I CINQUE SENSI – Capitolo 8

Capitolo 7
Harriet Beecher Stowe ha detto:
Le lacrime più amare versate sulle tombe
sono per le parole inespresse
e le azioni mai compiute”
(Episodio 1*11 Criminal Minds, “Sete di sangue”)
“Prego, accomodati. Ti ho fatto venire qua per chiederti come sta Hermione”. Lucius alza un sopracciglio. Davvero il Ministro l’ha fatto andare fino lì solo per quello? Subito, però, un campanello d’allarme risuona nel suo cervello: la quarta vittima.
“Vieni subito al punto, Kingsley, non credo che mi hai fatto venire fin qua solo per informarti sullo stato di salute di mia figlia. Comunque, ora che si è chiarita coi suoi genitori adottivi sta meglio ed è appena tornata a Hogwarts”, sbotta infatti.
“Hai ragione, non ti ho fatto venire qui SOLO per quello e, in ogni caso, Hermione per me è come una figlia. Il suo malore mi ha fatto veramente preoccupare, per non parlare di quei paparazzi della Gazzetta e del loro servizio sul mancato fidanzamento”, si spiega Shaklebolt.
“Per fortuna i tuoi Auror li hanno tenuti alla larga da mia figlia, anche se il giorno della partenza, alla stazione ho temuto che qualcuno potesse chiederle qualcosa al riguardo. Ho dovuto perfino incantare la nostra copia, affinché lei non leggesse certi accostamenti”.
“Mi stai dicendo che lei ancora non sa nulla di questi omicidi?”
“Ti ricordo, caro Ministro, che mia figlia ha avuto un inizio di esaurimento nervoso e il medimago che l’ha in cura è stato più che chiaro: niente stress inutili!” Ora sta quasi urlando.
“Merlino, Lucius, vedi di informarla prima di domani mattina, perché non siamo riusciti a tenere nascosta questa notizia” e gli sbatte sotto gli occhi la cartellina contenente i dettagli, foto comprese, dell’ultima vittima. Anzi, delle ultime due vittime.
Malfoy senior si accascia sulla sedia, senza riuscire a proferire parola. Guarda allibito la magifoto dei due cadaveri. Sotto i flash delle foto dei Scienziauror, nota che le due vittime hanno qualcosa di strano.
“Ma… ma…”. Senza parole. Lui, l’algido Lucius Abraxas Malfoy, ex Mangiamorte, ex braccio destro di Lord Voldemort, nonostante il suo passato non certo cristallino, ora riesce a stento a trattenere un conato di vomito.
“Già”, risponde solo il Ministro.
“Io… devo andare… devo informare Narcissa e poi a scrivere a Draco. Forse è meglio che glielo dica lui. Fra tutti è proprio lui quello che sa come prenderla nel modo migliore. Io e mia moglie…” Non riesce a terminare la frase. È proprio giusto lasciare che sia un ragazzino di diciotto anni a sbrogliare quella matassa? No, non lo è, ma in qualche modo, vuole che sia lui il primo a saperlo.
“Kingsley, puoi mettermi in contatto con la McGranitt e chiederle se io e Narcissa possiamo recarci questa sera stessa a scuola per parlare personalmente con Hermione?”
“D’accordo. Se puoi aspettare qualche minuto, lo faccio subito”, gli risponde il Ministro.
§ § § § § § § § § §
Incredibilmente per la stagione, quell’anno a settembre in Scozia fa ancora caldo, tanto che nella Sala comune di Grifondoro le finestre sono aperte. Mentre le ragazze dell’ultimo anno stanno studiando tutte assieme Trasfigurazione, un gufo plana sul tavolo davanti a un’esterrefatta Hermione. Legato a una zampa, un piccolo cofanetto d’argento. Al suo interno, ciò che manca alle ultime due vittime ritrovate sulla spiaggia di Blyth, ma questo Hermione non può saperlo: per lei si tratta soltanto di due…
“Ginny…”, esala solo, porgendo all’amica l’astuccio: “Oh, Merlino!” Mormora solo quest’ultima, quindi, rivolta a Lavanda: “Vai subito a chiamare Draco Malfoy, sbrigati!”
“Tesoro, vieni, andiamo in camera”, e fa per accompagnarla.
“Ginny… quei… quei…”. È sull’orlo di una crisi isterica.
“Shh, calmati tesoro, va tutto bene, non è successo nulla, adesso arriva tuo fratello e…”
“NON DIRMI DI CALMARMI. NON VA TUTTO BENE. HO APPENA RICEVUTO DEI… dei…” e cade come corpo morto cade.
Le sue urla hanno richiamato anche i ragazzi che stavano nei loro dormitori: “Ginny, cos’erano quelle url… Oh, Merlino, Hermione! Ma cos’è successo?” Chiede un allibito Neville.
“Te lo spiego dopo, Neville, adesso, per favore, aiutami a portare Hermione in camera sua. Seamus, tu vai a chiamare la McGranitt!” Ordina la rossa.
“Non sarebbe meglio Madama Chips?” Chiede invece Finnigan.”Sì, hai ragione. Corri a chiamare Madama Chips, svelto. Alla McGranitt ci pensiamo più tardi”. Il ragazzo vola, mentre Hermione viene adagiata sul letto.
“Hermione! Piattola! Cosa. Diavolo. Le. È. Succeso. Tu e la Brown eravate a conoscenza del suo crollo il mese scorso, cosa avete combinato per ridurla in questo stato?” Una furia bionda entra nella camera della Caposcuola Grifondoro, assieme a Blaise Zabini, Theodore Nott e Adrian Pucey.
“Stavamo studiando quando un gufo è entrato dalla finestra e si è posato davanti a lei e alla zampa aveva questo scrigno” dice tutto in un fiato Ginny, porgendo l’oggetto incriminato al biondo.
“Cos…” Viene assalito da un conato di vomito che trattiene a stento; Adrian e Theo, invece, devono scappare in bagno.
“Mi volete spiegare cosa sta succedendo?” Chiede un impermalosito Paciock. Non è più lo sciocco Neville e gli dà fastidio essere trattato come se lo fosse ancora.
“Avete già chiamato la McGranitt?” Chiede Zabini, ignorandolo.
“No, abbiamo preferito chiamare prima la Chips”, risponde Ginny.
“Bene, vado io. Paciock, accompagnami, così ti racconto tutto. Ah, Draco, missà che quei due sono fuori gioco per un po’”, si offre volontario il moro.
“L’importante è che si riprendano per la partita”, cerca di scherzare il biondo, ma nessuno in quel momento ha voglia di scherzare, lui per primo.
“Sa già qualcosa?” Chiede sottovoce la piccola Weasley.
“No, non ne abbiamo avuto l’occasione”, afferma Draco.
“Cioè, mi stai dicendo che in venti giorni non avete avuto modo di parlarle?” Ginny alza un sopracciglio, incredula.
“Forse ti se dimenticata che ha avuto un crollo emotivo e che il medimago le prescritto riposo assoluto e assolutamente niente stress!”
Hermione si agita nel letto.
“Ehi, piccola”, la chiama il fratello.
“Draco… cosa ci fai qui?” Poi si ricorda e senza che possa fare nulla per impedirlo, vomita sul tappeto ai lati del letto.
Prontamente, Ginny pulisce con un colpo di bacchetta.
“Tesoro, quando sei svenuta mi sono preoccupata e così l’ho mandato a chiamare”, le dice l’amica.
“Ma… cosa sono questi rumori?” Chiede la riccia, alludendo ai versacci che provengono dal bagno.
“Quando Lavanda è venuta a chiamarmi, ero con Theo, Blaise e Adrian”, le racconta il biondo.
“Ma cosa… perché?”
I due ragazzi si scambiano un’occhiata: e adesso cosa le dicono? Che fuori c’è un pazzo che si diverte a massacrare ragazzine e che quello può essere un avvertimento?
“Ragazzi, cosa dovete dirmi?” Sarà anche sconvolta, ma lo svenimento non implica istupidamento.
Ecco…”, comincia Ginny, “Non ti arrabbiare, non te l’abbiamo detto prima perché il medimago ci aveva intimato di non stressarti e noi siamo venuti a spere questa cosa proprio il giorno che tu sei stata male”, dice, guadagnandosi un occhiataccia da parte del giovane, seduto sull’altro lato del letto: fosse stato per lui, avrebbe tenuto la bocca chiusa ancora per un po’, ma visto che quella gola profonda della rossa ha cominciato a cantare, tanto vale finire: “Pare che là fuori ci sia un pazzo che si diverte a massacrare ragazze della nostra età. Le tortura, poi le uccide e infine cuce loro gli occhi con del fil di ferro”, le racconta, infatti, il fratello.I due si guardano senza capire.
“Sì, Dante Alighieri, un autore babbano vissuto in Italia nel tredicesimo secolo ha scitto un’opera, intitolata “Commedia”, in cui immaginava di viaggiare attraverso i tre Regni dell’Aldilà, incontrando gli empi nell’Inferno e nel Purgatorio, e le anime pie nel Paradiso. In ogni caso, quando si trova nel Purgatorio, che è un po’ l’anticamera del Paradiso”, spiega con parole quanto più semplici possibili, “incontra le anime di coloro che in vita peccarono di invidia, vede che sono coperti da cilicio e hanno le palpebre cucite col fil di ferro”. I due si scambiano un’occhiata: nemmeno i malesseri riescono a mettere ko il cervello di Hermione.
“Tu credi che uccida ragazze invidiose… perché?” Chiede Ginny.
“Non lo so, Ginny, non lo so…”, poi ha un’improvvisa illuminazione: “Oh, Morgana… i miei incubi…” e si accascia sul letto, singhiozzando. Il fratello si precipita ad abbracciarla: “Shh, non piangere, non è colpa tua, tranquilla”, le sussurra all’orecchio, cullandola.
“Come fai a dire che non è colpa mia? Se, invece di dare la colpa alla cattiva digestione e al mio non sopportare di essere al centro dell’attenzione, avrei fatto le dovute ricerche nella biblioteca del Manor, forse a quest’ora quel pazzo sarebbe già ad Azkaban. Ma no, io devo sempre fare tutto da sola, senza considerare che forse Divinazione qualche volta possa servire a qualcosa”.
“Hermone…”, cerca di rabbonirla l’amica.
Intanto, dal bagno, continuano a provenire i versacci di Theo e Adrian.
“Weasley, per cortesia, fai uscire quei due deficienti”, le intima e lei non se lo fa ripetere due volte. In quel mentre entra un’affannata Madama Chips.
“Scusatemi ragazzi, ma stavo curando un… oh, che facce che avete voi due, passate in infermeria, più tardi vi do un’occhiata. Allora, signorina Malfoy, mi hanno detto che è svenuta. Ora come sta? Ragazzi, fatela distendere, e aspettate un attimo fuori. Anche lei, signor Malfoy”, vedendo che il ragazzo non accenna a lasciare la sorella”.
§ § § § § § § § § §
“Non capisco. Se è vero quello che mi hai appena raccontato, come mai la Gazzetta non ne ha ancora parlato? Non mi pare che quei tipi si facciano tanti scrupoli”. Neville non riesce a credere alle proprie orecchie, eppure Blaise gli ha fatto vedere il contenuto di quel dannato cofanetto.
“A quanto pare questa volta se li sono fatti”, borbotta il moro.
“Ma non è servito a molto, perché quel folle ha continuato a uccidere e se quel contenuto appartiene alle sue vittime, direi che questa volta ne ha uccise ben due contemporaneamente e se l’ha mandato a Hermione, questo vuol dire una cosa sola…”, constata Neville.
“Già”, è la serafica risposta di Blaise.
Intanto, sono arrivati davanti ai Gargoyle di guardia alla scala che conduce all’uffico della preside: “Cioccorane”, sussurra Blaise, e il Gargoyle si sposta, mostrando la scala a chiocciola.
Dopo aver bussato e aver aspettato il permesso, entrano, rimanendo basiti di trovarci anche i coniugi Malfoy: “Signora preside… signori Malfoy”, salutano, non sapendo più come continuare.
“Ragazzi, come vedete, ora sono molto occupata, quindi a meno che non sia una cosa che può aspettare un paio d’ore…”, comincia Minerva McGranitt, quasi licenziandoli.
“Ecco… veramente è una questione di vitale importanza e forse è un bene che i signori Malfoy siano presenti”, comincia Neville.
“È successo qualcosa a Hermione?” Chiede Narcissa.
“Purtroppo sì”, convengono i due ragazzi, poggiando sulla scrivania della preside lo scrigno d’argento. “Poco fa un gufo ha recapitato quest’oggetto a Hermione e lei… beh, ecco, si è sentita male. Ora c’è Draco con lei”, finisce di raccontare il suo compagno di Casa.
La preside prende quella scatola e la apre: “Oh, Godric!”. La porge quindi a Lucius.
Al suo interno il mago nota che contiene ciò che crede manchi ai cadaveri.
“Lucius cosa…”. Narcissa cerca di sapere cosa c’è di tanto terribile lì dentro, ma il marito le impedisce di guardare: “Forse è meglio che lei ci accompagni da nostra figlia”, dice, rivolgendosi all’anziana donna.
Questa fa segno ai due maghi di seguirla.
“Mamma! Papà!” Esclama la riccia, sorpresa di vederli.
“Piccola, come ti senti?” Le chiede sua madre.
“Non preoccupatevi, ha solo avuto un calo di zuccheri. Una cena abbondante, una buona dormita e un’altrettanto abbondante prima colazione domattina, e sarà nuovamente in grado di affrontare le lezioni”, cerca di rassicurarli la medimaga.
“Forse sarebbe meglio se tornassi a casa per qualche giorno”. Narcissa non è convinta della diagnosi della Chips e poi quelle due vittime appena ritrovate…
“No, sto bene ora, sul serio, non voglio tornare a casa. La scuola è appena cominciata e quest’anno ci sono i MAGO e…”
“Tesoro, forse stai pretendendo troppo da se stessa. Solo pochi giorni fa hai avuto un malore simile”, cerca di convincerla il padre. Non è convinto che sua figlia sia al sicuro, lì, a Hogwarts.
“Ma si è trattato di due cose diverse. Draco, ti prego…”, si rivolge al fratello perché l’aiuti a convincere i genitori a non riportarla a casa.
Sua sorella lo sta pregando. Davvero. Sinceramente. Quando mai potrebbe ricapitare una cosa del genere?
“Padre, madre, sono convinto che qui Hermione non corre alcun pericolo, poi ci saremo noi a controllare che segua alla lettera le direttive di Madama Chips”.
Lei li guarda speranzosa, ma c’è qualcosa nello sguardo di Lucius che la fa allarmare.
La preside capisce che è giunto il momento della rivelazione e fa cenno ai ragazzi di uscire dalla stanza.
“Bambina, c’è una cosa che devi sapere”, cerca di cominciare Narcissa, ma Hermione la interrompe: “Sì, Draco e Ginny mi hanno detto di quel folle. Pensate che ecco… ma io qui sono al sicuro. Neanche la Gringott è sicura quanto Hogwarts”. Deve convincerli. Non vuole tornare al Manor. Nonostante ci abbia provato con tutta se stessa, non la sente casa sua. È Hogwarts casa sua.
“Sì, probabilmente quello che hai ricevuto apparteneva a quelle persone, ma…”, spiega Lucius, anche se non è facile dare una simile notizia.
“Ma…”, lo imbecca lei. Non deve stressarsi, ma quelle notizie fornite a spizzichi e bocconi sono altamente stressanti.
“Domani la Gazzetta del Profeta pubblicherà la notizia che sulla spiaggia di Blyth negli ultimi quattro mesi sono stati rinvenuti cinque cadaveri, di cui i primi tre erano ragazze della tua età, Natebabbane, mentre gli ultimi due, ecco… si tratta di due adulti, Babbani” e qui trae un profondo respiro, come a farsi coraggio, mentre Narcissa le stringe ancora di più la mano, “Si tratta di Jane Henriette e Daniel Granger”.
Silenzio. Non una mosca vola. Solo Draco si lascia cadere sul letto, affianco alla sorella. Poi un urlo.
§ § § § § § § § § §
Alla fine, l’ha spuntata lei.
Non ha voluto essere sedata.
Vuole rimanere lucida per ricordare quando più possibile di tutti i momenti trascorsi con i Granger.
Quelli belli, ma anche quelli brutti.
I suoi genitori non sono riusciti a convincerla a tornare al Manor. Forse è meglio così. Lì a scuola ci sono i suoi amici, e c’è suo fratello. Forse non è quel luogo sicuro che i professori vogliono far credere ai genitori dei Natibabbani, ma in fin dei conti loro hanno un doppio funerale da organizzare e come situazione non è certo l’ideale per una ragazza che si deve riprendere da un crollo psico-fisico.
Sono morti. Non ci sono più. Una volta, qualcuno ha detto che la morte è stato il più grande dono di Dio agli uomini. Sono un’ingrata. Perché io di questo dono non riesco a gioire.
Sono un’ingrata e un’egoista. Ma, soprattutto, sono complice di un duplice omicidio.
Se a fine guerra non fossi andata in Australia, non avrei scoperto di essere stata adottata e loro sarebbero ancora vivi.
Smemorati e lontani, ma vivi. E io avrei ancora i miei amici accanto a me.
Può un cognome decidere chi siamo?
Silente diceva sempre a Harry che sono le nostre azioni a decidere chi siamo.
Possibile che il mio migliore amico si sia dimenticato di questa lezione? Non considerava forse Silente il suo mentore?
E Ron? Io lo amavo, ma lui non ha esitato un attimo a voltarmi le spalle. Farsi vedere con me, con la figlia di Lucius Malfoy, poteva intaccare la sua fama. Meglio tagliare i ponti.
L’ho visto, quel giorno, quando sono stata male. Non vedeva l’ora di andarsene.
Non dicono forse che gli amici sono la famiglia che ci scegliamo?
Io ho scelto loro, ma è stata una scelta a senso unco. Come lo è stata la scelta dei Granger, diciannove anni fa.
I Malfoy mi hanno voluta.
I Granger mi hanno scelta. E io li ho incolpati di questa scelta, mentre loro non hanno incolpato me. Mi hanno rispettato, aspettandomi. Come solo un genitore sa fare. Quando hanno saputo che sono stata male, mi sono stati vicini, come hanno potuto.
Avranno capito, o, meglio, sarò riuscita a farmi capire che sono stata in silenzio tutti quei mesi solo per facilitare la cosa a tutti e tre in vista di un distacco definitivo?
Distacco. Definitivo.
Davvero volevo questo da loro?
Lucius mi ha subito fatto sapere che, per tenere alto l’onore dei Malfoy, mi sarei dovuta sposare quanto prima. Già, perché è colpa mia se la mia famiglia è caduta in disgrazia. La. Mia. Famiglia.
Ma sarei davvero disposta a un matrimonio combinato?
Mio fratello è stato sul punto di uccidere, di macchiarsi l’anima per l’eternità, per la famiglia, ma allora era questione di vita o di morte. Adesso, in gioco c’è solo il prestigio.
Eppure, sarei stata disponibile ad assecondarlo pur di allontanarmi quanto prma da quella casa.
No. È inutile che mi racconto favole. Non avrei mai accettato se Ron mi fosse rimasto accanto. Ma non c’è lui con me, adesso.
Jane e Daniel non avrebbero mai preteso un simile gesto. Non mi avrebbero sacrificato sull’altare dei loro interessi, così come mai avrebbero permesso alla loro bambina di sposarsi per ripicca, solo per una delusione d’amore.
Ma loro non ci sono più. Di loro mi resta solo… Devo correre in bagno perché vengo nuovamente assalita dalla nausea. Ginny, che fingeva di dormire, mi segue. Fuori dalla porta del bagno, Draco e Blase ci stanno aspettando in piedi. Anche loro stavano fingendo di dormire. Adesso ci sono loro al mio fianco: mio fratello, quella che è sempre stata la mia migliore amica e quello che probabilmente diverrà mio marito.
Mio. Marito.
Mi devo sposare a vent’anni per il prestigio della mia famiglia.
Oh, Ron…
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