I Cinque Sensi ~ Capitolo 11

È facile andare avanti quando l’anima gioca,
ma quando l’anima è in pena
il sentirla riporre i suoi giocattoli
 rende ardua la vita allora.
(Emily Dickinson)
“Davvero ammirevole, da parte tua Lucius, organizzare il funerale a quei due Babbani che per diciotto anni hanno impedito a tua figlia di vivere come le si conveniva”, sta dicendo Nott quando lei entra nel Salottino Verde.
Lo sguardo di sua madre la zittisce prima ancora che possa replicare: “Bambina, ti sei alzata. Stai meglio?” Le chiede.
“Sì, grazie, sto molto meglio”, cerca di rispondere nel modo più garbato possibile, anche se certi discorsi hanno il potere di far salire la bile anche a digiuno. Ma come si permette quel tipo? Non solo è un Mangiamorte evaso graziato per la sua età, ma arriva addirittura a insultare due persone che l’hanno cresciuta come fosse figlia loro e che probabilmente sono morti a causa sua! Non è ingenua, sa perfettamente che anche tra Babbani ci sono terroristi e assassini di tutte le fogge, ma lei è stata rapita da una strega purosangue, Mangiamorte, e pure sua zia!
“Bene, allora possiamo spostarci in Sala da pranzo”, asserisce Narcissa, da perfetta padrona di casa.
No, non crede di potercela fare. A stare zitta.
E infatti: “Signor Nott”, sempre col tono più educato possibile: “Suo figlio non le ha raccontato che è stata mia zia, una Black, a rapirmi a poche ore dalla nascita? Io penso che bisogna ammirare tutte quelle persone come i signori Granger che decidono di adottare e crescere come propri i figli di estranei, non tova anche lei?” Lo provoca.
“Io trovo che bisogna stare sempre molto attenti, o si rischia di crescere delle vipere in seno”.
Strano sentire un Mangiamorte citare un detto babbano, ma Hermione fa finta di nulla e continua con la sua crociata: “Purtroppo, questo vale anche con i figli di sangue. Per quanto riguarda le adozioni, nel mondo babbano ci sono persone deputate appositamente perché scelgano qual è la famiglia migliore per crescere un bambino. Non avviene mai il contrario”, spiega.
“Ad ogni modo, questo è il mondo magico e speriamo che Shaklebolt non intenda omologare i due Mondi”, tronca il discorso Nott.
“Al Mondo magico e ai Purosangue”, brinda Lucius, alzando il calice di vino elfco e intimando con uno sguardo alla figlia di fare altrettanto.
No. Per tutta l’estate ha assecondato i voleri di quelli che sono i suoi genitori biologici, ci ha provato, davvero, ma questo è troppo. Ha appena seppellito i genitori adottivi e ora le stanno chiedendo addirittura di rinnegarli e rinnegare tutto ciò che le hanno insegnato?
“Perdonatemi, madre, padre”, comincia, parafrasando il modo con cui Draco si rivolge abitualmente ai due, “se non mi unisco a questo brinidisi, ma non amo bere il vino elfico a digiuno”, mente, cercando il modo di non offenderli. Vuole tornare a scuola, e vuole evitare di spingere il padre a firmare un eventuale accordo prematrimoniale con Nott sr solo per punirla per il suo comportamento sfacciato.
“Oh, non sai cosa ti perdi cara. Questo vino è sublime anche a stomaco vuoto, ma hai ragione, è bene che una signora non ecceda mai col bere”, conviene l’anziano ospite, per poi riprendere: “Hermione… un nome davvero strano. Narcissa, credevo che la tradizione Black prevedesse nomi di fiori o di stelle”. Sono già alla seconda portata ed Hermione non vede l’ora di ritirarsi nella sua stanza. Vero, Nott non è come i Parkinson: se possibile, è ancora più gretto. E questa gente si vanterebbe di essere superiore a tutti i Babbani?
“Hai ragione, ma vedi, mi è stata tolta dalle braccia prima che potessi darle un nome degno delle nostre famiglie…”, spiega Narcissa, con un’ombra di tristezza negli occhi. Anche se è cattivo dirlo, sperava che con tutti questi omicidi, la curiosità intorno al rapimento di sua figlia fosse scemata, ma a quanto pare è ancora all’ordine del giorno tra le chiacchiere nei salotti dei loro amici.
“A Jane Granger piaceva molto il teatro e Ermione è la regina di Sicilia in una nota opera di Shakespeare, inoltre è anche il nome di un asteroide”. Interviene Hermione.
“Non ne ho mai sentito parlare… Ad ogni modo, cara”, sempre rivolgendosi a lei, “ho sentito dire che vuoi continuare a studiare. Personalmente non credo che sia saggio per una donna studiare. Credo che sia come dire… nocivo per la pace familiare. Tu non credi, Lucius?”
“Hermione si sposerà appena finito scuola, credo che di questo problema dovrà discuterne con suo marito”, interviene Lucius.
Non sa come sia potuto avvenire, ma in lui non vede più il padre benevolo di poche ore prima: seduto accanto a lei, ora c’è l’uomo freddo, distaccato che le ricorda tanto l’uomo che fino a pochi mesi prima non faceva mistero di disprezzarla per le sue origini.
“Se mi consente, signor Nott”, prova a difendere la sua scelta di essere donna libera, “Io credo che la cultura non sia mai un pericolo, semmai fonte di arricchimento personale. E, comunque, credo che un marito purosangue preferirebbe avere al su fianco una moglie intelligente e colta che lo aiuti negli affari…”, ma non fa in tempo a finire la frase che Nott sr la interrompe: “Non credo che gli affari possano riguardare le donne”.
“Vero”, conviene a denti stretti lei, “ma se un uomo sta antipatico a una donna, sarà molto difficile per lui riuscire a stipulare un affare vantaggioso con chicchessia”, controbatte.
“Questo è un inconveniente che non accade se la donna sa stare al posto suo. Per questo dico che la troppa cultura è pericolosa per la pace familiare”.
Come controbattere? Del resto, anche nel mondo babbano ci sono trogloditi che la pensano esattamente in quel modo. Lei, però, non è cresciuta secondo quei dettami. Anzi, Jane e Daniel le hanno insegnato a pensare sempre con la propria testa e a non farsi mai mettere sottomettere da nessuno.
Jane… Daniel… quanto mi mancate…
“Tuttavia”, continua, “Ritengo che la cultura sia comunque un bene importante, tanto per la donna, quanto per l’uomo: solo un’adeguata cultura può fornire alla padrona di casa una base adeguata per intavolare una discussione affinché gli ospiti di suo marito non si sentano a disagio”.
“Beh, non c’è che dire ragazzina, sai il fatto tuo, ma non riuscirai a farmi cambiare idea”, l’avverte.
“Non è nelle mie intenzioni”, lo rassicura lei. Non ha mai amato molto Cervantes.
“Bene, cosa ne dici Albert, se ci spostiamo nel mio studio per discutere di quell’affare?” Interviene a cena finita Lucius.
Finalmente, ha il permesso di ritirarsi anche lei. Non ne poteva più. Non sa se è anche a causa dello stress delle ultime settimane, accentuato da ciò che ha dovuto sopportare quel giorno, ma quella cena per lei è stata più dura di quella con i Parkinson, e ha il fondato sospetto che ne seguiranno altre, durante la settimana.
Dopo il suo primo malore, sembrava che suo padre avesse messo da parte l’insano progetto del matrimonio combinato a breve termine, ma questa sera ha avuto il sentore che volesse farle pagare il suo tenergli testa: è la stessa persona che l’ha cullata quel mattino di metà agosto? Per la prima volta da quanto le è stato intimato di andare a vivere al Manor, ha sperimentato non il padre amorevole, bensì il freddo Purosangue.
§ § § § § § § § § §
Buio. Una luce, in lontananza. Correre verso questa luce. Mani senza volto che cercano di trattenerti nell’oscurità. “Expecto Patronus!” Urli, aspettandoti di vedere una lontra che ti libera. Ma non succede niente. Nessuna lontra questa volta viene in tuo aiuto, mentre quelle mani ti trascinano con loro. E la luce, là in fondo, è sempre più piccola, sempre più lontana, finché di essa non rimane il suo ricordo impresso nella tua mente.
“Lumos!” Esclama, e questa volta la bacchetta le risponde, rischiarando la camera. Per i primi attimi, Hermione rimane immobile nel letto, ancora intontita dall’incubo. Poi, si alza, dirigendosi verso la scrivania, decisa a fare mente locale, a non lasciarsi sopraffare un’altra volta. Mentre prende piuma e pergamena, ha un’idea: “Petra!” Chiama, e l’esserino le appare immediatamente davanti: “Per favore vai a svegliare mio fratello e digli di raggiungermi immediatamente in biblioteca”.
L’elfa le ubbidisce e tirandosi le orecchie si appresta a svegliare l’irascibile padroncino.
“Mmmm, ma che ore sono, stupido elfo? Cosa ti è saltato in mente di svegliarmi a quest’ora?” Bofonchia, ancora mezzo addormentato.
“Padroncina dice a Petra di andare a svegliare padroncino Draco per dire lui di andare in biblioteca dove padroncina Hermione aspettarlo, padrone, signore”.
“E va bene, va bene, ma smettila di prendere a testate il mio letto, mi sta venendo il mal di mare. Piuttosto vatti a chiudere le orecchie nel forno”.
La piccola elfa con un plop scompare alla sua vista, probabilmente per eseguire l’ordine.
“Ricordami di perorare nuovamente la tua causa domattina a colazione, anzi, tra poche ore, visto che è già domattina”, esordisce Draco, appena entrato in biblioteca: “Almeno lì, a Hogwarts, il coprifuoco vale anche anche per i Caposcuola, soprattutto alle 3 di notte; e anche se ti venisse la malsana idea di ignorarlo – cosa che hai sempre fatto in tutti questi anni – per lo meno non coinvolgeresti me”, borbotta.
“Bene, se hai finito col tuo monologo, possiamo cominciare a lavorare”, gli risponde la sorella.
“Di cosa stai parlando, di grazia?” Le chiede, ironico. In quel momento, l’unica cosa che desidera è ritornare sotto le coperte.
“Ho avuto un altro incubo. E va bene che la cena è stata un tantino indigesta…”, comincia lei, ma il fratello la interrompe: “Io l’ho trovata divertente”, ma prima che Hermione possa schiantarlo, si affretta a concludere la frase: “Comunque, è sempre lo stesso incubo?”
“No, questa volta sono avvolta nel buio, come se mi trovassi in una grotta, o caverna, non lo so, so solo che in fondo c’era una luce. Mi sono messa a correre per raggiungerla, ma delle mani mi trattenevano. Di quelle persone non vedevo praticamente nulla, se non le mani. Ho provato a lanciare il mio Patronus, ma non è successo nulla, e quella luce si allontanava sempre più…”, racconta.
“D’accordo, calmati”, prova a tranquillizzarla Draco.
“Sono calma”, risponde lei, ma vedendo il fratello alzare il sopracciglio, si corregge: “Ok, no, non sono calma, ma sento di essere vicina alla soluzione del caso. Ora, proviamo a mettere in ordine i punti. Tieni, scrivi” e gli porge piuma e pergamena.
“Cosa dovrei fare io?” L’ha fatto svegliare alle 3 di notte per utilizzarlo come scriba personale? Gli incubi e lo stress le hanno mandato per caso in tilt il cervello? “Scordatelo, non sono il tuo segretario personale. E ora, se vuoi scusarmi, me ne torno a letto”. Vendicarsi di anni di angherie va bene, ma qui si sta rasentando il ridicolo!
“D’accordo, come vuoi. Farò da sola. Come sempre, del resto”, asserisce, sconfitta. Credeva che per lei suo fratello ci sarebbe sempre stato, ma evidentemente si sbagliava. In fondo si tratta pur sempre di Draco Malfoy, no?
La mano sulla maniglia della gigantesca porta in quercia, si volta a guardare la sorella. Lo sguardo spento, legge su un tomo e prende appunti, spostandosi una ciocca dietro l’orecchio destro.
“E va bene”, sbuffa, “Dammi qua. Allora cosa devo scrivere?”
Un sorriso compare sul suo volto. Forse, dopotutto, in fondo, molto in fondo…
“Allora. Cominciamo dall’inizio…”, detta.
1.      Incubi con occhi che mi chiamano. Rosso (sangue?) tutto attorno a me. L’assassino cuce gli occhi delle sue vittime col fil di ferro.
2.      Incubi con mani che mi trattengono. Buio (grotta? Caverna?) che mi circonda. Una luce in lontananza (esperienza di pre-morte?). Ricordi.
“Che significa esperienza di pre-morte?”
“Le esperienze di pre-morte sono esperienze vissute da chi, a causa di malattie o incidenti, in bilico tra la vita e la morte ed entrati in coma, hanno provato sensazioni di profondo benessere, sono passati attraverso un tunnel per dirigersi verso la Luce e sono stati infine rimandati indietro. Ogni racconto di chi ha vissuto tale esperienza parla, senza eccezione, del tunnel e della luce, di chi lo ha accompagnato e come l’hanno rimandato indietro. C’è chi parla di avere rivissuto in un istante di secondo tutta la sua vita con dovizia di particolari. C’è chi ha visto, da un angolo della camera dove si trovava ricoverato, il proprio corpo disteso e i suoi cari e personale medico intorno al proprio corpo”, spiega lei.
“E non è questo il tuo caso, giusto? Cioè non è che tu…”, chiede, preoccupato.
“No, certo che no!” Lo rassicura lei.
“E allora direi che sì, la cena di ieri è stata un tantino indigesta, per te sorellina”, la canzona lui.
“Ma la smetti di prendermi ingiro. Stiamo parlando di cose serie!” Lo rimbecca lei.
“Scusa scusa”, con le mani alzate in segno di resa. “Ma sai, essere svegliato alle tre di notte mi rende un tantino indisponente”.
“Ah, va beh, vogliamo riprendere il discorso, adesso? Grazie”, dice, assumendo il suo solito cipiglio da prima della classe.
“Scusa, perché mi hai fatto scrivere la parola ricordi? Come pensi che può essere collegata al sogno?”
“Non lo so, ma, durante l’incubo, man mano che la la luce si allontanava da me, avvevo come la sensazione che si imprimesse nella mia mente il ricordo della sua esistenza. Come se non fosse un semplice sogno, ma una cosa realmente successa”, prova a enunciare lei.
“Non è che hai già vissuto un’esperienza simile e te la sei dimenticata, magari, che so, quando Bellatrix ti ha torturata?” Le espone i suoi dubbi.
“No, purtroppo per me, sia quando Bellatrix si è divertita a cruciarmi sia quando ha provato a ricamare sul mio braccio ero più che vigile e conscia di ciò che mi circondava”, sussurra.
“Aspetta un attimo. L’altro giorno, a Hogwarts hai parlato di quella commedia sugli invidiosi…”
“Draco, io ho parlato della “Commedia” di Dante Alighieri, oggi conosciuta come “Divina Commedia” e non di una commedia sugli invidiosi e non fare quella faccia perchè ne ho trovato una copia proprio in questa biblioteca. Ergo, la tua ignoranza questa volta non ha scuse”, lo riprende Hermione.
“Hai idea di quante migliaia di volumi ci siano qui dentro? Solo Hogwarts ci batte”, controbatte piccato.
“Sì, sì, certo… comunque, dicevo che in quell’opera si parla di svariati peccati, non solo dell’invidia, e il fil di ferro compare come punizione per gli invidiosi solo nel Purgatorio, però non ho trovato nulla riguardo all’amputazione delle mani, a meno che…”, le sovviene all’improvviso un dubbio.
“E chi ha parlato di mani amputate? Hermione, si sono fatte le quattro. Ti avverto: se continui così ti consegno io personalmente a quel folle e poi me ne torno a dormire”, sbotta Draco.
“Uff, ma quanto siamo permalosi. Stavo pensando al Codice di Hammurabi, il primo tentatvo di leggi scritte. Sai, il detto Occhio per occhio, dente per dente? Bene, deriva proprio da queste leggi. In pratica, a ogni reato corrispondeva una certa pena. Ad esempio, ai ladri venivano amputate le mani”, gli illustra Hermione.
“Quindi, se questo tuo ragionamento si rivelasse giusto, le prossime vittime dovrebbero essere dei ladri e ai cadaveri dovrebbero mancare le mani. Mi domando, però, cosa abbiano visto le prime cinque vittime da meritarsi quella tortura. O erano invidiosi?” Draco prova a buttare giù qualche idea.
“Non so nulla delle prime tre vittime, ma ti posso assicurare che né Jane, né Daniel erano invidiosi, anzi”.
“Quindi, potrebbero aver visto qualcosa che non dovevano, ma cosa? Comunque, la risoluzione del caso non spetta a noi, lo sai, vero?” Cerca di farla ragionare il fratello.
“Lo so, ma se il caso è collegato ai miei incubi, o, peggio, io sono collegata all’assassino?” È disperata.
Draco fa il giro dell’ampia scrivania in mogano per abbracciarla: “Non è così, stai tranquilla, non c’è nessun collegamento, probabilmente è solo suggestione”.
“Come fai a dirlo? Gli incubi sono incominciati proprio quando sono cominciati gli omicidi e io non sapevo nulla a riguardo”, gli fa notare, tra un singhiozzo e l’altro.
“Ma sono terminati quando hai cominciato a dare voce ai tuoi timori riguardo a questa situazione e anche in quel caso non sapevi ancora nulla. Dai, su andiamo a dormire”, prova a convincerla per l’ennesima volta.
“Ma sei proprio un morto di sonno!” Esclama Hermione, colpendolo legermente sulla spalla.
“A dir la verità, mi è venuta un’idea: perché non proviamo a chiedere a Potter? Sai, sto ancora pensando a questa cosa dei ricordi…” Ha trovato il modo di vendicarsi.
“D’accordo, più tardi gli manderò un gufo” Concorda Hermione.
“Perché non mandi Petra a prenderlo a casa sua, adesso?”
“Adesso? Ma se sono solo le quattro, come mi hai fatto notare tu. Starà dormendo…”, tentenna.
“Ferma, ferma, ferma: per me non ti sei fatta scrupoli a svegliarmi alle tre, ma ti preoccupi di disturbare San Potty?” Si finge offeso.
“Uff, va bene, hai ragione”, lo asseconda.
“Petra!” Chiama, “Per favore, puoi smaterializzarti a Grimmuald Place da Harry Potter e chiedergli di seguirti, qui al Manor? Però, Petra, ti raccomando, smaterializza entrambi proprio qui, in biblioteca”, ordina alla piccola elfa.
“Come padroncina Hermione desidera, padrona, signora, Petra va, subito” e con un plop sparisce, per ritornare dieci minuti dopo con un Harry che dorme in piedi.
“Grazie, Petra”, le sorride Hermione. Un altro plop suggerisce che l’esserino è ritornato nel suo sgabuzzino.
“Potter, toglimi una curiosità: tu dormi con gli occhiali?” Lo sfotte Draco.
“Fottiti, Malferret”.
“Smettetla subito, voi due. Harry, ti abbiamo chiesto di venire qui, perchè abbiamo bisogno di parlarti”, gli dice Hermione.
“E non potevate aspettare domani”, finisce lui la frase.
“È già domani”, continua a canzonarlo Draco.
“E va bene, cosa dovete dirmi di tanto importante?” Si arrende, tanto, contro Hermione e Draco alleati non può molto. Santo Godric! Quei due che vanno d’accordo! In quale universo parallelo è capitato? Era sicuro che si sarebbero schiantati immediatamente, nella migliore delle ipotesi, e invece…
“Gli omicidi”, butta Hermione, secca.
“Eh? Hermione, dico, ti è dato di volta il cervello?” E a questa frase, Draco fa un gesto con le mani come dire l’avevo già detto io. “Sei stata male poche ore fa al funerale dei tuoi genitori adottivi e ti butti a capofitto in un caso che non ti riguarda?” Le urla contro il moro, subito interrotto da Draco: “Complimenti, Potter. Mia sorella sta facendo di tutto per non lasciarsi sopraffare dalla situazione, e tu che fai? Le ricordi in ogni momento che è fragile come un cristallo? Devo forse essere io a ricordati quello che ha fatto per te solo nell’ultimo anno? Non mi pare tanto debole!” La difende.
“Oh, certo, meglio assecondarla nei suoi deliri, allora, vero?” Harry è deciso a non cedere terreno. Dopotutto chi meglio di lui conosce Hermione, la sorella che non ha mai avuto? “Ha avuto una specie di esaurimento nervoso! Ha bisogno di riposo”, gli ricorda ancora.
“Basta! La volete smettere di parlare come se io non ci fossi? Beh, mi dispiace contraddirvi, ci sono e ci sento anche bene, non avete bisogno di urlare. Comunque Harry”, con tono più dolce, “Ha ragione Draco. Lo so, che sei preoccupato per me, ma, davvero, l’unico modo per farmi stare bene ora come ora è far lavorare il cervello. E poi, non sono fragile. Non sono una rosa da tenere sotto una campana di vetro. E tu non sei il Piccolo Principe, sei Harry Potter, il ragazzo sopravissuto due volte!” Ci scherza su. Draco li sta guardando stranito: che ci sia stato qualcosa tra loro due? E la rossa lo sa? Blaise non dovrà mica preoccuparsi di un altro rivale? Ma, soprattutto, ha sentito bene? Hermione gli ha dato ragione?
“Ehm, scusate, se avete finito, visto che sono quasi le cinque, che ne dite di venire subito al sodo?” Draco interrompe l’idillo.
“Giusto”, rispondono in coro i due amici.
§ § § § § § § § § §
“Potter. A cosa devo l’onore di averti a colazione a casa mia?” Dire che Lucius Malfoy è rimasto meravigliato di trovarsi l’ex nemico nella piccola sala da pranzo dove la famiglia è solita consumare la prima colazione, è usare un eufemismo.
“Lo chieda ai fratelli diabolici” è la sua risposta caustica, rivolta ai due ragazzi già seduti al tavolo.
“Come, scusa?” Ma come si permete quel ragazzino insulso di inusltare i suoi figli?
“Ieri la cena con Nott mi è risultata un po’ indigesta”, comincia a spiegare Hermione, prendendo il discorso molto alla larga.
“Se l’hai trovata tu indigesta, pensa a come l’ho dovuta trovare io, che ho faticato a convincere Albert a entrare in affari con me”, borbotta il padre.
“Ehm, scusa”, esala, mordendosi il labbro inferiore, “Ma questo dimostra che ho ragione: se avessi avuto una cultura adeguata, questo non sarebbe successo, e una cultura adeguata si ottiene solo…” Ha colto la palla al balzo, subito spalleggiata dal fratello: “Ha ragione, se Astoria si fosse comportata come lei, non so come avrei reagito. Ma se continuasse gli studi, questo inconveniente non succederà più”.
Harry è veramente stupito. Quei due non solo stanno andando d’amore e d’accordo, ma addirittura si spalleggiano l’un l’altro. Ok, ora è ufficiale: Malferret non è lui, ma qualcuno che ha bevuto la Polisucco e ha preso il suo posto. Non c’è altra spiegazione.
“Questo non spiega perché Potter è qui a fare colazione con noi”, riprende il discorso Lucius.
“Oh, beh, ecco… ah, sì, scusa avevo perso il filo del discorso”,  cerca di tergiversare Hermione, “Dunque, come ti stavo dicendo, la cena è stata un tantino indigesta ehoavutounaltroincubo”, butta giù.
“Come, scusa? Ti spiacerebbe scandire meglio le parole? Grazie”, le intima suo padre, facendole poi cenno di ricominciare la spiegazione, mentre Narcissa, che ha capito perfettamente, è sussultata sulla sua sedia impercettibilmente.
“Ho avuto, come dire, un’illuminazione sulle possibili vittime, ma ci serviva qualche dettaglio e allora io e Draco abbiamo pensato di rivolgerci a Harry, ma anche lui non sa molto. Poi, siccome era tardi, si è fermato a dormire qui. Tranquillo, ha dormito in una camera per gli ospiti”. Chiosa Hermione.
“Avevo capito che avevi avuto un altro incubo”.
“Però la storia dell’illuminazione è vera”, interviene, a sproposito, Draco, guadagnandosi un’occhiataccia da parte della sorella.
“Prego?” Chiede Lucius.
“Pare che abbia sognato una luce in fondo al tunnel”, spiega il ragazzo e Harry, a quella rivelazione, per poco non si strozza.
“Tutto bene Harry?” Gli chiede la riccia. “Sì, tutto bene, ma ora è meglio che vada all’Accademia. Harvey detesta i ritardatari”.
“Una luce in fondo al tunnel, eh? E non è stato un incubo”.
“No, solo che quando il mio cervello entra in azione ho bisogno di condividere i miei pensieri”. Enuncia Hermione, in un soffio.
“E non hai trovato niente di meglio che invitare Potter”, bercia suo padre. Quel ragazzino, che tante volte gli ha rovinato i piani, non lo sopporta proprio.
“Veramente quella è stata un’idea di Draco”, asserisce lei, passando la patata bollente al fratello.
“E certo”, interviene questi, “svegliare me alle tre di notte va bene, ma svegliare Potterino alle quattro no? Avevo bisogno di qualcuno con cui condividere la pazzia di mia sorella”.
“Hermione, cara, non è che hai ricominciato a soffrire di insonnia?” Chiede una preoccupata Narcissa, ma prima che Lucius possa tornare all’attacco con la sua idea degli esami clinici, Hermione risponde prontamente: “No, tranquilla, mamma, semplicemente mi era venuta un’idea e avevo bisogno di condividerla con qualcuno”.
“Bene. Narcissa quali sono i tuoi impegni oggi?” Lucius decide di cambiare argomento.
“Pensavo di andare a trovare Avalon Zabini oggi pomeriggio, con Hermione”.
“Ottima idea”, conviene il marito.
“Beh, allora io e Draco ne approfittiamo per studiare qualcosa prima di pranzo” e si trascina il fratello mezzo addormetato in biblioteca.
§ § § § § § § § § §
La villa degli Zabini è meno massicia di Malfoy Manor, ma non per questo meno imponente. Un’enorme piscina con bordo a sfioro nero è il biglietto d’ingresso alla bianca villa su due piani costruita con due braccia laterali a centoventi gradi rispetto al corpo centrale. L’interno è un sapiente mix di arredamento dai toni caldi in contrasto con i pavimenti in marmo nero.
“Oh, cara non credevo di vederti così presto, con tutto quello che è successo recentemente. Hermione, gioia, come stai?”
Lady Zabini in persona le accoglie nell’ampio ingresso living.
“Avalon, cara, sai, com’è, Hermione tra pochi giorni tornerà a scuola. Non potevamo non passare a salutarti, soprattutto in considerazione del fatto che ieri abbiamo lasciato il cimitero in quel modo…”
“Certo, capisco, non devi preoccuparti, anzi, adesso come stai Hermione?”
“Molto meglio, grazie, signora Zabini”, le risponde cortesemente. Quella donna comincia a piacerle. È sempre fredda come tutte le Purosangue, ma non è affettata come le Parkinson o piena di pregiudizi come Nott.
“Dimmi, gioia, mio figlio come si comporta? Non ti ha mai mancato di rispetto, vero? Intendo, neanche prima?” Chiede, gentilmente.
“No, non si preoccupi. Blaise è sempre stato uno dei pochi che si è sempre comportato bene nei miei confronti”, la tranquillizza.
“Meno male, sai non è facile crescere un figlio da soli. Ho sempre cercato di affiancargli una figura paterna, ma non ho mai avuto fortuna con gli uomini”, le confida la strega.
“E adesso con Robert come va?” Si informa Narcissa.
“Pare che abbia una tempra più forte degli altri. Speriamo bene. Ma dimmi di te, Hermione. Se non sbaglio sei allo stesso anno di Blaise, giusto? Hai già deciso cosa farai dopo? Lui è ancora indeciso. Ah, gli uomini”. Si informa Lady Zabini.
“Allora è in buona compagnia. Anch’io sono ancora indecisa sul dopo. Mi piace sia Legismagia che Medimagia. Con la prima potrei trovare lavoro al Ministero per la protezione per le Creature Magiche, un campo che mi ha sempre affascinato, mentre con la seconda potrei aiutare molti maghi e streghe”.
“Ti capisco. Per noi donne è una scelta molto difficile. A volte sembra che non importa quanto tu sia preparata, tanto ti preferiscono sempre un uomo, magari mediocre al midollo. Anche nel mondo babbano è così? Blaise, invece, è incerto tra Legismagia e Magifinanza. In entrambi i casi, in ogni modo, dirigerà le imprese di famiglia. A te non interesserebbe lavorare per le imprese Zabini?” Butta l’amo.
“Sì, purtroppo questa discriminazione succede anche tra i Babbani e sarebbe un grande onore per me, signora Zabini, lavorare nelle vostre imprese, ma come come le stavo dicendo prima…” Ha compreso male, o Avalon Zabini sta cercando di convincerla a firmare un accordo prematrimoniale così, su due piedi? In ogni caso, interviene sua madre a toglierla d’impasse: “Avalon, cara, non ti sembra di correre un po’ troppo? I due ragazzi hanno appena cominciato l’ultimo anno a Hgwarts”.
“Hai ragione, ma sai benissimo che noi madri li vediamo già sposati, non appena ce li mettono tra le braccia, ancora neoanati”.
“Salvo, poi, piangere come fontane quando li vediamo all’altare”.
“Già”, conviene l’altra.
§ § § § § § § § § §
“È deciso. Tu tornerai a Hogwarts per completare l’anno. Intanto dovrai essere l’ombra di Hermione Malfoy”.
Harry si trova nell’ufficio di Shaklebolt assieme al Capo Auror Harvey.
“E non posso rifiutare”. Quella proposta di entrare all’Accademia Auror senza MAGO gli era parsa una vera manna del cielo. E adesso la mazzata.
“No, non puoi. Durante il mio mandato non ci saranno favoritismi di sorta, quindi vedi di prendere ottimi voti agli esami finali, oltre a proteggere la giovane Malfoy”.
“È la vostra ultima parola?” Chiede ai due uomini, sperando in un ripensamento.
“Sì, è la nostra ultima parola”, conferma, invece, Harvey.
“E quando dovrei partire?” Chiede, rassegnato.
“Domani mattina alle 11 al binario 9 ¾”. È la risosta del suo superiore, a cui segue uno sbuffo del giovane cadetto, prima che questo lasci l’uffico.
“Harry, che stai facendo?” Anche Ron ha finito di lavorare al negozio ed è tornato a casa, a Grimmauld Place.
“Non vedi? Sto facendo il baule perché il nostro caro amico Shaklebolt ha deciso di non fare favoritismi durante il suo mandato: ergo, se voglio diventare un Auror devo prima prendere i MAGO”, enuncia, incazzato. Questa storia del ritorno a scuola proprio non gli va giù. In questo momento non sa se vorrebbe strozzare più volentieri l’omicida o Hermione e il suo essere – volente o nolente – al centro dell’attenzione. No. Sicuramente è indeciso tra l’assassino, il suo superiore, e il Ministro. Sa perfettamente che l’amica non ha colpa.
“Harry, mi stai ascoltando?” Lo riprende Ron.
“No, scusami, è che questa storia del diploma… Insomma, credevo di avercela fatta ad aggirare l’ostacolo degli esami…”, si scusa.
“Già, non ti invidio affatto, amico. Ad ogni modo, stavo dicendo che in questo modo hai l’occasione di stare vicino a Ginny e proteggere anche Lavanda. Ah, fammi anche un altro favore: fai in modo che le Serpi non si avvicinino a Hermione”.
Harry lo guarda stranito: che cosa vuole dire con quest’ultima frase? “Ehm, Ron, tu lo sai che Hermione è una Malfoy e che Malferret, Serpeverde, è suo fratello. Inoltre, credo che suo padre voglia farla fidanzare con uno di quella Casata”, cerca di farlo ragionare.
“Ma lei non può accettare un matrimonio combinato, non con loro per lo meno. E poi, lei è mia. Se dovesse andarmi di nuovo male con Lavanda, voglio che lei ci sia. Siamo intesi? Posso contare su di te, amico?” Gli chiede, speranzoso.
“Ron, non lo so, anzi, se posso darti un consiglio, lascia stare Hermione”.
“Ti credevo un amico! Evidentemente sei solo un traditore!” Gli urla contro, sbattendo la porta della camera dell’amico alle spalle.

“Uff…”. Harry si siede sul bordo del letto, passandosi una mano tra i capelli. “Si ricomincia”, e questa volta si lascia cadere disteso, con le gambe penzoloni oltre il materasso.

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