14 Settembre 2012

Disclaimer: Questa storia è tratta da un fatto realmente accaduto, ma i personaggi sono potteriani e si muovono in un contesto alternativo all’epilogo descritto da J. K. Rowling. I personaggi appartengono dunque a J. K. Rowling e alla casa editrice che ne detengono i diritti. Questa storia non è a scopo di lucro, ma è stata scritta unicamente con intenti ludici. 


Dedicato a M. G.


Quando uscì dal San Mungo, le venne spontaneo alzare la testa verso il cielo, il quale, stranamente per il periodo, era terso. Il sole era tramontato da circa quattro ore e nemmeno la luna si vedeva più. La notte ideale per vedere le stelle, ma, anche se si trovava nella periferia di Londra, l’inquinamento luminoso era tale che l’unico modo per vedere quei lontanissimi puntini luminosi era immaginarseli. E allora, mentre inspirava una boccata d’aria fresca – per quanto potesse definirsi “fresca” l’aria settembrina di Londra – chiuse gli occhi e nella sua mente si affacciò l’immagine della costellazione del Dragone. Sorrise a quello scherzo del suo cervello: era stanca, ma, anziché smaniare di tornare a casa propria, dove un marito e due piccole pesti la stavano aspettando, era intenzionata a smaterializzarsi proprio nella dimora dell’uomo che di quella costellazione portava il nome. Per la seconda volta nel giro di pochi minuti, sorrise.
Nell’ombra, nascosto dietro l’angolo di quello che per i Babbani era semplicemente il magazzino abbandonato di Purge & Dowse Ltd. un uomo dai capelli rossi ghignò: perfino per gli Auror era impossibile rintracciare una persona smaterializzata, ma lui, Ronald Bilius Weasley, dai più considerato come il marito poco intelligente di Hermione Granger, era riuscito a mettere a punto un incantesimo che gli permetteva di smaterializzarsi a sua volta nello stesso posto della persona che stava seguendo.
Bacchetta alla mano, enunciò l’incanto che lo avrebbe portato dove si trovava la sua donna: nella parte magica del parco di Kensington. Una smorfia si dipinse sul suo volto quando lesse la targhetta sul muro di mattoni rossi di una villa elisabettiana, che ne identifica il proprietario: Draco Lucius Malfoy.
Uno sguardo assassino attraversò le sue iridi, mentre si appostava nuovamente nell’ombra. Era stato previdente a chiudere il Camino della loro casa a Diagon Alley: Hermione non avrebe mai potuto utilizzarne uno all’interno di quella villa per far rientro a casa, ed era altresì certo che un uomo come Malfoy avesse esteso anche a quella magione l’impossibilità per gli estranei di materializzarsi o smaterializzarsi all’interno di  essa.


* * * * * * * * * *


«Ciao». Il sorriso che le rivolse non appena l’elfo la introdusse nello studio la ripagò della gironata massacrante appena trascorsa. Era bello Draco, quando sorrideva. Peccato che quei sorrisi glieli riservava soltanto durante i loro incontri clandestini.
«Ciao», gli rispose semplicemente, quasi crollando sul divano.
«Turno pesante?» Le chiese, porgendole un bicchiere di Acquaviola e posizionandosi alle sue spalle, massaggiandogliele.
«Già. Oggi è stato ricoverato un bambino di sette anni, Micheal Cloves – credo che tu conosca suo padre – per una sospetta influenza. Beh, già la sua famiglia non aveva digerito che fosse un Magonò, quando poi i genitori hanno scoperto che non si trattava di una semplice febbriciattola, bensì di una malattia babbana…» Non finì la frase, ancora sconvolta per la scena a cui aveva assistito in reparto.
«Ehi, adesso sei qui. È tutto finito», la consolò, andando a sedersi accanto a lei e abbracciandola. Quando erano ancora studenti la prendeva in giro per questa sua vena sensibile che la portava a difendere perfino gli indifendibili, come il pollo di Hagrid che gli aveva quasi staccato un braccio, o creature inette come gli elfi domestici. Crescendo, e maturando, però, aveva cominciato ad apprezzarla. Sfortunatamente per lui, quando aveva finalmente aperto gli occhi, lei era già la signora Weasley. Se solo avesse osato chiedere il divorzio, Weasley le avrebbe portato via i bambini e Hermione ne sarebbe morta, ne era certo. Del resto, anche lui era legato ad Astoria, ma lui, in quanto uomo, poteva agire come più gli aggradava.
Hermione si lasciò cullare da Draco. Il suo abbraccio era avvolgente e caldo, non possessivo e privo di ogni manifestazione d’affetto come quello di Ron. Già, Ron. Aveva cominciato a guardarlo con occhi diversi a partire dal loro secondo anno a Hogwarts, ma lui sembrava avere gli occhi foderati di salame. Avrebbe dovuto farglielo notare, così se le divorava e l’avrebbe finalmente notata. Lei, però era una ragazza forse fin troppo orgogliosa (infatti era finita a Grifondoro,  anziché a Corvonero, oltre che per una sua certa rigidità mentale), per potersi fare avanti e scoprirsi così, come, invece, aveva fatto Lavanda al loro sesto anno. Aveva preferito rimanere nell’ombra e aspettare che lui si svegliasse da solo. E alla fine era accaduto. I primi mesi di matrimonio erano stati quasi perfetti, con lei che veniva assunta nel reparto di Malattie non Magiche, fortemente voluto dal neo Ministro Shacklebolt, e Ron che finalmente diventava un Auror. Poi erano seguite le nascite di Rose e Hugo, che avevano cementato ancora di più la loro unione, o così credeva Hermione. Non sapeva neanche lei quand’era successo che avevano cominciato ad allantanarsi l’uno dall’altra… Forse quando aveva lasciato il lavoro da Auror per tornare ad aiutare George al Tiri Vispi? Ma no, ne avevano discusso a lungo allora ed avevano convenuto assieme che sì, visto che era diventato padre per la seconda volta, era meglio per lui cercare un lavoro meno pericoloso, poi, con i turni massacranti di Hermione, almeno i bambini sarebbero stati un po’ di più con almeno un genitore. Invece, nulla era cambiato da quel fronte, anzi, se possibile, Ron tendeva a lasciarli sempre più spesso da Molly…
«Uno zellino per i tuoi pensieri», la riscosse Draco.
«Oh, scusa, mi ero persa nei miei pensieri», si giustificò.
«L’avevo notato. Ti succede sempre più spesso. Forse dovresti cambiare lavoro, magari puoi fare domanda per l’Ufficio Creature Magiche, che ne dici?» Le suggerì.
«Non è il lavoro…», obiettò, mordendosi il labbro inferiore.
«E allor… Hermione che cosa ne dici di prendere seriamente in considerazione l’ipotesi divorzio?» La imbeccò ulteriromente.
«Sai che non posso. Ron mi porterebbe via i bambini, impedendomi perfino di vederli. E poi anche tu sei sposato», quasi lo accusò.
«Non è facile nemmeno per me, cosa credi?» Adesso si era scostato da lei.
«Però pretendi che lo sia per me. Forse è meglio che ci vediamo un’altra volta», e fece per alzarsi. Era stanca e non aveva voglia di discutere. Non con lui, per lo meno.
«Dove vuoi andare?» La guardò allarmato. Non voleva perderla, nemmeno per una sera soltanto.
«A casa. Sono esausta e non ho voglia di litigare. Non con te», ammise.
L’uomo le sorrise: «È bello pensare che non vuoi litigare con me. Resta, ti prego».
«Il Purosangue Draco Lucius Malfoy che prega qualcuno? Me, per giunta, la Mezzosangue per antonomasia?» Lo irrise.
«Hai detto giusto: LA, non UNA. Tuttavia, hai dimenticato un particolare», le strizzò l’occhio.
«Quale? Sentiamo», abboccò.
«La MIA Mezzosangue», le ammiccò nuovamente.
«Io non sono di nessuno», ribatté, leggermente offesa.
«Potrei offendermi, ma sono felice che non ti definisci della Donnola».
«Draco…», lo avvisò.
«Hai ragione, scusa. Questa sera pensiamo solo a noi», la abbracciò, con passione.
“Come potrei non perdonarti se prima mi preghi e poi addirittura ti scusi?” Avrebbe voluto dirgli, ma Draco l’aveva già coinvolta in un bacio ardente: le loro lingue, più che danzare, sembrava stessero lottando.
Quando si staccarono per riprendere fiato, senza dire una parola, Draco smaterializzò entrambi nella camera da letto.
Quella villa, lui l’aveva arredata pensando a un posto che fosse solo loro, e anche quella camera, dove il rosso e l’argento si rincorrevano, rifletteva il carattere dei due.
L’adagiò piano sul copriletto cremisi, mentre con le labbra tornava a espolarare il viso di Hermione, mentre le mani di lei gli accarezzavano i capelli.
«Draco…», mugolò, alzando un poco il bacino.
«Credevo fossi esausta», la provocò.
«Sono più affamata che esausta», mentre gli sbottonava la camicia.
«Che cosa ne dici di un brodino con verdure lesse?» Scherzò l’uomo.
«Naaa, questa sera ho voglia di pesce».
«Quando si mangia non si parla, non lo sai?»
«E allora baciami, stupido», gli ingiunse.
Draco non aspettava altro. Dopo averle sfilato il maglioncino prese a percorrerle il ventre di baci, fino a raggiungere l’ombelico, e da qui, rifare il percorso a ritroso, mentre con le mani la stringeva sui fianchi, quasi a volerle impedire di fuggire.
Hermione, che gli aveva sbottonato i pantoloni e intrufolato le mani dentro l’elastico dei boxer, prese a giocare con il membro del suo amante.
«Hermione… così mi fai morire».
«Dimentichi che sono un’ottima Medimaga. Ti rianimerei in un batter d’occhio», scherzò la donna, senza smettere di accarezzarlo intimamente.
Draco decise di renderle la pariglia. Lasciò la presa dai fianchi e prese ad accarezzarle lentamente le gambe, fino ad arrivare all’interno coscia. Tornò giù, verso il ginocchio, poi un’altra volta si avvicinò al suo inguine, senza tuttavia decidersi a oltrepassare la sottile barriera degli slip in cotone.
«Draco…», gli soffiò nell’orecchio.
«Dimmi che cosa vuoi», le chiese, mentre con la lingua le lasciava tracce umide sul collo.
«Te, voglio te».
Solo allora, Draco si alzò da lei e fece scivolare i pantaloni ai piedi del letto, poi la fece sedere a cavalcioni sulle sue gambe, sollevandole la gonna fino alla vita e riprendendo a baciarle il petto, mentre con le mani le sganciava il reggiseno, senza, tuttavia, far scivolare le spalline lungo le spalle. Le baciò l’incavo dei seni e Hermione si laciò andare, la testa e la schiena ripiegati all’indietro.
Era bello sentire le labbra e le mani di Draco lungo il proprio corpo. Era bello sentire la sua eccitazione premerle contro il ventre: stava quasi venendo solo per quello.
Con le labbra, Draco spostò le coppe del reggiseno e cominciò a succhiare prima un capezzolo e poi l’altro.
L’erezione era sempre più dolorosa e Draco decise che non voleva più perdere tempo.
Si persero così, uno dentro l’altra, semi vestiti…
L?ora più bella,
prima d’essere amazzato… (*)


* * * * * * * * * *

DUPLICE OMICIDIO AL MAGIK KENSINGTON GARDEN


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Londra. Ha sorpreso la moglie a casa dell’amante e non ha esitato a usare la bacchetta contro i due adulteri: l’uomo è morto subito, sotto l’Avada Kedavra, mentre la donna è deceduta poco fa al San Mungo, a causa delle profonde ferite infertele dalle ripetute Cruciatus. (**)
È accaduto questa mattina, poco prima dell’alba, nella parte magica di Kensington Garden, dove Draco Lucius Malfoy, una delle due vittime possedeva una villa. Lascia la moglie Astoria, figlia più giovane di Alfred Greengrass, membro anziano del Wizengamot, e un bambino di poco più di sette anni, Scorpius, che ora non solo dovrà crescere con l’incombente ombra di essere un discendente di Mangiamorte, anche se collaborazionisti, ma addirittura dovrà fare i conti con l’adulterio – pare ripetuto – di suo padre.
La donna è, invece, niente popodimeno che Hermione Jean Granger, Medimaga proprio presso la struttura dove è spirata poche ore fa. Lei lascia addirittura due figli, Rose, di sette anni, e Hugo di sei.
Che cosa può aver spinto questa donna a tradire il proprio talamo nuziale? Non ha minimamente pensato a quali conseguenze avrebbero portato il suo sconsiderato gesto? Tanto più che pare siano anni che frequentava il Malfoy. Purtroppo, cari lettori, questo non lo sapremo mai.
L’autore della strage, Ronald Bilius Weasley, migliore amico del Capo Auror Harry James Potter e marito di Hermione Granger, si è subito costituito, ma gli Auror stanno ancora indagando sulla ricostruzione e l’omicida è sotto la loro tutela, per cui non siamo ancora riusciti a intervistarlo. Siamo certi, però, che presto rilascerà una dichiarazione e noi saremo lì, pronti a raccoglierla per raccontarvela.
speriamo, inoltre che, in caso di processo, il Wizengamot si pronunci sulla sua non colpevolezza: dopotutto, l’ex strega più brillante della sua generazione l’ha ripetutamente tradito. (***)


Nita Calum


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(*) 4 marzo 1943 – Lucio Dalla
(**) LaStampa – 14/09/2012 ( tranne, ovviamente per la parte delle Maledizioni)

(***) Commenti di qualcuno dopo quanto avvenuto, perché questo racconto è tratto, purtroppo, da una storia realmente accaduta due anni fa, che io, naturalmente, ho romanzato e trasformato in Dramione. Per chi se lo stesse chiedendo, alcuni anni dopo la fine di Hogwarts, Hermione aveva reincontrato Draco al San Mungo.

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