Lo Stroncatore – 2^puntata

Questa volta, la stroncatura va alla versione e-book de “La novella degli scacchi”, ultimo romanzo dello scrittore austriaco Stefan Zweig prima del suicidio, avvenuto a Petropolis (Brasile) nel 1942.
Il racconto, in sé, è accattivante, ma gli innumerevoli errori grammaticali fanno venir voglia di buttare via il libro già alla seconda riga, non fosse che, trattandosi di una versione elettronica, danneggerei irreparabilmente il tablet su cui l’ho scaricata… Ora sto cercando una copia cartacea – magari al mercatino dell’usato -, sperando che, almeno lì, la traduzione sia perfetta.
Il romanzo narra la storia di una partita a scacchi (ma va?) tra Mirko Czentovič e il dottor B. Il primo è un uomo rozzo e arrogante, campione indiscusso della disciplina; il secondo, un semplice passeggero della nave che li sta portando da New York a Buenos Aires. Durante la prima partita, il dottor B. riesce a strappare un pareggio al rivale, il quale chiede la rivincita, che gli viene concessa.  La sera prima dell’incontro, il dottor B. confida all’io narrante la sua storia, e perché sia in grado di tenere testa ad un campione di scacchi. Egli gestiva, prima col padre e poi da solo, uno studio legale a Vienna. Lo studio non esercitava più l’avvocatura, ma era divenuto un insospettabile luogo di transito di documenti della casa imperiale d’Austria, negli anni in cui imperversava il furore hitleriano. La famiglia del dottor B. era sempre stata in contatto con l’imperatore, tanto che suo zio ne era il medico personale.
La Gestapo, però, intuì, e ai tempi dell’annessione lo sconosciuto scacchista fu arrestato e confinato in una stanza d’albergo in cui non c’era assolutamente nulla, mentre l’unico contatto con il mondo esterno era determinato dai periodici interrogatori. Era un metodo raffinato, dove la tortura fisica era sostituita da quella mentale. Il dottore sarebbe impazzito se non fosse riuscito a rubare dalla giacca di uno degli ufficiali un libro che conteneva 150 memorabili partite di scacchi disputate dai più forti giocatori del mondo.
La sua mente si riattivò, si creò una scacchiera mentale, modellò dei pezzi di carta e dopo avere imparato a memoria tutti gli incontri ne inventò di nuovi, arrivando a giocare contro se stesso. In breve, divenne un’ossessione incontrollata, l’intera giornata non era altro che uno spasmodico calcolo di tutte le possibili combinazioni che potevano essere escogitate, e l’eccitazione nervosa proseguiva nel sonno.
Un giorno i nervi cedettero, e in preda al delirio fu portato in un ospedale dove un umano medico trovò uno stratagemma per rimetterlo in libertà, raccomandandogli di non toccare più una scacchiera, ora che si era liberato da quella “droga”.
Una volta libero, quindi, non ha mai più giocato a scacchi, ed ora ha paura che affrontare Czentovič possa essere deleterio per la propria salute mentale, ma per una volta soltanto vuole provare a vedere cosa significhi giocare contro una persona reale, vuole capire se in quella stanza era già impazzito o se fosse ancora al di qua di quella pericolosa soglia.
Sorprendentemente vince l’incontro, ma in preda a una rediviva smania accetta la proposta di rivincita dell’avversario, finché nel secondo incontro, mentre il campione fa lunghe pause per innervosirlo, lui intanto con la propria mente gioca innumerevoli partite finché in preda al sudore si eccita per le mosse che riesce a fare, fino ad arrivare ad un errore assurdo e infantile. L’io narrante gli prende il braccio e gli rammenta che non deve più avvicinarsi al baratro della follia, e il dottor B., rinsavito, se ne va tra lo stupore generale.

(Fonte: Wikipedia)
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