L’annusalibri ~ I maestri oscuri (Karen Maitland)

“L’annusalibri” è la mia rubrica dedicata alla recensione dei libri che più mi hanno colpito tra tutti quelli che ho letto e che leggo. Ho scelto questo nome perché, appena ho un libro tra le mani, non resisto alla tentazione di annusare l’odore della carta stampata, che sia un libro nuovo di zecca, ancora sugli scaffali della libreria, o un vecchio tomo preso in prestito dalla biblioteca.



Non è l’ultimo libro che ho letto, ma quello che mi ha colpito di più: “I Maestri Oscuri” di Karen Maitland, scrittrice contemporanea inglese, forse per il fatto che affronta un argomento sul quale ero totalmente ignorante, quello dei beghinaggi.

È un romanzo corale scritto in prima persona, in cui a parlare non è un singolo narratore, bensì tanti quanti sono i personaggi principali: ogni singolo capitolo, infatti, affronta il punto di vista dell’attore a cui è dedicato, ma non mi è chiaro se la struttura è a focalizzazione multipla o singola. 
Ambientato nell’Inghilterra del 1321, descrive le difficoltà incontrate da un gruppo di donne provenienti da Bruges, le quali, ricevuto in eredità un appezzamento di terreno, si trasferiscono nel piccolo villaggio di Ulewic: trovatesi dapprima a tutelare la popolazione da un gruppo di uomini – i Maestri Oscuri, appunto – che seminano il terrore tra la gente, anche grazie alla superstizione imperante e all’ignavia del curato, esse faranno di tutto per smascherare questa setta, ma, alla fine, osteggiate anche dagli stessi popolani, dovranno difendersi perfino da un’accusa di stregoneria.
Protagoniste sono dunque queste donne, le beghine. Un termine la cui origine è incerta, ma che è comunque dispregiativo e indica un gruppo di donne, nubili e/o vedove, che scelsero di ritirarsi fuori dal mondo, senza tuttavia prendere i voti, ma pur sempre in seno alla Chiesa Cattolica. 

Sebbene non si basassero necessariamente su presupposti eterodossi, queste associazioni, alle quali si era ammessi senza pronunciare i voti, ben presto caddero in sospetto di eresia a causa della loro interpretazione esclusivamente letterale delle Sacre Scritture. Essi furono influenzati dagli insegnamenti degli Albigesi e dai Fratelli del Libero Spirito, la cui dottrina fiorì nei pressi di Colonia nello stesso periodo e fu condannata come eretica.Le beghine non erano suore perché non avevano mai preso i voti, avrebbero potuto tornare alla vita precedente o anche sposarsi se l’avessero voluto, e non avevano mai rinunciato alle loro proprietà. Se una beghina non aveva nulla, non chiedeva né accettava l’elemosina, ma si sostentava lavorando o con l’insegnamento ai figli dei borghesi. Viveva nel chiostro durante il tempo del suo noviziato ma poi, alla fine di questo, ritornava alla sua dimora e, se poteva permetterselo, si circondava anche di servi personali. Lo stesso obiettivo nella vita, gli stessi insegnamenti ricevuti, e la comunità di culto erano gli unici legami che aveva con le sue compagne. (fonte: Wikipedia)

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