercala nei Sotterranei; tu, Potter, vai a vedere se è alla torre di Grifondoro; tu, Ginny prova a cercarla  nel bagno di Mirtilla, mentre io provo a cercarla alla Torre di Astronomia”, propone Blaise.
“E perché proprio lì?” Chiede Harry. Non può rischiare che siano altri che non lui a trovarla.
“Perché sì, Potter. Ora muoviti!” Ciò detto si dirige verso le strette scale a chiocciola, peccato che qualcuno l’ha preceduto.
§ § § § § § § § § §
“Hermione, sei tornata!”.
“Cormac!” Non l’ha sentito entrare, troppo impegnata a indignarsi.
“Scusa, non volevo spaventarti”, la rassicura, alzando le braccia in segno di resa. “Non credevo fossi già tornata a scuola”.
“Già, qui mi sento a casa mia”, gli confessa.
“È successo qualcosa, qualcuno ti ha forse mancato di rispetto?” Si finge preoccupato.
“No, è solo che…”, comincia a parlare, ma si ferma subito. Può fidarsi di lui?
“È solo che…”, la invoglia il ragazzo.
“Secondo i soliti ben informati che non hanno neanche il coraggio di firmarsi, se sono costretta a vivere a Malfoy Manor è a causa di Blaise Zabini e delle sue tresche”.
“Beh, se si chiamano ben informati forse è perché le cose le sanno, no? E poi, la cosa non mi stupisce affatto. Il fratello di sua madre è un membro piuttosto influente del Wizengamot, e anche piuttosto amico di Lucius Malfoy, solo che lui, a differenza di tuo padre, ha preferito non schierarsi apertamente durante la guerra”, la informa il suo compagno di Casa.
“Mi stai dicendo che non si tratta di semplice diffamazione?” Stenta a crederlo. Blaise si è sempre comportato bene con lei, anche quando per tutti era una semplice Natababbana: possibile che le abbia mentito? Ma, sinceramente, può fargliene una colpa?
“Scusami, Cormac, ma vorrei restare sola, se non ti dispiace” e si allontana da lui. O almeno è questa la sua intenzione, perché il ragazzo la trattiene per il polso.
“Lasciami. Immediatamente”, gli intima.
“Altrimenti che fai? Chiami il tuo fratellino Mangiamorte e i suoi degni compari?” La irride lui.
“Che stai dicendo?” Ora è veramente spaventata. Che sia stato proprio lui amandarle quella missiva? Ma come poteva sapere che lei si sarebbe rifugiata proprio lassù? Una lampadina si accende nel cervello, facendola impallidire: l’ha seguita, molto probabilmente.
Non le risponde, ma si avvicina pericolosamente al suo volto, trattenendole anche l’alto braccio, in modo che non sia libera di prendere la bacchetta.
“Allontanati immediatamente da lei”.
Una voce fredda, che a stento la ragazza riconosce appartenere a Blaise, fa sobbalzare i due.
McLaggen, però, riesce a portarsi dietro a Hermione, minacciandola con la bacchetta la collo.
“Ho detto: allontanati immediatamente da lei e nessuno si farà male”, ripete, minaccioso, il moro.
“Sai che paura, Zabini. Avanti, perché non dici anche a lei quello che prima hai rivelato al tuo compagno di merende?” Lo sfida il Grifondoro.
“Non sono cose che ti riguardano, adesso, lasciala stare”, gli intima ancora. “Ti ricordo, inoltre che stai minacciando un Caposcuola, anzi: la tua Caposcuola. Chissà cosa direbbe il tuo Direttore”, lo provoca. Se McLaggen abbocca e gli lancia uno schiantesimo, Hermione sarebbe libera.
“Vedi, tesoro? Non vuole parlartene. Chissà perché?” Peccato che il Grifondoro non abbia alcuna intenzione di abboccare all’amo. Grifoni, per l’appunto, mica pesci.
“Blaise, per favore, di che cosa sta parlando?” Gli chiede Hermione. Non ne può più di tutti quei sotterfugi. È stanca, stanca.
“Principessa, te ne avrei parlato questa sera stessa, dopocena, sul serio”, cerca di convincerla della sua buona fede. Dannato McLaggen. Non bastavano Pucey e Weasley, pure lui doveva mettersi a rompergli le uova nel paniere.
“Cormac, per favore non riesco a respirare”, cerca di far ragionare l’amico, il quale, per tutta risposta, stringe ancora di più la sua presa.
“Lasciami!” Urla.
“Lasciala! Subito!” Dove diavolo è Potter quando serve? Possibile che l’unica volta che doveva disobbedire abbia obbedito?
Hermione chiude gli occhi, traendo un profondo respiro, quindi, sempre con gli occhi chiusi, morde il braccio del ragazzo, riuscendo così a liberarsi.
“Cinquanta punti in meno, McLaggen, e ti consiglio di andare subito da Gazza per la punizione. Inoltre, e questo non è un consiglio, vedi di far recuperare questi punti alla Casa domani stesso!” Gli ordina. Poi, senza degnare di uno sguardo la Serpe mora esce dall’aula.
§ § § § § § § § § §
“Hermione! Finalmente ti ho trov… ma che è successo? Chi ti ha ridotto in questo stato?” Ginny la vede arrivare di corsa verso il bagno di Mirtilla e le corre incontro, abbracciandola.
“Vieni, raccontami tutto”, e l’accompagna dentro il locale abbandonato.
“Ho avuto un incontro ravvicinato con un polipo e una Serpe”, spiega, cercando di smettere di tremare. È stanca di sembrare debole. Lei non è debole. Lei è una Grifondoro, una combattente.
“E…”, la invoglia l’amica.
“Pare che lo zio di Blaise sia un membro influente del Wizengamot e che sia stato lui a spingere per farmi andare a vivere con i miei genitori biologici, nonostante la mia maggiore età”, enuncia.
“Capisco, ma non è colpa di Blaise, lo capisci, vero?” Cerca di farla ragionare.
“Lo so, ma… venirlo a scoprire da una lettera anonima, proprio dopo la morte di Jane e Daniel…”. No, non possono vincere ancora una volte le lacrime. Lei è più forte di loro.
“Quindi, il gufo di stasera…” Non sarà intelligente come l’amica, ma a fare 2+2 ci arriva anche lei.
“Credo che fosse di McLaggen. Mi ha seguita fino alla Torre di Astronomia e… oddio, non voglio nemmeno pensare cosa stava per farmi se non fosse intervenuto Blaise”, confessa, riuscendo a riprendere almeno in parte il controllo del suo corpo.
“Adesso dov’è?” Chiede.
“Gli ho tolto cinquanta punti, l’ho mandato da Gazza e gli ho ordinato di farci recuperare quei punti domani stesso”.
“Hermione, ricordami di non mettermi mai contro di te, almeno finché dura la scuola”, scherza, cercando di far sorridere l’amica. “Dai, vieni, andiamo a recuperare gli altri tre”.
“No”, si impunta la riccia.
“No, cosa?” Ha capito, ma vuole che sia lei a sfogarsi.
“Non ho voglia di rivederli. Sono tutti dei bugiardi, ipocriti…”, sputa fuori.
“Non è colpa loro se…”, prova a riportarla a più miti consigli.
“Non è mai colpa di nessuno, Ginny, sempre colpa di qualcun altro. Avanti, sai perfettamente di chi stiamo parlando: di Lucius Malfoy…”, erompe Hermione, ma Ginny la interrompe subito: “Tuo padre”.
“No, Ginny. Lui non è mio padre. I figli sono di chi li cresce, non di chi li fa.  Jane e Daniel per me sono stati i veri genitori. Ginny, io… loro… È tutta colpa mia se loro… loro…”, scoppiando finalmente in lacrime.
“Shhh, tranquilla, non è colpa tua quello che è successo”, cerca di tranquillizzarla.
“Come puoi dire una cosa del genere? Io li ho mandati in Australia, io sono andata a riprenderli, io non ho rivolto loro la parola per mesi e poi, poi, quando… quando… finalmente sono riuscita a parlarci assieme, succede questo. È colpa mia, Ginny, solo mia!” Urla, tra un singhiozzo e un altro. “E tu”, rivolgendosi al fantasma di Mirtilla che, stranamente, è rimasta in silenzio per tutto quel tempo, “Non ti azzardare a dire una sola parola di quello che hai sentito, o… o…”
“O cosa?” Chiede, con la sua voce stridula.
“Ti chiudo nelle tubature”, sbotta, infine, ritrovando una parvenza di lucidità.
Con un urlo disumano, il fantasma sparisce nello scarico di un water.
“Sei qui!” Esclama, sollevato, suo fratello, entrando nel bagno come una furia.
“Vattene!” Gli urla contro, invece, sua sorella.
“Hermione”… “Cosa…” Ginny e Draco le si rivolgono contemporaneamente.
“Basta! Non voglio più vederti, vattene via!” Continua a inveire Hermione, ancora stretta nell’abbraccio di Ginny.
“Herm, si può sapere cosa…”, cerca di mantenere un tono calmo, ma dentro sente montare la rabbia. Cosa le ha detto la rossa perché gli si rivolga contro in quel modo?
“Non mi chiamo Herm, e finiscila una buona volta di fare il fratello amorevole. Non inganni nessuno! Ginny, vieni, torniamo alla Torre”. Si slaccia dall’abbraccio dell’amica e fa per incamminarsi, ma appena si trova a fianco del fratello, questi la blocca per un polso: “E no, adesso la pianti tu di nascondere il sasso e lanciare la mano e mi dici cosa diavolo sta passando per quel tuo cervellino!” Esplode lui.
A quell’uscita, pur senza volerlo, Hermione scoppia a ridere: “Si dice: lanciare il sasso e nascondere la mano. E comunque sia, non sono io quella che si sta comportando in quel modo! È facile, vero, adesso recitare la parte del fratello protettivo quando per tutti questi anni non hai fatto altro che sputarmi addosso veleno su veleno? Ah, no, aspetta, prima ero solo una lurida Sanguesporco che non meritava neanche di viv…”
Sciaff. Un bello schiaffo questa volta non gli è stato risparmiato, ma non abbassa lo sguardo pieno di rancore.
“Malfoy!” Urla indignata Ginny.
“Fuori!” È la risposta che riceve in cambio.
“Cosa? Ti è dato di volta il cervello? Non lascio da sola la mia amica assieme a te, non dopo questo!”
“Non mi far ripetere, Piattola! Fuori di qui, subito!” Inveisce, senza mollare il polso della sorella.
“Hermione…” Si rivolge all’amica.
“Vai, Ginny, non ti preoccupare”, la rassicura lei.
Ginny esce dal bagno con cipiglio militaresco, pienamente intenzionata ad andare a chiamare il fidanzato. Ci avrebbe pensato lui a rimettere in riga quel Furetto platinato!
“Scusami, io…”, una volta rimasti soli la lascia andare, passandosi la mando fra i capelli.
“Draco Malfoy che si scusa. Ora sì che posso dire di averle sentite tutte…”, lo irride lei.
“Ascolta, io…” Si porta le mani giunte davanti alla bocca, cercando di radunare i pensieri.
“Cosa dovrei ascoltare, eh? Che non volevi schiaffeggiarmi? Beh, sai una cosa? Per me contano i fatti, non le parole!” Gli sputa offesa.
“Per te contano i fatti, eh? Tutto quello che abbiamo fatto io e i nostri genitori in questi mesi, allora, non conta niente?” Le chiede.
“Cosa avete fatto in questi mesi per me, tranne affibbiarmi tre ragazzi, con uno dei quali mi sarei dovuta fidanzare prima di tornare a scuola? Per tutti questi anni io per voi non ero degna di appartenere a questo Mondo, ma ora sono il vostro nuovo giocattolino, e come tale un mero oggetto!” Si sfoga. “Senza dimenticare il fatto che io sono un’eroina di guerra, la migliore amica del Salvatore del Mondo magico. Quale lustro per i Malfoy caduti in disgrazia fregiarsi di tale onore! Dimmi: quanto avete pagato lo zio di Blaise perché facesse quello che ha fatto?”
“Io non sapevo nulla di questa tresca, te lo giuro, e neanche Blaise. Appena l’ha saputo, me l’ha detto, ma è successo, poco fa, mentre salivamo per la cena. Te lo avrei detto stasera stessa, durante la ronda”, le mente, sperando che ci creda, in fondo, una parte di quanto le ha detto è vera.
“E tu ti aspetti che io ti creda, giusto?” Appunto.
“Non mi importa che tu mi creda o no, questa è la verità e non saranno certo i tuoi dubbi a cambiarla”, cerca di convincerla.
“Ottima strategia, davvero, peccato che con me non attacca”, peggio di un mulo.
“Ascolta, hai detto che per te contano i fatti non le parole, giusto?” Aspetta un suo cenno d’assenso per poi proseguire: “Bene, allora, dimmi cosa posso fare per farti capire la mia buona fede”.
Lei si morde il labbro inferiore. L’ha messa all’angolo. Lo sa, ma proprio in quel momento Mirtilla decide di riapparire: “Per lei i figli sono di chi li cresce, non di chi li fa”, ride.
“Sparisci!” Le intima Hermione e lei, col suo solito urlo disumano, si rifugia nelle tubature di un lavandino.

“È questo quello che pensi?” Le chiede, sconfitto, Draco. “Quindi non importa cosa facciamo, noi per te non saremo mai la tua famiglia. Stammi bene sorellina”, ed esce, lasciandola finalmente sola.
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