I CINQUE SENSI – Capitolo 10

All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?
(Ugo Foscolo, “Dei sepolcri”)
Occhi che mi scrutano.Che vogliono leggermi l’anima. Occhi che mi dilaniano la carne. Occhi che urlano il mio nome. E sangue. Sangue ovunque. Sui miei vestiti. Sulle mie mani. E poi nero. Buio.
“Credo che per il momento sarebbe meglio non farla tornare ancora a scuola. Ha avuto un brutto calo di pressione e…”
“No…”, la sua voce, roca, è poco più di un sussurro.
“Tesoro…”, cerca di rabbonirla la madre, ma lei, a sentirsi chiamare in quel modo volta la testa dall’altra parte, le lacrime che riprendono a scorrere sulle guance dopo giorni.
“Non voglio essere chiamata così mai più. Io non sono più il tesoro di nessuno. Voglio solo tornare a scuola. Per favore…”
“Non credo sia il caso signorina Malfoy. Come ho già detto prima ai suoi genitori, oggi ha avuto un brutto calo di pressione e il suo fisico è già provato da…”
“Vi prego, lasciatemi tornare a scuola, prometto che non mi stancherò…”
“Ora basta, Hermione”, interviene suo padre, “Mi sembra che l’età dei capricci tu l’abbia superata da un bel po’!” E ciò detto esce dalla stanza – senza dare tempo alla figlia di replicare – accompagnando il medimago nel suo studio.
“Ti prego mamma, voglio tornare a Hogwarts. Prometto che cercherò di non stancarmi più del dovuto, ma quest’anno ci sono i MAGO e poi io voglio andare alla Magiaccademia. Drago, per favore, convincili tu”, si rivolge poi al fratello che per tutto il tempo non si è mosso dall’antro della porta.
“Uff… tra tutte le ragazze che ci sono al mondo, proprio una secchiona dovevo ritrovarmi come sorella? Non ti ricordi più che la Mc Granitt ci ha accordato una settimana di permesso?” Sperando che ci caschi; dopotutto, lui è il re dei bugiardi, no?
“Veramente, a me pareva che avesse detto solo oggi…”, esala lei.
“Hai capito male”.
“Non è che stai cercando di approfittare della situazione?” Lentamente si sta riprendendo.
“Chi? Io?” Chiede lui, ironico.
“Ha ragione lui, Hermione. La preside ha informato personalmente me e vostro padre del permesso di una settimana”. Narcissa ha capito il gioco di Draco e gli dà man forte. Quando l’indomani lei si sveglierà e non lo troverà, ci pensaranno allora a una scusa credibile.
“Ora riposa ancora un po’. Più tardi ti mando Petra con la cena. Vieni Draco, lasciamola tranquilla”.
Appena i due escono, Hermione si alza dal letto, decisa a vestirsi e tornare a scuola, con o senza permesso, ma un violento capogiro la costringe a sdraiarsi nuovamente.
Riprova dopo qualche minuto, e questa volta ha più fortuna, ma viene sorpresa dal fratello che è appena entrato senza bussare.
“Ai Purosangue non viene insegnato che si bussa prima di entrare in una stanza altrui?” Gli chiede, acida.
“Smettila con questi pregiudizi, anche tu sei una Purosangue, l’hai forse dimenticato?” si morde la lingua appena pronunciata la frase. Cazzo, Draco ma dove hai la testa? È stata adottata da due Babbani che ha appena seppellito.
“Oh, no, non ho dimenticato di essere nata in una famiglia di nobili purosangue e che lo stesso mio sangue mi ha strappata dalle braccia di mia madre a poche ore di vita e che, guarda caso la stessa persona, mi ha torturata e martoriata. Semmai sono i nostri simili a esserselo dimenticato. Ho visto come mi guardavano al cimitero dei maghi, oggi pomeriggio. Due Babbani che vengono sepolti nel “loro” cimitero e solo perché hanno avuto la fortuna di adottare l’eroina del Mondo magico! Perché credi che sia svenuta, eh?” Gli urla contro. “Non riuscivo più a sopportare i loro sguardi di… di… oh, non so neanch’io di cosa. E ora, se vuoi scusarmi, devo andare in bagno”, mente.
“Ti aiuto”.
“Ma non se ne parla nemmeno”. E no, questa non ci voleva: deve liberarsi di lui al più presto.
“Se proprio ci tieni a saperlo, sorellina, non sei la prima ragazza che vedo in abbigliamento intimo”, le dice, sornione.
“Ma io non sono né la seconda, né la terza, sono tua sorella ed esigo privacy. Conosci il significato di questa parola?”
“Certo che lo conosco, come conosco anche il tuo mdo di mentire. Vedi, in tutti questi anni in cui ci siamo disprezzati, io non ho fatto altro che osservarti, giorno dopo giorno… Quindi, ti conviene fare la brava e lasciarmi lavorare. Fidati, riuscirò a convincere i nostri genitori, anche se l’idea di una settimana di vacanza in più…”
“Draco!” Sbotta lei, indignata.
“Cos’è successo, perché state urlando?” Richiamata dall’animata discussione tra i due ragazzi, Narcissa entra nella camera della figlia, “E tu cosa ci fai in piedi?”
“Avevo bisogno di andare in bagno”, la pronta risposta di Hermione.
“E io mi sono offerto di aiutarla”, fa Draco, un po’ risentito.
“Non potevi chiamare Petra?” Le si rivolge Narcissa.
“Sto bene, va bene? Non. Sono. Una. Malata. Terminale. Ho avuto un mancamento, ma mi sono ripresa. E adesso, col vostro permesso, vostri regali Purosangue…”, ma non finisce la frase che viene prontamente ripresa dalla madre: “Non ti permettere di rivolgerti a me con quel tono, signorina!”
“TU non permetti a me?” Oramai Hermione è quasi preda di una crisi isterica.
Sciaff. “Sono tua madre e merito rispetto!”
“Mia madre? Mia madre non avrebbe mai fatto questo! Mia madre non mi avrebbe mai imposto un matrimonio combinato per il proprio prestigio. Mia madre non mi avrebbe impedito di andare a scuola. Mia madre giace sotto tre metri di terra!” A quelle parole, Narcissa sbianca.
“Hermione!” La zittisce Draco, ma ce n’è anche per lui: “E tu, che fai tanto il fratello premuroso, come riesci a guardarti allo specchio la mattina, eh, me lo dici? Per sette anni mi hai insultato sputandomi addosso ogni tipo di veleno e ora, di punto in bianco diventi la mia ombra? Ipocriti! Siete tutti degli ipocriti! Dove eravate quando Bellatrix mi torturava, quando mi marchiava il braccio? Ve lo dico io dove eravate: proprio lì, davanti a me, impassibili ad assistere allo spettacolo. Mi fate schifo. Tutti!” si rifugia in bagno, tra le lacrime che è riuscita a trattenere fino a quel momento, ma che ora corrono prepotenti sul suo viso, sulla guancia che brucia per lo schiaffo.
Brucia, la guancia.
Brucia, l’anima. E il suo bruciare è devastante.
“Madre”. Narcissa si è lasciata cadere sul bordo del letto, senza forze, incapace di credere che proprio lei, che per i figli darebbe la propria vita, abbia schiaffeggiato Hermione. Draco le si siede accanto, cercando di consolarla.
“Non è colpa vostra. E anche Hermione, tutte quelle cose non le pensava davvero. Io la conosco bene. È una persona che pensa sempre bene di tutti…”
“No, Draco, ha ragione lei. Noi l’abbiamo sempre disprezzata. Perfino tuo padre, che sapeva chi era in realtà. Morgana, quel giorno stava per venderla al Signore Oscuro, solo per ritornare sulla cresta dell’onda. Draco, per favore, resta qui, aspettala. Io vado a parlare con tuo padre. Vedo se riesco a farlo convincere di farvi tornare questa sera stessa a scuola, assieme. E, per Morgana, ci riuscirò”. Ciò detto, la donna esce dalla stanza, ma dell’altera Narcissa è rimasta solo l’ombra.
§ § § § § § § § § §
“Dobbiamo parlare”. Narcissa entra nello studio, dove Lucius ha appena finito di parlare con Copper e ora sta bevendo del Firewiskey.
“Se è per asscondare i capricci di tua figlia, scordatelo”.
“NOSTRA figlia”, specifica la donna.
“Hai detto bene, NOSTRA. Quindi, per ora, niente Hogwarts. Copper non è convinto di questi malori. Vuole farle fare alcuni esami al San Mungo”.
“Lei a scuola ci tornerà, anche senza il nostro permesso, quindi, per il suo bene, ti prego, lascia che parta stasera con Draco. E no, non ho alcuna intenzione di trasformare nostra figlia in una cavia da laboratorio. Si è sentita male un po’ di volte, vero, ma chi non avrebbe avuto malori nella sua condizione? Merlino, Lucius, appena ha scoperto di essere stata adottata è stata costretta a venire a vivere qui, tra gente che l’ha sempre disprezzata. E noi che abbiamo fatto? Invece di metterla a suo agio, l’abbiamo invischiata nei nostri affari con un matrimonio combinato. Mi dispiace, ma questa volta non starò in un angolo senza dire niente. Ho sbagliato una volta con Draco, non sbaglierò una seconda volta con Hermione”.
“Hai finito? Bene, ora tocca a me parlare. Con Hermione sbaglieresti di sicuro se non seguissi il consiglio di Copper. Secondo lui, dietro questi continui mancamenti c’è qualcosa di più grave. Non è normale che una ragazza di diannove anni…”
“Non è normale? Non è normale?”, Narcissa è ormai fuori dalle grazie di Dio. “Hai sentito quello che ti ho appena detto? Hermione scopre di essere stata rapita, adottata, essere figlia nostra – che in tutti questi anni non le abbiamo mai fatto mistero di disprezzarla – e di essere destinata a un matrimonio senza amore. Nnostante tutto questo, sceglie di mantenere un basso profilo, prova a darci fiducia, ci – TI – asseconda in tutto, scopre che i suoi genitori adottivi sono stati barbaramente uccisi e quell’asino di Copper si meraviglia se poi si sente male? Lucius ti avverto”, dice, calmandosi un poco, “se non cambi registro con lei, la perderemo, di nuovo, e questa volta definitivamente. Ha accettato di vivere nel Mondo purosangue anche se maggiorenne, e ho il sospetto di credere che abbia accettato anche i nostri matrimoni combinati solo per allontanarsi il prima possibile da noi. Anzi, credo che pur di fare questo, sarebbe anche disposta a sposarsi il peggiore dei tre che le hai proposto. Ti prego, lasciala vivere tranquilla. C’è Draco a Hogwarts che la tiene d’occhio. Per quanto riguarda gli esami clinici, puoi chiedere alla McGranitt di inventarsi qualcosa e sottoporvi tutti i ragazzi che hanno combattuto la guerra, così noi staremo tranquilli sul fronte della salute e lei non sospetterà nulla”.
“Non lo so, io…”
§ § § § § § § § § §
“Jane… Daniel… perché, perché mi avete lasciato sola?”
Sta calando la sera sul Wiltshire, e la temperatura non è più mite, ma Hermione non sente l’aria farsi sempre più fredda.
“Lo so, non è colpa vostra, è tutta colpa mia, dovevo immaginare che era strano che non vi eravate più fatti sentire dopo il nostro ultimo incontro e, invece, mi sono lasciata riprendere dalla frenesia di tornare a scuola… Jane, Daniel, potrete mai perdonarmi?”
È così immersa nel suo monologo che non sente il rumore di una materializzazione, finché due mani non le cingono le spalle.
Sussulta e fa per prendere la bacchetta, ma una voce familiare la blocca: “Sapevo che ti avrei trovato qui. Dimmi un po’: ti è dato di volta il cervello? In giro c’è un pazzo che si diverte a massacrare persone e tu ti offri così, su un piatto d’argento!?”
“Ho la mia bacchetta con me”, gli risponde, piccata.
“Oh, ho visto come sei stata veloce a usarla. Se anziché io, era quel folle, a quest’ora chissà dov’eri!” Continua a urlarle contro. “Possibile che sei sempre la solita testona?” Poi, con voce più calma: “Vieni, torniamo a casa, prima che i nostri genitori si accorgano della nostra assenza”.
“Io lì non ci torno!” Esclama, decisa.
“Stupida cocciuta che non sei altro! Ti ho detto che ti devi fidare di me. E in ogni caso, ci sta pensando nostra madre a convincere nostro padre, sempre che non si accorgano di questo tuo colpo di testa, perché di una cosa puoi stare certa: se nostro padre si accorge di questa tua scappatella, puoi stare certa che ti rinchiude nelle segrete fino al giorno del tuo matrimonio”, cerca di farla ragionare Draco.
Era ancora seduto sul bordo del letto in camera della sorella, quando il classico rumore di una smaterializzazione l’aveva fatto scattare e andare a controllare nel bagno, trovandolo per l’appunto vuoto. In un primo momento aveva pensato di andare a rivolgersi ai genitori, ma mentre si trovava già sulla porta aveva avuto un’illuminazione. Non si era sbagliato.
“Nostri, nostri, nostri, nostri. Loro non sono i NOSTRI genitori. Loro sono i TUOI genitori!” Gli urla contro, al limite della disperazione.
Sciaff. Un altro schiaffo. Poi, però, l’abbraccia stretta e, sfilandole la bacchetta, smaterializza entrambi nella camera della ragazza al Manor.
“Tu… tu… come hai osato, ti sei approfittato!”
“Non potevo permetterti di rispondere allo schiaffo. Porto ancora i segni del tuo pugno al terzo anno”, stempera lui.
“Non provare a cambiare argomento. Sapevi che non volevo tornarci, qui! Sono maggiorenne, posso andare dove più mi aggrada!”
“No che non puoi, anche se sei maggiorenne: ti sei dimenticata che c’è una sentenza del Wizengamot che ti obbliga a vivere qui?”
“E ancora mi chiedo il perché”. Si siede sul piccolo divanetto a due posti, in pelle capitonnè bianco posto davanti al camino. Beh, almeno quello non è rosa,  pensa.
“Ascolta, posso scoprire cosa c’è dietro, ma tu devi lasciarmi fare, d’accordo?” Le si siede davanti, con le mani giunte davanti alla bocca. “E riguardo ai modi di nostro, sì, Hermione, nostro padre, non è comportandoti da Grifona indomita che riuscirai ad ammorbidirlo. Se vuoi portarlo dalla tua parte, devi imparare ad agire da Serpe. Non dovrebbe essere tanto difficile per te: sei o non sei la strega più intelligente della nostra generzione? In più hai per fratello il Principe delle Serpi”, sorride lui, riuscendo, dopo giorni, forse addirittura settimane – o mesi? – a fare sorridere anche lei.
“Potresti uscire, per favore?” Gli chiede.
“Non ci penso proprio”.
“Vorrei vestirmi, se non ti dispiace. Ho detto delle cose che non avrei dovuto a nostra madre, e non posso andare a chiederle scusa in camicia da notte, ti pare?” Gli fa notare.
“Uhm… Però andare al cimitero in camicia da notte sì… D’accordo, ma la tua bacchetta la tengo io. Ho imparato che le Serpi non sono le uniche creature di cui diffidare”, le fa l’occhiolino.
“Sai, com’è: ho avuto un ottimo maestro”, controbatte lei.
Mentre il fratello è già con la mano sulla maniglia della porta, lei lo richiama: “Draco? Volevo chiedere scusa anche a te per quello che ho detto prima…” Si scusa.
“Non ti preoccupare, so che non pensi veramente a quelle parole”, la rincuora lui, ma ne è davvero convinto? In fondo, la sorella gli ha solo sputato contro la verità, amara finché si vuole, ma pur sempre la verità.
“Oh, no, io quelle cose le penso sul serio, solo… forse… beh… ecco…”
Le braccia conserte, la sta guardando divertito: non è da tutti i giorni che Hermione Gran… Malfoy! Dannazione, è sua sorella! Le ha appena fatto una lavata di testa perché lei non riesce ad accettare loro come sua famiglia e poi lui si comporta nell’identico modo? Comunque, è uno spettacolo vederla imbarazzata al midollo perché deve chiedere scusa a lui – pur sapendo di aver ragione – e non sapere cosa dire.
“Oh, non fa niente”, sbotta infine, “Fai finta che non ti abbia detto niente”.
“Tu mi chiedi scusa e io devo fare finta di niente? Oh, no, cara sorellina”, la schernisce lui.
Per tutta risposta, Hermione gli lancia un cuscino contro, che lui, abbassandosi riesce a evitare.
Purtroppo, prende in pieno Lucius, che sta entrando proprio in quel momento.
Gelo.
“Che sta succedendo qua dentro?” Tuona l’uomo. “Non siete troppo cresciuti per questo genere di cose?”
“Ecco, sì, infatti, stavamo cercando di recuperare il tempo perso”, risponde Hermione, se non fosse che il padre ha notato la sua bacchetta tra le mani del fratello: “E tu perché hai la bacchetta di tua sorella?”
“Ehm, perché un cuscino in faccia fa meno male di uno schiantesimo”.
“Uhm, non ne sarei tanto sicuro”, grunisce il padre, poi, ricordandosi il motivo per cui si trova lì: “Ho appena parlato con la preside Mc Granitt: ha confermato che il permesso è di una settimana, e visto che ti sei sentita male troppe volte nell’ultimo mese, io e tua madre saremo più tranquilli se tu volessi sottoporti a degli esami, così, solo per essere sicuri che non sia niente di grave”. Con Draco quella tecnica ha sempre funzionato. È sicuro che funzionerà anche con lei.
“No”. Ecco, appunto.
Draco non crede alle sue orecchie. Le ha appena spiegato come rapportarsi col padre e lei manda alle ortiche tutte le sue raccomandazioni.
“Sul serio, papà, non ce n’è bisogno. Hai visto anche tu che mi sono ripresa bene”, cerca di spiegarsi lei. Già trascorrere una settimana lontana da scuola sarà dura, doverla addirittura passare in un ospedale, no, è fuori discussione.
“Ma se dovessi sentirti male di nuovo e…”. Vorebbe usare come scusa il fatto che le ragazze purosangue si sottopongono tutte a una serie di visite prima di contrarre matrimonio, ma sa che lei non ci crederà mai, e in ogni caso sua moglie è stata chiara: meglio non toccare troppo sovente quell’argomento se non si vuole esasperarla.
“Hai detto tu che la McGranitt ci ha accordato una settimana di permesso, no? Bene, se ti accorgerai che sto di nuovo male in questa settimana, ti prometto che mi sottoporrò a tutti gli esami che vuoi, ma ora sto bene e so per certo che sono stati malesseri lievi dovuti a questa situazione. Ti prego, fidati”.
“E va bene. Solo, non vorrei pentirmene”.
“Bene. Una settimana di vacanza!” Esclama contento Draco.
“Non penserai mica di dormire sugli allori, vero? Dobbiamo restare in pari col programma. Quest’anno…”
“Ci sono i MAGO. Sì, lo so”, termina per la frase Draco e poi, fra sé e sé: “Mi domando come Potty e lLenticchia abbiano fatto a sopportarla per tutto questi anni, ci credo che non sono più rientrati…”
“Questo, però, non deve essere una giustificazione per stancarti. Ricordati che hai promesso”, le intima il padre. “Se te la senti, puoi vestirti e scendere in sala da pranzo per la cena. Ah, dimenticavo: questa sera il padre di Theodore Nott sarà nostro ospite”.
“Non fare quella faccia, sorellina”, dopo che il padre è uscito, “Non puoi tirarti indietro adesso. Questa è una trappola bella e buona: rifiuta, e domani ti ritroverai al San Mungo. Accetta, e nostro padre dovrà arrendersi alla tua richiesta”. L’avverte Draco.
“Almeno non si tratta dei Parkinson”, conviene lei, ma una lampadina le si accende improvvisamente: “Ma non era stato arrestato assieme a tuo padre dopo la Battaglia al Ministero?”
“E come NOSTRO padre, è stato liberato dal Signore Oscuro”, le risponde Draco.
“Rimane comunque un Mangiamorte evaso grazie a Voldemort. Mi domando come mai questa volta non lo abbiano rinchiuso ad Azkaban”. La maggior parte sono stati arrestati, alcuni sono latitanti, altri, come Lucius, sono stati graziati. Se per Lucius hanno giocato a suo favore sia le menzogne di Narcissa e Draco sia il fatto di non aver partecipato allo scontro finale, qual è la scusa che può vantare Nott sr?
“Magari per la sua età avanzata?”
Mentre si veste, però, non può fare a meno di chiedersi cosa le avrebbe consigliato Jane quel giorno che lei sarebbe stata presentata a cena dai futuri suoceri.
Se solo le cose fossero diverse…

Jane… Daniel, mi mancate, tanto…
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...