I CINQUE SENSI – Capitolo 5

Susan B. Anthony :
Una donna non deve dipendere
dalla protezione dell’uomo,
deve imparare a proteggere se stessa”.
(Episodio 3*18 Criminal Minds, “Vite incrociate”)
“Sei andata a trovare i tuoi amici pezzenti?”
Non l’ha sentito entrare in camera, per questo sobbalza, ma fulminea si gira di scatto verso il fratello con la bacchetta puntata alla sua gola. Lui, però, è più veloce: “Expelliarmus!” e la bacchetta vola nelle sue mani.
“Non provarci mai più, sorellina, mai più” le sibila arrabbiato.
“E tu, non permetterti mai più di insultare i miei amici. Non avranno le nostre camere blindate alla Gringott, ma in quanto a dignità, quella ne hanno da vendere”, gli sputa con rabbia, “E in quanto a te, pensavo che fossi cambiato. Evidentemente, era solo una maschera… per cosa, poi?” Si lascia cadere sulla sedia della toilette, sconfortata. Pensava che almeno lui era diventato umano, ma a quanto pare si è sbagliata. Un’altra volta. Con un’altra persona. Ma cosa ha preteso? In fondo, è pur sempre Draco Malfoy.
In un attimo, lui le arriva alle spalle e, prendendola delicatamente ma in modo fermo, la obbliga ad alzarsi e a seguirlo fino al grande specchio che nasconde l’ingresso della cabina armadio, mettendosi al suo fianco: “Guarda. In che cosa ti sono sembrato diverso? Sono sempre io, Draco Malfoy, e tu, cognome a parte, resterai sempre Hermione Granger, Grifondoro. E i Weasley, resteranno sempre… loro” si corregge in fretta, prima che la sorella possa assestargli una gomitata nelle costole. “Perché ti aspettavi che fossi diverso? Per due parole gentili che ti ho rivolto? Beh, mi dispiace, ma io sono sempre io. E poi, scusa, sono tuo fratello, che mi piaccia o no, se mai ti avessi mancato di rispetto anche solo una volta da quando sei arrivata qui, nostra madre non ci avrebbe pensato due volte a schiantarmi”, le confessa, accarezzandole il braccio martoriato.
“Ah, ecco, ora sì che comincio a riconoscerti. Quindi è per paura di nostra madre che sei gentile con me”, le fa il verso lei, un po’ delusa da quella confessione. Per un po’ di tempo, si era crogiolata nell’illusione che lui, dopotutto, non fosse poi così male come persona, e invece…
“Beh, anche perché non sapevo come insultarti, non potevo certo continuare a chiamarti Mezzosangue o Natababbana, non credi? E neanche per cognome”. Le fa segno di raggiungerlo a sedersi sul letto, dove, sorprendendola, l’abbraccia, poi le strofina un pugno sulla testa, spettinandola ancora di più.
“No, ti supplico, i capelli, no!”
“No? I capelli, no?” Le sorride pericolosamente, poi, la trascina sotto di lui e incomincia farle il solletico: “Allora questo sì!” è la sua sentenza, finché, esausti, tutti e due crollano. A Hermione fa perfino male la pancia dal gran ridere. Dopotutto, non è poi così male come fratello, il Furetto. Lui non ha più nomignoli con insultarla, ma a lei rimane il caro, vecchio, amato Furetto, con una miriade di aggettivi. Cosa può volere di più dalla vita?
“E comunque”, continua lui, guardando il soffitto con le braccia incrociate dietro la nuca, “ti rendi conto prima hai detto due volte ‘nostro’?”
Lei non risponde. No, non se ne è accorta. Forse sta cominciando ad accettare quella situazione. Del resto, non ha molte alternative. O l’accetta, o a stare male sarà solo lei, senza poter contare sull’appoggio di nessuno.
Si alza, porgendo il braccio alla sorella per aiutarla a fare altrettanto, che lei prontamente accetta. “E comunque, continuo a pensare che i Weasley siano dei pezzenti”, infierisce porgendole finalmente la sua bacchetta.
Un debole pugno lo colpisce al petto e stizzita: “Ma la smetti di insultare i miei amici?”
“Begli amici che hai. Ho visto come ti hanno guardato al Ministero, quando nostro padre ha confessato quella rivelazione, e anche dopo, fuori dall’aula”.
Lei abbassa lo sguardo. Non controbatte. Il fratello ha ragione e quell’episodio l’ha ferita più di quanto lei stessa sia disposta ad ammettere.
Lui se n’è accorto, ma questa volta non dice nulla; solo, l’accompagna in sala da pranzo dove i loro genitori li stanno aspettando per la colazione. Nel breve tragitto, la rabbia gli monta dentro: quei due deficienti dovrebbero baciare la terra dove lei cammina, e invece l’hanno abbandonata proprio nel momento in cui aveva più bisogno di avere degli amici accanto. Quante volte l’hanno dovuta ringraziare per aver loro salvato la vita, soprattutto nell’ultimo anno? Lo Sfregiato si è forse dimenticato che uno dei sette Potter che hanno rischiato la vita era Hermione? E Lenticchia, che nella Stanza delle Necessità l’ha definita la sua ragazza? L’ha già scaricata, solo per un cognome? Per non parlare di tutte le volte che a scuola li ha sempre coperti con i professori…. Prima o poi dovrà fare quattro chiacchiere con quei due, anzi quei tre, contando anche la Piattola, che si è sempre definita la sua migliore amica…
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Lei e sua madre si smaterializzano direttamente a Diagon Alley, poco distante dalla gelateria di Florian Fortebraccio, dove Hermione ha appuntamento con Ginny. È stata irremovibile con suo padre riguardo gli inviti: o lei avrebbe potuto invitare chi voleva, o addio festa del Debutto. Sa quali tasti toccare con lui. Se avesse annullato la festa, cosa avrebbe pensato l’élite dei Malfoy? Che si vergognavano di avere una figlia eroina? E come avrebbe reagito il Ministro, che la considerava la sua pupilla, a quelle voci? Lui ha provato a controbattere, ma sua moglie e suo figlio si sono coalizzati con la ragazza e allora ha ceduto. Il parco del Manor è immenso, che ci vorrà a evitare tutti quei pezzenti? È preoccupato, però, che qualcuno di loro sia a conoscenza delle voci che girano al Ministero, come ne è a conoscenza lui, e tra una parola e l’altra, qualcosa possa giungere alle orecchie della figlia.
Alla gelateria, oltre a Ginny, ci sono anche sua madre con Fleur e Angelina. Hermione non sta più nella pelle dalla felicità. Significa che tutti hanno accettato il suo invito. Non sarà sola quel giorno; poi nota l’espressione dell’amica e capisce che né Harry e né Ron verranno. Abbassa lo sguardo, delusa. Poco dopo, vengono raggiunte da una sorridente Luna.
Insieme, si dirigono da Madama McClan, dove le attendono le Greengrass e le Parkinson, che storcono visibilmente il naso quando notano il seguito delle Malfoy.
Hermione, con un ghigno degno del miglior Malfoy, a testa alta oltrepassa Pansy tenendo per mano Ginny e Luna e fa segno alle altre Weasley di starle accanto, mentre si rivolge direttamente alla commessa: “Sono Hermione Malfoy, io e le mie amiche siamo qui per scegliere degli abiti per il mio Debutto, quindi la prego di chiamare immediatamente Madama McClan; lei può servire le altre”.
La commessa sparisce immediatamente in un altro locale.
“Hermione! Ti pare il modo?” La riprende la madre.
“Perché? Cosa ho fatto? Ho solo chiesto il meglio per me e le mie amiche”, le risponde con aria innocente lei.
“Ci hai… ignorato”. Sua madre è costernata: sua figlia non l’ha volutamente presa in considerazione, lasciando che fosse un’anonima commessa a servirla, a lei, una Malfoy, mentre Madama McClan servirà direttamente quelle pezzenti delle Weasley. Neanche alle Greengrass e alle Parkinson è piaciuto molto il comportamento di Hermione, ma, a sorpresa, Daphne e Astoria le si avvicinano sussurrandole all’orecchio: “Un comportamento degno di una Serpe, penso che potremo diventare amiche”.
Hermione resta basita dal comportamento della più grande delle sorelle Greengrass, ma poi le sorride, amichevole. Forse ha esagerato a ignorare sua madre, ma, anche se a casa l’aveva appoggiata per gli inviti, alla gelateria non ha potuto fare a meno di notare il suo comportamento altezzoso e da vera Malfoy ha voluto punirla. Loro, obbligandola a partecipare a quella sceneggiata, vogliono rimarcare il fatto che lei adesso è una Malfoy, esattamente come loro, bene, e allora, da Malfoy fatta e finita lei con loro si comporterà.
Intanto, Madama McClan fa il ingresso: “Oh, lady Malfoy, quale piacere. In che cosa posso servirla?”
“Fra pochi giorni ci sarà il Debutto di mia figlia, avrei piacere di scegliere fra i suoi abiti”, risponde prontamente Narcissa, posando la sua mano sulla spalla di Hermione.
“L’eroina del Mondo magico. Fantastico. Cheryl, cara, mentre io mi occupo delle signore Malfoy, Greengrass e Parkinson, tu occupati delle signore Weasley”. Non ha idea di come quelle donne possano permettersi i suoi vestiti, ma non sarà certamente lei a vestirle.
Pansy riserva un sorriso di vittoria a Hermione, la quale si permette di contraddire la sarta: “Veramente, avrei piacere”, esordisce, facendo il verso alla madre, “che fosse lei a vestire me e le mie amiche. La sua commessa se la caverà benissimo con le signore Greengrass e Parkinson”.
Le dispiace per Daphne e Astoria che poco prima le hanno manifestato la loro amicizia, ma non può darla vinta a Pansy. Per la seconda volta sua madre rimane senza parole, e se non fosse la donna di classe che è la mascella le sarebbe caduta a terra, mentre Pansy schiuma di rabbia.
Dopo aver passato più di tre ore in negozio – le ragazze a dire il vero ci stavano prendendo gusto a provare abiti su abiti, coinvolgendo nella loro follia una ritrosa Hermione – Narcissa prende accordi con la titolare per la consegna dei vestiti per le ore 15,00 di sabato 18 alle rispettive proprietarie.
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Mentre le donne sono occupate con lo shopping, un certo biondino è impegnato in tutt’altri affari.
Con la sua solita smorfia di disgusto stampata in faccia, suona il campanello del numero 12 di Grimmauld Place. Per lui che è metà Black non è stato difficile trovare il palazzo della prozia Walburga.
Ad aprirgli, però non è Harry, bensì un assonnato Ron, con ancora indosso il pigiama – bianco a pois rossi.
Draco lo squadra da capo a piedi e poi: “Buongiorno, Weasley. Potter è in casa?”
“E se anche fosse?” È il grugnito che riceve di risposta. Non è assolutamente propenso a fare entrare in casa quel Mangiamorte pentito.
“Non ti hanno insegnato che non è buona educazione rispondere a una domanda con un’altra domanda?” Ribatte sarcasticamente il biondo.
“Non so cosa tu voglia da noi, ma noi non abbiamo tempo da perdere con te, quindi se ti dispiace…” e fa per chiudergli la porta in faccia, ma Draco, più veloce, infila un piede tra lo stipite e la porta stessa: “Weasley, Weasley, non si fa così. Io sono venuto con le migliori intenzioni. Se fai il bravo bambino e mi fai entrare, spiego sia a te che a Potter il motivo della mia visita”, lo canzona.
Intanto alle spalle di Ron sopraggiunge un altrettanto assonnato Harry: “Ron, che c’è alla porta?”
Ma prima che Ron possa rispondere, Draco si presenta da solo: “Buongiorno anche a te Potter. Mi fai entrare, o preferisci che i tuoi vicini babbani scoprano l’esistenza di casa tua?”
“Furetto? E tu che ci fai qui?” Che diavolo ci fa lui la mattina presto a casa sua? Beh, mattina presto, è da poco passata l’ora di pranzo… “Comunque, entra” e sia lui che Ron si fanno da parte per farlo entrare e lo conducono nel salotto.
“Allora?” Domanda, duro, Ron. Lui non è come Harry, propenso a dare a tutti una seconda opportunità. E poi proprio a lui dovrebbe darla? A lui che non ha mai fatto mistero di considerare la sua famiglia indegna di appartenere al Mondo magico?
“Calma, Ron, prima sentiamo cosa ha da dirci e poi lo sbattiamo fuori di qui. Avanti, Malferret, dicci cosa sei venuto a fare”.
“Neanch’io sono contento di trovarmi qui, Potter, tranquillo, e non vedo l’ora di andarmene, tuttavia sono venuti fin qui per un affare di vitale importanza, certo non per me, che sinceramente non mi può importare di meno se esistete o no, ma…”, ma viene interrotto da un irritatissimo Ron: “Allora, vuoi venire al punto, sì o no? Harry” rivolto poi al moro, “questo qui vuole solo farci perdere tempo. Buttiamolo subito fuori a calci così possiamo andare a fare colazione, che sto morendo di fame”.
“Veramente è appena passata l’ora di pranzo, comunque, stavo dicendo”, riprende esasperato per l’interruzione, “che Hermione è prima ancora che essere mia sorella, vostra amica, cosa che a quanto pare vi siete bellamente dimenticati, assieme al fatto che in tutti questi anni vi ha sempre parato il culo con i professori e con Voldemort. No, Lenticchia, adesso tu mi fai il piacere di startene zitto ad ascoltarmi senza interrompermi”, lo blocca prima che possa interromperlo di nuovo, “Mia sorella non vi ha mai fatto mancare il suo sostegno. Mai. E voi, come la ringraziate? Schifandola solo perché ha scoperto di essere figlia di un Malfoy. Non è colpa sua se suo padre, nostro padre, è Lucius Malfoy. Lei rimane sempre Hermione Granger, Grifondoro. Tra una decina di giorni ci sarà la festa del suo Debutto. So che ha spedito degli inviti anche a voi, e voi le farete il piacere di esserci, volenti o nolenti. Ah, e non dimenticate le facce allegre”. Si alza e si dirige all’uscita. Quello che aveva da dire l’ha detto. Le ragioni di quei due non gli interessano, ma viene richiamato dal Ragazzo-sopravvissuto-due-volte-a-Voldemort-ma-se-continua-così-non-sopravviverà-un-secondo-di-più: “Malferret, perché ci tieni così tanto?”
Già, perché ci tiene così tanto? Non gli è mai importato di nessuno oltre che se stesso. Cos’è successo di nuovo nell’ultimo mese? È successo che ha scoperto di avere una sorella e anche se la notizia all’inizio l’ha destabilizzato – e chi non si destabilizzerebbe? – col tempo ha scoperto che non è poi così male avere una sorella con cui sfogarsi ogni tanto. Certo sulla scopa è una schiappa, ma almeno c’è qualcosa in cui Hermione-fu-Granger-ora-Malfoy scarseggia: ci sono cose che non si posso comprare.
“Allora?”, insiste Harry, non ricevendo risposta.
“Sfregiato, c’eri anche tu quella sera sulla Torre di Astronomia”, rinvanga il biondo, “dovresti sapere che tutto ciò che faccio lo compio per me e per la mia famiglia. E in ogni caso, se sono libero da questo schifo” e si scopre il braccio sinistro, “lo devo al genio di mia sorella”.
Harry abbassa gli occhi. Sa che ha perfettamente ragione, ma Ron non la pensa così: “Forse hai dimenticato il piccolo particolare che è stato Harry a sconfiggere Tu-sai-chi”.
“Tecnicamente, è stato un suicidio, ma che ne sarebbe stato di voi e di tutti noi, se Hermione non avesse capito cosa si nascondeva dietro la storia dei Tre fratelli?” Rivolge loro uno sguardo di sfida, a cui nessuno dei due risponde. “Pensateci” è l’ultima parola che rivolge ai due, prima di andarsene.
Lui, quello che doveva fare l’ha fatto, ora tocca a Potter e Weasley fare il prossimo passo.
“Haffy, non fovvai mica andafci?” gli chiede Ron, con la bocca piena.
“Non lo so, Ron, non lo. Certo, però, che, per quanto la cosa non mi piaccia per niente, ha ragione Malferret: con Hermione ci siamo comportati veramente male”, rimugina l’amico.
“Cofa ftai dicendo? Anche lei con noi fi è compoftata male. Neanche un gufo in tutti quefti giofni”, constata maligno il rosso, spargendo bocconi di carne semi masticata sulla tavola.
“Neanche noi, però”, conviene l’altro.
“Ma noi siamo giustificati. Eravamo impegnati col trasloco”, finalmente Ron si è svuotato la bocca, “lei, invece, che scusa può avere?”
“Questo è vero, lei non ha scuse: al suo trasloco ci hanno pensato chissà quanti elfi. Basta è deciso. A quella pagliacciata non ci andremo. Senti, hai visto Ginny? Quando mi sono svegliato non c’era, non starà mica pensando di andarci veramente?”
“In quel caso, ci penseremo insieme a farle cambiare idea, amico”.
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“Signorino Draco, signore, fuori c’è la signorina Weasley che chiede di entrare. Dice che padroncina Hermione la sta aspettando”. La piccola creatura si sta tirando le orecchie. Sa che i Weasley non sono bene accetti al Manor, ma quella ragazza gli ha mostrato l’invito e ha fatto il nome della padroncina che è tanto gentile con tutti loro.
“Beh, allora cosa aspetti? Falla entrare e accompagnala da mia sorella”. È mai possibile che quelle stupide creature non lo lasciano mai in pace? E cosa vuole la Piattola da sua sorella? Che sia riuscito a convincere lo Sfregiato e la Donnola a venire? Mancano ancora tre ore all’inizio della festa, però; oh, beh, poco male, vorrà dire che li aspetterà lì davanti alle scale e scambierà quattro chiacchiere insieme ai tre sfigati, tanto per rimarcare il concetto.
Fasciata in un abito color oro senza spalline e con i lunghi capelli rossi lasciati sciolti sulla schiena, Ginny entra scortata dal piccolo elfo.
“Piattola, qual buon vento”, la saluta ironico Draco, che la stava aspettando in fondo allo scalone.
“Malferret”, ricambia il saluto lei.
“Come mai da queste parti? Mancano ancora tre ore alla festa. E la Donnola e lo Sfregiato ti hanno lasciato venire nella tana del lupo da sola?” Continua ironizzando lui.
“Sono venuta qui presto perché me l’ha chiesto Hermione, tranquillo, ho qui con me l’invito, se lo vuoi vedere. Punto secondo mio fratello e il mio fidanzato hanno dei nomi propri coi quali ti pregherei di chiamarli. Grazie. Ora, se non ti spiace, tua sorella mi sta aspettando”, e fa per oltrepassarlo, sempre accompagnata dal piccolo elfo, che non la smette di tirarsi le orecchie.
“Calma, calma, stavo solo scherzando. È ovvio che se ti presenti al Manor con quel vestito proprio oggi è perché mia sorella ti ha invitato e che per te la vostra amicizia significa qualcosa. Ma ti avverto: se dovesse soffrire a causa di questa amicizia, rimpiangerete Voldemort. Sono stato chiaro? E ora vai, ho da fare”.
“Guarda che sei stato tu a bloccarmi”, e lo oltrepassa.
“Ginny, sei splendida!” Una Hermione ancora in vestaglia si fionda tra le braccia dell’amica.
“Anche la tua mise è elegante, molto abito da sera”, le dice, facendo finta di esaminarla.
“Ma come ho fatto a non pensarci prima: potevamo vestirci tutte con un pigiama o una camicia da notte” e le due amiche scoppiano a ridere, come non facevano da tempo.
“Ancora non ti ho ringraziato per l’abito”.
“Te l’ho detto, consideralo un regalo di compleanno anticipato”.
“No, assolutamente, porta sfortuna”.
“Questa è una superstizione babbana, lo sai, vero?”
“Beh, mio padre ha un debole per i manufatti babbani, lo sai, quindi…” e lascia la frase in sospeso.
“D’accordo: allora hai due opzioni. O lo consideri un regalo e tutto finisce qui, oppure ti considererò in debito con me di un favore. Quale scegli? Prima di rispondermi, però, sappi che io sarò libera di chiederti qualsiasi favore in cambio, soprattutto in considerazione del fatto che sono stata nominata…” e lascia la frase in sospeso per creare un po’ di suspense nell’amica.
“ Nominata… Hermione, parla per favore!”
“Guarda”, le risponde invece la riccia, andando verso lo scrittoio e prendendo una busta da uno dei cassetti. La apre e svuota il suo contenuto sul letto: una spilla.
Ginny la prende e la soppesa con deferenza: “Ma… Hermione… questa è la spilla da Caposcuola” e le si precipita nuovamente ad abbracciarla, felice per lei.
“Già, così pare. E tu, resterai nella squadra di quidditch, per caso?”, le chiede con una strana luce negli occhi.
“Non lo so: Harry non ternerà a scuola, e neanche Ron, però, mi dispiacerebbe lasciare la squadra. Nella sua lettera, la McGranitt ha scritto che siccome io l’hanno scorso ho comunque frequentato, questo per me sarebbe l’ultimo, perciò mi piacerebbe chiudere in bellezza tutti questi anni”.
“Ecco, te l’ho chiesto perché se decidessi di giocare ancora, ecco, potrebbe darsi che, forse, potrei avere bisogno del tuo aiuto durante una partita Grifondoro-Serpeverde”, butta giù lì, scherzando. In fondo non pensa davvero quello che sta per chiederle, ma la tentazione è forte, molto forte.
“Hermione, mi stai chiedendo di fare qualcosa di losco contro un particolare giocatore, per caso? Ma bene, ma bene, la perfettina e ligia Hermione che si sta malfoyzzando. Ricapitolando quello che mi è successo nell’ultima mezz’ora: appena arrivo, tuo fratello mi minaccia e ora tu mi ricatti!”, scherza.
“Cosa ha fatto mio fratello? Io lo uccido. Anzi, no, lascio a te il compito durante una partita”.
“Calma Hermione, calma”, cerca di tranquillizzarla la rossa, vedendola già partita in quarta: “Mi ha solo fatto capire quanto tiene a te. E detta una cosa del genere del Furetto-cuore di-ghiaccio è una cosa sorprendente. Avevi ragione tu, sai? Quando cala la maschera sembra quasi umano”.
“Ron e Harry? Arrivano più tardi o stanno litigando di sotto con mio fratello?” Chiede Hermione con una punta d’ansia.
“Veramente, non lo so, io sono un po’ di giorni che sono tornata alla Tana”. Non sa come affrontare l’argomento con l’amica. Da una parte non vuole farla preoccupare inutilmente, dall’altra, non l’ha raccontato nemmeno ai suoi genitori.
“Ginny, mi dispiace. Hai litigato con Harry a causa mia?” Le chiede spaventata.
“No, con Harry no. Cioé, un po’ sì, ma non è per quello che ho lasciato Grimmuald Place. Cioè, un po’ di giorni di pausa lontano da me gli faranno capire che per quanto io sia sempre stata innamorata di lui e l’ho sempre aspettato, non deve dare per scontato il nostro rapporto e comportarsi come più gli aggrada con me. Sono una persona non un oggetto”, comincia a spiegare Ginny. Ma come può dirle che il fatto che sia tornata a casa dai suoi è dipeso da un brutto litigio col fratello e che Harry ha preso le difese dell’amico e non le sue?
Si tortura le mani, come per cercare il coraggio, e poi tira fuori tutto d’un fiato: “Ascolta Hermione, questa cosa non l’ho raccontata nemmeno ai miei, quindi ti prego, quello che sto per riferirti, non lo devi dire a nessuno, e nemmeno devi lasciarti prendere dalla voglia di dire o fare qualcosa per difendermi. D’accordo?”
“Ginny, così mi stai facendo preoccupare”.
“D’accordo, scusa, basta divagare. Allora, ti ricordi il giorno che siamo andate da Madama McClan? Bene, mentre noi eravamo intente a provarci i vestiti, Malferret è andato a Grimmauld Place per far ragionare Harry e Ron. Come vedi, dopotutto un po’ a te tiene. Certo, solo dopo aver scoperto che sei sua sorella, ma è già qualcosa, no? Dunque, dicevo, ah, sì, che è andato da quei due per parlare e non so cosa si sono detti, ma quando sono arrivata mi hanno fatto una tale scenata che non dovevo venire a questa festa perché è una pagliacciata, che è solo un covo di Mangiamorte e bla bla bla… Solo che io non ho ceduto, anzi credo di aver alzato un po’ la voce, oh, senti, Hermione”, vedendo che l’amica sta per dirle qualcosa, “quando ci vuole ci vuole, solo che… che…” Si interrompe nuovamente. Questa è la parte più difficile della storia, quella che ha tenuto nascosto a tutti. Non vuole essere commiserata. Non vuole leggere la pietà negli occhi degli amici.
“Ginny, cos’è successo?” Cerca di invogliarla a raccontare l’amica.
“Ecco, non ricordo esattamente com’è successo, fatto sta che a un certo punto mi sono ritrovata in un angolo e Ron mi sovrastava con i pugni a mezz’aria, ma quello che mi ha fatto più male è il fatto che Harry, sì l’ha fermato dal compiere un’azione di cui magari, e dico magari, si sarebbe poi pentito, ma ha preso le sue difese, facendomi sentire in colpa per quello che stava per succedere. Oh, Herm, io non li riconosco più. È per questo che me ne sono andata via subito, senza nemmeno fare il baule. Volevo dargli la possibilità di capire, ma in tutti questi giorni lui non è mai venuto una volta sola alla Tana a chiedere di me!”
“Questo devi dirlo ai tuoi. Insomma, Ron che alza le mani su di te, ma scherziamo?” Prova a convincerla Hermione.
“No, ti prego, Hermione, no. Non devi dirlo a nessuno. Hai promesso, ricordi? Sono in grado di gestire la cosa da sola” insiste Ginny.
“E come Gyn, scappando, o nascondendoti? A parte il fatto che io non ti ho promesso proprio nulla, te lo prometto ora che non interverrò a meno che non sia tu stessa a chiedermelo. Però voglio strappartela io una promessa: stai attenta, ti prego e se puoi, resta alla Tana almeno fino al nostro rientro a Hogwarts, per favore”, le chiedo stringendo le sue mani nelle proprie e guardandola fisso negli occhi. Nel suo sguardo non c’è pietà o commiserazione, ma preoccupazione.
“D’accordo, questo posso promettertelo, la mamma è talmente contenta che sono tornata a casa… anche se dubito che non sospetti nulla”. Prova a sorridere, ma quello che le riesce è solo una pallida smorfia a labbra tirate.
Vengono interrotte dal plop di Petra: “Padrona, signora, la signora dice che è ora di cominciare a prepararsi.”
“Oh, giusto, Petra. D’accordo, allora” e si siede alla sua toilette, mentre la piccola elfa comincia ad acconciarle i capelli come la raffigurazione di quelle donnine riprese nei cammei. Ogni tanto alla ragazza sfugge un ohi, ahi, ma la creaturina non si fa intimorire e prosegue imperterrita; oramai conosce la sua padroncina. E dopo due ore, finalmente, la tortura ha fine. Ora non resta che infilarsi l’abito e procedere al trucco, due operazioni tutto sommato veloci.
Intanto, i primi ospiti sono già arrivati.
“Bene, io allora, comincio a scendere, Hermione, tranquilla. Non sei sola, oltre a me e alla mia famiglia, sono venuti anche Luna e Neville”, la rincuora Ginny.
“Ginny, aspetta”, la ferma Hermione, “c’è una cosa che non ti ho ancora detto: questa sera mi verranno presentati tre ragazzi, che nel prossimo mese mi faranno da cavalieri serventi. Al termine di questo mese, io sceglierò uno di loro e con lui mi dovrò fidanzare ufficialmente prima dell’inizio dell’anno scolastico. I tre ragazzi in questione sono Blaise Zabini, Theodore Nott e Adrian Pucey”, butta lì tutto d’un fiato. Ha paura di essere giudicata.
“Dico che hai una gran bella fortuna. Probabilmente sei l’unica ragazza nobile purosangue a cui permettono un certo margine di scelta. La maggior parte delle ragazze, infatti, si ritrova un fidanzato scelto dal padre al momento della sua nascita, pensa un po’, e dico anche che mio fratello è un gran coglione. Sì, Hermione, perché lo che se lui ti fosse sempre stato vicino tu avresti lottato per il vostro amore, ma visto che così non è, ti do un consiglio dal più profondo del cuore: goditi la tua festa e i tuoi cavalieri serventi, anzi, visto che si tratta in ogni caso di Serpi, approfitta di tutti e tre fino al loro limite (e se ci riesci, spingiti anche oltre), tanto sono sicura, che sceglierai il migliore. E non fare la moralista. In questo mondo non serve a niente, lo sai bene. Ora vai e stendili tutti”, così dicendo esce e si dirige verso l’ampio parco.
Poco dopo, Hermione viene raggiunta da suo padre che tiene in mano un piccolo cofanetto.
“Sei bellissima” le dice appena entrato nella stanza. È strano vedere Lucius Malfoy che si sbottona così nei suoi confronti. Ancora non si capacita di esserne la figlia primogenita.
Lei è in piedi, vicino all’ampia finestra che dà sul parco, lui è rimasto fermo sulla porta ad ammirarla: i lunghi capelli castani raccolti le lasciano nudo il collo e le spalle, mentre il lungo abito le segna dolcemente la figura. È in chiffon rosa, senza spalline, col coretto drappeggiato e sotto il seno una cintura con un decoro di diamanti, da cui parte la gonna a godet.
“Buon compleanno, tesoro, questa parure l’abbiamo comprata insieme, io e tua madre qualche giorno fa. Secondo lei si abbina al tuo vestito”. E apre il cofanetto, al cui interno facenno la loro bella figura un diadema in oro bianco con roselline di corallo rosa e gemme di patmaraga, un braccialetto di roselline di corallo rosa, a cui si accompagnano un girocollo, i due orecchini pendenti e un anello, costituito questo da due perle di corallo – sempre rosa – e da una fascia che si incrocia in oro bianco e diamanti.
“Potrei avere l’onore di aiutarti a indossare questi gioielli?” Le chiede il padre. Cerca di non darlo a vedere, ma è comunque emozionato. Oggi la sua bambina, che bambina più non è, farà il suo debutto in società, e presto lascerà quella casa, anche se non ci ha mai abitato.
Una volta fattole indossare la collana e gli altri gioielli: “Petra!”, chiama, “metti questo diadema nell’acconciatura della tua padrona!”, intima all’elfa.
“Bene, ora possiamo andare” e porge il braccio destro alla figlia. “Ti ricordi, vero? Adesso farai un giro di valzer con me, poi con tuo fratello e a seguire Nott, Pucey e Zabini, dopo di che, sarai libera di ballare con chi vuoi, anche se sarebbe meglio se continuassi a ballare con quei tre”, le rammenta il padre.
“Padre! Mi ricordo perfettamente, e a questa festa ho invitato anche i miei amici, coi quali mi piacerebbe ballare. Inoltre, ho un mese di tempo per conoscerli bene, senza dimenticare il fatto che un po’ li conosco già”, sbotta Hermione. No, non possono lanciarle dei messaggi subliminali per farle fare quello che vogliono loro.
“Lo so che vi conoscete già, ma tu li conosci attraverso le rivalità di casata”, continua suo padre.
“Comunque sia, ho un mese di tempo per fare la mia scelta. Se non sbaglio, questa è anche la mia festa di compleanno” , risponde lei.
Intanto, hanno raggiunto il gazebo dove avverrà la presentazione ufficiale.
“Amici!” Esordisce Lucius: “Sono contento di vedervi qui stasera a festeggiare con noi un momento tanto importante per la nostra famiglia. Come voi tutti sapete, diciannove anni fa mia moglie ha dato alla luce una bambina che purtroppo è stata rapita poche ore dopo. Per la sua sicurezza io non denunciai il suo rapimento, continuando però a controllarla da lontano, restando nell’ombra. Ora, finalmente, che la guerra è finita, sono riuscito a riportarla a casa, da noi, e oggi, giorno del suo diciannovesimo compleanno, è qui, a prendere il posto che le spetta di diritto e io e la mia famiglia siamo lieti di festeggiare l’evento con voi. Che si dia inizio alle danze”. E così dicendo porge nuovamente il braccio alla figlia per condurla al centro della pista.
“Mi dispiace”. Sta ballando con George. Da quando Fred è morto, è come se anche una parte di George – la sua vena umoristica – fosse morta quella notte.
“Cosa?”
“Per mio fratello e Harry. Si stanno comportando veramente da deficienti. Non passa giorno che non striglio Ron, ma, senti, io penso che questa cosa tu la devi sapere. Ron ha ripreso a vedersi con Lavanda”, butta giù lì. Forse ha azzeccato il momento sbagliato, ma quella gli è parsa l’unica occasione possibile.
“Oh!” È l’unico commento che esce dalla bocca di Hermione. Il resto del ballo si svolge in un imbarazzato silenzio.
“Mille galeoni per i tuoi pensieri, principessa”.
Si è allontanata dalla festa e dagli invitati e ora sta osservando le acque nere del piccolo laghetto illuminate da candele fluttuanti, ma è raggiunta da Blaise che regge due bicchieri.
“Non credo che valgano così tanto”. Poi, notando i bicchieri: “Ti ringrazio, ma per stasera basta bere”.
“Tranquilla, sono analcolici. Allora, vediamo se indovino… sei triste perché la Donnola e il Vasaio non sono venuti?” Chiede, sinceramente curioso.
“Si può sapere perché per voi Serpi è così difficile chiamare le persone col loro nome?” Inveisce Hermione.
“Non mi dire che voi a Grifondoro non avete mai messo dei soprannomi a noi di Serpeverde”, la provoca lui.
“Aha, temo che per avere questa importantissima rivelazione mille galeoni siano un po’ pochini, mister Zabini, oppure può ottenerla gratuitamente se aspetta venti giorni”, lo canzona lei.
“Venti giorni?”
“Dunque, stasera mi sono stati presentati tre aitanti cavalieri serventi, che io dovrò sforzarmi di conoscere in un mese, dopo di che, dovrò fidanzarmi con uno di loro. Quindi, se la matematica non è un’opinione, trenta – che sono i giorni di un mese – diviso tre – che siete voi – fa dieci e, visto che uno dei soprannomi con cui sono conosciuta a Hogwarts è Perfettina so tutto io, ho deciso di frequentarvi in ordine alfabetico: dieci giorni a Nott, poi Pucey, e infine, gli ultimi dieci giorni li dedicherò a te. Quindi, come vedi, dovrai aspettare venti giorni”, spiega lei semiseria, imitando il suo cipiglio da miglior studentessa della scuola.
“Oh, ma così mi spezzi il cuore, come posso sopravvivere lontano da te venti giorni?” Continua la sua commedia Zabini.
“Oh, sono sicura, mio bel cavaliere, che saprà come far passare tutto questo tempo, magari studiando?” Scoppiano a ridere insieme. Poi, facendosi serio, Blaise esclama: “Bello, hai detto che sono bello! Quindi un po’ ti piaccio”.
Hermione è incerta. Non sa se sta continuando a prenderla in giro, o è veramente serio, ma prima che possa rispondere, sono raggiunti dagli altri due cavalieri serventi: “Ehi, ehi, ehi, guarda qui chi abbiamo trovato, Adrian?”, fa Theo.
“Non è come pensate”, si affretta a discolparsi Hermione: alle tenui luci delle fiaccole e delle candele, non vede l’espressione divertita dei tre.
“Perché, cosa pensiamo?” Le chiede Pucey.
“Oh… beh… ecco” balbetta lei, presa in contropiede.
“Ehi, Dra”, lo chiama Theodore, “Abbiamo appena trovato il modo di zittire tua sorella. Secondo te funziona anche in classe?”
“Non lo so Theo, potremmo sempre provarci”. Draco esce dal cono d’ombra.
“Voi… voi mi state prendendo in giro!” Finalmente la ragazza si è accorta della loro espressione divertita. “Siete… impossibili, ecco”, esclama stizzita.
“Eh, no sorellina”, la riprende il biondo, “siamo delle Serpi” e i quattro ragazzi scoppiano a ridere.
Hermione li guarda con un’espressione a metà fra il divertito e il furioso, poi le viene in mente un particolare: “Anche voi tornate a scuola? Eppure l’ultimo anno lo avete frequentato”.
“Sì, ma i MAGO non si sono tenuti, quindi anche noi rifaremo l’anno, anche perché appartenendo a famiglie di Mangiamorte, solo con degli ottimi voti finali potremo avere delle chances nel campo lavorativo. E poi, Pansy ci ha raccontato che anche tu vuoi tornare, quindi quale migliore occasione per corteggiarti strettamente?” Le spiega con calma Pucey.
“Ma io mi devo fidanzare con uno di voi prima del ritorno a scuola, lo sapete vero?” Che le sia sfuggito qualcosa?
“Ecco, a questo proposito, devi sapere una cosa: Daphne e Theo stanno insieme, solo che i loro rispettivi genitori ancora non lo sanno”. Le espone Draco.
Ecco perché Daphne sta facendo di tutto per esserle amica.
“Capisco, ma credo che sia meglio per tutti se per ora stiamo al patto di dieci giorni per uno. Theo, ti aspetto domani mattina alle dieci qui al Manor”, e si allontana per raggiungere gli altri invitati.
“Oh, Hermione, che bella festa, questa sera. Sai, ho trovato che ci sono molti meno Nargilli di quelli che c’erano a Pasqua, ti ricordi?”
E come dimenticarsi quell’esperienza?
“Certo Luna, sono spariti molti Nargilli in questi mesi”, la asseconda.
“Credo che il merito sia tutto tuo. Ora si è fatto tardi, però, io e Neville dobbiamo andare. Mi raccomando, sii felice”.
“Certo, Luna, cercherò di essere felice” e i tre amici si abbracciano. Poi, Neville e Luna, approfittando che le barriere sono state appositamente abbassate per gli invitati della festa, si smaterializzano a casa della nonna di lui.
A seguire, tutti gli invitati, uno dopo l’altro, lasciano il Manor.

Tutti, tranne il Ministro, ma né Draco né Hermione l’hanno notato.

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