I CINQUE SENSI – Capitolo 6

Madre Teresa di Calcutta ha detto:
La vita è un gioco, giocala.
La vita è preziosa, abbine cura”.
(Episodio 5*13 Criminal Minds, “Giochi pericolosi”)
“Voglio che la sorveglianza degli Auror sia estesa anche al resto della mia famiglia, naturalmente nel modo più discreto possibile” chiede Lucius al Ministro.
“Non capisco il perché”, il Ministro si finge sorpreso da questa richiesta all’apparenza assurda.
“Sai benissimo il motivo, Kingsley. I tuoi Auror sono peggio di un branco di vecchie pettegole. E sai perfettamente che se si tratta di qualche Mangiamorte latitante, come tutti al Ministero credete, anche se non lo date a vedere, mia moglie e i miei figli sono dei bersagli più che probabili per una possibile vendetta”.
“Non sappiamo per quale motivo stanno avvenendo questi strani omicidi, Lucius, ma per quale motivo temi una vendetta? Hai in mente qualche nome?” Gli chiede il Ministro.
“Gli stessi che conoscete già voi. In quanto al motivo degli omicidi, le mie fonti dicono che il pazzo si diverte a cucire gli occhi delle vittime con del fil di ferro. Come dicono i Babbani? Ah, sì: occhio non vede, cuore non duole. E poi ti ricordo che Narcissa ha mentito a Tu-sai-chi e permesso quindi a Potter di vincere; inoltre, ti ricordo che quando i tre ragazzi sono stati portati a Malfoy Manor, Draco si è rifiutato di riconoscerli. E devo anche ricordarti il ruolo di Hermione nella guerra?”, è la risposta dell’uomo.
“Prenderò in considerazione la tua richiesta, ma sai che non dipende solo da me, bensì da tutto il Wizengamot”, promette Shaklebolt.
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Alle dieci di domenica 19 luglio, Theo si presenta ai cancelli del Manor. Spera solo che questa storia non comprometta il suo rapporto con Daphne. Sa che Draco ha parlato con Hermione. Era presente, e spera nel cuore grifone della ragazza; in fondo, lui non si è mai unito agli altri suoi compagni di Casa quando la schernivano.
La ragazza lo sta aspettando davanti al camino del salone principale; assieme, tramite Metropolvere, si smaterializzano al Paiolo magico, dove una Daphne impaziente li sta aspettando. La sera prima, poco prima di lasciare la festa, Hermione le ha spiegato che, sebbene per mantenere la facciata deve comunque frequentare Theodore per almeno dieci giorni, vorrebbe che lei sia presente; come scusa per i suoi genitori ha pensato di dire che non voleva dare adito al gossip facendosi vedere ogni dieci giorni con un ragazzo diverso. In questo modo, anche i due fidanzatini possono trascorrere del tempo insieme, senza causare fraintendimenti. Inoltre, cosa ugualmente importante, essendo sia i Greengrass che i Nott famiglie di Mangiamorte, Hermione spera di cancellare alcuni pregiudizi.
Una volta usciti dal locale, i tre si ritrovano sulla Charing Cross Road della Londra babbana: “Allora, per oggi ho pensato di fare un regalo a Daphne: shopping!”
Daphne strilla divertita saltellando come una bambina, mentre Theo, rassegnato, si passa una mano sugli occhi. Era disposto a tutto, anche una full immersion di librerie e musei, ma quello no, lo shopping no!
“Ma”, continua la riccia, alzando il dito indice, “si tratterrà di shopping alternativo, ovvero: moda babbana a partire dagli anni Quaranta a oggi, quindi si va a Beyond Retro Brick Lane. Oh, avanti Theo, non fare quella faccia, ti devi abituare, in fondo una volta che avrai sposato Daphne”, e qui i due ragazzi arrossiscono, “verrai trascinato a destra e a manca per negozi, quindi prendi questi dieci giorni come allenamento”.
“Di… dieci giorni di shopping? Chi sei tu! Che ne hai fatto di Hermione Gr….”, si blocca, si è accorto appena in tempo della gaffe che stava commettendo.
Un’ombra passa negli occhi della ragazza, che si affretta a scacciarla, ma si vede benissimo che il suo sorriso non arriva agli occhi.
“Dicevo”, riprende a parlare Hermione, “che visto che il negozio in questione si trova piuttosto lontano da qui, dovremo salire su uno di quelli” e indica il caratteristico bus rosso a due piani.
“Che ci fa il Nottetempo nella Londra babbana?” Chiede Theo, curioso.
“Quello non è il Nottetempo, è un semplice bus a due piani, caratteristico della Londra babbana e per salirci sopra, dobbiamo comprare dei biglietti. Seguitemi, la fermata più vicina si trova in New Oxford Street. Per i soldi, non preoccupatevi. Ve li presto io, che ho già provveduto a cambiare la valuta, visto che mentre noi abbiamo i Galeoni, i Falci…, i Babbani hanno le lire sterline e i penny. Mi restituirete la somma equivalente questa sera. E ora: avanti, marsh!”
I due non hanno capito molto della sua spiegazione, ma vedendo la ragazza incamminarsi la seguono, non senza rischiare di attraversare la strada col semaforo rosso, fermati prontamente da Hermione: “Le persone che si muovono a piedi, come noi, attraversano la strada solo in questi punti”, e indica delle strisce bianche dipinte sulla pavimentazione stradale, “e solo quando la luce che vedete in quell’aggeggio là di fronte a voi sull’altro lato della strada è verde; quando è rossa non si può attraversare”.
“E perché?” Chiede Daphne. Certo che i Babbani sono proprio strani.
“Perché quando per noi è rosso, per quei veicoli che stanno sfrecciando davanti a noi è verde, e attraversare in quel momento è molto pericoloso: nella migliore delle ipotesi si finisce all’ospedale, e nella peggiore si va direttamente all’altro mondo. È un sistema ingegnoso che hanno inventato i Babbani per regolare il via vai della gente nelle città”, spiega Hermione, paziente.
Intanto il semaforo pedonale è scattato sul verde e i tre amici si dirigono finalmente verso New Oxford Street. A un altro incrocio, però, Hermione si ferma, anche se i due ragazzi non vedono alcun sem… sef… va beh, quella cosa lì, dall’altra parte della strada.
“Siamo arrivati?” Chiede Daphne.
“No”, spiega ancora Hermione, “vedete quell’uomo in mezzo all’incrocio vestito in quella maniera strana?”
“Ma… è matto!?” Esclama ancora Daphne, cercando di non farsi udire dai Babbani. Non ci tiene a essere presa in giro perché non conosce le loro usanze.
“No, tranquilla, lui non corre pericolo di essere investito. Lui si trova lì per dirigere il traffico in quegli incroci dove non ci sono i semafori. Vedi come muove le braccia? Quei gesti hanno le stesse funzioni dei colori del semaforo. Quando vedi che tende le braccia verso di te, come se volesse abbracciarti vuol dire che ti devi fermare, è come se ci fosse un semaforo che per te è rosso… Ecco, adesso che gira le braccia in quel modo, vuol dire che per noi il semaforo è verde e possiamo attraversare. Comunque”, ci tiene a precisare, “ci sono sempre dei pazzi che cercano di fare i furbi e passare anche col semaforo rosso, per questo bisogna sempre fare attenzione quando si attraversa la strada, anche se per noi è verde”.
Ok, ora è ufficiale. Una volta sposati, né Daphne e né Theo andranno a vivere in quella bolgia che è il mondo babbano.
Finalmente giungono alla fermata e la ragazza lancia un’ultima raccomandazione agli amici: “Mi raccomando, ragazzi, fate parlare solo me”, e ciò detto sale.
Dopo circa una mezz’ora, arrivano a Brick Lane, da dove proseguono a piedi fino al numero 110 di Cheshire Street.
Daphne non crede ai propri occhi: lì dentro ci saranno qualche migliaia di capi d’abbigliamento e accessori di tutte le fogge. Adora i Babbani.
Dopo un paio d’ore in cui un annoiato Theo segue due ragazze possedute da chissà quale entità magica, vanno a mangiare in un vicino McDonald; prima, però, in un vicolo lontano da sguardi indiscreti, Hermione provvede a rimpicciolire le varie borse e a riporle nella sua borsetta di perline. Soprattutto Hermione, si è rivelata una vera sorpresa: più volte si è trovato a domandarsi chi sia quella ragazza dai capelli ricci che si diverte con la sua fidanzata a provare vestiti e accessori dalla foggia alquanto improbabile.
Dopo aver pranzato con una bella insalata mista per tutti e tre (meglio evitare di fare brutte figure con i maxi sandwich), Hermione li accompagna alla Brick Lane Gallery, giusto per riequilibrare.
Il giorno dopo, come anche i successivi, sono destinati alla visita dei più importanti musei cittadini, a cominciare dal Science Museum, giusto per far notare come negli ultimi trecento anni i Babbani abbiano sopperito alla mancanza della magia inventando e perfezionando vari congegni scientifici.
L’ultimo giorno, decide di regalare una pausa ai due ragazzi stremati dalla full immersion culturale babbana, portandoli a Hide Park e in quell’occasione si sente per la prima volta terzo incomodo.
In quei giorni si è completamente dimenticata di pensare a chi invitare con Pucey, se vuole continuare a mantenere quella facciata. Ha pensato a Ginny, ma non vuole rovinare quel rapporto appena nato e già traballante tra la sua migliore amica e il Ragazzo sopravvissuto. Un’alternativa sarebbe Luna, ma anche il suo rapporto con Neville è all’inizio; certo, Nev non è geloso come Harry, ma comunque non vuole mettersi in mezzo. Un’altra opzione sarebbe chiedere a suo fratello e ad Astoria, ma un’uscita a quattro sarebbe decisamente sospetta. Ultima scelta, Pansy.
Al solo pensiero di passare dieci giorni con quella vipera, anche se in compagnia di una terza persona, le si contorcono le viscere. E poi non è detto che Faccia di carlino sia disposta ad aiutarla.
Uff… proprio lei, sempre così ligia al dovere, si è improvvisamente ridotta a fare le cose all’ultimo momento, e ora ne paga le conseguenze. Sì, decisamente è sempre meglio svolgere i compiti in anticipo.
“Daphne, scusami”, prova a chiedere alla sua nuova amica, “tua sorella sarebbe disposta a trascorrere dieci giorni senza mio fratello tra i piedi?”
“Mmmm”, pensa un’attimo la bionda, “credo di sì, quando le ho fatto vedere i vestiti che ho comprato in quel negozio di Brick Lane è andata in visibilio, ma temo che tuo fratello ti impiccherà se solo osi proporle di passare dieci giorni con un altro ragazzo, anche se in tua compagnia. Perché non chiedi a Pansy?” Suggerisce infine.
Hermione storce il naso.
“Dai, prova a darle una possibilità come hai fatto con me, e noterai che è una persona di gran cuore”.
“Perché non sono molto convinta di questo?” Risponde, ricordandosi come al quinto anno la bruna si comportava da perfetta viscida serpe, e anche quella sera a cena non è che si sia comportata molto bene con lei. “E sia”, si decide infine, “ma sia chiaro che questa è l’ultima possibilità che le offro, sempre ammesso che decida di aiutarmi”.
“Scusa, ma ti fa così paura uscire da sola con un ragazzo?” Chiede divertito Theo.
“No, è che mi serve una copertura per giustificare come mai in questi dieci giorni c’era Daphne con noi”.
Fa appena in tempo a finire la frase che la bionda si fionda tra le sue braccia: “Grazie, grazie, grazie. E non angosciarti per Pansy. A lei ci penso io. Dimmi solo dove deve trovarsi domani mattina e questa sera le spedisco un gufo con le istruzioni per l’appuntamento. Tu dovrai premurarti solo di informare Adrian”.
“Grazie Daphne. Il fatto è che tu mi hai offerto spontaneamente la tua amicizia e io non rubo il fidanzato alle amiche. Io non sono quel tipo di persona”, ci tiene a precisare, e l’abbraccio della bionda diviene, se possibile, ancora più stritolante.
“Ehm ehm”, Theo richiama l’attenzione delle due con due colpetti di tosse che ricordano incredibilmente quelli della Umbridge, “ragazze si è fatto tardi, forse è meglio rientrare” e il terzetto si dirige in un luogo appartato per smaterializzarsi al Paiolo magico, dove ognuno va per la propria strada.
Il giorno dopo, alle dieci in punto, Adrian viene fatto accomodare nel salotto azzurro di Villa Malfoy, dove Hermione lo sta aspettando davanti al camino. Insieme, via Metropolvere, i due raggiungono il Paiolo magico, dove li sta aspettando un’alquanto indispettita Pansy.
“Finalmente! Ancora un minuto e me ne sarei andata”, sbotta la mora.
“E avresti fatto nascere delle strane chicchiere su Daphne?” Chiede sarcastica Hermione.
“Vuoi farmi credere che faresti tutto questo per coprire Daphne e Theo?” ironizza acida Pansy.
“Sai, Pansy, ti svelo un segreto: sì”, la voce le è risultata tagliente quanto basta per zittire l’altra, per un secondo. Infatti, dopo essere rimasta un attimo interdetta, Pansy ribatte sarcastica: “Cuore e anima Grifondoro fino in fondo, eh?”, ma a quest’ultima battuta, Hermione decide di soprassedere e accompagna i due all’uscita, in Charing Cross Road.
“Stai scherzando, spero?” Ma a certe vipere, il veleno non finisce mai? “Io in questo posto non ci vengo”, e fa per rientrare nel locale, ma viene prontamente fermata da Hermione: “Oh, tu ci verrai eccome, invece. E anche tu!” Esclama, poi, rivolgendosi al ragazzo.
“Ma… veramente, io non ho ancora fiatato”, risponde Adrian.
“Comunque, dicevo, oggi sarà una giornata dedicata allo shopping!” Riprende Hermione.
Pansy strabuzza gli occhi: forse quei giorni non saranno male.
Anche Adrian rimane a bocca aperta: chi è quella ragazza che andava in giro per la scuola carica di libri e con gli abiti della divisa di due taglie più grandi?
Come già dieci giorni prima, Hermione accompagna i due ragazzi alla fermata del bus che li porterà  vicino a un negozio di abiti vintage. Non ha mai amato seguire la moda, ma da qualche anno a questa parte, gli abiti vecchi stanno spopolando tra i giovani anglosassoni e nemmeno lei ne è rimasta immune. È una ragazza anche lei, dopotutto. Inoltre, cosa più importante vuole fare conoscere i Babbani anche a loro due, che sembrano più irriducibili di Daphne e Theodore.
Più volte ha dovuto spiegare loro come funziona la regolazione del traffico in una grande metropoli babbana quale è Londra, anche se a volte la tentazione di spingere Pansy sotto qualche veicolo è stata molto forte. No, si dice tutte quelle volte, io sono una Grifondoro, non una Serpe, ma sul bus, stipato come sempre, quando vede la mora fare apertamente una smorfia di disgusto quando viene sfiorata da un bambino un po’ troppo vivace, rischia seriamente di mandare sotto le ruote del mezzo sia i suoi buoni propositi che la mora.
Finalmente, dopo più di mezz’ora, riescono ad arrivare al negozio e qui a Pansy per poco non cade la mascella a terra: “Chi sei tu? Che ne hai fatto di Hermione?” E si fionda nel negozio. Anche Adrian è rimasto spiazzato. Cioè, è vero che era stato avvisato che sarebbe stata una giornata di shopping, ma quello è veramente la fiera dell’assurdo. Tutti quei vestiti. No. Quella ragazza non è Hermione Granger.
Appena formulato il pensiero, si dà una pacca sulla fronte. Ma certo che quella non è Hermione Granger. Hermione Granger non è mai esistita. Esiste Hermione Malfoy. Malfoy. E si vede. Ancora incredulo, si trascina all’interno, accanto a Hermione, alla quale non è fuggito il gesto del ragazzo: “A cosa pensi?”
“A niente. Sul serio”, risponde un po’ troppo in fretta.
“Lo sai che per essere un Serpeverde, sei un pessimo bugiardo?”
“Non tutti ci chiamiamo Draco Malfoy”
“Il principe dei bugiardi”, conclude Hermione, “E comunque, l’Adrian Pucey che ho conosciuto in questi anni non è molto diverso da mio fratello Furetto-cuore-di-ghiaccio”. Forse è stata un po’ troppo tagliente.
“Non ci siamo mai frequentati abitualmente perché tu possa affermare di conoscermi bene”, risponde stizzito.
“Certo non per colpa mia”, ribatte piccata lei, “comunque, se è vero che sei diverso da come ti sei sempre comportato con me e i miei amici, dimostramelo”, e gli indica con le braccia allargate il negozio.
Adrian capisce che quel dialogo altro non è stato che una trappola, e lui c’è caduto in pieno. Ora ha un’unica possibilità di rifarsi agli occhi della ragazza, ma gli interessa veramente quella ragazza, o è un’altra che gli fa battere il cuore? Ha dieci giorni di tempo, per scoprirlo.
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Mi vuole umiliare. Vuole dimostrare che lei è migliore di me. Guardala come ride e scherza con Adrian. Lo sanno anche i sassi che lui mi piace. E molto, anche. Si, è vero, negli anni mi sono nascosta dietro alle chiacchiere che mi volevano infatuata di Draco, ma la mia era solo una tattica per fare ingelosire Adrian, e poco mi importa se i miei mi hanno promessa a Flitt. E ora, ecco che arriva la prima oca e me lo ruba. Sfido chiunque a contraddirmi sul fatto che Hermione sia un’oca. Tutta ligia, perfettina, sempre con la mano alzata e poi, appena scopre di essere una purosangue, una Malfoy per giunta, diventa un’altra persona. Io l’ho sempre detto che quella ragazza era tutto fumo e niente arrosto.
“Ehi, Pansy, hai finito di svaligiare il negozio? Così possiamo andare a mangiare”. La voce, calda, sensuale, di Adrian mi riporta alla realtà. Maschi. Pensano solo a due cose.
Sbuffando mi avvicino a Hermione che mi accompagna alla cassa per pagare con gli str… ster… quei cosi lì. Solo a una come lei poteva venire in mente di venire a fare acquisti tra i Babbani. Però, devo ammettere che la loro moda è migliore della nostra, sicuramente più comoda. Però sono strani. Venendo qua, ho visto parecchi ragazzi con capelli di tutti i colori, e non credo fossero dei metamorfomagus. Anche il loro abbigliamento è molto diversificato. Noi, al loro confronto, sembra che giriamo sempre in divisa, come se fossimo eterni studenti di chissà quale scuola.
Ci porta a mangiare in un posto orribile che si chiama McDon… McGonnall, oh, insomma, qualcosa del genere e ci suggerisce i comprare delle insalate. Per una volta, decido di darle retta, ed effettivamente non me ne pento, visto che accanto al nostro tavolo c’è un ciccione che sta mangiando una specie di pane imbottito con della carne dentro e della salsa rossa che gli cola sui vestiti. Bleah, che schifo! Sono davvero degli incivili questi Babbani, magari ritornasse Voldemort a sterminare questi primitivi!
Dopo pranzo, ci porta in una Galleria d’arte che si trova dall’altra parte della città. Ecco, mi sembrava strano che potesse cambiare dall’oggi al domani.
Per raggiungerla, ci spiega che dobbiamo prendere il Tubo. Eh?
Vedendo le facce mia e di Adrian ci spiega che per i Londinesi il Tubo altro non è che la metropolitana, una specie di treno che attraversa la città sottoterra, e qui parte la spiegazione che durante l’ultima guerra mondiale (anche i Babbani hanno dovuto combattere contro i Goblin e i Folletti?) nemmeno i bombardamenti dei Tedeschi (ma di che sta parlando?) hanno fatto desistere i Londinesi dal servirsene e spiega ancora (forse prima avevo parlato troppo in fretta, pensando che finalmente era diventata normale) che, invece, durante gli anni ’80, a causa di un attentato terrostico (ma parlare come mangia, mai?) causato dall’IRA, il Primo Ministro babbano la chiuse per alcuni giorni.
Ok, di questa spiegazione ho capito quanto durante l’ora di Ruf.
Devo ammettere a malincuore che questo Alex Katz ci sa fare, quasi quasi compro un suo quadro. Mi piace particolarmente “La banda rossa” del 1975. A prima vista sembra una cosa semplicistica, ma quello che mi fa strano è il fatto che la donna ritratta è immobile, non si muove… eppure, l’occhio della donna che guarda lo spettatore, sembra volergli leggere l’anima. Chissà se si possono acquistare? Detesto doverlo fare, ma so che è l’unica alternativa possibile, così mi piego a chiederlo a Hermione.
No, purtroppo mi dice che è impossibile perché si tratta di una collezione privata, un po’ come i libri che noi custodiamo gelosamente nelle nostre biblioteche, comunque, mi spiega che la donna ritratta non si muove in primo luogo perché non ritrae una donna reale, è semplicemente un’opera di fantasia e poi perché nelle opere babbane, i soggetti ritratti sono sempre e comunque immobili, anche nelle fotografie.
Che gente strana!
Finalmente la giornata in questa bolgia infernale è finita e stremati – io e Adrian, perché Hermione pare fresca come una rosa, come tutte le Malfoy, del resto – ritorniamo al Paiolo magico, dandoci appuntamento per l’indomani.
Uff… mi aspettano altri nove giorni con quella pazza invasata so-tutto-io; l’unica nota positiva è che sono in compagnia di Adrian.
*****
Menomale, finalmente questi dieci giorni sono terminati. Mamma mia, ma quella proprio non si smentisce mai. Per otto giorni ci ha portato in giro in mezzo ai Babbani per farci conoscere la loro storia, e in che modo? Ma visitando musei, naturalmente! Bleah! L’unica nota positiva è che sembra che Adrian si sia accorto di me, ma 10 a 1 che quella lo sceglie, non fosse altro per farmi un dispetto…
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“Fratellino, hai impegni per domani?” Chiede innocentemente Hermione a Draco.
“Perché leggo una sottile minaccia nella tua voce? E in ogni caso i miei impegni non sono affare tuo”.
“Va bene, vorrà dire che manderò un gufo ad Astoria chiedendole di venire domani mattina alle 10,00 qui al Manor. Sento che ci divertiremo un mondo noi tre in questi dieci giorni”, prova a fare leva sulla sua gelosia.
“Tieni lontano Astoria dai tuoi intrighi”, le ringhia contro.
“Di quali intrighi stai parlando?” Non sembra neanche più la vecchia Hermione.
“Credi che non me ne sia accorto? Stai cercando di far nascere delle coppie, in modo da non avere pretendenti scelti da nostro padre, ma non ti permetterò di buttare Astoria fra le braccia di Blaise. Leggi bene il labiale: Lei. È. Mia. Chiaro?”
“Cristallino. Quindi, visto che non ti fidi né di me, né di lei, perché non vieni anche tu? Una bella uscita a quattro”. Ancora una piccola spinta e il pesce cade nella rete.
“Ti rendi conto delle implicazioni che questo può comportare?”
Lei si stringe nelle spalle. Ha già valutato i pro e i contro, ma quella è l’unica soluzione che le è parsa possibile. Anche questa volta aveva pensato di rivolgersi a Ginny, ma la situazione frai due suoi migliori amici (anche se non è più tanto sicura di poter definire Harry tale) è ancora critica e teme di peggiorare le cose. Del resto, fra i tre, quello meno impegnato è propro Blaise, quindi se proprio ne deve scegliere uno fra Theodore, Adrian e Blaise, beh, la scelta pare ovvia, visto che negli ultimi dieci giorni Adrian non ha avuto occhi che per Pansy. Ma lo sa che lei è promessa a Flitt? Non che lei non gli desse corda, sia chiaro. Comunque, i triangoli non sono affare suo.
“Sì, ci ho pensato, ma francamente, mi pare l’unica soluzione possibile, anche perché Daphne mi ha detto che appena Astoria ha visto i vestiti che ha comprato ha espresso il desiderio di poter andare anche lei in quel negozio”, gli confessa.
“Mi stai dicendo che io e Blaise dovremo accompagnarvi a fare shopping? Scordatelo”.
“Consideralo un allenamento per quando sarai sposato. Allora? Che dico ad Astoria? Sarai dei nostri?” Peggio di un martello pneumatico.
“Puff… mi sembra di capire che comunque Astoria ci sarà e che io, non essendo ancora suo marito, e nemmeno fidanzato ufficiale, non posso impedirglielo. Quindi va bene, verrò anch’io, ma ti avverto: niente scherzi”, le intima.
Lei, per tutta risposta lo abbraccia e gli schiocca un bacio a stampo sulla guancia. Poi sale su in camera per scrivere la missiva indirizzata ad Astoria.
In fin dei conti, si aspettava che convincere il fratello sarebbe stata più dura.
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“Perché? Dimmi perché, Blaise, mi sono lasciato convincere?”
Sono nella Londra babbana e si stanno dirigendo a piedi da Charing Cross Road a New Oxfor Street.
“Perché vuoi bene a tua sorella?” Prova a indovinare Blaise, non risparmiandosi una certa ironia nel tono di voce.
“Credimi, in questo momento vorrei tanto tirarle il collo”.
“Dai, su non fare quella faccia. Prendilo piuttosto come un corso intensivo di Babbanologia. So che il Ministero ha appena approvato una legge per cui quella materia sarà insegnamento obbligatorio a partire da quest’anno”.
“Spero che tu stia scherzando”.
“Per niente. Ho le mie fonti e ti assicuro che sono più che sicure”.
Mentre i due ragazzi sono persi nei loro discorsi, Astoria sta tempestando di domande Hermione sul perché e il per come dei comportamenti dei Babbani che li circondano.
Hermione, dal canto suo, è divertita dalla faccia schifata del fratello e dalla curiosità di Astoria. Blaise, invece, al momento sembra troppo impegnato a chiacchierare con Draco.
Finalmente, dopo quella che a Draco pare un’eternità, arrivano alla fermata del bus che li condurrà a Brick Lane.
Dopo circa trenta secondi (ma anche meno), Draco sbuffa: “Perché ci siamo fermati questa volta, sorellina cara?”, calcando sulle ultime due parole.
“Perché, come ho appena spiegato, stiamo aspettando il bus che ci porterà vicino al negozio che ci interessa. E smettila di sbuffare, mi sembri la locomotiva dell’Hogwarts Express”.
“Uff…”. Ecco, appunto.
I tre amici scoppiano a ridere.
“Ma la smettete di ridere alle mie spalle!?” Sbotta il biondo.
“Scusa amico, è che la tua espressione è troppo divertente”, gli fa Blaise.
“Aha, molto spiritoso”.
“Eccolo, è questo che sta arrivando”, dice improvvisamente Hermione tacitando i due e allungando il braccio.
“Non sapevo che anche i Babbani si servissero del Nottetempo e perché hai allungato il braccio adesso?”, le chiede il fratello.
“Questo non è il Nottetempo. Diciamo che il Nottetempo è stato costruito appositamente in modo simile a questi bus per aiutare i maghi e le streghe in difficoltà nel mondo babbano senza dare troppo nell’occhio ed ho allungato il braccio per segnalare all’autista di fermarsi”.
“Oh, non sa che deve fermarsi?”, Chiede Astoria.
“Tecnicamente sì, ma una stessa fermata è servita da autobus di diverse linee e il fatto che ci siano molti pendolari, cioè persone che come noi si servono di qesto servizio, non sempre ci sono utenti che utilizzano un determinato bus. Quindi il segnalare la fermata è una cortesia”. “Continuo a credere che la materializzazione sia migliore. Gratuita, veloce e senza intoppi”, borbotta Draco.
“Se escludi il rischio di eventuali rotture…”, gli risponde Hermione.
Finalmente, dopo più di mezz’ora di borbottii e mugugni vari (tutti da parte della Serpe bionda), arrivano alla fermata di Brick Lane, da cui proseguono a piedi fino al numero 110 di Cheshire Street.
“Non avevi detto che scendevamo davanti al negozio?” Sbuffa per l’ennesima volta suo fratello, e lei, per l’ennesima volta si deve trattenere dallo schiantarlo davanti a tutti quei Babbani. Oh, beh, poi può sempre obliviarli, tanto è maggiorenne e può utilizzare la magia fuori da Hogwarts.
Certo, però, che sono un po’ tanti… e non crede che al Ministero farebbe piacere questa sua mossa…
“No, Draco, Hermione ha detto che ci portava vicino, non davanti al negozio. Oh, su cosa vuoi che siano due passi? Così conosciamo un po’ di Babbani e a scuola saremo un po’ avanti col programma di Babbanologia, visto che anche per noi del quinto anno è diventata materia obbligatoria”, interviene Astoria.
“E va bene, però sappi che con questa giornata di shopping, ti sei giocata tutto lo shopping post-matrimonio”, le risponde lui.
“Certo Draco, certo”, conviene lei, con ironia, mentre Blaise ha preso sottobraccio Hermione ed entra con lei nel negozio.
ntanto, una figura non vista osserva i movimenti dei ragazzi, come da venti giorni a questa parte.
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“Dai Hermione, prova questo vestito”.
Hermione anche questa volta è restia a fare acquisti: sarà anche una ragazza, ma lei preferisce di gran lunga lo shopping nelle librerie. Peccato che non ha fatto i conti con Blaise: quel ragazzo, quando si mette è un martello pneumatico peggio di lei. In fondo, sta facendo shopping per la terza volta in venti giorni! Accidenti a lei e alle sue idee!
Astoria, invece, ha sequestrato il suo recalcitrante fratello.
L’abito che Blaise ha in mano è un abito corto al ginocchio con un leggero scollo a cuore originale del 1960, interamente ricoperto da paillettes argento e decori a rami e foglie sempre con paillettes ma rosse: “Un perfetto connubio tra Serpeverde e Grifondoro”, prova a convincerla e lei alla fine si fa tentare.
“Merlino, Hermione, quel vestito è perfetto per il tuo fidanzamento”, trilla Astoria, che per lei ha scelto un abito girocollo, anch’esso corto al ginocchio, nero con decori a pailettes ton sur ton e le spalline decorate con paillettes oro che scendono a formare le mezze maniche. “Vieni, andiamo a cercare i guanti”, prima di scomparire assieme alla sua nuova amica nei meandri del negozio.
“Astoria, questi vestiti sono corti, e anche se non mi intendo molto di moda, non credo i guanti si abbinino molto”, cerca di fermarla la riccia. Vorrebbe anche mettere i puntini sulle i riguardo al suo presunto fidanzamento, ma, riflettendoci meglio, giunge alla conclusione che meno persone sono a conoscenza del suo piano, meglio è.
Mentre le due ragazze sono alla ricerca dei guanti perfetti, Blaise e Draco curiosano nel reparto della lingerie, per cercare il regalo perfetto.
“Blaise, sei sicuro di questi acquisti?” Gli chiede il biondo.
“Theo è fuori gioco e lo sappiamo tutti e due, così come sappiamo che Adrian era una delle due Serpi che maggiormente la denigravano, quindi, andando per esclusione…”                                       
“Non vorrei contraddirti, ma l’altra Serpe ero io, e pare che mi abbia perdonato”.
“Sì, ma tu sei suo fratello, e poi personami se sbaglio, ma l’averti trascinato qui, mi pare più che altro una punizione bella e buona”.
Un grugnito è la risposta che riceve: “È solo che questa non mi sembra la biancheria tipo di mia sorella”.
“Perché, tu hai avuto l’opportunità di vederla in intimo? E comunque prima stava con Lenticchia, e non mi sembra che quello fosse un tipo da biancheria sexi…”
“Abbassa la voce”, gli fa l’altro, “Non vorrei che mia sorella ti saltasse alla gola: quei due le avranno anche voltato le spalle, ma lei continua a considerarli amici”.
“In effetti, ho notato che alla festa era piuttosto triste. Sai una cosa, amico? Mi hai appena dato un’idea per segnare un ulteriore punto a mio vantaggio”.
Draco alza un sopracciglio non molto convinto, poi rivolge la sua attenzione ai capi d’abbigliamento.
Però, in quanto a seduzione, i Babbani ci sanno fare.
Questa volta, a pagare, sono i due ragazzi, che nei giorni scorsi si sono premuniti, grazie anche alle raccomandazioni di Theo.
Dopo pranzo, Hermione li porta a una galleria d’arte, la White Cube, a pochi minuti dal Paiolo magico, dove in quei giorni espone un fotografo finlandese, Esko Männikkö.
I tre ragazzi rimangono straniti nel vedere che le persone ritratte non si muovono.
Hermione spiega che nelle foto babbane, così come nei quadri, i soggetti riprodotti sono immobili.
Tra le immagini in mostra, un uomo ascolta musica, ma la maggior parte o dormono o sono seduti tranquillamente a fumare.
“Il senso di immobilità totale nelle immagini è sottolineata dalla semplicità della loro composizione visiva”, spiega Hermione, “A differenza di altri fotografi, lui non manipola le sue fotografie, ma usa  l’arredamento delle case, come tendaggi, pareti o porte per creare una sorta di cornice per i suoi soggetti; in altre immagini, invece, sfrutta largamente l’illuminazione”, continua.
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Correre. Inciampare. Rialzarsi. Riprendere a correre. Buttarsi in acqua. Nuotare. Allontanarsi sempre più dalla riva, dalla realtà, e ad un tratto l’oceano diventa rosso. Rosso sopra di te. Rosso sotto di te. Rosso tutto attorno a te e tu che annaspi, cerchi di tornare a riva, ma qualcosa ti trattiene, ti spinge verso il fondo. Rosso. Solo rosso. E occhi. Occhi che ti scrutano l’anima. Occhi che urlano il tuo nome.
Spalanca gli occhi. La stanza è immersa nel buio. Cerca di regolarizzare il respiro e il battito del suo  cuore. Prova a riaddormentarsi. A poco a poco, il rosso diventa nero. E il nero viene improvvisamente scalfito da una voce: “Padroncina, padrona, è ora di colazione”.
Fa fatica a svegliarsi. Di nuovo quell’incubo. Sono due mesi che non le dà tregua. Cosa vorrà dire? Sicuramente nella biblioteca del Manor ci sarà qualche libro sull’interpretazione dei sogni, ma lei a queste cose non ha mai dato molta importanza.
A fatica si alza e si dirige in bagno.
Il primo getto dell’acqua è gelata. Maghi, Babbani, più simili di quanto i primi siano disposti ad ammettere. Poi, poco per volta, l’acqua si intiepidisce e assieme agli ultimi residui del sonno, si porta via anche la sensazione lasciatale dall’incubo.
Dopo essersi vestita, scende a fare colazione. Il programma per quel giorno prevede una visita al British Museum e uno al Museo della Scienza.
In sala da pranzo, l’atmosfera tra i suoi genitori è piuttosto tesa.
Che strano considerarli suoi genitori, quando fino a pochi mesi prima li considerava degli spocchiosi Mangiamorte degni di Azkaban.
“Allora, fratellino, pronto per la nuova giornata che ci aspetta?”
“È proprio necessario?” Chiede, ma più che altro si tratta di una domanda retorica.
“Draco, io credo che tua sorella abbia avuto una bella idea a chiedere di non essere lasciata sola con un ragazzo che non è ancora il suo fidanzato ufficiale”, gli risponde, invece, sua madre.
Il tempo di finire la colazione, che vengono raggiunti da Blaise e poco dopo da Astoria.
“Bene, noi andiamo”, Hermione si rivolge ai suoi genitori.
“Buon divertimento”, è la risposta che riceve da sua madre.
“E adesso, vediamo di finire il discorso di ieri sera”, si rivolge a suo marito, con l’aria di chi non ammette di essere contraddetto.
“Non c’è nulla da aggiungere”, le risponde, invece, Lucius.
“Oh, sì, invece, che c’è da discutere, perché, vedi, forse non lo sai, ma Hermione è anche mia figlia, anzi, soprattutto mia, visto che tu ti sei limitato a collaborare solo nove mesi prima, mentre il lavoro più difficile è spettato tutto a me”, sbotta la donna.
“Però il modo di produzione ti è piaciuto, ammettilo”, le ammicca il marito.
“Lucius Abraxas Malfoy! Non. Osare. Cambiare. Argomento”, gli urla contro la moglie. “I miei figli non si toccano. Punto”.
“Sai bene che non è una mia decisione. Il Wizengamot ha approvato una maggiore sorveglianza per tutti noi, compresi i ragazzi, ma in cambio vogliono la nostra piena collaborazione alle indagini. E per piena collaborazione intendono…”
“Lo so cosa intendono!” Lo interrompe, “L’hai detto ieri sera, ma io non sono d’accordo. Devono andare a scuola e terminare gli studi, non giocare a fare gli Auror”.
“Cosa vuoi che faccia, eh? La decisione credo sia già stata presa”, sbotta lui. L’idea che gli è stata presentata il pomeriggio precedente dal Ministro non gli piace per niente: un conto è dare la figlia in sposa giovanissima, appena ritrovata, un’altra è rischiare di perderla per colpa di un folle; però, d’altro canto, se Hermione accettasse di fare da esca, potrebbe essere una nuova occasione di riscatto per la famiglia.
Tuttavia, a sua moglie non gliene può fregare di meno della reputazione della famiglia se la posta in gioco è la vita dei suoi figli. Draco ha già sofferto fin troppo per le loro scelte sbagliate ed Hermione l’hanno appena ritrovata. No, decisamente non è d’accordo con la trovata del Ministro e di suo marito. Se credono che li lascerà agire indisturbati si sbagliano di grosso.
“Volete un’esca? Va bene, usate me”, sugerisce alla fine.
“Le vittime hanno tutte l’età di nostra figlia”, le fa notare Lucius.
“Vorrà dire che farò ricorso alla Polisucco”, è la serafica risposta della donna.
Sua moglie è entrata decisamente nella parte di un drago che cova le uova.
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“Allora, ragazzi, ho pensato che per prima cosa visiteremo il Museo delle Scienze, così vi farete un’idea di come i Babbani abbiano sopperito alla mancanza della magia negli ultimi trecento anni, cioè da quando noi maghi siamo stati costretti a vivere totalmente in clandestinità”, propone un’allegra Hermione, che non ha fatto i conti con la passione del fratello e dell’amico.
“Hermione, dimmi: perché hai portato in questo museo quei due deficienti?” Astoria Greengrass, la dolcezza fatta persona.
“Da come mio fratello stava sbuffando da ieri mattina, come facevo a immaginare che si appassionasse così tanto dei velivoli babbani?” Poi, riferendosi ai due ragazzi, del tutto intenzionati a spendere per la quarta volta consecutiva le 6£ per poter usufruire ancora del simulatore di volo delle Frecce Rosse: “Ragazzi, se fate i bravi, nei prossimi giorni, vi porterò in un posto dove potrete provare ancora una volta l’ebbrezza del volo, ma adesso venite, su, che il tempo è tiranno”.
“Mi domando come facevano San Potty e Lenticchia a sopportarti, sorellina”, le soffia all’orecchio un contrariato Draco.
“Beh, se era San Potty ci sarà stato un motivo, no?”, scherza l’amico, ricevendo una gomitata nelle costole dalla riccia: “Vi ricordo che Ron e Harry sono miei amici e tu”, rivolgendosi direttamente alla Serpe mora, “devi fare di tutto per compiacermi, ricordi?”
“Tutto per lei, Mademoiselle”, scherza, poi, rivolgendosi all’amico: “Draco, in pohe settimane hai creato un mostro”.
Tra scherzi e frecciatine, la comitiva si dirige verso un piccolo pub per la pausa pranzo; quindi la prossima tappa è il British Museum, dove Hermione ha in serbo una visita di ben tre ore.
Alla fine della giornata, solo la Grifondoro è ancora fresca come una rosa, mentre le tre Serpi, a stento hanno ancora la forza di muovere un solo singolo passo.
Il giorno successivo, Hermione li porta a visitare il National History Museum e il Victoria & Albert Museum, mentre il martedì è il giorno riservato al Theatre Museum e al Museum of London, dove i quattro ragazzi apprendono l’evoluzione della città negli ultimi duemila anni.
“Mi domando perché la sto ancora seguendo”, sbotta quel pomeriggio Draco.
“Forse perché ti ha promesso un altro giro sul simulatore di volo?” Lo irride Blaise.
“Neanche fossi un bambino!”
“C’è qualche problema, ragazzi?” Chiede loro Astoria. Anche lei non ne può più di quel tour de force, ma ha la possibilità di stare il più vicino possibile al suo futuro fidanzato e farsi alleata la sorella di quest’ultimo. Vero che oramai il loro contratto prematrimoniale è già stato stipulato, ma a Hogwarts Draco è famoso per i suoi colpi di testa, e lei non vuole correre il rischio di vedere sfumare il titolo di Lady Malfoy. A dire la verità, poco le importa del titolo e dei suoi annessi, tranne che per uno: essere Lady Malfoy nella sua generazione vuol dire essere la moglie di Draco Malfoy e lei ne è segretamente innamorata da quando l’ha visto la prima volta nella loro Sala comune.
“Nessun problema Astoria, solo il tuo fidanzato che a volte si comporta come una lagna”, le risponde Blaise.
“Non siamo ancora fidanzati ufficialmente”, risponde acido il biondo.
A quella risposta, il cuore di Astoria si ferma.
“Ma, a quando la festa?” Interviene Hermione, che ha notato sbiancare la giovane.
“A Natale”, esala questa.
“Beh, allora sabato faremo un giro a Portobello Road e se lì non troverai n vestito adatto, domenica andremo ai Grandi Magazzini Harrods”.
“Niente musei, quindi?” Chissà perché, l’umore di Draco è decisamente migliorato di punto in bianco, tralasciando il piccolo particolare dello shopping.
“No, sabato e domenica, giornate riservate allo svago e al divertimento, mentre lunedì, relax completo a Hyde Park… Scusate, ragazzi, ma io avrei bisogno di andare un attimo alla toilette… Astoria, mi accompagni, per favore?”
“Certo”.
“Astoria, non ti devi preoccupare per Draco. Conosci il suo carattere, ma ti assicuro che se prova a sgarrare ci penso io a riportarlo sulla retta via”, prova a consolarla Hermione, una volta al sicuro nei bagni delle signore.
“Non è questo. È che io lo amo, forse da sempre”, confessa, “Mentre lui, beh, non credo provi lo stesso sentimento”.
Hermione non sa cosa rispondere. Non sono molte le volte che resta senza parole, ma la verità è che lei Draco non lo conosce affatto.
“Tu, invece, cosa pensi di fare, alla fine? Hai già scelto?”
“Non lo so, l’unico papabile al momento mi sembra Blaise, ma…”
“Ma non lo ami, vero?” La interrompe la giovane Greengrass.
“È da quando avevo dodici anni che muoio dietro Ron e quando lui finalmente si accorge di me, ecco che mi piove addosso il macigno che sono una Malfoy e lui che fa? Mi volta le spalle. Un grande amore. Veramente. Non c’è che dire. Blaise mi sembra un bravo ragazzo, non merita una donna che non lo ama, ma Pucey è sempre stato uno di quei ragazzi che maggiormente mi ha insultato a scuola e ora che scopre che io sono una Malfoy ecco che diventa uno zuccherino. Dulcis in Fundo, Theo è innamorato perso, ricambiato per fortuna, di tua sorella”.
“Forse hai solo bisogno di un po’ di tempo per riordinare le tue idee, in fondo quello che ti è appena successo non è facile da digerire, anche se sembra che tu stai affrontando bene la situazione”.
“No, Astoria, io la situazione non la sto affatto gestendo, la sto solo subendo. Bel comportamento per una figlia di Grifondoro”, sorride mesta, “Però, sì, hai ragione, ho bisogno di più tempo per fare chiarezza sui miei sentimenti, spero solo che mio padre non mi cruci”.
“Draco, è una mia impressione, o Hermione sta facendo di tutto per non affrontare la questione della sua identità?”.
Anche i ragazzi, rimasti soli, si stanno lasciando andare a confessioni.
“Che vuoi dire?” Hermione è sua sorella, convivono sotto lo stesso tetto da quasi tre mesi, ormai, possibile che non si sia accorto di un eventuale disagio della giovane? Che sia ancora colpa di Potty e Lenticchia?
“Non lo so con precisione, ma avverto una certa punta di disagio ogni volta che si fa riferimento a lei come una Malfoy”.
“Beh, come vedi, nostro padre non le ha dato molto tempo di ambientarsi. Appena arrivata l’ha messa di fronte al fatto che è in ritardo rispetto alla nostra tabella di marcia riguardo a fidanzamento e matrimonio e poi, sai, lei è sempre stata innamorata del Rosso”, risponde Draco.
“Già, ma noi non possiamo fare nulla per sollevarle il morale?” Chiede ancora il moro. Anche se non sarà lui il prescelto, dopotutto ha sempre considerato Hermione una persona intelligente e degna di stima, nonostante a scuola non hanno mai avuto modo di stringere una vera e propria amicizia.
“Tipo?” Chiede ancora il biondo.
“Ha detto che lunedì trascorreremo la giornata a Hyde Park, giusto?” Il biondo annuisce. “ Ricordi l’altro giorno ho detto che mi era venuta un’idea per segnare un punto a mio vantaggio?Bene, lascia fare a me: tua sorella mi ha appena servito l’occasione su un piatto d’argento”.
Draco fa per ribattere, ma in quel mentre vengono raggiunti dalle ragazze.
“Allora, ragazzi, per farmi perdonare tutte queste scarpinate, per domani vi ho riservato una sorpresa”, anticipa loro Hermione, prima di smaterializzarsi col fratello al Manor.
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“Padrone, padrone, presto venite, padroncina sta male!”
La piccola elfa, come tutte le mattine, è andata a svegliare Hermione, ma questa volta l’ha trovata sdraiata nel letto, tremante e con gli occhi sbarrati a fissare il vuoto.
Lucius si precipita nella camera della figlia, si avvicina al letto e la prende tra le braccia, cullandola.
“Petra”, ordina all’esserino che lo sta fissando inebetita: mai, neanche con padroncino Draco l’aveva visto così. “Chiama mia moglie e mio figlio, poi vai a chiamare il medimago Copper”.
“Che succede, Luc… oh, Merlino, Hermione!” Anche Narcissa si precipita al capezzale della figlia, mentre Draco osserva i suoi genitori dalla soglia della porta.
“Cos’è successo?” Chiede il medimago appena arrivato.
“Quando l’elfa è venuta a svegliarla, poco fa, l’ha trovata in queste condizioni”, spiega Lucius.
“Uhm, capisco; vi devo pregare di uscire, signori, così posso visitare la paziente”.
Draco si defila immediatamente in corridoio, seguito da Lucius.
“Lei pensi a visitarla, io non mi muovo di qui”, reagisce, invece, Narcissa.
“Signora, forse sua figlia preferirebbe non avere parenti nella stanza, mentre viene visitata”, spiega Copper. Probabilmente la ragazza si è scoperta incinta e sta negando a se stessa l’evidenza.
Narcissa abbassa il capo, sconfitta. Forse il guaritore non ha tutti i torti. In fondo, sua figlia è maggiorenne, ma la mano della ragazza, rimasta fino ad allora inerte, si stringe improvvisamente alla sua, come a volerla trattenere.
“Sono sua madre, quindi non mi muovo da questa stanza”. Poi, rivolta alla figlia, col tono più dolce capace di avere: “Tesoro, stai tranquilla, non ti lascio, non più”, le sussurra all’orecchio, posandole un delicato bacio sulla fronte. Quindi, si fa da parte e lascia che il medimago faccia il suo lavoro.
Dopo quella che ai due uomini pare un’eternità, Copper esce dalla stanza in cui ha lasciato Narcissa a vegliare Hermione, placidamente addormentata.
“La ragazza ha subito un crollo emotivo, ora l’ho sedata, ma sarebbe meglio che nei prossimi giorni si riposasse il più possibile”, espone loro.
“Effettivamente, mia figlia ha trascorso le ultime due settimane in modo piuttosto movimentato”, riflette Malfoy senior.
Draco, invece, non è convinto. Possibile che Blaise, in pochi giorni a contatto con sua sorella abbia capito ciò che a loro è sfuggito in due mesi di convivenza? Possibile che quella di sua sorella fosse solo una maschera? Sì, possibile, si risponde, conoscendo Hermione e la sua smania di sembrare sempre perfetta agli occhi di chiunque. Con questi pensieri si dirige nella propria stanza, dove, approfittando del fatto che i suoi genitori hanno collegato tutti i camini del Manor alla Metropolvere, chiama Blaise e Astoria per avvertirli del contrattempo.
Astoria non fa una piega, ma il moro lo raggiunge immediatamente.
“Come sta, ora?” Gli chiede, mentre si spazzola via dai vestiti i residui della polvere.
“Adesso è sotto l’effetto della pozione Sonno senza sogni; Copper dice che deve riposarsi il più possibile”, spiega il biondo.
“Uhm, capisco, posso vederla? Non la sveglierò, tranquillo”, chiede.
“Adesso c’è nostra madre con lei, magari più tardi”.
“Sì, certo. Senti, posso approffitare di uno dei vostri gufi per spedire una lettera? Sai si tratta di un affare piuttosto importante che non posso rinviare. Intanto tu chiama Theo e Adrian: anche loro hanno diritto di sapere, più che altro per corettezza, anche se non mi va di avere Pucey trai piedi”.
“Cosa odono le mie orecchie… Il grande seduttore Blaise Zabini che è geloso”, scherza Draco, “Comunque, sì, fai pure”.
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“Ginny, tesoro, di chi erano quei gufi, questa notte?” Un assonnato Harry Potter fa il suo ingresso nella cucina di Grimmauld Place.
“Quali gufi?” Domanda lei, cercando di negare l’evidenza.
“Quelli che ogni tanto picchiettavano alla finestra, strappandoti dalle mie braccia”.
“Probabilmente stavi sognando, io non ho visto nessun gufo”, mente spudoratamente la sua fidanzata. Alla fine non ce l’ha fatta. Dopo appena una settimana è tornata nella casa del fidanzato, con grande preoccupazione di mamma Molly.
“Sognavo”.
“Sì”.
“E anche adesso?” le indica il gufo che li sta fissando torvo dalla finestra.
“E questo da dove sbuca?” si chiede.
“Non chiederlo a me”, le fa lui, mentre si avvicina per prendere la missiva.
Il rapace, però, non è intenzionato a consegnarla a lui, ma alla ragazza.
“Lo sai, vero, che questa notte non stavo sognando?” Le ammicca malandrino, cingendole la vita da dietro.
La rossa non gli risponde, è troppo impegnata a leggere la lettera di Blaise.
All’improvviso sbianca, mentre la lettera le cade dalle mani.
“Ginny, cosa…”
“Hermione…”, riesce solo a rispondere la ragazza.
“Hermione, cosa, Ginny? Mi stai facendo preoccupare. Cos’è successo?” È preoccupato, e tanto anche; del resto, nonostante in quei tre mesi non si siano rivolti la parola, lui considera ancora Hermione come la sua migliore amica.
“Sta male. Harry dobbiamo andare subito al Manor. Ha bisogno di noi. Vatti a vestire. Io vado a chiamare Ron”. E corre nella stanza del fratello.
“Io lì non ci metto piede”, urla lui.
“Oh, tu ci verrai, eccome”, lei non è certo tipo da farsi intimorire da un rifiuto, seppur ripetuto alla nausea.
“No”.
“Sì”.
“No”.
“Basta!”, questa volta a parlare è Lavanda. “Noi, invece, ci andremo. Hermione ora ha bisogno dei suoi amici e adesso è tempo di far vedere di che pasta sono fatti i Grifoni, o vuoi continuare a nasconderti?”
“Vuoi… vuoi venire anche tu?” Le chiede un incredulo Ron.
“Certo, dopotutto Hermione è una mia compagna di Casa”.
“E perché?” Chiede ancora lui.
“Semplice: perché nulla è tanto necessario a un giovane quanto la compagnia delle donne intelligenti”, gli risponde lei. Mica può dirgli che è gelosa marcia, no?
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“Pozione Polisucco”. Solo un uomo come Lucius può entrare come un tornado nell’ufficio del Ministro, e mantenere intatto il suo aplomb.
“Mi scusi, signor Ministro, non sono riuscita a fermarlo”, si scusa la segretaria, mantenendo lo sguardo basso.
“Nessun problema Angie. Ci penso io”. Shaklebolt aspetta che la segretaria esca, per poi tuonare: “Sia chiaro Lucius, non tollero simili comportamenti. Quando senti il disperato motivo di venirmi a parlare, prima prendi l’appuntamento con la mia segretaria e quando arrivi ti fai annunciare, chiaro? E poi, scusa, ma cosa vuoi dire con pozione Polisucco?
“Hermione. Ha appena avuto un crollo psico-fisico”, spiega.
“Mi dispiace, veramente, ma cosa ti aspettavi? Che si mettesse a ballare il cha-cha-cha solo perché è diventata una Malfoy? Senza dimenticare che non hai aspettato a farla entrare nel ruolo di nobile strega purosangue. Comunque, continuo a non capire cosa c’entri tutto questo con la pozione Polisucco”.
“Kingsley, sarai pure Ministro della Magia e io un ex-Mangiamorte, ma non sono stupido, quindi smetti di fingere!” Sbotta il biondo.
“Ma si può sapere cosa stai blaterando, Lucius, vedi di venire subito al punto!” Ora il Ministro si sta veramente adirando.
“Ti ringrazio per la scorta che hai fatto avere ai miei familiari, ma alla luce degli ultimi avvenimenti, non ho nessuna intenzione di cedere al vostro ricatto e lasciare che Hermione faccia da esca per catturare quel folle. Piuttosto, se proprio vi serve, berrò io quella dannata pozione e mi trasformerò in lei. Punto” Inveisce Malfoy senior.
“Aspetta un momento…  chi ti ha fatto una simile proposta? Perché te lo dico subito: non è una mia idea, anzi, io sono fermamente contrario a usare quei tre ragazzi per risolvere il caso. Figuriamoci, poi, utilizzare una ragazza priva di addestramento perché faccia da esca. Sarà anche stato merito suo se Voldemort è stato sconfitto, ma ora basta: la guerra è finita ed è giusto che quei tre si godano la giovinezza”.
“Non è stata una tua idea?” Chiede un esterrefatto Lucius.
“Certo che no. Chi ti ha fatto questa proposta?” Gli chiede, anche se ha già un’idea in testa.
“Harvey” è l’unica parola che esce dalla bocca del suo ospite.
“Harvey?” Già, e chi se no?
“Sì, il tuo Capo Auror. Quando è venuto da me accompagnando i nuovi Auror che avrebbero fatto da scorta ai miei figli e a mia moglie, mi ha detto che la condizione posta da te era appunto che mia figlia facesse da esca”.
“Merlino, Lucius, quando tu mi hai chiesto di estendere la sorveglianza a tutta la tua famiglia, se ti ricordi bene, io ti ho detto che avrei dovuto parlarne col Wizengamot. Come hai fatto a non pensare che ci fosse qualcosa sotto quando Harvey ha citato solo me?” Ragiona Shaklebolt.
Una smorfia è l’unica risposta che riceve.
“No. Non dirmi che hai pensato di accettare”. Non ci può credere, non solo ha svenduto il proprio figlio sedicenne a quel pazzoide di Voldemort, ma ora stava per ricadere nello stesso errore.
“Non ho avuto scelta. O accettavo, o addio scorta. Anche se quella decisione mi è valsa un litigio con mia moglie. Comunque, proprio grazie a quel litigio ho trovato la soluzione: bevo la Polisucco e i giochi sono fatti”.
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“Sfregiato, Piattola. Vedo che vi siete portati dietro anche Lenticchia e la sua nuova conquista”. Draco non può fare a meno di fare una smorfia di disgusto. Passi per la rossa Weasley, ma gli altri tre, dov’erano quando Hermione aveva bisogno dei suoi migliori amici? Non dimentica che è anche colpa loro se la sorella ora sta male. “Che cosa siete venuti a fare qui, nella tana del lupo?” Chiede, arrogante.
“Abbiamo saputo di Hermione, volevamo notizie”, spiega Harry.
“Adesso vi preoccupate, eh? Dov’eravate prima? Se adesso lei sta male è colpa vostra che le avete voltato le spalle”, sputa, velenoso.
“Io me ne vado”. Ron è stato trascinato lì in quella casa contro la sua volontà e non fa mistero della sua contrarietà e fa per girarsi.
“Certo, i Grifoni scappano, e poi saremmo noi Serpi a essere i vigliacchi”, continua a infierire il biondo.
“Draco…” Blaise cerca di riportarlo a più miti consigli.
“Non ti permetto di…”, ma prima che Ron possa terminare la frase, si ritrova con la bacchetta del biondo puntata alla gola.
A Lavanda scappa un urlo isterico, mentre anche gli altri due ragazzi sfoderano le loro bacchette.
“Adesso basta, tutti e quattro. È vero, qualcuno ha latitato in questi ultimi mesi, ma ora siamo qui; in ogni caso mi pare d’aver capito che anche qualcun altro ha sottovalutato certi sintomi”, tuona un’esasperata Ginny, ma i ragazzi non danno cenno di averla udita.
“Mettete. Giù. Le. Bacchette. ORA!” E questa volta, anche se a malincuore e comunque tenendo alta la guardia, i ragazzi le abbassano. Lavanda tira un sospiro di sollievo.
“Pare che abbia avuto un crollo emotivo. Il medimago che l’ha visitata le ha fatto bere una pozione Sonno senza sogni. Adesso con lei c’è nostra madre”, spiega infine Draco.
“Com’è possibile a quest’ora? Voglio dire, è mattina presto: cosa le avete detto a colazione per ridurla in quello stato?” Accusa subito Ron.
Gli occhi di Draco si riducono pericolosamente a due fessure; tuttavia, spiega ancora, mantenendo una calma che non sapeva di possedere: “Non eravamo ancora scesi a colazione. Come tutte le mattine, la sua elfa domestica è andata a svegliarla, ma l’ha trovata distesa sul letto tremante e con gli occhi sbarrati che fissavano il vuoto”.
“Miseriaccia… Hermione che ha un’elfa personale, ora sì che posso dire di averle viste tutte”, esala Ron, guadagnandosi occhiate omicide da tutti e una gomitata, bella forte, nelle costole dalla sua fidanzata: “Ahia, ma che ho detto?”
“A volte mi chiedo chi dei due sia stato adottato”, borbotta Ginny, poi, rivolta alle due Serpi: “Possiamo vederla? Staremo attenti a non svegliarla” e lancia un altro sguardo assassino al fratello.
“Uhm, non lo so, adesso con lei c’è nostra madre e vi assicuro che assomiglia a un drago che cova le uova”.
“Draco, se non ho capito male, non avete ancora fatto colazione”, interviene Lavanda, “ Staremo noi con lei, mentre voi scendete a consumarla”.
“Sì, mi sembra un’ottima idea”, le dà man forte Blaise.
“Draco? Da quando lui è Dracoper te?” le chiede un astioso Ron sottovoce, in modo che solo la sua fidanzata possa udirlo, ma lei, anziché rispondregli, fa un gesto con la mano come a voler scacciare un insetto molesto.
“Madre”. Draco entra nella camera della sorella, avvolta nella penombra.
“Cosa ci fanno loro qui?” Chiede in modo astioso, non appena vede entrare Harry e Ron.
“Hermione è una loro amica e sono venuti a…” Già, a fare che?
“E in questi mesi dove’erano?” Chiede la donna, senza mai togliere gli occhi da quelli che lei considera intrusi.
“Ma ora sono qui”. Harry è letteralmente basito: Draco Malfoy che li sta difendendo? “Perché non scendete a fare colazione? Resteremo noi qui a vegliarla”, continua il ragazzo.
La madre trae un respiro profondo, valutando la situazione. Dopotutto, meglio tardi che mai.
“Sì, hai ragione. Sai per caso dov’è tuo padre?” Gli chiede.
“Credo che sia andato al Ministero per un affare urgente”.
“Capisco, vorrà dire che lo aspetterò nel suo studio. Ragazzi, mi raccomando: il medimago ha detto che deve riposare il più possibile” ed esce dalla stanza.
§ § § § § § § § § §
“C’è stato un altro omicidio”.
“Quando?”
“Circa una settimana fa”.
Lucius è appena rientrato al Manor e mette Narcissa al corrente delle voci che stanno circolando al Ministero. Ormai è solo questione di giorni, poi la notizia verrà data in mano alla stampa. Non si può continuare a tacere.
“Hermione… credi che abbia sentito qualche voce in proposito? È per questo che ha avuto quel crollo?” Chiede ancora Narcissa, preoccupata.
“Ne dubito, è sempre andata nella Londra babbana in questi giorni, e sia le persone che hanno ritrovato i cadaveri che le autorità accorse sono state prontamente obliviate dagli Auror del Ministero. Che ha detto di preciso il medimago?” Anche Lucius è preoccupato.
“Ha detto che presentava sintomi di insonnia prolungata, eppure l’ho sempre vista iperattiva in questi giorni”. Narcissa non sa più che pesci prendere.
“Chi c’è adesso con lei?” Si informa il marito.
“Draco, Blaise e i suoi amici di Grifondoro”. risponde lei.
“Quelli che l’hanno abbandonata perché si è scoperto che è figlia nostra?” Storce il naso.
“Ma ora sono qui”, li difende la donna, usando le stesse parole di Draco di poco prima.
“Se lo dici tu…”, ma l’uomo non appare tanto convinto.
“Ah, Lucius… Ero seria l’altro giorno”.
Il marito la guarda interrogativo.
“Quando ho parlato della pozione Polisucco”, spiega lei.
“Non ti devi più preoccupare di quella faccenda. Prima ne ho discusso personalmente con Shaklebolt suggerendogli che sarei stato io a berla e fingermi Hermione, ma lui mi ha assicurato che non ce n’era alcun bisogno perché l’idea non era partita da lui e che comunque chiunque l’avesse avanzata, sarebbe stato fermato subito”, la tranquillizza il marito.
“Come facciamo con i ragazzi? Non sarebbe meglio che lo sapessero da noi, piuttosto che leggerlo da un giornale?” Domanda Narcissa.
“Ma Hermione… Copper ha detto che non deve subire traumi”, obbietta Lucius.
“Non credi che sarebbe un trauma peggiore leggerlo sul giornale? E noi sappiamo come lavorano quelli del Profeta”, tenta di farlo ragionare la moglie, ma anche lei se l’è posta, quella domanda.
“Forse hai ragione tu, ma parliamone prima con Draco. Ho notato che sta stabilendo un buon rapporto con sua sorella, nonostante si siano odiati per anni”, conviene, infine Lucius.
“E questo grazie a te”.
§ § § § § § § § § §
“Mamma…” È sera quando finalmente Hermione riapre gli occhi. I suoi amici non si sono mossi da quella stanza, nemmeno quando sono passati Lucius e Narcissa.
Theo e Adrian sono passati nel pomeriggio, ma non si sono fermati più di tanto per improrogabili affari non meglio specificati.
“Ehi, piccola”. Suo fratello le accarezza leggero la fronte. Per poco a Ron non cade la mascella a terra. Quando mai ha visto Draco Malfoy gentile con una persona? Con Hermione poi, che si sono allegramente odiati per anni? Vero, adesso è sua sorella, ma tutto quell’odio può essere svanito così, in un puff?
“Oh”, fa per alzarsi, ma viene prontamente bloccata dal fratello e da Blaise: “Ferma, dove credi di andare? Stamattina hai avuto un malore, devi riposarti”.
“Che ore sono?” Chiede.
“Tecnicamente sarebbe ora di cena”, le risponde Ron.
“E voi siete rimasti con me tutto questo tempo?” È incredula, ma contenta.
“Beh, che ti aspettavi, siamo o non siamo i migliori amici?” Chiosa Harry.
“Tanto migliori amici che siete spariti per tre mesi”, gli fa notare Hermione.
“Ma adesso siamo qui”, risponde Ron, ma riprende subito: “Visto che ti sei ripresa e che hai bisogno di riposare, noi andiamo, mi raccomando, riguardati. Beh, ciao, allora…” e fa un cenno alla fidanzata e all’amico.
“Aspetta, Ron, forse prima Hermione vuole spiegarci il motivo per cui sono giorni che prende di seguito la pozione Occhiopallato”, lo blocca la sorella e guarda la riccia con un cipiglio degno di Molly.
Sei paia d’occhi la scrutano.
“Io… ecco… beh… uff, non è importante”, sbotta infine, dopo una serie innumerevole di monosillabi, cercando di nascondere la testa sotto le coperte, ma anche questa volta il fratello non le lascia gioco facile: “Eh, no, sorellina, sbaglio o il Cappello parlante ti ha smistato a Grifondoro, la casa dei coraggiosi? O devo pensare che lì ci sono solo struzzi?” Tenta di stuzzicarla.
“Avanti, Hermione, confidati, siamo tuoi amici, ma, soprattutto, quando ti fermi a guardare la paura in faccia acquisti forza, coraggio e fiducia. Devi fare le cose che credi di non poter fare”, prova a convincerla Blaise.
“Io… oh, ma perché volete saperlo? È una cosa un po’ stupida. Ho sbagliato, ma ormai l’ho fatto. Prometto che non succederà più”, cerca una scappatoia.
“Visto, ragazzi? Non è nulla di grave. E ha promesso di non farlo più, vero?” Ron le lancia uno sguardo inequivocabile.
La ragazza annuisce con un cenno della testa.
“Bene, allora noi ti lasciamo riposare e togliamo il disturbo. Andiamo, ragazzi? Ci fai strada tu, Malfoy?” Riprende il rosso; vorrebbe chiamarlo Malferret, ma, anche se debole, teme la bacchetta di Hermione.
“Certo, da questa parte e accompagna tre ragazzi verso il camino più vicino, non prima di aver lanciato uno sguardo di avvertimento alla sorella.
“Ginny, tu non vai?” Le chiede la riccia.
“No, se non ti reca troppo disturbo, vorrei rimanere, ma adesso che tuo fratello non c’è, puoi parlare. Noi non diremo nulla, vero Zabini?” L’altro annuisce con la testa.
“Veramente, ragazzi, è una cosa stupida. Non è importante”, si difende lei.
“Perché questo non lo lasci decidere a noi?” Interviene il fratello. Non l’ha sentito rientrare.
“Draco, forse Hermione preferirebbe…” comincia Blaise, ma viene interrotto dalla ragazza: “No, Blaise, ha ragione lui, in fondo credo che non mi lascerete in pace finché non vi racconterò tutto, vero?” E si mette a sedere aiutata da Ginny.
I tre ragazzi annuiscono, sedendosi nuovamente sul letto.
“Promettete di non ridere, però. È cominciato tutto pochi giorni dopo il mio arrivo qui al Manor. All’inizio erano solo incubi sporadici, ma ultimamente ne faccio anche due o tre per notte, e allora ho provato con la pozione Risvegliante per poter restare sveglia e non sognare più. Si tratta sempre dello stesso incubo: sogno di correre – probabilmente sto scappando da qualcuno – ma inciampo, poi mi rialzo e riprendo a correre, finché non arrivo all’oceano; mi tuffo e mi allontano dalla riva. Solo che…” Smette di raccontare perché comincia a iperventilare. Sta avendo un attacco di panico.
Blaise, che è il più vicino, le prende le mani e ne porta una all’altezza del suo petto, mentre l’altra la pone sul petto della ragazza: “Calmati, Herm, sei al sicuro qui”, le dice con voce calma, “Respira con me… ecco, così… brava”.
“Riposati, adesso” e l’aiuta a sdraiarsi nuovamente, “Quando ti sentirai meglio, riprenderemo il discorso, va bene?”
“Sai cosa faccio, adesso?” Interviene Ginny, “Mi sdraio qui accanto a te, non devi avere paura”.
I ragazzi fanno per uscire dalla stanza, ma Hermione li richiama: “No, aspettate, se non ve lo racconto adesso, temo che non avrò mai più il coraggio di farlo”, esala.
“Ecco, mentre nuoto, tutto ad un tratto, l’oceano diventa rosso, è come se si trasformasse in sangue. Vedo sangue tutto attorno a me, sopra, sotto, non posso girarmi che sono circondata dal sangue…” Si sta agitando di nuovo. Ginny le accarezza la fronte, per tranquillizzarla, e lei riprende a parlare: “Tento di tornare a riva, ma qualcosa mi trattiene, mi spinge verso il fondo e poi… poi tutti quegli occhi che mi fissano, sembrano volermi divorare, e poi urlano il mio nome. Occhi che urlano… E qui mi sveglio”, termina di raccontare.
“Tranquilla, va tutto bene, ci siamo noi con te, adesso”, le parla Blaise, accarezzandole una mano.
“Petra”, chiama invece Draco, “avverti i nostri genitori che mia sorella si è appena svegliata, poi porta qualcosa da mangiare”.
“Draco…”, comincia Hermione.
“Draco niente, il medimago è stato chiaro. Devi mangiare qualcosa”.
“Ma non era necessario trattarla in quel modo”, ribatte lei, ottenendo per tutta risposta uno sbuffo dal fratello.
L’incubo della sorella l’ha messo sul chi va là: possibile che c’entri qualcosa con gli omidi di cui gli hanno parlato i suoi? Forse, però, dipende dal fatto che Hermione detesta stare al centro dell’attenzione e quella storia del suo rapimento alla nascita con tutti gli annessi e connessi, poi la guerra e il fatto che lei è stata la mente del Trio… sì, deve essere senz’altro quello il motivo.
In quel mentre, Lucius e Narcissa fanno il loro ingresso nella camera ormai rischiarata soltanto dalle candele.
“Ginny, Blaise, vi fermate a cena, vero?” Chiede loro Draco, scortandoli in sala da pranzo.
“Tesoro!” Narcissa si butta ad abbracciare la figlia.
“Piccola! Ci hai fatto preoccupare”, Lucius le accarezza una guancia.
“Io… scusate… non volevo. Volevo solo non avere più incubi”, tenta di giustificarsi Hermione.
“No, amore, cosa stai dicendo? Non devi scusarti, ma quella pozione non è il rimedio al problema: ce ne vuoi parlare?” Le chiede Narcissa.
“Io… è circa tre mesi che quell’incubo mi tormenta, all’inizio era solo sporadico, ma negli ultimi tempi compariva anche due o tre volte per notte”, comincia a raccontare, ripetendo quanto detto poco prima al fratello e agli amici.
Quando finisce il racconto, Narcissa la stringe ancora di più nel suo abbraccio, in modo che non veda l’occhiata che rivolge al marito.
Con un plop, Petra fa la sua apparizione reggendo un vassoio colmo di cibo: “Padroni, scusate, padroncino Draco ha chiesto cibo per padroncina”. Se solo avesse le mani libere, si tirerebbe le orecchie: ha disturbato i padroni e questo a padron Lucius non piace.
“Va bene, Petra, appoggia pure il vassoio sul tavolino, ci pensiamo noi”, la licenzia il biondo.
“Ce la fai ad alzarti?” Le chiede la madre.
“Sì, ma prima vorrei andare in bagno”.
“Vieni, ti accompagno”.
Lucius è preoccupato: e se quegli incubi c’entrassero qualcosa con quanto sta accadendo là fuori? Possibile ci sia un collegamento tra sua figlia e l’assassino? È un’ipotesi che non vuole neanche prendere in considerazione, ma dallo sguardo che gli ha lanciato prima la moglie, ha capito che anche lei nutre i suoi stessi dubbi.
Maledizione! Proprio ora che era riuscito a riportarla a casa!
§ § § § § § § § § §
“Draco, vuoi per favore dirci cosa ti tormenta? Hermione è tua sorella, d’accordo, ma è anche nostra amica, anzi, probabilmente sarà mia moglie”. Blaise non ha perso tempo a mettere sotto torchio l’amico.
“Frena, frena, non mi sembra che mia sorella ti abbia scelto come suo probabile fidanzato”.
“Touché; questo, però non significa che io non debba continuare a corteggiarla e che tu stai cercando di evitare il discorso, quindi torno a chiedertelo: cosa ti tormenta dell’incubo di tua sorella, perché è da quando ce l’ha raccontato che sei strano”. Sì, decisamente Blaise a volte sa essere peggio di un martello pneumatico.
“Veramente, io ho notato che sei diventato strano già da questo pomeriggio, quando tuo padre ti ha chiamato nel suo studio, ma, come ha detto Zabini, quando Hermione ci ha raccontato del suo incubo, ti sei incupito ancora di più”, infierisce Ginny.
“Uff… d’accordo, ma sia chiaro. Prima di parlarne con Hermione, dobbiamo aspettare che si riprenda del tutto, o mio padre troverà il modo di far resuscitare Nagini e offrire me come cena”, cerca di scherzare il biondo, ma si vede lontano un miglio che è tirato come una corda di violino.
“Mio padre oggi mi ha messo al corrente di certi fatti che stanno accadendo nel Mondo magico da tre mesi a questa parte: pare che pochi giorni prima del plenilunio vengano compiuti degli omicidi. Tre vittime, tutte e tre ragazze di diciotto anni, uccise dopo essere state torturate e a cui hanno legato le palpebre col fil di ferro”. Mentre parla non ha il coraggio di alzare gli occhi dal piatto, ancora pieno.
“Merlino, ma è terribile!” riesce solo a dire Ginny, mentre Blaise, più pratico domanda come mai la Gazzetta non abbia mai riportato le notizie.
“Pare che al Ministero, nonostante le varie gole profonde, siano riusciti a non far arrivare la notizia alla stampa”.
“Hermione, però, ha il diritto di sapere, soprattutto visti gli incubi ricorrenti. Stai pensando che ci possa essere un collegamento?” Chiede ancora Blaise, ma la sua è più che altro una domanda retorica: è palese il pensiero di Draco.
“Non lo so, può darsi che dipenda anche dal fatto che lei detesta essere al centro dell’attenzione e con tutto quello che è successo, considerato anche sono cominciati proprio con l’inizio dei processi…” prova a convincere più se stesso che gli altri.
“A questa ipotesi, però, nessuno di noi tre crede veramente”. Blaise fa eco ai suoi più tristi pensieri. “Comunque per me si è fatto tardi. Ginny, voi che ti accompagni a casa o ti fermi a dormire?”
“Ti ringrazio, ma non è necessario”.
“Meglio non sfidare la sorte, ragazzina”. Lucius è entrato nella sala senza che nessuno se ne avvedesse. Silenzioso come un felino. O una serpe. “Blaise, non ti preoccupare, la riaccompagno io”.
“La ringrazio, signor Malfoy, ma veramente…”, comincia, insicura. Quell’uomo l’ha sempre messa a disagio. Dopo quello che le ha combinato il suo primo anno a Hogwarts, poi…
“Sei mia ospite, e se dovesse succederti qualcosa, credo che anche se innocente Azkaban questa volta non me la toglie nessuno”. Ah-ah, eccolo qui il vero Lucius Malfoy. “Andiamo, come hai detto che si chiama la casa dei tuoi genitori?”
“Ehm, non vivo più con loro. Adesso convivo con Harry al Grimmauld Place numero 12”, confessa imbarazzata.
“Davvero molto, molto prudente”, commenta, sarcastico.
“Le ricordo signor Malfoy che il mio fidanzato è…”, comincia, con tono stizzito, ma l’uomo conclude per lei la frase: “Solo un ragazzino di appena diciotto anni. E adesso tieniti stretta a me”.
Nella sua mente, però, anziché un muto ringraziamento verso l’uomo, scorrono le immagine del suo primo anno a Hogwarts…
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