Capitolo 3 "I Cinque Sensi"




Christopher Lasch ha scritto:
La famiglia È un’oasi
in un mondo spietato”
(Episodio 5*17 Criminal Minds, “Il Re solitario”)
Cara Ginny,
mi ha fatto molto piacere ricevere il tuo messaggio.
Sono contenta che finalmente Harry si sia deciso a dichiararsi, ma tu sei sicura della tua decisione? Scusami, non mi piace fare la parte della guastafeste, èsolo che la decisione di andare a convivere mi sembra una cosa così importante che non vorrei che fosse dettata solo dal bisogno di cambiare aria. Sia tu che Harry meritate la più grande felicità e per questo mi preoccupo che poi, in futuro, non ve ne dobbiate poi pentire, tanto più che resterete separati per molti mesi, ma credo che questo non possa fare altro che bene a tutti e due. A proposito, non sai come mi hai reso felice dicendomi che tornerai a Hogwarts. Sai, anch’io ho deciso di cogliere l’opportunità che è stata data a tutti noi di poter terminare gli studi: non vedo l’ora di tornare al Castello. I Malfoy, sono sempre i Malfoy. Morgana, faccio fatica a considerarmi anch’io una Malfoy. Per quasi diciannove anni sono stata una Granger e di punto in bianco mi ritrovo a essere un’altra persona, ma di questo mi piacerebbe parlartene di persona. Se per Molly non è un problema, avrei voglia di venire alla Tana: ho cosìtanto bisogno di un consiglio! Ma non voglio rovinarti la sorpresa, preferisco raccontarti tutto dal vivo. Vorrei, però, sapere una cosa: Ron come l’ha presa? In tutti questi giorni non ho ancora ricevuto un suo messaggio, e neanche da parte di Harry. Non saranno mica arrabbiati con me, vero? Al processo ho avuto come l’impressione che li schifassi, ma si è trattato solo di una mia impressione, giusto? Giusto? Fammi sapere quando posso venire a farvi visita alla Tana.
Ciao e a presto.
Un abbraccio,
Hermione.
Era contenta che la sua migliore amica non le avesse voltato le spalle, ma anche delusa dal comportamento di Harry e Ron. Certo Ginny le aveva scritto che erano stati occupati col trasloco a Grimmauld Place, ma Ginny era riuscita infine a trovare un momento per scriverle e quella pergamena recava solo una firma. Sconsolata, dopo aver consegnato la risposta al vecchio gufo, si lasciò cadere sull’ampio letto. Mai come in quel momento sentiva di aver bisogno dei suoi amici.
Il giorno prima, i suoi genitori l’avevano convocata nello studio di Lucius per parlarle del suo futuro: era una Malfoy e da lei ci si aspettava un matrimonio con un degno Purosangue. Nel suo caso, i nomi papabili erano Zabini, Nott e Pucey. Che gentili: le avevano lasciato il diritto di scelta! Fra due settimane avrebbe fatto quello che una volta veniva definito il proprio “ingresso in società” e da lì avrebbe cominciato a frequentare i tre rampolli per poterli conoscere meglio e quindi scegliere chi sposare. Doveva sentirsi fortunata, a suo fratello questa possibilità era stata preclusa, visto che il suo contratto di matrimonio con la giovane Greengrass era stato stipulato alla nascita di quest’ultima. Perché allora, lei, in quel momento si sentiva tutto, tranne che fortunata? Perché lei sapeva già di chi era innamorata: Ronald Bilius Weasley. Ma lui, l’avrebbe voluta ancora? Perché in quel caso, Malfoy o no, avrebbe lottato per il loro amore, ma se quella al tribunale fosse stata qualcosa di più di una semplice suggestione? Se veramente il fatto di essere una Malfoy avesse veramente compromesso quel sentimento neonato e lui non avrebbe più voluto saperne di lei? E Harry? Cosa pensa lui di tutta questa situazione? Perché non l’ha ancora cercata? Sono sempre stati l’un per l’altra il fratello e la sorella mai avuti, e ora perché quel girarle la schiena? Possibile che quella di Shakespeare sia solo una frase come tante? Eppure è sempre stata la sua citazione preferita, che ha sempre cercato di fare sua. Evidentemente, però, valeva solo per lei. Si alza di botto: “Oh, è inutile Hermione che ti fasci la testa prima di essertela rotta. Magari è solo perché sono stati impegnati e hanno affidato il compito di scriverle a Ginny e forse vogliono farti una sorpresa. Sì, sicuramente è così, vedrai che li ritroverai tutti quanti alla Tana tra qualche giorno”  pensa fra sé e sé, mentre si dirige all’armadio per cambiarsi d’abito: a parte il fatto che sia Narcissa che Lucius (ancora le riesce difficile – diciamo pure impossibile – chiamarli genitori) ci tengono al cambio d’abito per i pasti, quella sera, a cena, sono attesi i Parkinson. Merlino, Morgana, Circe e tutti i quattro Fondatori, dovrà subire per tutta la serata faccia-da-carlino-Parkinson e sue assurde chiacchiere, ma, soprattutto, dovrà ricordarsi di chiamarla per nome e non con il solito soprannome con cui era conosciuta a Grifondoro. Merlino!, già è difficile chiamare suo fratello per nome anziché Furetto platinato, come farà? E come se nulla fosse, il suo cervello la dirotta verso un altro pensiero: se le è praticamente impossibile considerare Lucius e Narcissa come i suoi veri genitori, altrettanto facile è stato considerare Draco come fratello: forse perché è più giovane e lei ha sempre desiderato un fratellino e/o una sorellina? Ora finalmente ce l’ha. Non è esattamente il tipo che avrebbe desiderato, ma del resto mica se lo deve sposare, e comunque, durante quelle prime settimane di permanenza al Manor le è sembrato l’unica persona umana nei suoi confronti; Lucius si è sempre comportato in maniera fredda, distaccata, mentre Narcissa si è calata nella parte di mamma-chioccia, come a voler recuperare il tempo perso e dimostrarle che se solo le avessero dato l’opportunità anche lei sarebbe stata una brava madre, forse anche di più della signora Granger. Draco, invece, è appunto l’unico che, pur non avendo cambiato del tutto il proprio comportamento verso di lei (in fondo si erano odiati fino a cinque minuti prima), non cammina sulle punte in sua presenza e di questo gli è grata. Spera solo che a cena le sia in qualche modo d’aiuto con Pansy.
Rientrata in camera, trova Petra, l’elfa domestica che le è stata donata dai suoi genitori al suo arrivo.
Ma che gentili! Perfino un’elfa come regalo di compleanno! Subito, è stata lì lì a liberarla, poi, stupendo Draco e se stessa, ha deciso di tenerla: i grandi occhi azzurri della creatura le hanno ricordato Dobby e il vederla piena di aspettativa nei suoi confronti l’ha spinta a tenerla, l’importante, dopotutto è considerarla alla stregua di un essere umano. Come prima cosa, le ha chiesto di non chiamarla padrona, ma vederle gli occhi riempirsi di lacrime per paura di averle recato in qualche modo dispiacere, l’ha fatta subito capitolare – e padrona sia!
Mentre lei si stava facendo la doccia, Petra le ha già preparato tutto l’occorrente per la serata, compreso il corto abito dalla linea leggermente svasata color corallo che si era scelta personalmete prima di entrare in bagno. È in crepe de chine, a fascia, con i seni drappeggiati e incrociati e un’unica spallina composta da tante rose; sotto i seni, una striscia di raso delimita la gonna svasata e lunga al ginocchio e ai piedi un paio di sandali dorati. Come acconciatura, l’elfa le pettina i capelli in un modo che ricorda vagamente la ruota svedese. Nessun gioiello, solo un paio di orecchini di corallo a forma di piccola margherita e un finissimo braccialetto in oro, ma nessuna collana: la spallina è troppo vistosa per permetterle di agghindarle il collo e a lei gli eccessi non sono mai piaciuti.

§ § § § § § § § § §
“Uff…” Ennesimo sbuffo annoiato di Draco che come al solito è andato a chiamarla per la cena.
“Ma la smetti di sbuffare! Sembri la locomotiva dell’Hogwarts Express”.
“Senti, Zannuta so-tutto-io…”, comincia, ma Hermione lo interrompe immediatamente: “Aha, eccoti qui, finalmente. Sai, cominciavo a chiedermi che fine avesse fatto il Draco che conoscevo! E comunque, guarda qui” e sfodera un sorriso a trentadue denti, “non mi pare che tu possa più chiamarmi Zannuta”.
“E di questo chi devi ringraziare, eh, sentiamo un po’?” Ghigna il fratello.
“Mammamia, quant’è smisurato il tuo ego. Comunque, sei venuto a chiamarmi per la cena?” Chiede, già in preda al panico.
“No, manca ancora un po’. Sono venuto per prepararti ad affrontare al meglio la serata”, spiega lui.
“Cos’è, mammina e papino hanno paura di fare brutta figura con i loro amici a presentare una figlia cresciuta tra i Babbani? Guardate che sono stata educata nel migliore dei modi!” Sbotta indignata.
“Nessuno lo mette in dubbio… cioè, si tratta pur sempre di Babbani e i Parkinson, assieme ai Malfoy e a poche altre famiglie, rappresentano l’élite del Mondo magico, quindi non credo che l’educazione che hai ricevuto sia consona alla situazione e in più”, blocca con un gesto della mano come se dovesse scacciare un insetto fastidioso il suo tentativo di interromperlo nuovamente, “considera che quella di questa sera sarà solo un banco di prova per il tuo Ingresso in società, fra due settimane. A seconda degli errori questa sera, nelle prossime due settimane verrai corretta da alcuni precettori. E considerando i tuoi rapporti con Pansy…” e lascia volutamente la frase in sospeso.
“Tu… tu non mi aiuterai questa sera, quindi?” Chiede titubante. Non che ci sperasse poi tanto, però, come si dice, la speranza è sempre l’ultima a morire, ma quella frase del fratello non lascia molto spazio ai dubbi. Infatti: “E perdermi tutti i rospi che Pansy ti farà ingoiare? Nah…”
“Bene, allora puoi informare mammina e papino che anche se ho un cuore grifono, dopotutto sono una Malfoy, e i Malfoy sono delle Serpi, giusto?”
Per quanto la sua carnagione glielo consente, Draco sbianca visibilmente: “Cosa vuoi dire?”
“Provare per credere” è la sibillina risposta di Hermione.
“Sul serio, Hermione, per quanto tu non possa sopportare Pansy, ricorda che i Parkinson sono pur sempre degli amici di famiglia. Se non vuoi farlo per nostro padre, e qui posso anche provare a capirti, fallo almeno per nostra madre”. Il suo tono di voce sembra… accorato? Possibile?
Hermione si morde il labbro inferiore: è combattuta. Da una parte la sola idea di sedere alla stessa tavola con dei Mangiamorte le va rivoltare lo stomaco, ma dopotutto, i Granger, quelli che lei ha considerato i propri veri genitori per quasi diciannove anni, non meritano di essere derisi per la sua  presunta maleducazione, quindi, sì, si comporterà da perfetta strega dell’élite magica. Sarà solo per loro che proverà a ingoiare i rospi di Pansy, non per Narcissa.
“D’accordo, ci proverò”, cede alla fine.
Draco espira con sollievo.
“Guarda che non ho promesso niente. Ho solo detto che ci proverò. In fondo, tutti abbiamo diritto a una seconda opportunità, ma ti avverto: se Pansy proverà anche solo una volta a insultare i Babbani e i Granger in particolare, nonché tutti i miei amici, si pentirà mooooooolto amaramente di averlo fatto. E questa non è una semplice minaccia, ma una promessa. Anzi, considerala alla stregua di un voto infrangibile”. Lo ammonisce lei.
“Addirittura un voto infrangibile, non ti sembra di esagerare?”
“Forse”, conviene lei, mordendosi ancora una volta il labbro inferiore, gesto che non passa inosservato al fratello: “E smettila di morderti le labbra. Quello è uno dei tic che Lucius proverebbe senz’altro a farti correggere dai suoi precettori. E tu non vuoi trascorrere il tuo prezioso tempo con insulse lezioni di bon ton, giusto?”
“E va bene, va bene”, sbotta lei, “ come se nessuno di voi avesse dei propri tic”.
“Ehi, io non ho nessun tic. Hai dimenticato con chi stai parlando? Io sono Draco Lucius Malfoy, praticamente perfetto”.
“Talmente perfetto da avere un ego smisurato e dal serrare ritmicamente la mascella ogni volta che sei nervoso o qualcuno ti contraddice”, lo canzona lei.
Entrambi i fratelli sono sereni, in quelle ultime settimane sono riusciti a tenere delle conversazioni civili, senza sentire il bisogno di insultarsi pesantemente. Certo, la strada verso la completa accettazione è ancora lunga, in fondo si sono cordialmente odiati per sette lunghi anni e scoprire così all’improvviso di non essere più coccolatissimi figli unici è un’esperienza traumatica, tanto per uno, quanto per l’altra.
Porgendole il suo braccio, Draco l’accompagna fuori dalla camera. A quest’ora oramai i Parkinson saranno già arrivati.
Come previsto, sono già tutti nel salottino verde, quello vicino alla piccola sala da pranzo privata. Questo significa che si tratta di una cena informale. Hermione pare rilassarsi impercettibilmente.
Appena i due fratelli entrano nel salottino, i coniugi Parkinson si alzano e salutano dapprima Draco e poi tendono la mano a Hermione; il signor Parkinson le fa addirittura un elegante baciamano. Pansy, invece, rimane immobile seduta in poltrona, il suo sguardo è decisamente privo di ogni emozione. Che cosa pretendono da lei i suoi genitori? Che diventi improvvisamente amica di una ragazza che fino a pochi mesi prima non poteva neanche vedere? In un angolino del suo cervello, una vocetta le consiglia che per Hermione è la stessa cosa. Forse questa assurda situazione potrebbe essere l’inizio se di un’amicizia, almeno di un rapporto di complicità, ma la ragazza tacita immediatamente questa voce, o almeno così le pare in un primo momento.
“Signori Parkinson, Pansy”, saluta educatamente Hermione, “è un piacere avervi qui, questa sera”.
“Sì, come no”, borbotta sottovoce Pansy, in modo che nessuno possa sentirla.
“Oh, cara, devo ammettere che in queste settimane hai fatto davvero un buon lavoro. Non deve essere stato facile, per te educare in maniera purosangue una persona cresciuta tra quei selvaggi. Chissà quanto hai sofferto, povero Lucius?” Chiede in modo affettato Avril Parkinson.
Draco stringe ancora di più la stretta al braccio della sorella, mentre Pansy si lascia sfuggire un sorrisino isterico. Lucius e Narcissa, invece, conservano il loro aplomb. Dal canto suo, Hermione ha fatto una promessa a Draco, e lei ha una sola parola, anche se la tentazione di schiantare quei tre è forte, molto forte.
“In realtà, cara Avril” interviene a sorpresa Lucius, “ho sofferto come avrebbe sofferto qualsiasi padre a cui hanno rapito la propria figlia, ma che per il suo bene, e quello di tutti gli altri membri della famiglia, non può fare nulla. Sai, non avrei mai pensato diciannove anni fa che un giorno avrei ringraziato mia cognata per quel gesto. I Granger, per quanto Babbani, hanno cresciuto in maniera encomiabile mia figlia e anche se non sono stati capaci di tenerla lontano dai guai, devo ammettere che l’hanno educata bene. Certo ci sarà ancora del lavoro da fare per renderla una degna Purosangue, ma penso che questo non sia un gran sforzo”. Hermione rimane in un primo momento a bocca aperta: Lucius che difende i Babbani? La seconda parte della frase, però, la riporta alla realtà: si tratta pur sempre del vecchio Lucius Malfoy, e comunque stava difendendo lei, una Malfoy a tutti gli effetti, nonché, particolare di primaria importanza, sua figlia.
L’atmosfera si sta surriscaldando leggermente, ma Narcissa, da perfetta padrona di casa, attira su di sé l’attenzione: “Bene, signori, se volete seguirmi, la cena sta per essere servita” e li accompagna, al braccio del marito, in sala da pranzo. Chiudono la fila i tre ragazzi, Draco al centro e mai come in quest’occasione si sente tra due fuochi.
“Prima dicevo sul serio, Pansy, mi fa piacere che questa sera ci sei anche tu”, rompe il ghiaccio Hermione.
“Ma non mi dire!?” Risponde, invece, la mora.
“Pansy…”, l’avverte Draco. Prima ha estorto una promessa dalla sorella, ma se l’amica continua su questa strada, dubita che Hermione possa considerarsi ancora vincolata alla parola data, anche in considerazione dell’avvertimento non meglio specificato lanciatogli.
“Io credo che potremmo, e dico: potremmo, cercare di diventare amiche. In fondo, nessuna delle due vorrebbe essere qui in questo momento, quindi almeno una cosa in comune l’abbiamo”.
“Parla per te, io qui sto benissimo, o forse sei tu che ti senti inferiore?”
1 a 0 per Pansy; pluffa al centro, pensa Hermione.
“Pansy, basta così!” La riprende duramente Draco.
Intanto, sono arrivati in sala da pranzo: ai due capotavola, i padroni di casa; ai lati di Lucius prendono posto a destra Draco e a sinistra Hermione, che si ritrova seduta vicino a Pansy, mentre accanto a Draco ci sono Avril e Peter Parkinson.
Fantastico, proprio vicino a Faccia-di-Carlino mi tocca mangiare, medita Hermione.
Stupendo, proprio vicino alla Zannuta so-tutto-io mi è toccato sedermi, riflette Pansy.
Stasera ci sarà di che divertirsi, peccato che non ho scommesso con Hermione su chi avrebbe ingoiato più rospi, ghigna divertito Draco.
“Allora, Hermione”, intavola il discorso Peter Parkinson, “so che sei stata definita da più parti come la strega più intelligente della tua generazione, hai qualche idea sul tuo futuro?”
Ma non dovrebbe essere la padrona di casa a indirizzare per prima il discorso? Pondera tra sé e sé Hermione, ma prontamente risponde: “Ho appena ricevuto un gufo dalla professoressa Mc Granitt, la nuova preside di Hogwarts, in cui mi informava che c’era la possibilità di terminare gli studi e prendere i MAGO per quegli studenti che non hanno potuto frequentare l’ultimo anno, per un motivo o per l’altro. Penso di approfittare dell’occasione”.
“Oh, giusto, se non ricordo male, invece di frequentare hai trascorso quei mesi in campeggio in compagnia di due ragazzi in giro per la gran Bretagna”, la interrompe cattiva Pansy, ignorando volutamente l’occhiata di fuoco di Draco, anche se non capisce come mai il ragazzo non la stia sostenendo.
I coniugi Malfoy sbiancano: quella è senz’altro una macchia sul curriculum della perfetta ragazza purosangue, ma Hermione non dà segno di voler rispondere alla frecciata e prosegue nella sua risposta: “Una volta conseguiti i MAGO, però non ho ancora deciso se iscrivermi a Legismagia o a Medimagia; del tutto sommato ho ancora un anno di tempo per decidere.”
“Non si è mai visto una ragazza purosangue lavorare”, bercia Avril, cercando il sostegno dei padroni di casa. Sostegno che, però, non arriva perché è ancora una volta Hermione a prendere la parola: “Con tutto il rispetto, signora Parkinson”, e sottolinea la parola signora, “non mi garba molto essere paragonata a un cavallo e in ogni caso non vedo cosa ci sia di disonorevole nel lavoro”.
“Cara”, interviene Narcissa, “Avril non ti ha assolutamente paragonato a un cavallo”. Cerca di sedare gli animi, mentre suo marito e suo figlio paiono divertiti dalla piega che sembra abbiano preso gli eventi. Passi per Draco, ma da Lucius, quel suo ghigno non se lo aspettava.
“Madre, perdonate il mio intervento” – ancora le riesce difficile darle del tu – “Signora Parkinson, mi scusi, non volevo offenderla, ma vede, come ha notato lei giustamente poco prima, io sono cresciuta nel mondo babbano e lì per purosangue si intendono i cavalli. Di razza, certo, e con pedigree immacolato, ma pur sempre cavalli. Penso che anche lei convenga che per una ragazza come me può risultare offensivo sentirsi apostrofata in quel modo”.
Lucius è orgoglioso di sua figlia, anche se non lo ammetterebbe mai, è sicuramente una Malfoy, senza dubbio.
“Oh, certo cara, non preoccuparti, anzi sono io che ti chiedo scusa se ti ho offeso con quel commento”, un tono che più falso non si può, “In ogni modo, trovo che lavorare per una donna della nostra estrazione sociale sia alquanto disdicevole, soprattutto se dovrà lavorare a stretto contatto con colleghi maschi”.
“Mi scusi, ma continuo a non vedere il collegamento con la mia istruzione. Quale che sia il ramo di studi che intendo seguire dopo i MAGO, sia che deciderò di intraprendere o meno una carriera lavorativa (anche in considerazione del mantenimento di un’eventuale famiglia), è comunque una cosa che decido di fare per me stessa, e la cultura non c’entra niente col lavoro, per come la vedo io”.
“Oh, ma per la cultura non devi preoccuparti, la vostra biblioteca è tra le più fornite del Mondo magico. Se non erro, Lucius, solo quella di Hogwarts supera la vostra a quantità di libri”, interviene il signor Parkinson.
“Esattamente, caro Peter. Tuttavia, sia io che mia moglie riteniamo che non ci siano impedimenti se i nostri figli vogliono proseguire i loro studi. Per quanto riguarda la carriera lavorativa di Hermione, comunque, credo che di questo lei dovrebbe discuterne con suo marito”, la difende suo padre.
“Quindi Hermione, ti stai per fidanzare? Io devo aspettare ancora un anno, ma i miei genitori hanno firmato un accordo con i Flitt”. Questa volta Pansy sembra quasi cortese.
“Fra due settimane verrò presentata ufficialmente all’élite magica come Hermione Narcissa Malfoy. In quest’occasione mi saranno presentati tre ragazzi, i quali per un certo periodo di tempo mi faranno da cavalieri serventi. Alla fine deciderò chi di loro avrà l’onore di donarmi l’anello di fidanzamento”, spiega compita la riccia.
“E sai già chi sono?” Che cos’è questa novità? I genitori dei ragazzi purosangue firmano tra di loro gli accordi matrimoniali. Ai giovani non è lasciato alcun margine di scelta.
“Sono sicura che la tua famiglia ha già ricevuto l’invito. Non voglio certo rovinarti la sorpresa” e le fa l’occhiolino, quasi a prenderla in giro. Infatti, Pansy arrossisce dalla rabbia, ma quella è la casa di Hermione e tocca a lei ingoiare il rospo: 1 a 1 per Hermione; pluffa al centro.
Ancora un po’ e la lingua di Draco cesserà di esistere, a forza dei morsi che si sta dando il ragazzo nel tentativo di non scoppiare a ridere: non l’avrebbe mai detto, ma sua sorella ha classe.
Pansy, tuttavia, non demorde e cattiva le chiede: “Tra questa di fortunati c’è anche il pezzente? Voglio dire, Weasley?”
“Pezzente? Perché?” Fa la finta tonta, ma quella domanda ha ripreso a far sanguinare il suo cuore: come le sarebbe piaciuto che tra gli invitati ci fossero anche Ron e Harry, ma prima di invitarli, vuole aspettare un loro gesto.
“Beh, non si può certo dire che navighino nell’oro”, bercia imperterrita Pansy.
“Arthrur ha sempre vissuto e lavorato in modo che quando i suoi figli penseranno alla correttezza e all’integrità penseranno a lui. Ricchezza e povertà non sono quelle che misurano i folletti della Gringott, ma quelle che riempiono la nostra anima. È questo quello che ho imparato sia vivendo tra i Babbani, sia frequentando Hogwarts”. Lancia uno sguardo al fratello: se avessero scommesso, lei avrebbe sicuramente perso, ma quando le toccano gli amici, è più forte di lei, la leonessa sopita si risveglia e ruggisce, come la vera regina della savana.
“Questo, però, non cambia la loro situazione economica”, conviene Peter.
“Certo, ha ragione, del resto io sono solo una ragazzina che non ha ancora preso i MAGO e non capisce niente di economia e finanza. Il fatto è che sono un’inguaribile romantica e ho sempre misurato la ricchezza delle persone secondo la loro bontà d’animo”, esala in soffio di voce. Per quanto Mangiamorte, i Parkinson sono pur sempre amici di famiglia e offendendo loro, Lucius potrebbe interpretare il gesto come un’offesa a lui stesso. Possibile che debba camminare sulle uova anche con i suoi familiari?
“Oh, non ti preoccupare, cara, alla tua età tutte le ragazze sono romantiche, ma presto capirai che una bella camera blindata (ma anche più di una) vale molto di più della bontà d’animo di un uomo” constata Avril e suo marito annuisce.
A Hermione, questa volta, non resta altro che annuire: è stato così anche per i suoi genitori, è così anche in alcune famiglie babbane. Quante donne sono disposte a farsi calpestare per un nome e un conto in banca? Troppe, anche tra le babbane.
“Credo che abbia ragione signora Parkinson”, cede, “anche nel mondo babbano molte donne la pensano così, ciononostante spero che voglia lasciarmi ancora per un po’ i miei sogni di adolescente”. No, non può lasciarle l’ultima parola.
“A volte la cosa migliore per l’uomo sarebbe prendere alla lettera questa metafora ormai logora: ‘La vita è un sogno’. Dare importanza a questo sogno è volere che degeneri in un incubo”, cita Pansy, nella sua migliore imitazione di Hermione a durante le interrogazioni a Hogwarts.
“Conosci gli autori babbani, Pansy? Non ti ho mai vista frequentare le lezioni di Babbanologia”, freccia Hermione.
“Come, scusa?” Chiede sorpresa la mora.
“Hai appena citato Louise-Victorine Ackermann Choquet in “Pensieri di una solitaria” del 1882.
“Beh, sì, sai, non sei l’unica a sapere le cose”, afferma, soddisfatta di se stessa, Pansy. Lo sguardo che le rivolgono i genitori non potrebbe essere più orgoglioso.
“Naturalmente. Quindi non potrete più chiamarmi dispregiativamente So-tutto-io” conviene la riccia.
I genitori di Pansy, e Pansy stessa, impallidiscono a quella rivelazione, mentre i coniugi Malfoy rivolgono uno sguardo interrogativo ai Parkinson. A questo punto, Pansy cerca di salvare il salvabile: “Draco, sei stato tu, vero il primo a chiamarla così, per la sua tendenza a usare sempre un tono pieno di saccenza a scuola, vero?”, lo accusa.
Narcissa gli rivolge uno sguardo di fuoco, mentre a lui va di traverso l’ultimo boccone del dessert, quello che dovrebbe essere il più gustoso, e anche l’occhiata che gli indirizza Lucius non è delle più amichevoli.
“Eravamo solo dei bambini a quell’epoca” cerca di difendersi lui. Ma con che coraggio i suoi lo guardano in quel modo, quando sono stati proprio loro a insegnargli a disprezzarla?
“E poi anche lo Sfregiato e Lenticchia non ti sopportavano all’inizio”, si rivolge direttamente alla sorella, “ma col tempo siete diventati ottimi amici”.
“Già”, risponde lei, con lo sguardo basso, il piatto ormai vuoto.
“Oh oh, guai in Paradiso?” chiede in modo mellifluo Pansy.
1… 2… 3… 4… 5… conta Hermione per cercare di trattenersi dallo schiantarla seduta stante.
Per fortuna, in quel momento Narcissa si alza, segnando la fine della cena: “Cosa ne dite di ritirarci nel salottino verde a prendere il caffè?”
E tutti la seguono.
“Cara, prima hai detto che ritieni la tua cultura personale molto importante, quali sono le tue letture preferite?” Le chiede, questa volta gentilmente e senza sottintesi, la signora Parkinson.
“Beh, tralasciando i testi propedeutici di Incantesimi e Trasfigurazione, e considerato che sono cresciuta tra i Babbani, amo molto Shakespeare, Wilde e la Austen”.
“Non ritieni che “Il ritratto di Dorian Gray” sia un testo di Magia Oscura?” Le chiede a questo punto Peter Parkinson: non gli è piaciuta la frecciata che la ragazza ha lanciato poco prima alla figlia; i Babbani saranno anche esseri inferiori, ma per combattere i propri nemici bisogna prima di tutto conoscerli.
“Dipende dalle intenzioni che ha la persona che legge l’opera, ma non penso che Wilde fosse un Mago oscuro, anzi, dubito che fosse un qualsiasi mago: una tale notizia non è riportata in nessun libro”. Cerca di mantenere il tono il più neutro possibile.

Ma non finisce mai la serata?

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