I CINQUE SENSI – Capitolo 7

(Pablo Neruda)

“Buongiorno a tutti!” Come se il giorno prima non fosse successo nulla, Hermione entra nella sala da pranzo sfoderando la sua migliore espressione felice: “Visto che ieri non sono stata molto bene, la tabella di marcia ha subito un lieve intoppo, ma ti ho promesso una sorpresa, fratellino, e io ho una sola parola”.
“Piantala!” Sbotta, invece il fratello. Quel comportamento da perfetti irresponsabili proprio non lo digerisce, soprattutto se a comportarsi così è una persona come sua sorella.
“Draco!” Lo redarguisce la madre.
“Draco… io…”. Lo guarda stranita. Forse in quei giorni ha un po’ esagerato con le visite ai musei, ma voleva far conoscere al fratello e ai suoi amici un po’ di quel mondo che tanto disprezzano, e che non è tanto diverso da quello magico. Inoltre, deve mantenere la sua promessa. Avrebbe dovuto farlo ieri, ma visto che è stata male…
“Draco un bel niente! Solo ieri hai avuto un principio di esaurimento nervoso e oggi ti comporti come se niente fosse? Il medimago ha detto che devi riposarti, ma, per Merlino, visto che sei talmente testarda dal non voler seguire quel consiglio, allora farai a modo mio”, le urla contro il fratello.
Il labbro inferiore comincia a tremarle leggermente, mentre gli occhi, seppur contro la sua volontà, le si riempiono di lacrime. Di commozione. Ginny le ha detto che già una volta ha dato prova di tenere a lei, ma questa sfuriata…
“Draco, vedi di darci un taglio”, lo riprende il padre, che ha equivocato i sentimenti della figlia. Teme un nuovo crollo. Il medimago è stato chiaro: niente stress e riposo assoluto.
“Non ho ancora finito”. È la prima volta che risponde in quel modo a suo padre: probabilmente una bella punizione da qui all’eternità nessuno gliela leverà e tutto per colpa sua. Di quella Grifona con smanie da perfettina-nessuno-deve-sapere-che-sto-soffrendo-perché-io-sono-perfetta. Sua sorella.
Sua. Sorella.
“Guardaci”, continua, in modo piuttosto duro, “Siamo la tua famiglia. Forse non siamo perfetti, ma nessuno lo è, nemmeno i tuoi adorati Weasley. È con noi che devi parlare”. Poi, con tono dolce: “Per favore, non continuare a tenerti tutto dentro. Ieri ci hai fatto spaventare. Sfogati. Con noi. Adesso. E al diavolo la tua promessa. Quella può aspettare”.
Lo abbraccia. Mai si sarebbe aspettata di ricevere conforto da Draco Malfoy. Da Harry. Da Ron. Non da Draco.
Se solo qualcuno glielo avesse detto cinque mesi prima lo avrebbe fatto rinchiudere al San Mungo, ma è suo fratello, quindi è una cosa normale, no? No, non è normale. Non dopo anni di disprezzo.
“Solo se anche tu, se anche voi”, si corregge subito, “avete voglia di parlare con me”.
§ § § § § § § § § §
Ron non crede alle sue orecchie.
Di tutto il discorso di Harry ha capito solo che sua sorella la sera precedente è rientrata accompagnata da Lucius Malfoy.
Lucius Malfoy, l’uomo che sei anni prima aveva cercato di ucciderla, ha riaccompagnato a casa sua sorella. Una Weasley.
La domanda è: perché?
“Ron, hai sentito cosa ho detto?” Harry ha notato che l’amico ha lo sguardo perso nel vuoto.
“Sì, Harry, ho sentito”, risponde con aria svagata.
“Cosa?” Prova a domandargli cosa ha sentito del suo discorso.
“Eh?”
“Ron, ho detto che ieri sera, quando Lucius ha accompagnato Ginny…”, ma viene interrotto dall’amico: “Miseriaccia, vi rendete conto che Malfoy ha accompagnato Ginny? No, dico: ti rendi conto Harry di quello che quell’uomo avrebbe potuto farle? Abbiamo sbagliato a lasciarla sola in quella casa”.
“Sì, avete sbagliato a venire via così presto. Hermione aveva ancora bisogno di voi”, si intromette Ginny. Ma è possibile che quello stolto di suo fratello non abbia colto la gravità della situazione?
“Scusate, posso riprendere il discorso?”
“Scusa Harry”,
“Sì, scusa, però devi ammettere che…”, Ron tenta ancora di riprendere la sua crociata contro i Malfoy.
“Ron! Stavo dicendo che ieri sera Lucius mi ha messo a conoscenza di alcuni fatti piuttosto… inquietanti che stanno accadendo nel nostro Mondo”, riprende a parlare Harry.
“Di cosa stai parlando?” Lo interrompe nuovamente Ron.
Sia Lavanda che Ginny sono fortemente tentate di schiantarlo. Harry, invece, da perfetto diplomatico riprende a parlare, dopo aver tirato un profondo respiro: “Pare che negli ultimi mesi, una volta al mese, e precisamente tre giorni prima del plenilunio, un pazzo si diverta a uccidere ragazze, cucendo i loro occhi con del fil di ferro. Tre mesi, tre vittime, tutte ragazze di diciotto anni”, riesce finalmente a terminare il suo racconto.
“Miseriaccia…”, esala nuovamente il rosso, “Cosa pensi di fare?”
“Andrò al Ministero a parlare col Ministro, ma dubito che potremo fare qualcosa: non siamo ancora Auror”.
“Neanche l’anno scorso eravamo Auror”, obietta giustamente Ron. Sono stati loro a girare in lungo e in largo la Gran Bretagna per cercare gli Horcrux, non Auror addestrati, e poco importa se a quell’epoca il Ministero era sotto il controllo dei Mangiamorte.
“Ma adesso non è più l’anno scorso”, dissente Lavanda.
§ § § § § § § § § §
“Dove stai andando Molly?” Le chiede Arthur. Hanno appena finito di leggere la missiva con cui Ron li ha messi al corrente del motivo per cui la sera prima Lucius Malfoy ha riaccompagnato Ginny a Grimmauld Place.
“A riprendere mia figlia. Abbiamo sbagliato a lasciarla tornare là. Se anche un uomo come Malfoy si preoccupa, vuol dire che la faccenda è più seria di quel che sembra, o di quello che tu vuoi farmi credere”. Ha ancora davanti agli occhi l’immagine di Fred disteso in Sala Grande. Non può perdere un altro figlio. Non in quel modo. Questa volta non sopravviverebbe.
“Avanti, conosci bene la nostra Ginny: credi davvero che un nostro impedimento l’avrebbe fermata? E poi sta con Harry e Ron…”, cerca di rabbonirla il marito, ma lei è come un panzer: “Due ragazzi di diciotto anni, uno dei quali è nostro figlio”, lo fredda.
“Appunto. Ron è suo fratello. Credi che possa permettere che le capiti qualcosa?” Ginny è la sua bambina, la sua principessa. Morirebbe se le capitasse qualcosa, ma non può neanche tarparle le ali, ragion per cui spiega alla moglie: “E comunque, sia Ginny che Lavanda sono controllate da un Auror”.
“E questo dovrebbe rincuorarmi? La mia bambina spiata da… da…”
“Da un uomo che darebbe la vita per proteggerne un’altra”.
“Arthur Weasley, questo non mi rassicura affatto, anzi: se al posto di quell’Auror ci fossi tu, dubito che ti farei uscire al mattino, o alla sera, o…”
“È il suo lavoro Molly. Il. Suo. Lavoro. Se non accadrà mentre fa la scorta a qualcuno- e Merlino non voglia che succeda – succederà in un duello con qualche mago oscuro oppure, e prego Morgana per quest’ultima ipotesi, potrebbe non succedere mai. Ma è una cosa che chiunque entri all’Accademia Auror deve mettere in conto. In ogni caso, la morte è l’unica cosa certa della vita”.
“E con questa frase cosa vorresti dire? Che dovrei rassegnarmi alla morte di Fred? O che dovrei prepararmi a quella possibile di Ginny? Non è giusto, Arthur, non è nelle cose naturali che un genitore seppellisca il proprio figlio”, scoppia a piangere Molly.
“No, non lo è”, l’abbraccia il marito, scoppiando anche lui a piangere.
§ § § § § § § § § §
Jane Henriette Allen in Granger sta preparando per l’ultima volta i bagagli. Si sono soffermati anche troppo in Inghilterra. Ora la loro vita è in Australia. Hanno aspettato per tre mesi un segno da parte di Hermione, ma non è mai arrivato. Loro hanno sbagliato, non le hanno detto la verità, ma ogni volta che la piccola le chiedeva da dove veniva, lei aveva sempre scelto con cura le parole: “Eri un desiderio in fondo al cuore”. Come si fa a dire a un figlio non tuo che i suoi veri genitori non l’hanno voluto? No, se tu insegni a questo figlio il valore della parola “amore” non puoi dirlo. E lei credeva di averglielo insegnato. Assieme alla parola “perdono”. Ma, forse, quest’ultima parola sottintende un significato troppo grande per una ragazza di appena diciannove anni che in quegli ultimi dodici mesi ha dovuto sopportare più di quanto un comune essere umano del loro tempo sopporti in tutta la sua esistenza.
Un pichiettare sommesso alla finestra del piccolo appartamento la riporta alla realta. Un gufo mai visto prima porge una pergamena a suo marito.
“È di Lucius Malfoy”, dice solo, poi la porge alla moglie, la quale, dopo aver letto le prighe righe, si lascia cadre priva di forze sul letto.
Il giorno dopo, Lucius è seduto assieme a Hermione a un tavolo del Paiolo Magico, guardandosi attorno con aria schifata: non è esattamente il suo locale preferito, ma i coniugi Granger sono Babbani e per loro sarebbe stato impossibile accedere a Diagon Alley senza l’aiuto di Hermione.
Quest’ultima è agitata: finalmente, dopo mesi, può rivedere coloro che l’hanno cresciuta per quasi diciotto anni. Saranno arrabbiati con lei perché non si è fatta sentire per tutto quel tempo? Lei non l’ha fatto per cattiveria, solo credeva, comportandosi così, di rendere le cose più facili per se stessa e per loro. Riuscirà a spiegare le sue ragioni? Certo, sarebbe più facile se Lucius non avesse insistito tanto per accompagnarla, ma lui le ha spiegato che doveva incontrare un certo suo socio per riprendere gli affari. Bah, a vedere come si guarda attorno con aria schifata non si direbbe proprio che il Paiolo sia il suo luogo preferito per concludere affari. Purtroppo per lei, però, è stato irremovibile.
Alle 10,30, puntuali, eccoli varcare la soglia del locale. Si guardano attorno sconcertati: vero che la loro bambina è una strega (sì, perché per loro Hermione rimarrà sempre la loro bambina), ma è altrettanto vero che nell’ultimo anno avevano dimenticato l’esistenza di quel Mondo, classificando la magia come favola per bambini. Quei bambini che non sono mai riusciti ad avere.
Dopo pochi istanti, notano la ragazza in compagnia dell’uomo biondo. Un po’ sono delusi perché speravano di poterle parlare da soli; d’altro canto, capiscono la premura dell’uomo: in fondo, Hermione è stata parecchio male solo due giorni prima.
“Mam… Jane, Daniel!” Esclama al colmo della felicità nel rivederli, coreggendosi subito per la gaffe che stava per commettere.
Si abbracciano. Jane ha le lacrime agli occhi. La loro bambina la stava chiamando ‘mamma’: non li ha dimenticati, allora.
“Tesoro, come stai?” Le chiede preoccupato Daniel.
“Ora sto bene”.
“Oh, piccola, quando abbiamo letto la missiva di Lucius ci siamo preoccupati molto, ma sei sicura di stare veramente bene? Sai, i sintomi di un esaurimento nervoso non vanno mai presi sottogamba”, le domanda un’altrettanto preoccupata Jane.
“Sì, mam… Jane, non preoccuparti, ora sono un po’ più serena”, confessa.
Perché le viene così difficile chiamare Jane col nome proprio e Narcissa mamma?
“Vedo che il mio socio è arrivato… lo raggiungo. Signori…” Si congeda Lucius, lasciando a sua figlia la necessaria privacy. Intanto raggiunge il capo Auror Harvey. Non ha dubbi che il Ministro l’abbia strigliato coi controfiocchi, comunque anche lui ha qualcosina da dirgli.
Si guardano negli occhi senza sapere cosa dirsi; sono stati una famiglia per quasi diciotto anni e ora si scoprono degli estranei. O forse è solo imbarazzo per non avere avuto il coraggio di fare il primo passo e lasciare che fosse davvero un perfetto estraneo a farlo per loro.
“Allora, tesoro, ti va di raccontarci come hai trascorso questi ultimi mesi? Come si sono comportati con te i Malfoy? E quel ragazzino spocchioso che a scuola ti tiranneggiava, adesso è tuo fratello, giusto? Come si comporta con te?” Comincia a interrogarla Daniel.
“Daniel, amore, calmati. Lasciala respirare. Piccola, lo conosci, no?”
Hermione pare divertita da quello scambio di battute. Daniel non cambierà mai: per lui, lei sarà sempre il suo tesoro da proteggere, e Jane, beh, Jane è Jane.
Comincia a raccontare ciò che le è capitato negli ultimi mesi, partendo dall’incubo, che lei ha associato allo stress post-conflitto e al fatto di essere al centro dell’attenzione, ma quando arriva a menzionare i cavalieri serventi e il matrimonio combinato, a Daniel prudono le mani, e infatti sbotta: “E tu hai accettato questa situazione, così, senza fiatare? Credevo che io e tua m… che io e Jane”, si corregge subito, “ti avessimo insegnato ceri valori. Adesso vado a dire quattro parole a quel tipo platinato laggiù!” E fa per alzarsi, prontamente fermato dalla voce di Hermione: “Pap… Daniel, no, aspetta, lasciami finire, ti prego. Non ho reagito subito, perché, anche se sono una Grifona, mi reputo comunque una persona intelligente e so distinguere le situazioni che vanno prese di petto da quelle che invece vanno aggirate. Mi avete insegnato anche questo. Assieme a Draco e a questi “cavalieri serventi” ho elaborato un piano per allungare un po’ i tempi. Chissà che magari non nasca l’amore: è questo il sogno che avevo da bambina. Ti ricordi, Jane, quando giocavo col tuo vestito da sposa? Devo dire che, al riguardo, questo malessere è caduto prprio a fagiolo”.
“Hermione! Non è così che ti abbiamo insegnato a comportati: i malori non vanno mai sminuiti, lo sai, vero?” Si indigna Jane, ma non le è sfuggito un particolare: “Hai detto che questo “piano” lo hai elaborato assieme a Draco, dobbiamo quindi pensare che ti sta trattando bene?”
“Sì, devo ammettere che è stato lui la vera sorpresa della situazione”, conviene la riccia, “Pensate che addirittura è andato da Harry e Ron per cercare di farli ragionare, quando non mi parlavano”.
“Piccola, ci dispiace tanto per quello che hai passato in questi mesi, avremo voluto esserti accanto, ma volevamo anche rispettare la tua privacy e così abbiamo aspettato un tuo cenno”, confessa Jane.
“Mi dispiace, mi dispiace tanto, non essermi fatta sentire, ma credevo che così facendo avrei facilitato le cose a tutti. Lucius e Narcissa sembravano quasi intimoriti dal fare qualcosa che potesse farmi male – ma ci pensate a Lucius Malfoy che si preoccupa del benessere di qualcuno?”
“È tuo padre”, la redarguisce Daniel, “È ovvio che si preoccupi di te. Tutto quello che ha fatto in tutto questo tempo l’ha fatto per te, discorso del matrimonio a parte. Non è facile fare i genitori; spesso, molto spesso si sbaglia. Per voi figli è difficile capire questo discorso, ma un giorno sarai madre anche tu e capirai bene questo sentimento. Ma hai appena detto che Harry e Ron, quelli che tu hai sempre considerato i tuoi migliori amici e per i quali chi hai anche tolto la memoria, ti hanno volutamente voltato le spalle, loro che potevano  – e dovevano – starti accanto?”.
Hermione annuisce.
“Dimmi dove li posso trovare”, continua minaccioso. Ora sì che per quei due le cose si mettono male.
“È inutile, Daniel, quella casa è un’abitazione di maghi che è visibile solo a chi è del nostro Mondo. Sai, apparteneva alla madre del padrino di Harry, che è anche una mia prozia a quanto pare e che non amava particolarmente i Babbani”, tenta di rabbonirlo con questa scusa.
“Su Daniel, calmati, Hermione ora ha bisogno del nostro sostegno, non della nostra indignazione, anche se certa gente se la merita tutta. Comunque, piccola, stavi parlando di questi “cavalieri serventi”, come sono?”, Le ammicca Jane.
Daniel fa una smorfia. Hermione non sarà la sua figlia biologica, ma è il suo “tesoro” e nessun ragazzo può permettersi di sfiorarla nemmeno con un fiore…
Passano la giornata, così, a parlare di ricordi e amici e a confrontarsi e quando arriva l’ora di separarsi, a tutti, tranne a Lucius che si è annoiato in quel locale, ma mai e poi mai avrebbe lasciato sola la figlia, il tempo pare essere trascorso troppo in fretta. Come avrebbe voluto, Hermione, avere in quell’occasione la Clessidra di Lumacorno che le aveva descritto ormai una vita fa Harry. Ma può un artefatto dilatare il tempo a nostro piacimento?
In un tavolo appartato, opportunatamente disilluso, un uomo ha osservato attentamente il terzetto.
Ha scelto la sua prossima vittima.
§ § § § § § § § § §
“Tua sorella è una vera Serpe”.
“Ti consiglio di non farti sentire da lei. Non ti dispiace che il fidanzamento sia stato posticipato di otto mesi?”
“No, avrò, quanto: sette mesi?, di tempo per corteggiarla”.
“Correggiti, amico mio: avrai Adrian tra i piedi per sette mesi”.
“Oh, ma lui non è un problema: è troppo impegnato ad aiutare Pansy a mettere le corna a Marcus”, e su questa battuta i due amici scoppiano a ridere.
Anche quel giorno Blaise è andato a trovare Hermione, ma, non trovandola, si è chiuso in camera dell’amico a discutere, mentre Avalon Zabini si intrattiene amichevolmente con Narcissa, intercedendo per il figlio.
“Scusa un appunto: di chi è stata l’idea del fidanzamento a Pasqua?” Domanda ad un certo punto il moro.
“O porca tr…”, esclama il biondo, “Ecco perché è sbiancata quando nostro padre non ha voluto tergiversare ulteriormente sulla data”, equivocando l’impallidimento della riccia a quella notizia.
“Però… però… potrebbe essere l’occasione per farle dimenticare quei brutti ricordi”, prova a esporre Blaise.
“Ci credi veramente in quello che hai appena detto, Blaise?” Chiede uno scettico Draco.
“No, per niente”, conviene l’altro, “Anzi, mi domando cosa abbia effettivamente in mente tua sorella: voglio dire è già strano che abbia accettato passivamente la decisione del Wizengamot di farla venire a vivere da voi al Manor, anche se è maggiorenne, ma accettare addirittura un matrimonio combinato lei che probabilmente è cresciuta secondo altri valori e ideali, non ti sembri che stoni un po’ col suo carattere?”
“Beh, effettivamente sì, conoscendo Hermione, la cosa è alquanto strana. Se vuoi un consiglio, Blaise, accelera i tempi del corteggiamento e fai in modo di fidanzarti con lei a Capodanno”, suggerisce Draco.
“Uhm…”
“Che c’è?”
“No, niente… solo un mio sospetto, ma prima di mettertene al corrente, preferisco esserne sicuro al cento per cento. Senti, riguardo all’altra questione?” Si informa il moro.
“Ancora non le è stato rivelato nulla. Ieri pomeriggio, quando Copper è passato a visitarla nuovamente, l’ha trovata ancora un po’ spossata”.
“E oggi non c’è”, constata Blaise con un tono leggermaente rammaricato.
“Ho per caso avvertito del dispiacere nella tua osservazione?” Lo prende leggermente in giro l’altro.
“Ahahah”.
“Ieri mattina siamo riusciti a farla aprire un po’ ed è saltato fuori che sente enormente la mancanza di quei Babbani, così nostro padre oggi l’ha accompagnata al Paiolo Magico dove avevano appuntamento con quei due. Dico, ti rendi conto? Siamo noi la sua famiglia, noi, e lei invece preferisce confidarsi con quelli lì”, sbotta Draco.
“Quelli lì, come li chiami tu, caro Draco, l’hanno cresciuta come fosse figlia loro con amore e dedizione per quasi diciotto anni. Non puoi pretendere che una semplice sentenza del Wizengamot le imponga di dimenticare tutto quello”. Lo fa ragionare l’amico, ricevendo per risposta un sonoro sbuffo di disaccordo.
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